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mercoledì, 23 aprile 2008
Il capitalismo ha fallito? ??

L'ottimo PaxTibi pubblica sul suo altrettanto ottimo blog questa traduzione di un bellissimo discorso di Ron Paul, il candidato libertario (loro ce l'hanno) alla primarie repubblicane USA , nel quale si confuta la solita menata secondo cui il capitalismo ha fallito e l'interventismo statale si renderebbe vieppiù necessario.
Essendo un articolo di una perspicacia sconvolgente, lo riporto integralmente per facilitarne la lettura, ringraziando Pax per la diffusione dello stesso.
Mi riprometto di copiargli anche l'articolo contro le tesi Tremontiane scritto da Carlo Lottieri. :))
Invito tutti voi alla lettura ed ad un commento.

Di Ron Paul

Registro del Congresso - Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, 9 luglio 2002.


Oggi è un luogo comune politicamente corretto attribuire a quelli che vengono definiti gli eccessi del capitalismo per i problemi economici che affrontiamo, e particolarmente per la frode di Wall Street che domina i notiziari economici. I politici sono impegnati in una serrata campagna per presentare demagogicamente la questione mentre, naturalmente, non riescono ad affrontare la frode e l'inganno nei falsi in bilancio del governo federale – per i quali sono direttamente responsabili. Invece, la ciurma di keynesiani che guida lo show sfrutta l'opportunità per attaccare i mercati liberi ed ignorare la questione della moneta solida.

Così ancora una volta sentiamo il coro: “il capitalismo ha fallito; abbiamo bisogno di più controlli statali sull'intero mercato finanziario.” Nessuno chiede perchè i miliardi spesi e le migliaia di pagine di regole scritte dall'ultimo grande attacco al capitalismo negli anni 30 non hanno impedito le frodi e le truffe di Enron, WorldCom e Global Crossings. Tale fallimento di certo non può dipendere da una penuria di regole.

Ciò che si distingue per la sua assenza è un qualsiasi accenno al fatto che tutte le bolle finanziarie sono sature di esagerazioni, speculazione, debito, avidità, frode, di grossi errori nel giudizio di investimento, di disattenzione da parte degli analisti e degli investitori, di profitti di carta enormi, di convinzione che una nuova era economica è giunta e, sopra tutto il resto, di aspettative magiche.

Quando la bolla si gonfia, non ci sono proteste. Quando scoppia, il gioco della colpa comincia. Questo è particolarmente vero nell'era del vittimismo, ed è fatto su larga scala. Diventa rapidamente un problema filosofico, partigiano, di classe, generazionale e perfino razziale. Mentre evita la causa reale, tutte le accuse rendono difficile risolvere la crisi ed insidiano ulteriormente i principii su cui poggiano la libertà e la prosperità.

Nixon era nel giusto – almeno una volta – quando dichiarò “oggi siamo tutti keynesiani.” Tutta Washington è sincronizzata nel dichiarare che il troppo capitalismo ci ha portati al punto in cui siamo oggi. L'unica decisione che i pianificatori centrali di Washington prenderanno riguarda quali interessi particolari continueranno a trarre beneficio dalle montanti pretese di riforma. I vari interessi particolari presseranno pesantemente come gli investitori di Wall Street, le corporazioni, il complesso industrial-militare, le banche, i lavoratori, i sindacati, gli agricoltori, i politici e quant'altro.

Ma quello che non viene discusso è la reale causa e perpetrazione degli eccessi che si stanno dipanando ad un passo frenetico. Questa stessa risposta si presentò nei 30 negli Stati Uniti quando i nostri responsabili delle decisioni politiche risposero ad eccessi molto simili che si svilupparono e collassarono nel 1929. A causa dell'incapacità di allora di comprendere il problema, la depressione fu prolungata. Questi errori hanno permesso ai nostri problemi attuali di svilupparsi ad un grado molto più elevato. Considerate il fallimento nel cimentarsi con la causa della bolla degli anni 80, mentre l'economia del Giappone continua a languire al livello di recessione e di crescita zero, con il loro mercato azionario ad approssimativamente un quarto del suo picco di 13 anni fa. Se non facciamo attenzione – e finora non l'abbiamo fatta – faremo gli stessi errori che impediranno la correzione necessaria perché lo sviluppo economico possa riprendere.

