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giovedì, 23 aprile 2009
Ayn Rand- Rivolta di Atlante- Elogio del Denaro

Ayn Rand nasce a San Pietroburgo nel 1905. Costretta dal regime sovietico a fuggire negli States, diviene una icona dell' American Way of Living, della libertà e dell'individualismo. Il suo libro forse più famoso, è "La rivolta di Atlante". Un libro che tutti gli italiani dovrebbero leggere e capire.

Il seguente brano è tratto da lì.  Il libro è del 1957.  Sembra attualissimo. Le affermazioni che leggerete si adattano benissimo all'America Obamiana, e ancor di più alla vecchia Europa, e in primis al nostro disgraziato paese.  Se avete la possibilità compratelo!
Un ringraziamento speciale a chi mi ha fatto leggere il libro.


<<E così lei pensa che il denaro sia alla radice di tutti i mali?>> disse Francisco d'Anconia. << Si è mai chiesto quali sono le radici del denaro?  Il denaro é un mezzo di scambio, che non può esistere se non esistono merci prodotte e uomini capaci di produrle. Il denaro è la forma materiale del principio che se gli uomini vogliono trattare l'uno con l'altro, devono trattare scambiando valore con valore. Il denaro non è lo strumento dei miserabili, che vi chiedono il prodotto con le lacrime, né dei pescecani, che ve lo tolgono con la forza. Il denaro è reso possibile solo dagli uomini che producono. E' questo che lei chiama male?

Quando accetta del denaro in pagamento dei suoi sforzi, lei lo accetta esclusivamente perché sa di poterlo dare in pagamento degli sforzi di qualcun altro. Non sono i miserabili o i pescecani che danno valore al denaro. Non basterebbero un oceano di lacrime né tutti i fucili del mondo per cambiare i pezzi di carta che si hanno nel portafogli col pane che ci servirà domani per sopravvivere. Quei pezzi di carta, che dovrebbero essere d'oro, sono un contrassegno d'onore.... il nostro diritto sull'energia degli uomini che producono. Il portafogli è la nostra speranza che in qualche parte del mondo ci siano uomini che non tradiscano il principio morale che é alla radice del denaro. E' questo che lei considera un male?

Ha mai osservato le radici della produzione? Dia un'occhiata a un generatore elettrico e osi dichiarare che è stato creato dagli sforzi muscolari di bruti senza cervello. Cerchi di far crescere un chicco di frumento senza la conoscenza lasciatale da uomini che l'hanno dovuta scoprire per la prima volta. Cerchi di ottenere il suo cibo solo con movimenti fisici.... e scoprirà che la mente dell'uomo è alla radice di tutte le cose prodotte e di tutto il benessere che esiste sulla terra.

Ma forse vuol dire che il denaro è creato dal forte a spese del debole? Di che forza intende parlare? Non della forza dei muscoli o dei fucili. Il benessere è il prodotto della capacità dell'uomo di pensare. Allora il denaro è fatto dall'uomo che inventa un motore a spese di quelli che non l'hanno inventato? Il denaro è fatto dall'intelligenza a spese dell'idiozia? Dalla capacità a spese della incompetenza? Dall'ambizione a spese della pigrizia? Il denaro è fatto....prima che possa esservi tolto dai piagnistei o dai fucili... fatto dallo sforzo di ogni uomo onesto, a seconda della sua capacità. Un uomo onesto sa che non può consumare più di quanto abbia prodotto.

Commerciare per mezzo del denaro è il codice degli uomini di buona volontà. Il denaro poggia sull'assioma che ogni uomo è il proprietario della propria mente e dei propri sforzi. Il denaro non permette di valutare i nostri sforzi se non con la scelta volontaria dell'uomo disposto a commerciare in cambio i suoi sforzi. Il denaro ci permete di ottenere per i nostri prodotti e per il nostro lavoro quello che valgono per gli uomini che li acquistano., non di più. Il denaro non permette alcun affare all'infuori di quelli a beneficio reciproco secondo il libero giudizio dei contraenti. Il denaro ci impone il principio che gli uomini devono lavorare per il proprio benessere, non per la propria sofferenza, per guadagnare, non per rimetterci.... il principio che non esistono bestie da soma, destinate a portare il peso della nostra cattiveria..... che bisogna offrir loro valori, non ferite..... che il vincolo che unisce gli uomini non é lo scambio di sofferenze, ma lo scambio di merci. Il denaro ci impone di vendere, non la nostra debolezza alla stupidità degli uomini, ma il nostro talento alla loro intelligenza; ci impone di comprare non quello che ci offrono, ma quello che più soddisfa le nostre esigenze. E quando gli uomini vivono di commercio.... avendo la ragione, non la forza, come arbitro finale.... è il miglior prodotto che vince, la migliore realizzazione, l'uomo che ha più criterio e più abilità. E il grado della produttività dell'uomo determina la sua ricompensa. Questo é il codice dell'esistenza, il cui simbolo è il denaro. E' questo che lei considera un male?

Ma il denaro è solo uno strumento. Ci condurrà ovunque vogliamo, ma non prenderà il nostro posto. Ci darà i mezzi per la soddisfazione dei nostri desideri, ma non ci procurerà i desideri. Il denaro é la frusta per gli uomini che tentano di invertire la legge della causalità....per gli uomini che cercano di rimpiazzare la mente rubando i prodotti della mente.

Il denaro non comprerà la felicità all'uomo che non sa quello che vuole:il denaro non gli darà un codice di valori, se quest'uomo evade la conoscenza di ciò che deve valutare, e non gli procurerà uno scopo, se evade la scelta di quello che cerca. Il denaro non comprerà l'intelligenza allo sciocco, né l'ammirazione al codardo, né il rispetto all'incompetente.L'uomo che tenta di comprare il cervello di coloro che gli sono superiori, sostituendo il denaro al discernimento, finirà con l'essere vittima di quanti gli sono inferiori. Gli uomini intelligenti lo sfuggiranno, e gli imbrogli e le frodi si ritorceranno su di lui, spinte da una legge che non ha scoperto: che l'uomo non può essere più piccolo del suo denaro. E' per questa ragione che lei lo chiama un male?
Solo l'uomo che non ne ha bisogno, è adatto a ereditare il benessere... l'uomo chapace di farsi una fortuna anche se non l'avesse. Se un erede è uguale al suo denaro, il denaro lo servirà: altrimenti lo distruggerà. Ma voi che guardate gridereste che è stato il denaro a corromperlo. Davvero ? Non é stato lui, invece, a corrompere il suo denaro? Non invidiate un erede che non vale niente; la sua fortuna non è vostra, e voi non avreste agito meglio di lui. Non pensate che dovrebbe venir distribuita fra voi; gravare il mondo di cinquanta parassiti, invece che di uno, non farebbe rimanere la virtù che ha creato quella fortuna. Il denaro è una potenza vivente che muore senza le sue radici. Il denaro non servirà la mente incapace di esserne degna. E' per questa ragione che lei lo chiama un male?

