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mercoledì, 25 giugno 2008
Italiche storie.

Giovanardi "Cocaina?" C'è pure in parlamento

Questi gli effetti delle lungimiranti campagne contro la droga, con aumenti di pene, proibizionismi e indifferenziazione tra droghe leggere e droghe pesanti.

"In Parlamento c’è la cocaina, non dirlo sarebbe negare la realtà". Così ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Carlo Giovanardi, presentando oggi la relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze in Italia relativa al 2007. Sul tema, in ogni caso, per Giovanardi bisogna fare chiarezza, perchè "non è vero che ne fa uso la metà dei parlamentari",

Infatti le Iene parlavano di un terzo.

Di droga si muore di più. Fra le prime cause: reperibilità e prezzo. Gli stupefacenti costano meno ed è più facile trovarli.

Ahha! E tutti i soldi che buttiamo per impedirne il commercio? Sarà che in tempi di magra, il commercio di droghe attira ancor di più perché UNICO metodo per sbarcare il lunario?

Cocaina ed eroina si trovano sempre a prezzi più bassi, mentre risultano in crescita i prezzi dell’Lsd e della cannabis. Costa meno anche la singola pasticca di ecstasy, passata da una media di 24 euro del 2006 a una media di 18 euro. E così per un grammo di cocaina si spende (dati 2007) da un minimo di 71 a un massimo di 93 euro, per uno di eroina bianca tra 59 e 87 euro, per quella nera tra 42 e 59, per marijuana e hashish tra 5 e poco più di 9 euro. Tra 28 e 30 euro per una dose di Lsd.

Perché non essendoci differenza tra droghe leggere e pesanti, diventa conveniente investire nelle droghe pesanti, che sono più remunerative, a parità di rischio. Se rischi la galera per un pò di hascish, forse conviene rischiarla con la cocaina no? Dunque, maggiore offerta di droghe pesanti. Riduzione dell'offerta di droghe leggere. Spostamento dei consumi verso le droghe pesanti. GRAZIE FINI!!!!

Prima elementare. Bocciati due bimbi

Oserei dire Finalmente.

Insomma, bambini di prima elementare. Una classe dove è notorio che non esistano «obiettivi minimi», almeno sotto il profilo puramente didattico

Leggere e scrivere non sono obbiettivi minimi? Ma per fare conoscenza non esistono già le materne?

La prima elementare è paragonabile infatti a un limbo che precede l’ingresso nel paradiso (o inferno) della scuola vera e propria. È il delicatissimo momento del primo distacco del bimbo dai genitori, dove indossare un grembiulino può rappresentare un trauma. Qui tutto si gioca sul filo di un feeling psicologico tra gli alunni e le loro nuove mamme scolastiche, cioè le maestre.

Infatti 50-60 anni fa, quando si bocciava, avevamo generazioni di traumatizzati.


«Non hanno raggiunto gli obiettivi minimi e così dovranno ripetere l'anno», così i due alunni (un maschio e una femmina) l’anno prossimo ripeteranno la prima. «Un passo non facile, ma ponderato e senza alcun intento punitivo - ha dichiarato al Giornale di Vicenza il preside della Giovanni XXIII

Ma come, non era notorio che non ci fossero gli obbiettivi minimi?

«Se il punto di partenza è basso ma si fanno progressi allora la scuola ha il dovere di considerare i passi avanti, sia pure minimi. Ma se ciò non accade, come in questo caso, allora occorre fare un ragionamento diverso e valutare cos’è meglio per il bene del bambino.

Già. Anche se impari a riconoscere solo la "L" e la "V"  ti promuoviamo lo stesso. Che bella scuola!!.