Nei 30, era piuttosto popolare accusare del disastro l'avidità del capitalismo, della parità aurea, della mancanza di regolamentazione e della mancanza di un'assicurazione governativa sui depositi bancari. Gli uomini d'affari diventarono il capro espiatorio. Cambiamenti vennero fatti di conseguenza e l'economia sociale e di guerra venne istituzionalizzata. Il credito facile diventò il santo graal della politica monetaria, particolarmente sotto Alan Greenspan, “l'ultimo Maestro.” Oggi, malgrado la presunta protezione di questi programmi di governo costruiti nel sistema, ci troviamo in un caos più grande che mai. La bolla è più grande, il boom è durato più a lungo ed il prezzo dell'oro è stato sabotato deliberatamente come segnale economico. L'inflazione monetaria continua ad un tasso mai visto prima nello sforzo frenetico di spingere i prezzi delle azioni e continuare a gonfiare la bolla immobiliare, mentre evita le inevitabili conseguenze del credito facile. Tutto ciò avviene perché non siamo disposti a riconoscere che l'attuale politica sta soltanto preparando la scena per un enorme calo nel valore del dollaro. Tutti lo temono, ma nessuno vuole occuparsene.

L'ignoranza, come pure la disapprovazione per le restrizioni naturali imposte agli eccessi del mercato che il capitalismo ed un sano mercato impongono, induce i nostri capi attuali a rifiutare il capitalismo e ad incolparlo di tutti i problemi che affrontiamo. Se questo errore non verrà corretto ed il capitalismo verrà ancora più insidiato, la prosperità creata dal libero mercato verrà distrutta.

La corruzione e le frodi nelle pratiche di contabilità di molte aziende stanno venendo alla luce. C'è chi vorrebbe farci credere che questa è una parte integrante del capitalismo del libero mercato. Se avessimo un capitalismo del libero mercato, non ci sarebbero garanzie che una certa truffa non si verificherebbe. Quando accadesse, allora se ne occuperebbe l'autorità locale di applicazione di legge e non i politici nel Congresso, che hanno avuto la loro opportunità di “impedire” tali problemi ma hanno scelto invece di politicizzare la questione, usando l'occasione per promuovere le più inutili regole keynesiane.

Il capitalismo non dovrebbe essere condannato, poiché non abbiamo avuto il capitalismo. Un sistema capitalista presume una moneta sana, non dei soldi di carta a corso legale manipolati da una banca centrale. Il capitalismo presuppone contratti volontari e tassi di interesse determinati dal risparmio, non creazione di credito da parte di una banca centrale. Non è capitalismo quando il sistema è contagiato con regole incomprensibili per quanto riguarda fusioni, aquisizioni e vendite di azioni, insieme al controllo di salari e prezzi, al protezionismo, alle sovvenzioni corporative, alla gestione internazionale del commercio, alle complesse e punitive tasse corporative, ai contratti governativi privilegiati per il complesso industrial-militare, e ad una politica estera controllata dagli interessi corporativi e dagli investimenti stranieri. Aggiungete una cattiva gestione federale centralizzata dell'agricoltura, dell'educazione, della medicina, delle assicurazioni, delle operazioni bancarie e del benessere. Questo non è capitalismo!

Condannare il capitalismo del libero mercato a causa di una qualsiasi cosa che avvenga al giorno d'oggi non ha senso. Non c'è alcuna prova che il capitalismo esista oggi. Siamo profondamente implicati in un'economia interventista e pianificata che permette che grandi benefici vengano ottenuti dai meglio collegati politicamente di entrambi i partiti politici. Si può condannare la truffa ed il sistema corrente, ma deve essere chiamato con i suoi veri nomi: inflazionismo, interventismo, e corporativismo keynesiani.

Ciò che non è discusso è che il presente raccolto di fallimenti rivela che le distorsioni e le plateali menzogne derivanti dagli anni dell'orgia speculativa erano prevedibili.

In primo luogo, il Congresso dovrebbe studiare la truffa e l'inganno del governo federale nella contabilità, specialmente segnalando gli obblighi futuri quale la previdenza sociale, e come il sistema monetario distrugga la ricchezza. Quei problemi sono più grandi di qualsiasi cosa nel mondo corporativo e sono responsabilità del Congresso. Inoltre, è lo standard posto dal governo e dal sistema monetario che controlla ad essere le più importanti concause di tutto ciò che è oggi sbagliato a Wall Street. Laddove la frode esiste, è un problema statale piuttosto che federale, e le autorità statali possono far rispettare queste leggi senza alcun aiuto dal Congresso.

In secondo luogo, sappiamo perchè le bolle finanziarie accadono e la storia ci insegna che sono associate normalmente con la speculazione, il debito eccessivo, le promesse selvaggie, l'avidità, le menzogne e l'inganno. Questi problemi sono stati descritti da alcuni osservatori quando i problemi si stavano sviluppando durante gli anni 90, ma gli avvertimenti sono stati ignorati per un motivo. Tutti ci guadagnavano e nessuno si preoccupava, e coloro che ricordavano la storia vennero rassicurati dal presidente della Fed che “questa volta” una nuova era economica era giunta e di non preoccuparsi. L'aumento della produttività, si diceva, può spiegare tutto.