Il denaro è il mezzo per sopravvivere. Il verdetto  che pronunciamo sulla nostra fonte di guadagno è un verdetto che pronunciamo sulla nostra vita. Se la fonte é corrotta, avremo dannato tutta la nostra esistenza. Abbiamo ottenuto il denaro conuna frode? Sfruttando i vizi o la stupidità degli uomini? Imbrogliando gli sciocchi, in modo da ottenere più di quanto la nostra abilità meriti? Scendendo a compromessi con i nostri principi? Facendo un lavoro che disprezziamo per gente che non stimiamo? Allora il denaro non ci darà un attimo né un centesimo di gioia. Allora le cose che acquisteremo diverranno non un tributo, ma un rimprovero. Non una conquista, ma il ricordo di una vergogna. Allora grideremo che il denaro é un male. n male, solo perché non ci aiuterà a trovare il rispetto in noi stessi? Un male, perché non ci permetterà di goderci la nostra depravazione? E' questa la radice del suo vero odio per il denaro?
Il denaro rimarrà sempre un effetto e si rifiuterà di divenire una causa. Il denaro è il prodotto della virtù, ma non ci darà la virtù né redimerà i nostri vizi. Il denaro non ci procurerà quello che non abbiamo guadagnato, né in materia né in spirito. E' questa la radice del suo odio per il denaro?

O ha detto che é l'amore per il denaro, la radice di tutti i mali? Amare una cosa vuol dire conoscerne e amarne la natura. Amare il denaro vuol dire conoscere e amare il fatto che il denaro è la creazione di quanto di meglio abbiamo in noi, il mezzo di scambiare i nostri sforzi con gli sforzi di quanto di meglio c'é negli uomini. La prima a proclamare il suo odio per il denaro è proprio la persona disposta a vendere la propria anima per un centesimo.... e ha tutte le ragioni per odiarlo. Quelli che amano il denaro sono disposti a lavorare, per procurarselo. Sanno di meritarselo.

Lasciate che vi dia un consiglio che vi aiuterà a capire il carattere degli uomini: l'uomo che detesta il denaro è quello che l'ha ottenuto in modo poco onorevole; l'uomo che lo rispetta se l'é guadagnato.

Sfuggite gli uomini che vi dicono che il denaro è un male. Qeusta frase é il campanello d'allarme, vi avvisa che c'è un pescecane in arrivo. Finché gli uomini vivranno insieme sulla terra e avranno bisogno di qualcosa per commerciare gli uni con gli altri....l'unico surrogato, se scartano il denaro , è il calcio di un fucile.

Ma il denaro esige da noi le più alte virtù, se vogliamo guadagnarcelo e mantenercelo. Gli uomini privi di coraggio, di orgoglio e di stima in se stessi, gli uomini che non hanno alcun senso morale del loro diritto al denaro e che non sono disposti a difenderlo come difenderebbero le loro stesse vite, gli uomini che chiedeono scusa perché sono ricchi... non rimarranno ricchi a lungo. Essi sono la preda naturale dei pescecani che stanno nascosti sotto gli scogli per secoli, pronti a saltar fuori  al primo odore di un uomo che chiede di essere perdonato perché possiede il benessere. Si affretteranno a liberarlo della colpa... e della vita, come si merita.

Allora assisteremo al cammino degli uomini di due tipi.... degli uomini che vivono con la forza, pur contando su quelli che vivono di commercio perché creino il valore del loro denaro.... e degli uomini che vivono secondo virtù.
In una società morale, questi sono i criminali, e i codici sono fatti apposta per difenderci da loro. Ma quando una società stabilisce dei criminali-per-diritto e dei pescecani-per-legge, uomini che usano la forza per appropriarsi del benessere di vittime disarmate, allora il denaro diventa il vendicatore di colui che lo ha creato. Questi pescecani pensano che non ci sia pericolo a derubare degli uomini indifesi, una volta approvata una legge che li disarmi. Ma il loro furto diventa un magnete per gli altri ladri, che ruberanno il denaro a coloro che l'hanno a loro volta rubato. E così la gara continua non per quelli che sono i più abili a produrre, ma per quelli che posseggono la maggior dose di spietata brutalità. Quando si agisce secondo forza, l'assassino vince sul borsaiolo. E allora la società scompare, in un nuvolo di rovine.


Volete sapere se questo giorno arriverà? Attenti al denaro. Il denaro è il barometro delle virtù di una società. Quando vi accorgerete che il commercio é fatto non per consenso, ma per costrizione, quando vedrete che per poter produrre avete bisogno di un permesso da parte di uomini che non producono, quando vi renderete conto che il denaro vi sfuma dalle mani non per merci, ma per favori, quando osserverete che gli uomini diventaono più ricchi rubano e costringendo che lavorando, e che le leggi non vi proteggono contro di essi, ma proteggono loro contro di voi....
quando vedrete che la corruzione viene ricompensata e l'onestà diventa un olocausto.... allora capirete che la vostra soceità è condannata. Il denaro è una cosa tanto nobile che non scende a patti con i fucili o con la brutalità. Non permetterà ad una società di sopravvivere fra i pescecani e i ladri.


Ogni qualvolta fra gli uomini appaiono dei distruttori, cominciano prima di tutto a distruggere il denaro, perché il denaro é la protezione degli uomini e la base di un'esistenza morale. I distruttori si impossessano dell'oro, dando in cambio un mucchio di carta. Questo uccide tutti i principi obbiettivi e consegna gli uomini al potere arbitrario, un arbitrario giudice dei valori. L'oro era un valore oggettivo, un equivalente della ricchezza prodotta. La carta é un'ipoteca su una ricchezza che non esiste, appoggiata da un fucile puntato su coloro che devono produrre. La carta é un assegno rilasciato dai pescecani legali su un conto che non é il loro: sulle virtù delle vittime. Attenti al giorno in cui l'assegno vi sarà rimandato indietro con sopra scritto: "Per mancanza di fondi"
Quando avrete fatto del male un mezzo per sopravvivere, non vi aspettate che gli uomni rimangano buoni. Non vi aspettate che rimangano morali per far cuscino agli immorali. Non vi aspettate che producano, quando la produzione viene punita e il ladrocinio ricompensato. Non chiedetevi: "Chi distrugge il mondo?" Siete voi.
Siete in mezzo alle più grandi conquiste della più grande civiltà produttiva e vi chiedete perché vi cade a pezzi intorno, mentre condannate la sua linfa vitale... il denaro. Considerate il denaro come lo consideravano i selvaggi prima di voi, e vi chiedete perchè la giungla sta man mano inghiottendo le vostre città. Nella storia dell'uomo, il denaro è sempre stato rubato da pescecani di un tipo o dell'altro, i cui nomi cambiavano, ma i metodi rimanevano gli stessi: impossessarsi della ricchezza con la forza e tenere i produttori legati, diffamati, oppressi, privati dell'onore.
Quella frase sul male del denaro, che pronunciate con tanta virtuosa indifferenza, proviene da un'epoca in cui il denaro veniva prodotto dal lavoro degli schiavi... schiavi che continuavano a ripeterla, dopo che fu scoperta dalla mente di qualcuno, e rimasta così per secoli. Finché la produzione veniva regolata dalla forza e la ricchezza veniva conquistata con la violenza, poteva andar bene.
Però, attraverso secoli di miseria e di fame, gli uomini hanno continuato a esaltare i pescecani, a considerarli aristocratici della spada, aristocratici per nascita, aristocratici della burocrazia,e a disprezzare i produttori, a considerarli schivi, commercianti.... e industriali.