Non capisco perché il "bocciare" debba necessariamente essere un trauma. Uno va a scuola per imparare. Non impara ciò che deve imparare e ripete l'anno. Fine. E' sempre nel suo interesse non avanzare di grado se non ha le basi per affrontare gli insegnamenti successivi. O no?
Conosco molte persone che a furia di essere promosse gratis alle elementari, si sono ritrovate in prima media senza alcuna base. Difficoltà di lettura, incapacità di far di conto. E da lì in poi, la scuola gli ha precluso dei voti decenti. Per sempre, perché ormai chi gli insegnava a leggere? Certo sono stati promossi ugualmente, a causa dello schifo Italia. Ma non hanno mai imparato granché.

Comunque, non so cosa abbia fatto la Gelmini, ma in pochi mesi, aumento dei bocciati, licenziamento di preparatori di prove d'esame inadeguati, due bocciati in prima elementare.
Mi piace questo ministro per l'Istruzione.

Postato da: LibertyFighter a 14:45 | link | commenti (8)
scuola, cronaca, droga

mercoledì, 25 luglio 2007
VORTICI

La società italiana è ormai alle convulsioni che ne preannunciano la morte. Gli evidenti errori delle politiche sociali stanno finalmente producendo i frutti che covavano da anni. Come dei gorghi nel mare, le leggi sociali, stanno ingigantendosi sempre più, fino ad ingoiare intere generazioni che loro malgrado, stanno attraversando la società.

I sintomi oramai sono evidenti. Basta leggere un quotidiano che non sia la Pravda (Repubblica). L'ultimo gorgo è la riforma delle pensioni. I mentecatti che ci governano, si sono calati le mutande di fronte alla Triade sindacale ed hanno partorito una oscenità. Ma una tale oscenità, che perfino l'ala radicale della sinistra é schifata...


Con il solo scopo di preservare i pochi che ne beneficeranno, hanno diluito l'unico scalone in tre piccoli scalini, incrementando la spesa pubblica (alias il livello di schiavismo) di ben 10 mld di Euri.

I miseri, contano di estorcere questi soldi dai parasubordinati, i soliti ex COCOCO nuovi COCOPRO, ai quali verranno incrementate le aliquote contributive di parecchi punti.

Suppongono che i nostri amatissimi politici, abbiano visto il numero dei parasubordinati e lo abbiano tenuto costante nel calcolo dei maggiori introiti. Non hanno capito che ovviamente, la gente fuggirà dal lavoro parasubordinato e si rifuggerà nel lavoro nero.

Si, perché ovviamente se le aziende potessero assumere con convenienza le persone con altri contratti, lo avrebbero già fatto. Siccome per loro non è conveniente invece, continueranno a proporre COCOPRO (che non verranno accettati da molti futuri dipendenti), o in alternativa il lavoro nero. Il quale per un lavoratore ed un datore di lavoro furbi, è molto più remunerativo per entrambi delle minchiate imposte dallo stato.

Ne sono certo, perché sono un parasubordinato, e vi garantisco che non appena passa questa riforma, mi licenzio e cerco di cambiare contratto. In alternativa, a me il lavoro nero è sempre piaciuto....

Questo deficit di parasubordinati, ovviamente, si tradurrà nella mancanza della copertura per le pensioni, che permetterà ai politici di dibattere sulla questione per altri 15 anni.....



Ma un altro gorgo che cresce a dismisura è quello degli incendi dolosi.

Per fortuna che esiste lo Stato a difendere i “beni pubblici”.

Se i boschi fossero privati, li avrebbero già distrutti tutti, questi capitalisti bastardi.

Ma per fortuna sono pubblici, e lo sappiamo tutti che lo Stato è buono. Infatti, proprio per proteggere i boschi assume ogni anno migliaia di precari (eppoi lotta al precariato (?) ) per fargli fare i forestali.

Come? Chi ha detto che lo fa per comprarsi voti?

Ma come siete maliziosi e immotivatamente antistatali.

Lo fa chiaramente perché i boschi vanno preservati....

E infatti i precari di cui sopra, per assicurarsi il posto anche l'anno successivo, hanno la bella idea di dare fuoco ai boschi...