Ma ora sappiamo che, semplicemente, non è così. Le bolle speculative e tutte quelle di cui siamo stati testimoni sono una conseguenza degli enormi importi di credito facile, creati dal nulla dalla Federal Reserve. Essenzialmente non abbiamo avuto risparmio, che è una delle forze guida più significative nel capitalismo. L'illusione generata dai bassi tassi di interesse perpetua la bolla e tutto il male ad essa associato. E questo non è un difetto del capitalismo. Ci stiamo occupando di un sistema inflazionista ed interventista che produce sempre un'economia della bolla che finirà male.

Finora la valutazione fatta dall'amministrazione, dal Congresso e dalla Fed fa presagire il peggio per il nostro futuro economico. Tutto ciò che offrono è sempre la stessa ricetta, che non può in alcun modo aiutare. Tutto quel che fa è di guidarci più vicino al fallimento nazionale, ad un dollaro in rapido calo e ad un livello di vita più basso per la maggior parte degli americani, così come a minor libertà per tutti.

Questo è una brutta prospettiva che non deve accadere. Ma conservare il nostro sistema è impossibile se ai critici viene permesso di incolpare il capitalismo ed una politica monetaria sana è rifiutata. Più spesa, più debito, credito più facile, più distorsione dei tassi di interesse, più regole su tutto e più ingerenza straniera presto ci spingeranno nella molto scomoda posizione di decidere il destino del nostro intero sistema politico.

Se dovessimo scegliere la libertà ed il capitalismo, ristabiliremmo la parità aurea o ad una merce per il nostro dollaro. La spesa federale sarebbe ridotta, le imposte sul reddito sarebbero abbassate e non sarebbe imposta alcuna tassa sul risparmio, sui dividendi e sui guadagni in conto capitale. Le regolamentazioni sarebbero ridotte, le sovvenzioni di interessi particolari si interromperebbero e nessuna misura protezionista sarebbe consentita. La nostra politica estera cambierebbe, e riporteremmo le nostre truppe a casa.

Non possiamo dipendere dal governo per restituire la fiducia ai mercati; soltanto persone fidate lo possono fare. In realtà, la mancanza di fiducia nei quadri di Wall Street è sana perché è meritata e invita alla cautela. La stessa mancanza di fiducia nei politici, nel processo del bilancio e nel sistema monetario può servire come sano incentivo per la riforma nel governo di cui abbiamo bisogno.

I mercati si regolano meglio di come possano farlo i governi. Dipendere dalle regolamentazioni del governo per proteggerci contribuisce significativamente alla mentalità della bolla.

Queste mosse produrrebbero il clima giusto per liberare l'energia creativa necessaria semplicemente per servire i consumatori, che è il vero senso del capitalismo. Il sistema che alleva inevitabilmente il connubio corporazioni-governo vera causa del nostro attuale disastro continuo giungerebbe alla fine.

Non è stato il capitalismo a darci questa crisi di fiducia visibile oggi nel mondo corporativo. La mancanza di mercati liberi e di moneta solida lo ha fatto. Il Congresso ha un ruolo, ma non è un ruolo attivo. Il compito del Congresso è di togliersi di mezzo.

Postato da: LibertyFighter a 09:42 | link | commenti (9)
, capitalismo, interventisti

mercoledì, 23 gennaio 2008
De profundis

Premesso che il tirannicidio non è reato per un libertario, quando un tiranno, oppure una classe dirigente tirannica è anche idiota, oltreché sfrontata, comincio a credere che il tirannicidio, più che lecito sia moralmente doveroso.
Romano Frodi, che ha sia le caratteristiche del tiranno, sia quelle dell'idiota, ha confermato anche di avere la sfrontatezza necessaria a farsi impiccare per il bene del popolo italiano.
Non può leggersi altrimenti, la dichiarazione rilasciata alla camera dei Deputati (non ad un TG1 qualsiasi, al Parlamento), nella quale manifesta orgoglioso i successi di questo governo.
Sappiamo oggi che:

Prodi ha rimesso in piedi l'Italia
L'Italia grazie a Frodi, non ha assolutamente problemi tipo la mancanza di potere di acquisto dimezzata per tutte le classi sociali ad eccezione dei politici.
Grazie a Frodi, nessuno ha difficoltà a pagare i mutui a tassi variabili che le banche sue amiche han propinato ai fessi che ci son cascati.
In effetti gli italiani se ne sono accorti di questi benefici. Infatti il suo governo è apprezzatissimo dai sondaggi interni. La maggioranza poi ancora di più. Per la stampa estera siamo un Paese in crescita, in ripresa, come può essere agilmente verificato
Leggere frasi tipo:
" Ecco un Paese in declino. O, ancora peggio, che sta andando in rovina"
è già sufficientemente sconfortante senza che dal pulpito del nostro governo si dica l'esatto contrario, gridando al complotto da parte di tutte le testate giornalistiche esistenti (anche Repubblica lo dice!!), da parte del Papa, degli Usa (che non si son mai degnati di incontrare re travicello), l'Europa, la Banca Centrale.....
Insomma. Povero Frodi, tutto il mondo complotta contro di lui, e adesso, a fronte di lampanti risultati positivi, rischia ugualmente di essere defenestrato....