Per la gloria dell'umanità,c'é stata, per la prima e ultima volta nella storia, una nazione del denaro...  e non trovo miglior tributo da offrire all'America, perché questo significa: una nazione di ragione, di giustizia, di libertà, di produzione, di conquista. Per la prima volta, la mente dell'uomo e il denaro furono liberati e non esistevano più fortune-per-conqusta, ma fortune-per lavoro,  e al posto degli uomini con la spada in  mano apparvero i reali costruttori del benessere, i più grandi lavoratori, gli esseri umani più evoluti.... gli uomini fatti da sè.. gli industiali americani.
Se mi chiedete di nominare la più orgogliosa  distinzione degli americani sceglierei.... perché contiene tutte le altre...  il fatto che sono stati loro a creare la frase "far soldi". Nessun altro popolo e nessun'altra nazione aveva mai usato prima qeuste parole; gli uomini avevano sempre pensato alla ricchezza come a una quantità statica... da ereditare, chiedere, rubare, dividere o ottenere come un favore. Gli americani sono stati i primi a capire che la ricchezza deve essere creata. Le parole "far soldi" contengono l'essenza della moralità umana.

Eppure queste furono le parole per le quali gli americani furono condannati dalla cultura dei continenti dei pescecani. Ora il credo dei pescecani vi ha convinti a considerare le vostre più grandi conquiste come un marchio di infamia, la vostra prosperità come una colpa, gli industriali come delinquenti, e le vostre meravigliose fabbriche com il prodotto e la proprietà di un lavoro muscolare, il lavoro di schiavi, frustati come quelli delle piramidi d'Egitto. Il farabutto che dice di non vedere alcuna differenza fra il potere del dollaro e quello della frusta, dovrebbe imparare la differenza sulla sua stessa schiena..... come penso che avverrà.
Finché e a meno che non scoprirete che il denaro é alla radice di ogni bene, sarete voi stessi gli artefici della vostra rovina. Quando il denaro finirà di essere il mezzo di scambio fra gli uomini, allora gli uomini diverranno gli schiavi degli uomini. Sangue,fruste e fucili..... o dollari. Fate la vostra scelta.... non c'è n'é altra... è giunto il momento.

Postato da: LibertyFighter a 12:09 | link | commenti (15)
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venerdì, 27 marzo 2009
La politica non sta sbagliando i mezzi. Sono i fini che sono diversi.

Il Seminario di Economia Austriaca a Roma, ha affrontato ieri il problema della crisi economica. E' stata ricostruita con cura tutta la gestazione, la sequenzialità delle cause e gli effetti che hanno prodotto la più grave recessione dell'ultimo millennio. Devo dire che alla luce delle teorie economiche corrette, tutto il manifestarsi della crisi risulta prevedibilissimo e scontato. Gli effetti di lungo periodo non sono certo conosciuti, se si esclude la scomparsa dal panorama economico mondiale degli Stati Uniti d'America. Cosa questa, che ormai pare essere scontata. A breve, gli Stati Uniti, se resteranno tali, non saranno più in grado di contare nel panorama economico mondiale.

A parte questo, ho notato una certa disinvoltura nel commentare gli “errori” compiuti dai politici e dai governatori delle varie banche centrali.

Il problema secondo me, è che si da troppo per scontato che siano errori, per il semplice fatto che ancora, intimamente, si crede che determinate istituzioni abbiano lo scopo di gestire sapientemente la “cosa pubblica”.


Questa è, secondo me , una falla concettuale molto importante.


Il perché ci sia questa crisi è evidente.

Non puoi creare credito dal nulla e manipolare i tassi di sconto, senza creare enormi distorsioni e malinvestment che prima o poi la società dovrà pagare. Trenta anni di fiat money e gli ultimi caratterizzati da tassi di interesse prossimi allo zero assoluto, hanno creato tutto questo. La miccia è stata la crisi sub-prime, ma poteva essere qualsiasi altra bolla. Adesso, il mercato, la Natura se vogliamo, sta chiedendo il conto che i vari Greenspan ci hanno gentilmente lasciato sulle spalle.

Non puoi neanche evitare di pagare questo conto. Certo puoi ordinare altre portate, ma con la consapevolezza che ogni portata in più, darà un beneficio effimero, in cambio di un conto ancora più salato. E sai che la storia va avanti fino a che il gestore del locale (la Natura), ti fa credito, altrimenti smette di portarti altre portate e il conto te lo presenta subito.

Ora, credere che i politici e i banchieri centrali non si siano accorti di queste palesi verità, credere che VERAMENTE pensino che le politiche Keynesiane possano risolvere il problema, nonostante siano esse ad averlo generato, equivale a considerare costoro dei fessi, degli stupidi.

Sappiamo bene che il suffragio universale seleziona naturalmente populisti e imbroglioni ai vertici della società. Quello che però il suffragio universale non fa, è selezionare gli individui stupidi.

No cari amici, costoro non sono stupidi e non stanno distruggendo la società (ma io userei già il passato: non hanno distrutto la società) per imperizia. Lo hanno fatto e lo continuano a fare per dolo. Scientemente.

O meglio, la distruzione della società è soltanto un effetto collaterale del raggiungimento dei loro fini. Come tale, è plausibile se porta loro i risultati voluti nel minor tempo possibile.


Come tutti saprete, la prasseologia ci insegna che ogni uomo ha una scala di fini, di esigenze che cerca di soddisfare utilizzando le risorse terrene che sono limitate. Per far questo, compie ragionamenti economici (giusti o sbagliati) per razionalizzare l'uso delle risorse in questione e soddisfare in maniera decrescente i bisogni elencati ordinalmente nella suddetta scala valoriale.

Questo ci dice la teoria.

La pratica ci fa comprendere come, gran parte di questi fini, per gran parte delle persone, siano obbiettivi materiali che accrescano il loro benessere terreno.


La teoria inoltre, ci spiega che per raggiungere questi obbiettivi, si possono intraprendere due strade. Il libero scambio di risorse che, permettendo una allocazione più efficiente delle stesse, aumenta il numero di beni materiali a disposizione, e il furto, l'appropriazione indebita che, essendo unilaterale, non garantisce affatto una allocazione di risorse più efficiente, ma quasi sempre meno efficiente. Il furto sostanzialmente, impoverisce la società. La cosa sembrerebbe banale, fino a che non si pensa che, se sei una persona intelligente, non rubi normalmente, ma istituzionalizzi l'appropriazione indebita chiamandola redistribuzione, tassazione, politica, “gestione della cosa pubblica”.

Il che in parole povere significa che, i più forti ladri e predatori di tutti i tempi, creano gli Stati e la Politica, per poter rubare protetti dal contribuente. Certo, per far reggere il tutto hanno bisogno di dissimulare i loro reali obbiettivi, e quindi ogni ente creato per rubare e depredare viene associato ad una funzione differente, populista e in qualche modo, giustificabile dalla massa.

Ma non bisogna mai dimenticare che la giustificazione, NON E' lo scopo reale di tali enti.

