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martedì, 03 giugno 2008
Vertice FAO - demenze politiche

Oggi è in corso il vertice della FAO sulla fame nel mondo. Uno di quei classici vertici inutili e costosi, indetti da organizzazioni pubbliche altrettanto inutili  e costose dove si degustano tartine al caviale e tartufo d'Alba, mentre si fa finta di disquisire dei problemi di zone di cui la metà degli inutili e costosi personaggi presenti ignora persino l'ubicazione.
In compenso, la parte di Roma che lavora è bloccata per permettere a costoro di dilapidare milioni di euro in buffet e alberghi a cinque stelle.
Ma il vertice della FAO, organizzazione nota per consumare l'80% delle risorse che percepisce per il suo proprio sostentamento, è utile per capire il livello di idiozia e/o malafede che permea gli inutili signori di cui sopra.
Oggi è tutto un susseguirsi di dichiarazioni scellerate e stupide, che ruotano attorno al caro dei generi alimentari e al caro petrolio.
Desidero portare a conoscenza dei miei due lettori alcune perle di saggezza dispensate dai politici di ogni dove, ma ponendo ovviamente l'accento sul non plus ultra della politica mondiale. Ovvero quella che riesce con tanti sforzi a far più schifo. Ovvero la nostra, quella italiana.

Cominciamo con un noto esperto di economia capitalista.
Il nostro presidente della Repubblica: Napisan Plus, che dichiara:

"emerge l’imperiosa necessità di politiche coordinate a livello mondiale" per "fronteggiare l’allarmante emergenza". Perché, secondo il presidente italiano, "non si può, per superare la crisi alimentare e garantire una prospettiva di reale food security, fare affidamento sulle virtù riequilibratrici del mercato. Si può e si deve riconoscere la necessità di politiche e di interventi che abbiano il loro quadro di riferimento e le loro espressioni operative nel sistema delle Nazioni Unite"

E' chiaro che tali profetiche parole, pronunciate da un esperto economista come può esserlo un comunista, devono essere prese più o meno come le Tavole Dei Comandamenti. Verità pura. Il Nostro invoca sostanzialmente la centralizzazione della produzione e della distribuzione del cibo, in quanto chiaramente, il mercato NON è capace di soddisfare le richieste del mondo.  E allora perché non sperimentare un metodo sicuro e di successo come i piani quinquennali Russi o altre menate del genere? Del resto già all'epoca, gli enormi successi degli interventi politici furono lampanti. Perché non utilizzare altri fortunati interventi politici, come quelli attuati con successo dagli italiani per lo smaltimento dei rifiuti, o per la distribuzione dell'acqua a livello globale?
Poi, mettendosi nelle sapienti mani dell' ONU, che tanti eccidi ha impedito e continua ad impedire in giro per il mondo, come nel Darkfur, come le stragi impedite in Ruanda o in Kosovo, sicuramente il problema della fame verrà sconfitto.
Sisi. Direi proprio che c'è una imperiosa necessità di mandare a cagare la politica e impedire ad essa di affamare ancor più di quanto ha fatto fino ad adesso la razza umana.

Vi risparmio l'inervento del Papa, che a parte tanti paroloni, non dice nulla di concreto, e quello dell'ignobile presidente della FAO, che a fronte dell'inutilità dell'ente ha il coraggio di chiedera altri 30 miliardi di dollari l'anno.
Vi mostro invece una perla sul caro petrolio, condivisa equamente dal nostro ministro del tesoro laureato in legge, e un certo presidente della UE, tale Juncker

"È una delle possibilità, non dico di no". Così il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha commentato la proposta di una "Robin Hood Tax" sugli utili delle compagnie petrolifere avanzata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Notiamo innanzi tutto l'ottimo esempio di neolingua Orwelliana. Si prende un tizio che rubava al governo  i soldi barbaramente estorti con le tasse per restituirli ai legittimi proprietari, e gli si intitola una tassa
Dopodiché, è necessario concentrarsi per un minuto e chiedersi. Può un aumento della tassazione verso le compagnie petrolifere diminuire il costo della benzina alla pompa?
O ancor più in generale. Può un aumento di tassazione ai danni di un qualunque produttore di un bene, diminuire il costo del bene in questione???