Frodi e il suo governo
ha creduto e crede nell’ambiente e nella sua tutela

Una frase simile, andrebbe pronunciata non al Parlamento, ma dall'alto di una montagna di monnezza a Napoli.
Cosicché i cecchini possano meglio prender la mira.

Nello Zimbabwe del mitico dittatore Mugabe, l'inflazione è al 15000 % annuo. la disoccupazione all'80% ed un rotolo di carta igienica è un inaccessibile lusso.
Ma Mugabe continua a dichiarare che va tutto bene.
Un tempo non lontano, italiani ed italioti, vittime e correi di Frodi, ridevamo di simili dichiarazioni irrazionali dei dittatori giunti al termine della carriera. Adesso queste dichiarazioni si fanno nel nostro paese. Nella nostra terra.
Frodi e compagnia bella ci han tolto due anni di vita. Ci lasceranno nella merda per i prossimi venturi.
Chi paga per questo?
Paga Frodi? Paga TPS? Paga Fisco? Paga il Pecoraro?
No cari italiani, ma soprattutto cari sinistri, cari italioti, cari "io sono un coglione".
Paghiamo tutti questo governo di mentecatti, questo governo di inetti, questo governo che ha sprecato lo sprecabile e distrutto il distruttibile. Ma con una differenza.
Quando arrivate a fine mese e come noi, non potete pagare la luce, il telefono, non potete comprare un paio di scarpe a vostro figlio, pensate a Frodi e Fisco, che per premio hanno avuto vitalizi e soldi a sufficienza per comprare un calzaturificio ai loro pargoli.
E pensate, cari italioti, che se avete il coraggio di girare con cartelli "io sono un coglione", abbiate almeno il coraggio di astenervi dal votare.
Più in generale, siccome so che siete vittime alla stessa maniera di noi che la mortazza non l'abbiam votata,  se proprio volete contribuire a decidere a quali figli di puttana affidare le nostre vite, leggetevi almeno un pò di trattati di economia austriaca, invece che bervi le cazzate dei politicanti.
Nel 2008, il quadro della conoscenza delle dinamiche economiche da parte degli italiani che votano è sconfortante signori.
Signori miei, siete ancora pronti a bervi le idiozie sull'inflazione che aumenta per l'aumento dei prezzi???
Siete ancora pronti a credere a puttanate come scala mobile, stipendio di cittadinanza (o come Caruso lo chiama), CCN, redistribuzione ?
Credete ancora che all'aumentare della tassazione aumenti il benessere?
Siete soddisfatti di pagare la benzina 10 volte il suo prezzo ed ogni altra cosa il 20% in più?
Credete ancora che questo faccia bene all'economia?
Credete davvero che la ricchezza sia un dato assodato?
Credete ancora che Stato e Sindacati siano dalla nostra parte?
Credete veramente che lo Stato siamo noi?

Perché cari italiani ed italioti, se non ci credete più, o se per lo meno alberga in voi qualche dubbio che i politici siano una massa di figli di puttana, se questi dubbi sono sufficienti per evitare di vedervi da soli a darvi dei coglioni mentre i politici si congratulano di quanto riescono ad inebetire il popolo, allora, cominciate a pensare che:
se lo Stato sono Loro
se Stato e Sindacati NON sono dalla nostra parte
se la ricchezza va prodotta e non è un dato del problema economico
forse è meglio che Stato e Sindacati NON abbiano il potere di distruggerci tutti quanti. E non lo abbiano soprattutto rischiando solo di non essere rieletti.
Ma perché se fallisce una società privata, gli vengono pignorate pure le mutande, mentre al sign Frodi e al sign TPS gli viene elargita una pensione?
Se ci saranno le prossime votazioni, se sperate ancora che tramite il voto si possa scongiurare la bancarotta stile argentina, la guerra civile e i susseguenti morti, cercate tra i programmi quelli che dichiarano di voler ridurre l'ingerenza dello Stato, il peso dello stesso, circoscrivere le sue funzioni.
Non lo faranno. Ma saranno meno lesti nell'andare nella direzione opposta.
In seguito, avversate di ogni proposta di legge che limiti le vostre libertà, battetevi, se ne avete il coraggio, per la meritocrazia, cestinate chi vi promette il paese di bengodi.
I nostri genitori,i nostri nonni, quando ancora qualcuno li ascoltava dicevano

nessuno vi regala niente.