Ragion per cui, i comportamenti degli stessi non possono essere compresi supponendo che tendano a espletare la funzione giustificatrice, ma solo ammettendo che le azioni intraprese servano a raggiungere il reale scopo dell'ente.

Intendiamoci, anche questi lupi famelici sono persone, e come tali sottostanno alla legge economica. Anche loro hanno a disposizione risorse limitate (tra cui il tempo), e devono raggiungere i loro scopi trovando una gestione efficiente delle risorse a loro disposizione.

Devono riuscire a rubare bene, in fretta, e in abbondanza. Prendiamo un politico random. Mediamente, il suo obbiettivo sarà una vita agiata per sé e per i suoi familiari. Possibilmente per il tempo più lungo possibile. Magari garantita anche ai pronipoti. Per far questo però, a differenza di un libero scambiatore, egli ha a disposizione la via più comoda: il furto legalizzato.

Il problema economico si formula per lui quindi nella seguente maniera:

“Qual è il modo più efficiente di ottenere i soldi che servono a me e alla mia famiglia, lavorando nell'ambito del furto legalizzato?”

Avendo a disposizione tassazione, legislazione ad hoc, monopolio della moneta ed altro, chiaramente sono queste le armi che costui userà per raggiungere i suoi scopi.

Che, ribadisco ancora una volta, sono gli stessi del libero scambiatore, ma che a differenza di questo, egli può raggiungere in modi più diretti e semplici.

Un paragone che si potrebbe fare è il seguente.


Supponete che il mondo sia un immenso Monopoli. So che il paragone è un po' stretto, in quanto il Monopoli non è certamente un esempio di libero mercato e di capitalismo, ma cionondimeno, raggiunge lo scopo illustrativo.

Tutte le persone, volenti o nolenti, partecipano a questo gioco. L'unica differenza che c'è tra il vostro funghetto, e il candelabro del politico, è che il candelabro può modificare le regole in corsa a suo piacimento e può perfino prelevare soldi gratuitamente dalla Banca, senza doversi accontentare delle 20000 lire al passaggio al via.

La triste realtà è che se tra amici, nessuno giocherebbe a Monopoli in queste condizioni, nella vita reale, siamo costretti a giocare ugualmente contro il candelabro, e siamo anche costretti a farci prendere per il culo perché, stranamente, lui vince sempre.


Alla luce di tutto ciò, cosa credete che importi a Bernanke, a Obama, a Trichet, solo per dirne alcuni, se nel futuro la società va a rotoli? Se anche milioni di funghetti falliscono e diventano poveri in canna, questo non intacca la condizione di vita dei candelabri, che alla peggio, hanno già l'isoletta con la villa super protetta e tanto oro da parte. Nella società civile scoppiano rivoluzioni, carestie e epidemie? Questo comunque non avverrà nei lidi bazzicati dai candelabri, che potranno comunque permettersi tutti i lussi che gli vengono in mente, grazie alle riserve accumulate diligentemente durante il periodo di governo. Anzi, per converso, più il resto della società si impoverisce, maggiore potere avranno coloro che rimarranno ricchi.

Per comprendere le dinamiche politico - economiche legate alla crisi, e più in generale tutte le dinamiche politiche, è necessario fare mente locale dunque che:

  1. Il Governo NON HA LO SCOPO di far star bene la popolazione, ma di permettere ai lupi di mangiare in maniera ordinata ed efficiente.

  2. Gli enti pubblici NON HANNO LO SCOPO di servire il cittadino, ma di estendere il controllo politico dei lupi, nonché di aiutarli nella loro rielezione

  3. La FAO, l'OMS, e le altre sigle simili, NON HANNO LO SCOPO di monitorare e porre rimedio alla fame e alle malattie, ma estendere il controllo politico e garantire una maggiore stabilità al branco dei lupi per mezzo del sottogoverno.

  4. La democrazia totalitaria (socialdemocrazia) è solo la risposta di mercato ad un problema di "ottimo politico". E' la maniera più efficiente che si è trovata fino ad adesso per rubare limitando le incazzature delle vittime.


In quest'ottica, come per magia troverete logica e coerente qualunque azione intrapresa da governi e istituzioni.

Postato da: LibertyFighter a 12:04 | link | commenti (2)
politica, economia, usa , socialismo, banca centrale, crisi economica

mercoledì, 11 marzo 2009
Tremonti Signoraggista?

Il dilettante economista casualmente insediatosi a capo del ministero del Tesoro, deve aver capito che non ha senso la proibizione delle droghe. Avrà pensato forse che, se in parlamento se ne abusa con tranquillità, sarebbe  perlomeno ingiusto continuare a perseguitare coloro che al di fuori dello stesso, hanno le stesse abitudini. Lodevole pensiero. Peccato che, forse per avere una maggiore comprensione del fenomeno, il Ministro abbia voluto provare egli stesso gli effetti psicoattivi di tali sostanze.
E peccato che, a fronte dell'enorme disponibilità di droghe leggere, Giulio abbia sbagliato scelta, ingurgitando qualcosa di molto più pesante di semplice marihuana.
Voglio credere che la spiegazione di una intervista alla RAI rilasciata il giorno 6 marzo sia questa e non altre. Altrimenti infatti, bisognerebbe tirare fuori termini molto pericolosi. Termini tipo "tentativo di golpe", "colpo di mano" e altra merda simile.
Devo dire che, anche a fronte di una uscita di Berlusconi sul voto unico ai capigruppo, anche questa ipotesi non è remota, in quanto tra "più stato nella produzione di moneta", e "quattro persone che votano al posto di tutto il Parlamento", i sospetti diventano leciti.

Ma per quanto riguarda Giulio, stante la sua enorme ignoranza economica, certificata proprio dal fatto che si trova al Ministero del Tesoro (se sai qualcosa di economia, storia insegna che vai alla Difesa), voglio credere che la suddetta uscita sia dovuta ad una indigestione di peyote e non ad un neanche troppo velato tentativo di Golpe da Nuovo Ordine Mondiale (di cui Tremonti peraltro ha spesso parlato).

Non può un ministro dell'economia, nel pieno delle sue facoltà mentali e contemporaneamente in buona fede, dichiarare le seguenti amenità:

"negli anni novanta inizia una moneta diversa da quella buona. Gli stati spesso rinunciano alla sovranità monetaria, consentono che a fianco della moneta buona, quella Sovrana, nasca una moneta privata commerciale parallela fondata sul nulla. E' quello che ha causato la crisi è quello che si comincia a capire la causa della crisi. Credo che abbia ragione il Presidente Americano. Quello che farei è più Stato, più decisamente "

Delirium Tremens Tremonti, in quattro parole ha dato via libera alla tesi signoraggista (per le esultanze di Pascucci e degli altri deficienti (in economia si intende), che credono alla puttanata della moneta sovrana.
A voler pensar male si fa peccato, diceva un ben più famoso Giulio, ma spesso ci si azzecca.
Sembrerebbe che, non potendo più nascondere in toto le vere cause della crisi, additando speculatori e imprenditori cattivi, la linea del ministro sia diventata quella di ammettere il problema della moneta creata dal nulla, ma appoggiando l'unica tesi che, contrariamente ad ogni razionale deduzione, vorrebbe regalare allo Stato ancor più potere e allo stesso tempo, lo stesso superpotere ignobilmente concesso ai banchieri.
Sostanzialmente Tremonti dice:

Ragazzi è vero. La crisi è figlia diretta dell'espansione creditizia, perché le bancaccie centrali stampano moneta fondata sul nulla. La mia SUPERBA idea è che se a stampare moneta basata sul nulla fossimo noi Stati, tutto andrebbe meglio.