Come ricorda giustamente Oscar Giannino dalle pagine di “Libero”, i morti di Peschici, sono assassinii di Stato.


E così, dopo sanità,previdenza, energia, scuola, nettezza urbana, trasporti, sicurezza, giustizia, anche l'ultima delle prerogative assegnate allo stato comincia a mostrare i segni del morbo...

Lo Stato ha il tocco di re Mida al contrario. Tutto ciò che tocca diventa merda...


A proposito di giustizia, o per lo meno di quel che ne resta.

La Cosca (termine con il quale d'ora in avanti si identificherà il Parlamento), ha appena bocciato la proposta di legge Casini sui test antidroga per i parlamentari. Proposta di legge piuttosto liberale, in quanto non prevedeva obbligo di effettuare il test, ma autorizzava semplicemente la diffusione dei nomi di coloro che non lo effettuavano.



Ma per lorSignori è troppo. Per costoro è normale e sacrosanto che il popolo venga incarcerato se si droga, ma non essendo loro il “popolo”, per loro il ragionamento non vale.

Delle due l'una. O la smettono anche loro di farsi, o lo permettono a tutti..


Ancor più squallida la polemica attorno alla lesione del diritto alla privacy dei parlamentari D'Alema, Fassino etc., che avrebbe commesso la Forleo richiedendo l'autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni telefoniche.

Perfino quella m**da di Presidente della Repubblica (not my President) ha deciso di intervenire.

Ora, non chiedetemi di essere garantista con queste persone. Non voglio e spero non lo sia neppure il centrodestra. Non sono stati garantisti con la DC, con il PSI, con FI e con Berlusconi..

Adesso che si applichi la legge dell'occhio per occhio. Che finiscano sul rogo anche loro.

Gioirò se vedrò D'Alema rifugiarsi ad Ammamet, Fassino suicida in carcere e gli altri sterminati dalla risacca giustizialista.

Si faccia la riforma della giustizia. Ma solo dopo aver fatto tabula rasa di tutte queste merdacce che stanno portandoci verso la guerra civile...

Postato da: LibertyFighter a 18:40 | link | commenti (9)
politica, economia, cronaca, droga, socialismo, statali

lunedì, 18 giugno 2007
Perché è sbagliato vietare le droghe

L'articolo “perché è giusto vietare l'uso di droghe”, apparso qualche giorno fa su “Europa Oggi”, ad opera di Francesco Cassani, mette in luce una certa dose di approssimazione con la quale spesso si affrontano i temi caldi della società moderna. L'autore, umanamente pervaso dalla volontà di impedire che gli uomini si facciano male con le droghe, cerca di giustificare la proibizione delle stesse.

Dapprincipio, l'autore si rivolge contro la consueta distinzione tra “droghe leggere” e “droghe pesanti”, affermando che la distinzione è arbitraria e che comunque fanno tutte malissimo.

Effettivamente, ad essere arbitraria è la definizione stessa di “droga”. Tanto è vero che viene quotidianamente aggiornata, arbitrariamente dai politici. E tanto è vero che cambia con i confini geografici e nel tempo. Ad esempio, ci si dovrebbe chiedere come mai la cannabis è una droga in Italia, ma non in Giamaica. Questo a meno di non tacciare il popolo Giamaicano di inferiorità, è un sintomo di arbitrarietà. Ci si dovrebbe chiedere perché l'alcool stesso, negli anni venti in America era una droga. Dopo ha perso il suo status di sostanza psicotropa? Eppure mi risulta che sempre di etanolo si tratti.

Ogni Stato decide arbitrariamente cosa è una droga, in che misura, e fin quando lo sarà. Considerato che nella realtà lo Stato è una congrega di cittadini perfettamente umani e fallaci, non vedo cosa ci sia di più arbitrario.