Non lo faranno certo i politici o i sindacati.
E per finire...
Se un qualsiasi altro politico vi fa un discorso fumoso e strambo, e alla fine vi promette la felicità , mandatelo affanculo seduta stante. La felicità, o la ottenete da soli, o non ve la può dare nessuno.
Se uno vi parla di felicità è perché non ha intenzione di lasciarvi dei soldi in tasca.
E per finire, fate un piacere al resto d'Italia, e al mondo intero.
Andate nel vostro studio. Prendete quel bel tomo polveroso con su scritto Il Capitale suddividetelo in tanti pezzettini, e utilizzatelo per accendere il caminetto.

Postato da: LibertyFighter a 13:50 | link | commenti (23)
politica, libertà, socialismo, capitalismo

martedì, 08 gennaio 2008
Globalizzazione...questa sconosciuta

Va di moda, tra i vari partiti statalisti nostrani (ovvero con diverse gradazioni tutti ),  attribuire il declino dell'Italia a fattori esterni al ex Bel Paese, in fattispecie a quei fattori meno conosciuti e conoscibili da parte delle masse. Il perché di tutto ciò è banale,  si sposta l'ira e l'insoddisfazione crescente nella popolazione, dai diretti responsabili, a fattori lontani e non direttamente perseguibili dai cittadini.
Non fa eccezione il fenomeno chiamato Globalizzazione. La globalizzazione è avversata da sinistra (PRC, PDCI, no-global ambientalisti etc.) e anche da destra, nella fattispecie tutti quei partiti che sono vieppiù fuoriusciti dagli statalisti destrorsi, ovvero dal fu MSI.

La globalizzazione è sostanzialmente l'apertura dei mercati alla totalità del globo terrestre. Si imputa a questo fatto la perdita sostanziale del potere di acquisto delle famiglie italiane e parallelamente si usa questa teoria per dare una mazzata alle idee liberali, che tanto sono avversate da coloro che scialacquano con i nostri soldi (leggasi Politici e Sottogoverno).
Si dice che sono le idee liberali che han portato alla globalizzazione, che questa ha decurtato il potere di acquisto dei cittadini e che dunque c'è la prova che la libertà economica sia una idea sbagliata.
Chiaro che da coloro che verrebbero disintegrati da una vera e propria libertà economica, tale attacco ad essa appare piuttosto scontato, ma bisogna comunque cercare di disinnescare la miccia che porta a questo attacco.
Perché è vero che il potere di acquisto italiano si è dimezzato. Bisogna appunto capire se sia stata la globalizzazione a provocare tutto ciò.

Ma la verità è quasi sempre l'opposto di ciò che dicono i politici. Lo stesso vale per la globalizzazione.
Vediamo perché.

Innanzi tutto possiamo notare che neanche adesso possiamo parlare di mercati aperti, visto che lo Stato italiano, e più in generale l'Europa si arroga il diritto di imporre dazi di importazione alle varie merci prodotte dai più disparati  stati. Così , un'auto in Italia continua a costare 10 volte quello che costa in Cina, la frutta e la verdura 10 volte quello che costano in  Africa.
Ma supponiamo pure che fossimo in un regime di libero mercato, dove tutto il mondo  è libero di commerciare con tutto il resto, senza dazi o ostacoli burocratici.
Quello che provocherebbe questo ipotetico scenario è la seguente serie di conseguenze:

Le merci di ogni tipo non potrebbero che costare di meno di adesso. Il motivo è banale: se costa di più produrre una maglietta in Cina, continuo a comprare quelle prodotte in Italia, sempre a parità di qualità del prodotto. Quindi, se le retribuzioni rimanessero costanti, si avrebbe un enorme aumento del potere di acquisto generalizzato.

Ovviamente resta da investigare se il reddito delle persone rimane lo stesso.