A Roma, si dice paraculaggine. Io sono certo che, se a stampare moneta dal nulla invece della banca centrale, fossi IO, le cose andrebbero meglio. Per me sicuramente.
Ma vediamo le evidenze storiche che suffragano la tesi Tremontiana. Prima degli anni novanta, c'era la moneta "buona", quella "sovrana".

Ricordiamo a tutti che il gold standard è stato archiviato definitivamente nel 1971. Era già l'ombra dello stesso, ma almeno c'era.
Qui, potete trovare la perdita annua di valore della moneta "lira", quella buona e sovrana, almeno fino agli anni novanta, dall' unità d'Italia in poi.  Potete notare che, negli anni del puro gold standard, in tempi di stabilità politica, l'inflazione era addirittura negativa.
Ma lasciamo perdere i dati storici.
Noterete che nel 1953 c'è segnata la cifra di 1000000 di lire. Il sito vi fa capire quanto questi soldi si siano svalutati nel corso degli anni.
Ebbene. Se vostro nonno avesse avuto la fortuna di possedere una tale cifra, e sfortunatamente di lasciarla nel materasso, chi se la sarebbe ritrovata al culmine degli anni della moneta "sana" e "sovrana", poniamo nel 1989, avrebbe avuto il potere di acquisto di 64.154 lire del 1953.
Ve lo spiego meglio, quello che voi avreste potuto acquistare nel 1953 al prezzo di 64.154 lire, nel 1989 lo avreste acquistato con l'intero milione.
Il che significa che la moneta buona e sovrana, fondata su qualcosa che il ministro ha accuratamente evitato di spiegarci, ha prodotto il razionale ragionamento economico, di sputtanarsi tutti i risparmi nel 1953 e non conservare nulla per il futuro, onde riuscire ad ottenere qualche bene fisico in più rispetto a quelli ottenibili con una vita di sani risparmi.
La sintesi del capitalismo all'amatriciana. Se avessimo ragionato così dai tempi di Romolo e Remo, staremmo ancora a frollare la carne sotto la sella dei cavalli.

Il simpatico Giulio dovrebbe ora spiegarci su cosa è fondata la sua moneta buona. Cosa riesce a perdere il 5.554,00% del valore in quindici anni?

Cos'è che perde valore annualmente di oltre il 10% annuo tra il 73 e l'84 ?

Qual'è la merce su cui sarebbe basata la sua moneta buona? Forse hanno coperto le emissioni comprando tonnellate di computer Eniac? In tal caso, forse si spiegherebbe. Solo la tecnologia spinta infatti perde di valore così in fretta nel corso degli anni. Neppure un'auto del 1953 avrebbe perso tanto valore.

A fronte di questi dati oggettivi, come si permette il ministro, se nel pieno delle sue facoltà intellettive, di giudicare "buona" la moneta "Sovrana" ?


Del resto che il Ministro fosse evidentemente "fuori fase", lo conferma l'apprezzamento alla politica economica dell'abbronzato supereroe. Se c'è un punto in cui ogni individuo sano di mente e a conoscenza di qualche fondamento di economia non dovrebbe concordare con Obama, è la sua visione economica, che sicuramente porterà gli Stati  Uniti allo sfascio. E ad un'altra guerra.
Infatti, non potendo limitare l'inflazione della moneta americana, il nostro genio economico non troverà nulla di meglio che scambiare causa ed effetto e dichiarare una guerra per giustificare tale inflazione. Altrettanto raggelante è la disinvoltura con cui, l'aspirante futuro capo del Partito delle Libertà dichiara che quello che farebbe è :"più Stato e più decisamente".
Almeno, finissero di prendere per il culo gli elettori con la parola "libertà". Certo, visto che dall'altra parte andiamo sempre peggio, alle prossime elezioni eviterò di prendere parte alla farsa..


Postato da: LibertyFighter a 14:00 | link | commenti (27)
politica, economia, berlusconi, inflazione, moneta, capitalismo, banca centrale, fiat money

martedì, 24 febbraio 2009
Crisi economica - parte 2: Inflazione,Consumi e Risparmi

Puntata precedente...

CHI TRAE VANTAGGIO DAL SISTEMA FIAT MONEY ?

Da questo stato di cose, ovviamente trae un enorme vantaggio colui che ha il monopolio dell'emissione della moneta, sia essa cartacea, sia essa sotto forma di credito per effetto della riserva frazionaria.

Ovvero, le banche centrali e il governo con loro colluso. E' importante notare che, a differenza da ciò che propugnano i vari signoraggisti, la banca centrale NON è una massa di privati cattivi che guadagna alle spalle dei poveri governi, i quali si ritrovano un enorme debito pubblico insolvibile.

La banca centrale è un ENTE PUBBLICO, messo lì apposta dai governi, i quali se prima quando inflazionavano la moneta in prima persona si tiravano addosso le ire dei sudditi, adesso usano la banca centrale per mantenere una parvenza di terzietà nel processo. La banca centrale è stata insomma creata ad hoc dai governi per avere un alibi, una capro espiatorio sul quale far ricadere i problemi derivanti dalla perdita del potere di acquisto della moneta.

Le banche centrali d'altra parte sono ben felici di assumersi il compito di fare da capri espiatori, considerato l'enorme potere che gli viene concesso in cambio.

Dunque banche e governi traggono vantaggio dall'emissione di moneta a corso forzoso a scapito della collettività. Questo dovrebbe ormai essere chiaro. Meno chiaro rimane forse il meccanismo con cui questo avviene.

L'aumento della massa monetaria, a parità di merci disponibili da comprare, può generare solo una perdita di potere di acquisto della moneta. C'è una maggiore offerta di denaro per comprare gli stessi beni. Dunque il costo di ogni singolo bene, in unità di moneta, sale. E' ciò che si chiama inflazione. Siccome raccontare alle persone che l'inflazione è l'aumento della massa monetaria causata dai governi, e che A CAUSA dell'aumento della massa monetaria i prezzi aumentano, è molto sconveniente da un punto di vista politico, i governi, con l'aiuto di giornalisti imprecisi ed economisti boiardi hanno pensato bene di cominciare ad invertire effetto con causa e raccontare alla gente che “inflazione” significa “aumento dei prezzi al consumo.

In questo modo, i responsabili dell'inflazione diventano improvvisamente coloro che aumentano i prezzi, ovvero i commercianti in primis, ed il governo può scaricare su di loro i nefasti effetti della sua produzione di denaro.

Va inoltre aggiunto che le due cose non sono legate da un rapporto di biunivocità. Se è vero che l'aumento della massa monetaria genera aumento dei prezzi, è ovvio che i prezzi possono aumentare anche senza bisogno dell'aumento della moneta, a causa di fattori esterni come la riduzione di raccolti a causa di inondazioni, maltempo,l'aumento della pressione fiscale o quant'altro.