Ancor meno convincente risulta poi l'argomentazione secondo cui si definirebbero droghe quelle sostanze assunte direttamente per gli effetti psicotropi. Innanzi tutto verrebbe da chiedersi come si fa ad essere certi che una persona assuma una sostanza proprio per ottenere effetti psicotropi, e non per qualunque altro motivo. Il processo alle intenzioni non è mai una cosa saggia. Ma ancor più importante, è che lo stesso discorso può farsi per tonnellate di sostanze legali. Potrei affermare che la gente fuma sigarette per l'effetto psicotropo della nicotina. Che in discoteca i ragazzi assumono diversi alcolici non perché abbiano sete, ma per l'effetto psicotropo che provoca l'alcool nei loro cervelli.


Da questo punto di vista quindi, non vedo come si possa indulgere all'alcool, alla nicotina, e fare poi i repressivi con la cannabis.

Né ha un gran senso la disquisizione successiva sui danni che provoca la droga. Perché se questi vengono confrontati con i morti per fumo o per alcool, la differenza è abissale. Per non parlare poi della pericolosità per gli altri. L'abuso di alcool provoca migliaia di morti sulle strade in continuazione. Un eroinomane, difficilmente riuscirebbe a far partire una autovettura.

In effetti, nel proseguo l'autore si arrampica su specchi concavi, nella vana speranza di spiegare la differenza tra uno spinello , l'alcool, la nicotina.

Sull'alcool, afferma che sia preso per scopi alimentari o digestivi. Se questo può essere vero per birra e vino e qualche amaro (che però guarda caso non hanno l'IVA dei prodotti alimentari), non può essere lo stesso per whiskey e cocktail particolarmente alcolici (tipo B52).


Poi afferma che invece l'abuso di alcool viene represso con il divieto di guida. (Ma non ci spiega perché invece la marijuana è vietata anche quando stai dentro casa tua, né perché ti ritirano la patente anche se ti beccano a piedi)


Sulla nicotina, afferma che non cambia il comportamento delle persone. Beh, provi a parlare con un fumatore incallito per due ore senza farlo fumare...


Prendendo comunque come assodata l'idea che tutte le droghe facciano male, cosa della quale , a scanso di equivoci, sono convinto, rimangono molti dubbi sull'affermazione secondo cui non hanno alcun effetto benefico. Vari studi evidenziano, almeno per quanto riguarda la cannabis, molte proprietà curative per malattie come il Parkinson e il Glaucoma. Ci sono studi che affermano anche il contrario, è vero, ma bisognerebbe almeno ammettere che la scienza ha opinioni discordanti in merito.


L'approssimazione con la quale viene sviluppato l'argomento, ha un crescendo nel proseguo nell'articolo. Quando l'autore incomincia a parlare di libertà personali, cercando di far collimare i due opposti: il proibizionismo sulle droghe e l'essere liberali. L'Autore dice:


L'uso delle droghe non rispetta la libertà degli altri e il bene comune, perché alimenta la delinquenza organizzata (senza la domanda non ci sarebbe l'offerta), stimola comportamenti violenti e causa incidenti nella guida o nell'esercizio di delicate professioni.


Ma dimentica che la criminalità organizzata è il prodotto naturale e scontato di una politica proibizionista. Se le droghe fossero legali, le venderebbero in farmacia, non agli angoli della strada i delinquenti. Il fatto che poi stimoli comportamenti violenti, è una sua generalizzazione. Sicuramente dipende dal tipo di droga e dalla persona che ne fa uso. Ad esempio, non ho mai visto un ragazzo fatto di hascish diventare violento, mentre quasi la totalità di quelli fatti di alcool lo diventano.

Il fatto che causi incidenti nella guida e nelle professioni, è invece vero, e un vero liberale si batterebbe per impedire la guida sotto effetto di stupefacenti. Questo vale anche per le delicate professioni.