Analizziamo il mercato del lavoro. Tutte le merci che possono essere prodotte in Kamchacta, Bolivia e Viet-Nam, tali che il loro costo in Italia sia inferiore alle merci prodotte in loco, verrebbero delocalizzate in tali paesi. Cosa che del resto già succede, infatti la Fiat apre fabbriche in Polonia. Solo che poi, per effetto delle varie tassazioni, a noi vende auto NON ad un prezzo inferiore, ma uguale a prima, evitandoci così di gioire per l'aumento del potere di acquisto. Se non ci fossero queste tassazioni, noi potremmo comprare la stessa auto ad un quarto o un ottavo del prezzo.
Quello che la globalizzazione produce dunque è una migliore allocazione delle risorse sul territorio dove il mercato è libero. Ogni stato in sostanza si specializzerebbe nel produrre quelle sole merci che possono ragionevolmente competere nel mercato globale, trasferendo forza lavoro da quei settori dove la produzioone è inefficiente a quei settori dove questa è efficiente. In Italia probabilmente sparirebbero le grandi aziende tipo la Fiat,  le aziende tessili, o dei marmi, e la produzione dell'Italia si orienterebbe verso quei prodotti che il mondo ci richiede nonostante la presenza della Cina (o chi per lei).
Realisticamente, l'Italia diverrebbe un paese che produce per la maggior parte turismo e prodotti di nicchia come vini italiani, moda italiana, prodotti tipici . Esporterebbe questi prodotti e comprerebbe gli altri. Roma, Firenze, Palermo, Napoli senza Bassolino e la Iervolino, non sono delocalizzabili. Tutto l'indotto che gira attorno al turismo non è delocalizzabile.
Il prodotto made in italy, resta differente dal prodotto made in china anche se in cina producono valanghe di magliettine a bassissimo costo. E una soppressata di Soverato è differente da una soppressata prodotta in russia. Il mondo si spartirebbe i beni da produrre, esattamente come succede nel piccolo di uno stato. A Cortina nessuno ha in mente di coltivare vigneti, lo lasciano fare al veneto, alla puglia. A Cortina producono turismo. E non sono certo poveri gli abitanti di Cortina.
Il risultato di ampliare  questa  divisione del lavoro dai confini di un unico stato ai confini del mondo implica soltanto una maggiore produzione complessiva e dunque un maggior benessere globale.  Uno stato montuoso ad esempio, potrebbe evitare di dover produrre olive a costi altissimi per sfamare i propri cittadini, in quanto  troverebbe conveniente comprare l'olio da stati meno  freddi.  Con il mercato chiuso invece, tale stato dovrebbe sprecare risorse per far crescere le olive a  2000 metri (serre, riscaldamenti etc.) e non potrebbe impiegare le stesse risorse per  coltivare  che so patate o legname. Oppure dovrebbe impedire ai propri concittadini di usare l'olio.
Non è dunque la globalizzazione a causare la perdita di potere di acquisto dei cittadini italiani, in quanto come appena illustrato essa produce due effetti:
  1. Aumento del benessere globale
  2. Cambiamento delle tipologie produttive.
Sarebbe disgustoso leggere su un libro del futuro:
"L'Italia è una nazione che basa la sua economia prevalentemente sul turismo".
Avere l'Italia costellata di alberghi, ristoranti, pub, teatri, mostre e musei, piuttosto che intrise di fabbriche poco produttive, sarebbe veramente questo grave danno?
Avere aziende altamente specializzate nella produzione di mozzarelle di bufala, che esportano in tutto il mondo sarebbe così disdicevole in confronto ad avere fabbriche di automobili che arrancano anche a restare in attivo nel solo suolo nazionale?

Inoltre, l'effetto della globalizzazione, si limiterebbe alle sole merci delocalizzabili. Interi settori produttivi, quali idraulici, elettricisti, meccanici, rimarrebbero locali in Italia, a meno che pagare il viaggio aereo ad un idraulico cinese non divenga più conveniente che pagare un idraulico locale.
Supermercati, alimentari, mercati generali, non verrebbero affatto colpiti dalla delocalizzazione, ma semplicemente venderebbero in Italia merci prodotte all'estero. Cosa che peraltro già fanno, solo che facendocele pagare come prodotte in Italia, a causa dell'iniqua tassazione qui vigente.

Come si può vedere gli effetti della globalizzazione sono tutt'altro che negativi.
 C'é chi obbietta che questo vale per paesi particolarmente fortunati nei quali le condizioni ambientali permettano di produrre qualcosa che sia richiesto nel resto del mondo.
La prima osservazione è che sicuramente l'Italia NON può definirsi un paese sfortunato da questo punto di vista e perciò non è certo l'Italia che potrebbe trarre svantaggi dalla globalizzazione.
Ma consideriamo il paese immaginario del Kaffiristan. Un paese praticamente tutto deserto. Che vantaggi avrebbe dalla globalizzazione? E quali svantaggi?
Sicuramente tra i vantaggi ci sarebbe il generico prezzo delle merci più basso che rispetto ad una economia chiusa.
Quali sarebbero gli svantaggi? Il non poter produrre cibo? Ma questo era vero anche prima della globalizzazione. Su quel terreno particolarmente sfortunato, non potevano comunque produrre grandi quantità di cibo. In compenso però potrebbero aprire attività specifiche che solo grazie alla globalizzazione consentirebbero loro di vivere agiatamente in quei luoghi. Ad esempio, potrebbero aprire grandi complessi industriali, aiutati dal basso costo per costruire ampie strade e grandi aereoporti. Se avessero avuto un mercato chiuso, avrebbero dovuto utilizzare enormi quantità di risorse per produrre il cibo e ben poche gliene sarebbero restate per i complessi industriali, le strade e gli aereoporti. Se ci pensate, nella Death Valley americana è successo proprio questo. Ora, immaginate cosa sarebbe quella zona se fosse un singolo stato con una economia chiusa.....
Fortunatamente possono importare risorse da tutta l'America e vendere all'America i prodotti tecnologici che sviluppano.