Il fenomeno attraverso cui i governi rubano il nostro lavoro ed i nostri risparmi attraverso la politica monetaria si basa su un concetto che ai più non è molto chiaro. Questo fenomeno attiene al fattore temporale dell'immissione di moneta nel mercato. Dovrebbe essere ciò che gli economisti chiamano “non neutralità della moneta”. Sulla definizione non ci giuro, comunque funziona così.

Quando la banca introduce una quantità X di moneta in un mercato, questa non si distribuisce nelle tasche di tutti, ma in un primo tempo è tutta in mano al governo. Quando il governo spende questi soldi, magari per finanziare una guerra, oppure una nuova infrastruttura o l'ennesimo aiuto di stato, il mercato ancora “vede” la stessa massa monetaria e dunque i servizi comprati sono comprati allo stesso prezzo di prima. Coloro che hanno ricevuto per primi questi soldi, potranno ancora sfruttarli quasi a valore intero, per acquistare ciò che a loro serve.

Col tempo, mano a mano che il nuovo denaro circola, il mercato si adegua alla nuova massa monetaria e aumenta i prezzi. Nella catena di spesa che si viene a creare, coloro che ricevono i soldi dopo sono quelli che ne ottengono un beneficio minore, perché il loro valore è diminuito. Nella realtà, coloro che pagano le conseguenze di questo giochino perverso sono SEMPRE le categorie a REDDITO FISSO: i dipendenti che non possono adeguare per tempo il loro compenso alle mutate condizioni del mercato. Proprio le categorie che i vari governi welfaristi affermano di voler proteggere, sono quelle che con il loro sangue finanziano l'aumento della massa monetaria per i bisogni del governo. Sono i redditi fissi a pagare più di tutti per le guerre, per le infrastrutture e perfino per gli aiuti di stato. Quand'anche questi aiuti fossero a loro diretti, nel migliore dei casi i dipendenti si sarebbero aiutati da soli.

E' quindi del tutto evidente come i capi della catena, coloro che ricevono il nuovo denaro per primi abbiano tutto l'interesse a permanere in questo stato di cose. E chi è a capo della catena? Ovviamente i governi.

Illusorio quindi ipotizzare che le fonti ufficiali vi raccontino questa verità. I governi faranno di tutto per non dover rinunciare al “tocco di re Mida”, incluso anche raccontarvi una marea di frottole su quanto sia importante il fatto che loro possano creare moneta.

Per non rischiare di credere in questa bugia, provate a pensare a cosa succederebbe in una società in cui, stante il corso forzoso della moneta, tutti noi avessimo la magica stampante e potessimo stamparci denaro secondo le nostre “necessità”. Accadrebbe che chi riesce a stampare moneta e spenderla prima di altri, compra qualcosa. I più lenti si troveranno a dover stampare milionate di banconote solo per comprare un uovo, fino a quando nessuno accetterà più la moneta e si tornerà al baratto.

E' strano che se una società non funziona quando ogni singolo cittadino può creare moneta da solo, la stessa possa funzionare se solo alcuni di loro sono in grado di farlo.

Infatti, non funziona e ne stiamo avendo la prova.

D'altra parte, vi sarete sempre chiesti come mai, nonostante ripetute innovazioni tecnologiche, nonostante un quasi costante aumento della produttività, i prezzi non scendano mai, tanto che ultimamente è scomparsa la figura della donna casalinga a tempo pieno, perché con un solo stipendio non si campa più. Il motivo è proprio l'aumento di massa monetaria circolante. In un sistema come il gold standard con riserva integrale, l'inflazione può verificarsi solo esclusivamente in ragione dell'oro estratto. Il che significa che per forza di cose sarebbe molto bassa e non riuscirebbe a compensare l'aumento di produttività e i progressi tecnologici. Ne deriverebbe una costante e lenta deflazione, che permetterebbe a tutti di aumentare il loro tenore di vita. Alla continua ricerca di una giustificazione per l'inflazione però, i governi sono arrivati a paventare il “rischio deflattivo”. Per i governi, la riduzione di massa monetaria con conseguente diminuzione dei prezzi è un rischio!

Stranamente, per TUTTI I CITTADINI sarebbe invece una manna. Questo dovrebbe far riflettere sull'antitesi tra ciò che desiderano tutti i governi e ciò che desiderano i cittadini e dovrebbe indurre a capire che tutti i governi sono nemici del popolo.

La giustificazione che adducono per il rischio deflattivo è piuttosto paradossale.


Le persone non consumerebbero più oggi perché domani costerebbe meno farlo e quindi rimanderebbero i consumi. Senza consumi non ci sarebbero più investimenti e l'economia si bloccherebbe”.

Questa SONORA CAZZATA, perché altresì non può essere definita, deriva oltre che dal dolo volontario, da una palese ignoranza dei principi economici (Austriaci). Per prima cosa, non si considera il fattore preferenza temporale, visto che le persone preferiscono sempre godere di un bene OGGI piuttosto che DOMANI. Tutto ciò in ragione del fatto che la vita umana non è infinita. E' vero che tra quattro anni la macchina la pago di meno, ma è anche vero che per quattro anni vado a piedi. Basta dare una occhiata ai prezzi dei prodotti tecnologici. Un PC ogni due anni dimezza il suo costo a causa dell'enorme progresso tecnologico, che neanche l'inflazionomia governativa riesce a compensare. Eppure sono proprio pochi coloro che rinunciano a comprare un PC, un telefonino, un IPOD oggi, perché tra quattro anni lo pagano meno.

Il secondo grave errore commesso riguarda invece la nozione di capitale e di investimenti. Succubi dell'economia Keynesiana, sbagliata senza SE e senza MA, governi, giornalisti ignoranti ed economisti boiardi (l'economia Keynesiana dà un bel po' di provvigioni governative), continuano a ripetere che il CONSUMO genera gli INVESTIMENTI.

Anche qui, come al solito si inverte la causa con l'effetto. Il consumo è al più una conseguenza degli investimenti.

Il consumo è solo la distruzione del capitale accumulato attraverso i risparmi. Il consumo è reso possibile da due cose: i risparmi con i quali comprare ciò che si intende consumare, e un INVESTIMENTO precedente, che ha permesso la realizzazione del oggetto da consumare.

L'investimento precedente invece era stato stimolato e permesso attraverso i risparmi. Quella cosa che, guarda caso, nessuno più riesce ad avere.

E' solo grazie ai risparmi che si può attendere il tempo necessario per allungare la catena produttiva e ottenere maggiori consumi nel futuro.

E' sufficiente immaginare il solito Robinson Crusoé sull'isola. Immaginate che, vagando alla ricerca di cibo, Crusoé trovi un gallo ed una gallina. Davanti a sé ha due alternative: CONSUMARE il gallo o la gallina, oppure RISPARMIARE il consumo, aspettando che questi si moltiplichino e comincino a fornirgli carne e uova un domani. Se Crusoé si nutre di bacche e frutta il tempo necessario a completare l'INVESTIMENTO “pollaio”, al termine dello stesso si troverà con molta più disponibilità di beni di consumo.


Politici, economisti e giornalisti oggigiorno sono tutti intorno a noi a invogliari a consumare quel pollo e quella gallina, confidando che, una volta morti, Crusoé si accorga della richiesta di polli e galline e inizi a produrli.