Ammettere che un individuo possa danneggiare irreparabilmente la propria salute (con le droghe, o con altri mezzi) significherebbe altresì esporre ogni individuo al rischio di essere indotto da altri (con suggestioni psicologiche, o col ricatto) ad atti autolesionistici. Significherebbe infine consentirgli di danneggiare la propria dignità.
Il codice civile dispone che "gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino  una diminuzione permanente della integrità fisica": non è una limitazione della libertà, ma una protezione della stessa, prevista in una norma che è considerata di rilievo costituzionale (in quanto espressione della "tutela della salute", sancita dall'art. 32 Cost. "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" ).


Questo periodo nasconde tendenze da stato etico, e il fatto che il codice civile preveda una tale norma è indice di quanto poco liberale sia lo stesso e forse anche la nostra costituzione. La dignità di una persona è soggettiva. Se ritenesse dignitoso vivere quaranta anni da tossico e poi morire, non vedo chi sia in grado di giudicare “dignitoso” o “non dignitoso” il comportamento di questa persona. Né chi si sentirebbe nel giusto imponendogli di vivere fino a 70 anni. Magari legandolo...

Di chi è la proprietà della vita? Dello Stato?


Il discorso potrebbe riallacciarsi al diritto di suicidio, che dovrebbe essere sacrosanto. La tutela della salute è un servizio che il cittadino paga allo Stato. Perché viene prima il cittadino e solo dopo lo Stato. Come tale non può essere imposto contro la volontà dell'individuo. E' proprio con questo discorso socialista che siamo arrivati ai regolamenti deliranti degli ultimi decenni. Il casco diventa obbligatorio se vai in moto, in bicicletta, sui pattini, sugli sci... Non si vendono alcolici dopo una certa ora in autostrada, impedendo ad interi autobus di farsi un grappino per la paura che se lo faccia l'autista. La fiducia e il rispetto dell'intelligenza umana sono sotto le scarpe.

Si vogliono regolamentare pure le abitudini alimentari dei cittadini, perché altrimenti “incidono sulla spesa sociale”.


Nei suoi ragionamenti, l'Autore fa il solito errore di voler reprimere a priori la libertà, perché qualcuno potrebbe usarla male. Quello che va punito è il REATO, non la possibilità che questo venga poi commesso. Siamo già arrivati a “minority report”?

Questa è l'essenza del “libero arbitrio” cristiano. Essere liberi di sbagliare e pagarne le conseguenze.


In seguito, l'Autore si lancia in un attacco contro l'antiproibizionismo.


Cosa dice dunque la teoria antiproibizionista? Che vietare un comportamento non equivale ad eliminarlo, ma solo a spingerlo nell'illegalità, mettendo a rischio chi lo pratica ed alimentando la criminalità organizzata. Nel caso degli stupefacenti, in particolare, il "proibizionismo" farebbe diventare le droghe un prodotto raro e costoso, arricchirebbe la criminalità che ne fa spaccio, 'costringerebbe' i tossicodipendenti a rubare per permettersi la "roba".


Vero, ma non lo dice la teoria antiproibizionista. Si chiama legge di mercato, e non funziona solo con le droghe. Funziona con le sigarette, funzionò con l'alcool, funziona tuttora con le droghe pesanti, funziona con le armi, funziona anche con l'uranio. In tutto il mondo, in tutti i tempi, nessuna cosa proibita per legge ha mai smesso di circolare. Ma dirò di più, non serve che la merce sia vietata, è sufficiente che il suo valore sia più alto del prezzo di mercato, per effetto della tassazione. Comunque l'antiproibizionismo, abbraccia in pieno la dottrina liberale in questo campo. E per quanto riguarda il prezzo, l'antiproibizionismo non si sogna di finanziare le droghe con i soldi pubblici. Afferma che il prezzo di mercato è talmente basso che nessuno commetterebbe furti per la “roba”.