La risposta a queste domande, ovviamente è negativa. Non ci guadagna di certo il consumatore. Stranamente, chi ci guadagna è proprio quella gente che la trova interessante. Il governo italiano e il governo europeo.
Certo, si potrebbe ipotizzare una diminuzione delle accise e dell'IVA sugli stessi compensata dal maggior introito di denaro nelle casse dello Stato. Ma nessuno ha parlato di eliminazione di accise o di diminuzione di IVA. E se anche fosse, il tutto si risolverebbe in una partita di giro, nella quale al massimo la diminuzione della tassazione IVA verrebbe compensata dall'aumento del prezzo alla fonte dovuto all'aumento della tassazione sui produttori.

E a questo punto, viene la domanda finale. Tremonti e Juncker, sono completamente imbecilli, oppure lo fanno apposta, confidando nella nostra imbecillità e nel nostro desiderio di vendetta verso i "bastardi speculatori" ?
Io, ovviamente propendo per la seconda ipotesi. E voi?

Gli unici interventi che hanno un senso, sono quelli di Ban Ki Moon, il quale denuncia a chiare lettere il danno che protezionismo ed assistenzialismo fanno alla popolazione mondiale:

Alcuni paesi hanno limitato le esportazioni o imposto controlli - ha proseguito Ban - Questo distoce i mercti e spinge i prezzi ancora più in alto. Politiche assistenziali non possono funzionare, creano solo distorsioni di mercato - ha continuato - invito i Paesi a non mettere in atto queste misure e, invece, a mettere a disposizione le riserve per destinarle ad aiuti umanitari

Fa piacere vedere che qualcuno ancora ragiona. E dal capo di una organizzazione inutile come l'ONU proprio non me l'aspettavo.

Ma è con ancor maggiore stupore che mi accorgo che l'unica altra persona che ha detto qualcosa di sensato, tra un invito alla nuclearizzazione di Israele ed un altro, è proprio Almadinejhad che, parlando del prezzo del petrolio ha ravvisato nella politica del fiat money una delle principali cause, non risparmiando bordate anche ai sussidi per i biocarburanti.

La svalutazione del dollaro e l’aumento dei prezzi dell’energia sono due facce della stessa medaglia". "I responsabili di alcune grandi potenze si sono trovati obbligati a svalutare il dollaro perchè da una parte non hanno altra scelta per ridurre le conseguenze delle loro azioni in passato e dall’altra vogliono imporre la loro volontà sul mercato - continua - lunghi anni di inflazione e problemi economici di alcune potenze sono stati imposti sulle altre nazioni attraverso l’iniezione di dollari nell’economia globale"  [cut..]
«Da una parte - ha precisato - queste persone tengono artificialmente alti i prezzi del petrolio, dell'energia e delle tasse dei loro consumi ed incoraggiano i biocarburanti ricavati dai prodotti agricoli e dall'altra ne fanno il pretesto per aumentare i prezzi delle derrate alimentari»


Ora, trovo piuttosto sconfortante che si sia costretti a dare ragione ad un sanguinario ansioso di nuclearizzare qualche milione di ebrei, mentre noi occidentali continuiamo a far finta di non capire. Per fortuna, anche Almadinejhad auspica un bell'Ente sovranazionale con tanti poteri che si occupi della gestione del mercato alimentare.
Per fortuna, altrimenti avrei pensato che veramente fosse troppo intelligente.