Avete sentito sicuramente dire in giro che il capitalismo è malato e che per reggersi in piedi induce le persone a consumare sempre di più, anche robe inutili e ad affannarsi per potersi permettere questo esagerato consumo.

E' quello che chiamano "consumismo".

Quella che avete appena letto è la spiegazione di come il "consumismo" sia legato al fiat Money e alle teorie Keynesiane del consumo che stimola gli investimenti. In realtà però, il capitalismo come detto stimola ed incentiva il risparmio e quindi, in assenza di fiat money è ben lontano dal cosiddetto consumismo. Questa storia è un'altra delle balle messe in giro dai governi per spiegarvi come mai trenta anni fa doveva lavorare una persona a famiglia, mentre adesso ne servono almeno due. Ovviamente senza dirvi che la colpa è loro.


Postato da: LibertyFighter a 18:51 | link | commenti (7)
economia, inflazione, oro , banca centrale, crisi economica, fiat money

martedì, 10 febbraio 2009
Gli Americani sono tutti milionari

La FED produce altri mille miliardi di dollari per affrontare la crisi economica con la prodigiosa "cura Obama".
A regime il piano potrebbe raggiungere i duemila miliardi di dollari.
Se aggiungiamo i soldi elargiti e prodotti durante la precedente amministrazione, possiamo contare su, diciamo 3000 miliardi di dollari. Ovvero 3 milioni di milioni di dollari.
Il che significa che la Fed in poco più di un anno è in grado di dare un milione di dollari a 3 milioni di famiglie americane.
Non si capisce allora perché "aiutare l'economia" quando puoi semplicemente rendere ricchi tutti.
O c'è qualcosa che non va?

Postato da: LibertyFighter a 19:05 | link | commenti (20)
economia, banca centrale, fiat money

martedì, 28 ottobre 2008
Lottieri bastona Samuelson

Riporto un pezzo di Carlo Lottieri pubblicato su liberal. Lottieri criticando Samuelson, economista americano di stampo Keynesiano, spiega molto meglio di come faccia io, perché c'è la crisi, e perché grazie agli interventi governativi che in Italia tutti auspicano (tranne io e pochi altri), finiremo ancor più nella merda.

L’articolo di Paul Samuelson pubblicato lunedì con grande rilievo dal Corriere della Sera intenderebbe in qualche modo rappresentare, nel chiacchiericcio politico-culturale italiano, l’epitaffio definitivo sul pensiero più schierato in difesa del libero mercato e, in generale, sulla stessa cultura libertaria e antistatalista. Con quell’articolo si è inteso, per così dire, posare il coperchio sopra la bara, al fine di aprire un fase che fatalmente vedrà un ritorno massiccio, ovunque in Occidente, degli aiuti di Stato e dei boiardi di Palazzo.
Per il premio Nobel dell’economia, infatti, la gravissima crisi che stiamo vivendo (e siamo soltanto agli inizi) sarebbe da imputare alle teorie di quanti hanno avversato il Big Government, hanno tentato di diffondere la convinzione che le imposte vanno abbassate, hanno criticato l’espandersi della burocrazia e della regolamentazione. Secondo il professore progressista, insomma, sarebbe stata l’illusione di immaginare una società quanto più possibile affrancata da burocrazia e uomini di partito a ridurci in questa condizione. E la sua idea è che ora le pecorelle siano costrette a fare ritorno all’ovile e il Leviatano, finalmente, si riprenda una sonora rivincita.

Marcando le distanze da Stalin e da Mao quali esponenti di uno statalismo eccessivo (ma non dalla politica economica “più moderata” di Adolf Hitler…), l’anziano intellettuale liberal propone una visione che egli vorrebbe “centrista” e che suggerisce una rivincita da parte dello Stato, della spesa pubblica, dell’espansione monetaria. Il timing pre-elettorale dell’articolo riverbera in quasi ogni affermazione del testo, che di fatto attacca Milton Friedman e Friedrich von Hayek – entrambi Nobel, come lo stesso Samuelson – quali responsabili della crisi finanziaria globale in atto. Ma qui si parla a nuora perché suocera intenda, e se si colpiscono i teorici che parvero andare di moda negli anni Ottanta è solo per affossare le residue speranze elettorali di John Mc Cain.
Non a caso Samuelson giunge ad accusare gli studiosi libertari di cose che con le loro idee non hanno nulla a che fare: dall’interventismo militare in Iraq al solidarismo socialdemocratico del cosiddetto “conservatorismo compassionevole”. L’evidenza che gli istituti che oggi si incaricano di tenere viva la lezione “austriaca” e più in generale libertaria – dal Mises Institute al Cato Institute – siano stati e continuino ad essere avversi tanto alla guerra come all’interventismo economico più o meno conservatore sembra importare ben poco all’autore del pezzo. Seguendo una strategia retorica sempre efficace, prima egli costruisce una rappresentazione parodistica del proprio avversario intellettuale e quindi si appresta a distruggerlo con grande facilità.

Ma questi sono aspetti che appartengono a polemiche di scarso interesse, che non rendono onore alla carriera di uno studioso che invece va giudicato per le sue considerazioni teoriche, e non per battute degne di un anchor-man televisivo.
Lasciando quindi cadere questi aspetti legati ad una passionalità politica poco consona ad uno studioso, è il caso di concentrarsi sugli elementi più “concettuali” di un articolo che vorrebbe liquidare la teoria economica del liberalismo classico e che, in fin dei conti, finisce per mostrare una volta di più la cecità della scienza economica prevalente.
L’articolo contiene soltanto tre spunti teorici, più buttati lì che seriamente analizzati.

Il primo riguarda l’interpretazione della Grande Depressione, che per Samuelson fu figlia del capitalismo che egli definisce “puro” degli anni Venti e fu guarita solo – in America come nella Germania nazista – da una crescita del potere pubblico, da un aumento della moneta, da programmi di intervento statale. In realtà, c’è ben poco di sensato in quanto afferma l’anziano studioso, perché (si veda La Grande Depressione di Murray N. Rothbard, curato in italiano da Lorenzo Infantino per i tipi di Rubbettino) è stato proprio lo statalismo di Hoover a causare quella crisi che il New Deal rooseveltiano finì per cronicizzare. Rothbard costruisce la propria riflessione a partire dalla teoria misesiana del ciclo economico, ma ha il grande merito di calarla in una complessità di fatti (piccoli e grandi) che non soltanto evidenziano quante fossero state numerose le interferenze al libero mercato causate dalla gestione di Hoover, ma soprattutto chiariscono il ruolo della Fed in tutto ciò. Né va mai dimenticato che la Banca centrale americana nasce solo nel 1913 e impiega ben pochi anni per mostrare tutta la propria pericolosità.
Il secondo spunto teorico che agli occhi di Samuelson dovrebbe definitivamente liquidare la teoria liberale è riconoscibile nella tesi secondo cui i disordini attuali (ma più in generale i vari problemi di una società) si risolvono moltiplicando le competenze dei potenti – politici, burocrati, magistrati, regolatori – e riducendo la libertà d’azione di individui e imprese. È una versione economica della teoria hobbesiana quella che Samuelson propone, nella persuasione che una società ordinata esiga un qualche conducator che “metta in ordine”: l’altro ieri Roosevelt e Hitler, ieri Kennedy e Fanfani, oggi Obama e Sarkozy. In verità, l’epistemologia da tempo sottolinea la superiorità degli ordini spontanei e senza centro – a razionalità diffusa – rispetto a quelli che derivano unicamente dalla volontà di un Principe.