Non convincono neppure i motivi per chi la teoria antiproibizionista debba essere assurda. Il liberalismo pone dei vincoli esatti ed immutabili per l'uso della coercizione. Ed è il danneggiamento della proprietà altrui. Nel caso di un drogato, non si danneggia nessuna proprietà altrui, ma solo quella del drogato, che è libero di danneggiarla e pagarne le conseguenze.

Nel caso di una rapina, invece è lecito lottare e proibirla. Gli esempi dell'evasione fiscale e della mafia invece sono molto border line. In effetti la logica dice che la tassazione sta al pagamento del pizzo come lo Stato sta alla mafia. Entrambi stabiliscono unilateralmente il prezzo di servizi non sempre richiesti, e lo riscuotono con la forza.

Ci sarebbe molto da parlare su quest'argomento.

In seguito non considera la differenza che passa tra un comportamento disapprovato ed uno proibito. Una qualunque campagna di sensibilizzazione eviterebbe l'”effetto dirompente” che dovrebbe scaturire da una liberalizzazione (non ho paura a definirla così), in quanto non tutto ciò che è lecito è anche auspicabile. Questa tra le altre cose è la sostanza del libero arbitrio che Dio ha dato agli uomini. Come potrebbe l'uomo riconoscere il bene se gli è impedito di scegliere il male?

Inoltre, non capisce che l'antiproibizionismo non chiede “dosi gratuite distribuite dallo stato”, perché è perfettamente conscio dell'inutilità delle stesse. Chiede che vengano vendute come qualunque altra merce. In seguito, fa l'implicita supposizione che lo stato debba aumentare la lista delle sostanze consentite, piuttosto che gettare completmente tale lista. Cade perciò nella supposizione che un nuovo prodotto, non compreso in queste liste, finirebbe con l'essere spacciato dalla malavita organizzata. Ma in un mondo antiproibizionista, il nuovo prodotto sarebbe legale, e allora non ci sarebbero malviventi a venderlo, ma gente comune.


Quello di cui non abbiamo bisogno invece, è di una politica costosa e improduttiva, che distolga le forze dell'ordine dai furti, dalle rapine, dagli omicidi, dalle violazioni dei diritti di proprietà e vita delle persone, per dare la caccia a gente che compra, usa e vende droghe. Quello di cui non abbiamo bisogno è uno Stato che butti via soldi per costringere le persone a comportarsi come esso stesso crede sia “giusto”, sia “dignitoso”. Quello di cui non abbiamo bisogno è uno Stato Etico che si erga a supremo padrone delle vite delle persone che ad esso hanno affidato sempre e solo il compito di proteggerlo dagli altri, e non da se stessi. Uno stato al quale nessuno ha chiesto di imporre salute obbligatoria, imporre istruzione obbligatoria (concorde col pensiero storico dello Stato e non libera di assumere diversi punti di vista).


I problemi connessi all'uso delle droghe sono dovuti solo ed esclusivamente ad una società in decadenza, fortemente socializzata, nel senso più spregiativo del termine, che prima collettivizza i costi, poi si accorge che in questo modo le spese salgono. Salgono perché la collettivizzazione dei costi provoca solo de-responsabilizzazione nelle persone. Un esempio banale e quello per il quale quando al ristorante si paga alla romana, il costo complessivo è sempre maggiore, visto che ognuno è incentivato a spendere più della media. Aumentate le spese, lo Stato decide quindi di limitare la libertà personale per poterle contrarre. Ma per farlo deve spendere di più. Invece di prendere la direzione della responsabilizzazione delle spese (esempio assicurazioni sanitarie private, e per i meno abbienti tramite fondi volontari), lo Stato preferisce restringere ancor di più le libertà personali, dando luogo ad un perverso circolo vizioso dove in un mare di regolamenti e di norme, affoga tutta la libertà umana e con essa tutto il benessere che la rivoluzione industriale capitalista ha portato.