Postato da: LibertyFighter a 15:19 | link | commenti (11)
politica, economia, globalizzazione, energia, prezzi, petrolio

domenica, 14 ottobre 2007
Il riscaldamento globale è una minestra riscaldata

Di Franco Battaglia (www.galileo2001.it)

Alfred Nobel si sta rivoltando nella tomba. Secondo l’International Panel on Climate Change (Ipcc), entro il 2050 dovremmo ridurre le emissioni di anidride carbonica almeno del 50 per cento, meglio se dell’85. Cosa che considero non solo una scemenza, ma anche impossibile. L’Ipcc può permettersi di affermare scemenze solo perché non è un organismo scientifico, anche se ne fanno parte scienziati. È un organismo dell’Onu e molti dei suoi membri sono nominati dai governi e dai «Pecoraroscani» locali, e se un rapporto dell’Ipcc dice scemenze, a perdere la faccia non è alcuna comunità scientifica, ma l’Onu, a livello globale, e i «Pecoraroscani» a livello nazionale. E Dio sa quanto entrambi sono sensibili alle perdite della faccia.
Così come Dio solo sa cosa mai abbia fatto l’Ipcc, in circa 20 anni, per (come ne recita lo statuto), «stabilire, in modo completo, oggettivo, aperto e trasparente, le informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche rilevanti per comprendere le basi scientifiche dei rischi dei cambiamenti climatici indotti dalle attività umane». Un’affermazione che dice tutto sulla credibilità di quella istituzione, essendo il presupposto della sua esistenza il fatto, tutto da dimostrare, che le attività umane influenzino il clima; dovesse mai scoprirsi il contrario, ne conseguirebbe la morte dell’Ipcc. Ma com’è che la politica si è interessata al clima?
A metà degli anni ’70 del secolo scorso, dopo tre decenni di raffreddamento globale (a dispetto del boom demografico e industriale di quei decenni), si cominciò a temere per un’imminente era glaciale, fino al punto che qualcuno avanzò la stravagante idea che essa si sarebbe potuta evitare con l’immissione volontaria di anidride carbonica in atmosfera. Costui non ebbe il tempo di essere ascoltato perché all’inizio degli anni ’80 le temperature ricominciarono a salire; tuttavia, quelli erano anche anni di recessione economica, con il prezzo del petrolio alle stelle e con grandi sommosse tra i lavoratori del carbone in Inghilterra, ove Margaret Thatcher, preoccupata per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico del proprio Paese e poco fiduciosa verso i petrolieri del Medioriente e verso i sindacati dei lavoratori delle miniere di carbone, pensò fosse suo dovere sostenere la causa del nucleare.
La possibilità che l’uso di combustibili fossili elevasse la temperatura del pianeta cadeva proprio a fagiolo, e così, molto tempo prima che la preoccupazione dell’«effetto serra» diventasse isteria globale, la Thatcher trovò in essa la possibilità di un ottimo sostegno alla causa pro-nucleare che aveva deciso di sposare. Allocò quindi consistenti fondi in ricerche che «provassero» i rischi dell’immissione di CO2 in atmosfera, suggellando così il legame tra politica e climatologia, a patto che questa enfatizzasse la relazione tra CO2 antropogenica e clima. Le società scientifiche, però, non sono disposte, come detto, a perdere la faccia, e fu così che i politici inventarono un organismo che non avesse una faccia da perdere - l’Ipcc - il cui Primo Rapporto (1990), ignorando gli effetti del vapore acqueo, delle nuvole e del sole sul clima della Terra, «prediceva» ciò che i politici volevano predicesse: il disastro planetario come conseguenza dell’immissione in atmosfera di CO2. A esempio, si inventò l’idea della diffusione, in zone della Terra sempre più a Nord, della malaria, considerata dagli «scienziati» dell’Ipcc una malattia tropicale: peccato che la malaria non sia una malattia tropicale, tanto che una delle più devastanti epidemie si ebbe in Siberia negli anni ’20 del ’900, con milioni di casi l’anno per diversi anni per un totale di 600mila morti.
Il terrore diffuso dai Rapporti dell’Ipcc ha attirato l’attenzione dei media, che ha incrementato il flusso di risorse, che a sua volta ha foraggiato la propaganda politica. Un vortice oggi ingigantito dagli interessi per la diffusione delle tecnologie eolica e fotovoltaica che, costosissime e prive di valore nella produzione d’energia elettrica nel mondo reale, possono essere mantenute in vita solo grazie a questo clima di terrore.
Quanto ad Al Gore, l’Alta Corte americana ha deliberato che il suo film, che gode di ampia diffusione nelle scuole, è zeppo di errori, ha toni ingiustificatamente terroristici e può continuare a essere proiettato solo a condizione che si correggano quegli errori. Non dello stesso avviso deve essere chi assegna il premio Nobel: pare che maggiore è il terrore diffuso, maggiore il merito per ottenere quello della pace.