La crisi del potere di acquisto degli italiani dunque è di tutta altra natura. Per sfruttare i benefici della globalizzazione è necessario un mercato del lavoro flessibile, che permetta ad aziende e lavoratori di cambiare produzione e di trovare lavoro di volta in volta nei settori che diventano più economicamente vantaggiosi, lasciando quei settori dove il vantaggio non c'è più, perchè marginalizzati a favore di altri Stati.
Questo in Italia è impossibile. Aprire una impresa è un'ira di Dio, un terno al lotto. Le operazioni burocratiche e la tassazione invereconda ne stroncano sul nascere almeno la metà. La mobilità dei lavoratori praticamente non esiste a causa dei sindacati. L' azione concomitante delle due cose fa si inoltre che sia difficilissimo trovare un lavoro una volta abbandonato quello "garantito" dalle cosche sindacali. E così restiamo a produrre carrozze a cavalli quando il mondo ormai viaggia con le astronavi. E pretendiamo di essere pagati per produrre merci che nessuno vuole più. Ma siccome non le vuole nessuno, i soldi per pagare le carrozze vengono prelevati dalle aziende che operano nei settori produttivi per bruciarli in produzioni inutili e azzoppando anche i nostri punti di forza.
La perdita del potere di acquisto degli italiani non è colpa della globalizzazione. E' colpa nostra.
Intendendo con nostra tutto il sistema politico, sindacale, e di sottogoverno che genera e mantiene questa situazione. E' colpa di chi persevera nelle sua miopia e continua a votare gente come Pecoraro Scanio, Bertinotti (un sindacalista), Prodi, gente che vota Fini che continua a parlare di interesse Nazionale, vergognandosi di dire "interesse del gruppo politico Nazionale". E' colpa di chi crede ancora che bruciare una enorme quantità di denaro assumendo finanzieri, gabellieri, esattori allo scopo di tenere alti i prezzi delle merci possa mai rendere un paese più ricco che in loro assenza e con i prezzi bassi. 
 

Postato da: LibertyFighter a 17:34 | link | commenti (14)
politica, economia, globalizzazione, libertà, tasse, socialismo, capitalismo

giovedì, 13 dicembre 2007
Io sto con i camionisti

I camionisti sono entrati in serrata. Nel momento in cui scrivo, grazie alla solita calata di braghe governative, hanno anche interrotto la serrata.
Le prese di posizione dei parlamentari sono diverse, a seconda dello schieramento a cui appartengono. Da sinistra si dichiara inaccettabile la protesta dei "padroncini", tanto vituperati dai compagni per la lotta di classe.
Dalla destra, si dichiarano fondati i motivi della protesta, ma sbagliata la stessa nei modi.
Perché questo?
Perché, cari due lettori, questa volta la protesta è arrivata da una categoria produttiva. Da quel cuore pulsante dell'Italia, che ormai coperto di vasellina in ogni orifizio, continua imperterrito a produrre la ricchezza che altre parti del paese, illegittimamente usurpano con la violenza.
E adesso, la parte produttiva del paese ha voluto mostrare un'amara verità.
Non ci sono governi con la bacchetta magica.
Non c'è una ricchezza a prescindere.
Non ci sono sindacalisti, politici, demagoghi vari che possono far star bene il paese.