Postato da: LibertyFighter a 22:21 | link | commenti (10)
droga, libertà

martedì, 22 maggio 2007
Dubbi amletici.

E' inutile. Sulle droghe le mie posizioni si avvicinano molto a quelle della Turco e di Ferrero, e molto poco a quelle di AN. Per non dire per niente. Però oggi a Porta a Porta, due tre professori universitari hanno smentito un pò di leggende sulla tossicità della marijuana. C'è inoltre da dire che Ferrero ha osservato giustamente come l'alcool sia molto più pericoloso della Marijuana. Ottimo spunto. Peccato che Gasparri abbia detto "Hai ragione. Cerchiamo di proibire pure quello!", ovviamente addolcendolo con "rendiamone più difficile la vendita...
Comunque vi propongo un paio di riflessioni sul nuovo libro  Claudio Risé, che parla proprio di questo.

Il nuovo libro di Claudio Risé sulla marijuana, sembra appartenere alla folta schiera dei libri dal facile successo, che cavalcano la campagna mediatica sulla proibizione della Marijuana, ed in generale sui mai troppo pochi nostalgici proibizionisti di questo e quello.

Premesso che semplicemente perché le strategie proibizioniste non funzionano, già solo per questo dovrebbero essere abbandonate. Infatti producono soltanto:

  1. Mercato nero.

  2. Proliferazione di malavita organizzata

  3. Prodotti più scadenti

E questi sono dati di fatto, veri come è vera la forza di gravità. Negarli è impossibile.


Aggiungendo che ognuno ha il diritto individuale di:

  1. uccidersi

  2. farsi male

  3. castrarsi

  4. finire in coma tirando testate contro un muro

  5. fare lo sciopero della fame fino alla morte

  6. leggere e credere in tutte le minchiate che desidera


Rimarcando il fatto che non è compito dello Stato stabilire l'ETICA, e che uno stato etico è uno dei peggiori possibili, secondo solo ad uno stato economicamente tiranno.


Vorrei soffermarmi sulle metodologie attuate dal partito proibizionista per suffragare la tesi per cui sarebbe giusto proibire.

Nella premessa al libro in questione, vengono riportate alcune statistiche che dimostrerebbero la validità delle tesi che credo siano esposte nel libro.

Non ho letto il libro, quindi mi asterrò dal valutarlo, e valuterò solo questi documenti.


Il Consiglio Superiore di Sanità ritiene che l’uso della cannabis sia gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile progressione all’uso di altre droghe come cocaina e oppioidi, riduzione delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi psichiatrici quali schizofrenia, depressione e ansietà; possibili malattie broncopolmonari tra cui bronchite ed enfisema.

Consiglio Superiore di Sanità, La cannabis non è una droga leggera, Roma, 2003


La dipendenza da cannabis è una emerita, ecumenica, colossale, grandiosa STRONZATA. Conosco almeno 3-400 persone che l'hanno usata, la usano saltuariamente, hanno passato periodi di consumo sostenuto, e quando non l'hanno avuta, non sono andati mai a “rota”, tanto da non sentire nemmeno il bisogno di comprarla nuovamente. Conosco stimati professionisti che la usano solo nei week-end, e non la toccano nei giorni lavorativi.

Crea dipendenza al massimo quanto il vino o il caffè. Ci sono dei malati che non possono farne a meno? Sono sicuramente meno degli alcolisti cronici.

Altra ecumenica STRONZATA è quella della progressione verso droghe pesanti. Questa ve la spiego nel profondo. La statistica dalla quale si evincerebbe questo risultato è la seguente:

Si prendono X elementi che fanno uso di droghe pesanti. Dopodiché si chiede loro se hanno cominciato con la marijuana. Il 90% di questi ti dice di si.

Fine della statistica. Dalla proposizione:


Il 90% di coloro che fanno uso di droghe pesanti, ha incominciato con le leggere


Si deriva la seguente:


Il 90% di coloro che incomincia con le droghe leggere, passa alle droghe pesanti.