Postato da: LibertyFighter a 11:56 | link | commenti (8)
politica, energia, ambientalismo

giovedì, 28 giugno 2007
Assassinii di Stato?

Sicilia. A.D. 2007 mese giugno.
Tre persone muoiono per il caldo, che nell'isola ha superato i 40 gradi.
Normali disgrazie di stagione? Non del tutto. Infatti, a seguito dell'aumento del consumo di energia elettrica dovuto ai condizionatori, in Sicilia è stata razionata l'energia elettrica. Ogni casa la utilizzava a turno, perché altrimenti si sarebbe verificato un black-out sull'intera isola.
Già cari due lettori. A noi non servono bombe americane, attentati islamici, meteoriti, onde EMP, per provocare un black out. E' sufficiente che il popolo italiano utilizzi l'energia che l'ENEL o chi per lei dichiara di potergli vendere. Questo accade oggi nel bel paese, 2007 anni dopo la nascita di Cristo. Altri popoli hanno messo i piedi sulla Luna già da cinquanta anni. Noi moriamo di caldo perché non ci fanno produrre sufficiente energia. E nello stesso tempo però, da anni ci propinano contratti dove si afferma che possiamo prelevare fino a 3.3KW di potenza dalla rete. Dimenticando di dirci che però dobbiamo farlo uno alla volta e non tutti insieme.
Un pò come la storia delle banche e della moneta. Storia che finirà alla stessa maniera dell'energia elettrica.
E allora la domanda sorge spontanea. Fino a quando le persone dovranno rischiare la morte perché non si produce abbastanza energia??
Su chi ricade la responsabilità di questi morti?
La risposta è:
Sugli ambientalisti. Sui Verdi, Su Pecoraro Scanio e le menate sulle "energie rinnovabili", il "riscaldamento terrestre" e le altre sonore cazzate che vanno spargendo ai quattro venti.
Fonti rinnovabili:
L'eolico e il solare sono produttivamente inutili. Producono poco, costano tanto e occupano troppa superficie in relazione ai KWh prodotti.
Esistono altre due fonti di energia "rinnovabile", termine che lascio tra virgolette perché è un evidente violazione del secondo principio della termodinamica.
Queste due fonti sono la legna e il nucleare.
La legna sicuramente non potrà sostituire in tutto i combustibili fossili, ma la sua parte può farla benissimo. Ovviamente privatizzando il settore. In modo che i proprietari dei boschi si occupino spontaneamente del ripopolamento, per non perdere gli utili futuri.
Ovviamente la legna è fortemente sconsigliata perché è difficilmente tassabile e controllabile........

Il nucleare risolverebbe il problema dell'energia per sempre. Ma anche qui i verdi impongono il loro diktat. Frutto di un referendum eseguito una settimana dopo Cernobyl, che poteva avere solo quell'esito.
E ricordiamo che a distanza di 21 anni da quella data, l'unica centrale atomica saltata in aria è stata una di un  paese patria del "Socialismo Reale"
Chi vuole intendere intenda.

Postato da: LibertyFighter a 19:15 | link | commenti (29)
storia, cronaca, energia, socialismo








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