A far star bene il paese ci pensa sempre e SOLO il mercato. Che può solo essere ostacolato dalle decisioni imposte dai suddetti personaggi.
I camionisti ci han dimostrato, per quella gran parte d'Italia che ha ancora bisogno di queste dimostrazioni , che se si ferma la parte "sana" del paese, il resto è aria fritta. Che il paese lo mandano avanti queste categorie di persone: i liberi imprenditori, i commercianti, gli artigiani.
E non è un caso che lo sciopero dei Tir abbia avuto un effetto molto più devastante di qualunque sciopero generale indetto dalla Trimurti.
Se si fermano gli statali, i danni sono veramente pochi. Se si fermano i lavoratori dipendenti nelle fabbriche, i danni sono maggiori. Se si fermano i trasporti pubblici, la gente se ne frega e va con i mezzi privati.
Ma se a fermarsi sono i privati, coloro che muovono l'economia, lo shock è immenso. Un intero paese ridotto a girare in bicicletta e a mangiare scatolette.
E allora, si alzi chi ancora dice che istruzione, sanità e previdenza debbano essere lasciati allo stato perché
troppo importanti per il popolo  per lasciarli gestire ai privati.
La semplice distribuzione si è o no rivelata molto più strategica delle suddette discipline?
Se dunque i motivi che spingono uno stato ad arrogarsi il diritto di impartire istruzione, di elargire sanità e previdenza fossero l'importanza, dovremmo vivere da un pò con una distribuzione, ed ancor più una produzione socializzata.
Questo però non si fa per due motivi.
Il motivo principale è che lo stato nazionalizza istruzione sanità e previdenza per motivi completamente diversi da quelli dichiarati.
Il secondo motivo è che se si nazionalizzano questi servizi, l'inefficienza che ne deriva condurrebbe inevitabilmente l'Italia o lo stato in questione nella più assoluta inedia e miseria.


Non entro nel merito delle richieste dei camionisti. La serrata dei tir è l'avvisaglia di quanto le categorie produttive contino e di quanto siano vessate e violentate dall'attuale esecutivo.
La serrata dei tir è il grido di ribellione non soltanto dei camionisti, ma di tutta l'Italia che lavora e produce, che mostra chiaramente al governo che la maggioranza silenziosa è più potente di tutte le categorie statalizzate e sindacalizzate che questi possono cooptare nel circolo degli appoggi e degli aiuti statali.

Non a caso, se la protesta non si fosse interrotta grazie al calo di braghe governativo, le conseguenze avrebbero potuto essere devastanti. Il governo si è trovato impotente. Le pseudo garanzie contro lo sciopero, quali la precettazione non possono essere invocate quando è un libero imprenditore a non voler lavorare. Altre prove di forza quali il ritiro della licenza o altre simili amenità, possono forse punire i camionisti, ma non risolvono il problema, in quanto non c'è nessuno che possa fare il lavoro dei camionisti. Almeno non a brevissimo termine, in modo da evitare gli effetti disastrosi della serrata.
Prodi ha rischiato molto più che la poltrona in questa occasione. Prodi ha rischiato di fare la fine di Allende. L'Italia è stata ad un passo dalla guerra civile, semplicemente perché dei lavoratori autonomi hanno deciso di mettersi d'accordo e dire:
Basta, a queste condizioni non lavoro.

Ed è per questo che io, distante come al solito anche dalle posizioni "costituzionaliste" del centro destra, sto con i camionisti.
E mi auguro che queste manifestazioni, qualora necessario, vengano ripetute sempre più con maggiore fermezza.
Che facciano serrata i rivenditori al dettaglio.
Che facciano serrata i tabaccai
Che facciano serrata le ditte di telecomunicazione.
Che facciano serrata le fabbriche.
Che facciano serrata tutti i "padroncini" che sempre più sono vessati da tassazione e regolamentazioni caotiche e senza senso, solo per permettere ad un sistema clientelare immenso di autofinanziarsi, permanere ed espandersi.
Che faccia la serrata il capitalismo. Che si mostri alla gente cos'è una nazione senza capitalismo.
Che si sbatta in faccia ai socialisti nostrani cosa sarebbe il mondo senza il capitalismo, affinché un domani ci sia la coscienza di ringraziarlo per tutto quello che abbiamo, e si rivolgano altrove le invettive per i problemi irrisolti, per i cosiddetti "guasti" del mercato.
E quando tutti avranno coscienza che "capitalismo" significa maggiore ricchezza per il maggior numero di persone possibile, forse riusciremo finalmente a sdoganare Marx e tutti gli infami figli di puttana che con le loro teorie sociali hanno seminato miseria e morte per tutto il mondo durante il secolo scorso.

UPDATE
Leggete un pò qui. Se sciopera solo Alitalia, ci fa una figura ridicola. Se scioperano tutti i trasporti, un pò rompono le palle, ma non vedo come giustificare uno sciopero degli autobus e dei treni a causa di una cessione di Alitalia.
Notate come la calata di braghe del governo abbia subito fatto parlare altri, ben più tutelati dallo stesso governo di scioperi senza forme e garanzie.
Ma come, due giorni fa lo sciopero senza forme  e garanzie era un attentato. Adesso?
Ma io ne approfitterei. Speriamo in un mega sciopero di Alitalia. Lo precettiamo (questo si può, sono dipendenti) , loro vanno avanti e  li licenziamo tutti senza forme e garanzie così in un colpo solo ci togliamo dai coglioni sindacati merdosi e deficit Alitalia.
Anzi, speriamo partecipino pure le FS.

Postato da: LibertyFighter a 13:37 | link | commenti (38)
cronaca, socialismo, capitalismo








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