Ebbene signori. Questa è una palese dimostrazione di come la matematica, questa sconosciuta nell'Italica Litora sia usata ad arte per dimostrare ciò che si vuole.

Esiste un teorema di calcolo delle probabilità, che si chiama Teorema di Bayes, che dice esattamente il contrario.


Consideriamo:

P(A) probabilità che una persona faccia uso di droghe leggere

P(B) probabilità che una persona faccia uso di droghe pesanti


Sia inoltre:

P(A|B) la probabilità che una persona che faccia uso di droghe pesanti, abbia anche fatto uso di droghe leggere (abbia fatto o faccia).


P(B|A) per contro è la probabilità che una persona che faccia uso di droghe leggere, faccia (o farà in questo caso) anche uso di droghe pesanti.


La statistica su enunciata afferma che P(A|B) = P(B|A)

Il teorema di Bayes però dice proprio il contrario.

Ovvero:


P(B|A) = P(A|B) * ( P(B) / P(A))


Ovvero le due probabilità sono legate da un fattore che è pari al rapporto tra le probabilità degli eventi B ed A.

In parole povere, data per buona la probabilità del 90% detta in precedenza, se il numero di coloro che usa droghe pesanti è 10 volte inferiore a quello delle droghe leggere, la probabilità di partenza va divisa per 10. Siccome in realtà, questo rapporto è molto inferiore ad 1/10, ma sarà anche 1/1000, la suddetta probabilità diviene dello 0.009 %


Beata matematica!



Sulle malattie che provoca l'uso di cannabis, non sono un esperto. Quindi mi asterrò dall'entrare in dettaglio. E' però certo, che a fronte dei probabili, forse anche certi effetti negativi, la marijuana viene spesso usata (di nascosto e di frodo) per disturbi quali

  1. Glaucoma

  2. Morbo di Parkinson

Inoltre, sicuramente non causa depressione. Infatti conosco molti che la usano come anti-stress ed anti – depressivo. Sembra infatti che, a differenza dalla sbornia da alcool, la marijuana non lasci i fastidiosi postumi da day after.

Per finire, il fatto che produca bronchiti ed enfisemi, mi sembra ancor più banale. Se infatti queste malattie vengono provocate dal tabacco (come il monopolio di stato ci ricorda ad ogni pacchetto di sigarette, anche se ce le vende con gusto), sarebbe una virtù in più se con la marijuana questi non si verificassero.


Tra le diverse droghe, sono proprio i consumatori di marijuana a commettere il maggior numero di reati a mano armata e ad essere incriminati per tentato omicidio o altri atti delinquenziali.

Marijuana. Myths and facts. The Truth behind 10 popular misperceptions

Anche qui, si mostra il carattere assurdo delle statistiche fatte con il rigoroso metodo AD MINCHIAM

Noterete che non si parla affatto di medie ponderate sul numero di consumatori. Di percentuali. Si parla di numero assoluto di reati. Stante dunque l'ovvietà che i consumatori di marijuana sono almeno 1000 volte di più dei consumatori di eroina, è piuttosto normale che, a fronte di una distribuzione completamente uniforme dei reati si ottenga quel risultato.

E' come dire che nel paese di Gallipoli, il maggior numero di reati viene compiuto da cittadini italiani. Salvo omettere di dire che a Gallipoli, su un fronte di 2000 persone (numero casuale), ci sono ben 3 extracomunitari.


Non vi fate ingannare dalla statistiche del professor Cappella. La statistica è un'arma potentissima. Se usata bene e con rigore matematico. Altrimenti, si può dimostrare TUTTO.


Per adesso è tutto. Un giorno vi spiegherò come la marijuana è stata proibita e perché.


Postato da: LibertyFighter a 23:37 | link | commenti (12)
politica, droga, libertà








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