Strutture complesse come il linguaggio, il diritto comune o evolutivo, il mercato, l’interazione tra scienziati in competizione e, oggi, la rete di Internet possono svilupparsi solo in assenza di un “decisore ultimo” che abbia la facoltà di annullare l’autonomia d’azione. Non soltanto il liberalismo vanta un primato etico perché muove dal riconoscimento dell’alterità e quindi dei diritti dei singoli (che ogni statalismo, più o meno “centrista”, finisce per negare), ma esso ha anche il merito di strutturarsi in maniera assai più complessa e meglio adeguata alla realtà.
Accusare il mercato e i processi di liberalizzazione di essere “sregolati” significa restare prigionieri di un’idea troppo banale della norma: quella visione secondo cui le sole regole degne di tale nome sono quelle costruite dai politici, e quindi arbitrarie, fragili perché imposte. Autori come Samuelson non comprendono quanto il mercato viva di regole e ne produca costantemente, non essendo possibile lo sviluppo di un’economia libera dove la proprietà non è rispettata e dove la regola aurea “pacta sunt servanda” viene costantemente disattesa.

Se poi veniamo ad osservare il disastro finanziario in corso fa sorridere che possa essere attribuito a Hayek e Friedman, e non già invece all’egemonia di teorici come Paul Samuelson (il cui manuale è servito, e spesso purtroppo continua a servire, quale strumento per la formazione di un gran numero di studenti di economia in ogni parte del mondo). È certamente vero che Hayek e Friedman sono teorici più prestigiosi – anche perché oggettivamente più originali – di Samuelson, ma è egualmente vero che nell’insieme il “centrismo progressista” variamente neo-classico e neo-keynesiano interpretato da Samuelson continua ad essere la lingua franca usata dai ministri dell’economia, dai banchieri centrali e dalla maggior parte dei commentatori politici. Il Nobel a Paul Krugman ha consacrato, una volta di più, l’egemonia di un pensiero molto apprezzato da quanti frequentano le cosiddette “stanze dei bottoni”, per usare la celebre espressione di Pietro Nenni.
Nello specifico, poi, la crisi è stata generata non già da politiche friedmaniane, né tanto meno hayekiane. Per Milton Friedman, infatti, la gestione della moneta dovrebbe essere limitata da regole costituzionali, e nulla di ciò vi è in America. Per giunta, al fine di evitare espansione monetaria e inflazione lo studioso di Chicago propose di attenersi ad una crescita della quantità di moneta strettamente legata alla crescita stesso della produzione. Nemmeno questo si è avuto, come ben si sa.

A sua volta, neppure Hayek è stato certo ascoltato, specialmente dalla fine degli anni Ottanta in poi. In ambito monetario la proposta più originale dello studioso austriaco consiste nel “denazionalizzare” la moneta, permettendo l’uscita dal corso legale e autorizzando la concorrenza tra valute diverse. Sempre in questa tradizione, molti studiosi  hanno proposto il ritorno all’oro, proprio al fine di evitare quella “crisi della fiducia” che paradossalmente, ma inevitabilmente, accompagna l’introduzione di una moneta fiduciaria (il “fiat money”). La moneta-oro è una moneta che non può essere facilmente inflazionata, e che mantiene una totale convertibilità, togliendo a banchieri centrali e politici la possibilità di operare ai danni dei titolari di moneta e di usare la politica monetaria per reperire risorse e operare in forma redistributiva.
La crisi finanziaria attuale, allora, è conseguente a molto cose – basti pensare alle politiche pubbliche in materia di casa, per dare ad ogni famiglia americana un’abitazione – ma in primo luogo è figlia del keynesismo di chi, come Alan Greenspan, ha aumentato la quantità di moneta in vari modi e soprattutto grazie a tassi di interesse molto bassi. Le bolle a ripetizione a cui abbiamo assistito (la bolla di Internet, quella immobiliare, quella agricola, quella del petrolio ecc.) sono tutte in qualche modo il risultato di una politica espansiva che ha permesso, ad esempio, a persone senza un dollaro e senza alcuna garanzia di comprare casa grazie ai mefitici mutui subprime. Quanti oggi mettono sotto accusa i responsabili di questa o quella banca dovrebbero chiedersi perché tanta “malvagità” e “irresponsabilità” sono esplose solo ora… e forse allora capirebbero che in realtà è stata la politica monetaria a spingere l’America, e quindi il mondo intero, nella trappola di un boom artificioso che ora sta producendo una veloce caduta verso il basso, e senza paracadute.
Non avendo appreso granché dalla storia e rigettando i principi morali e gli argomenti economici che sono all’origine della teoria liberale, Samuelson è destinato ad offrire suggerimenti sbagliati. Ed è esattamente questo che fa.

La medicina che ci offre, a ben guardare, è proprio il veleno che sta facendo crollare le borse. Ecco cosa suggerisce alla fine del suo articolo: “con la creazione di sufficiente denaro da parte della Fed e del Tesoro statunitense, sarà possibile imboccare la via della ripresa e della stabilità”. Insomma, la grande rapina inflazionistica degli ultimi anni non gli è bastata e la tremenda manipolazione del denaro non è parsa sufficiente. Dopo aver creato boom artificiosi con il denaro facile, oggi si dovrebbe continuare su questa strada, “creando” altro denaro.

Samuelson però sa bene che il denaro non si “crea”: al più, quello che si può fare è aumentare la massa monetaria e quindi redistribuire denaro dai vecchi possessori di valuta ai nuovi. È una forma di tassazione che piace molto al ceto politico, dato che è meno avvertita da chi la subisce, e che però produce effetti perversi sull’intero sistema economico. In un’epoca ad alta inflazione come è quella che ci aspetta (anche in virtù del fatto che le prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo pubblicano articoli come quello di Samuelson), l’accumulazione del capitale viene meno e la stessa economia di scambio si trova a fare i conti con la fragilità di un medium, la moneta, che giorno dopo giorno perde valore e quindi crea una serie di problemi agli operatori.
Non diremo che dietro alla crisi attuale c’è Samuelson, anche perché il suo ruolo è stato ed è quello di un divulgatore di tesi non sue. Però è chiaro che il “samuelsonismo” ha giocato e continua a giocare un ruolo negativo: più nel resto del mondo che negli Stati Uniti. In America, in fondo, il dibattito è vivo e chi sui giornali americani ha letto ad esempio l’articolo di Vernon Smith (altro premio Nobel, ma di idee libertarie) o quello di Anna Schwartz (92enne, eppure ancor lucidissima) ha avuto modo di incontrare analisi assai più approfondite e perspicaci.

È nei Paesi dalla cultura più debole – in America latina, oppure nel mondo arabo, o anche in Italia – che argomenti come quelli di questo economista progressista sono destinati a fare più danni. Nei decenni scorsi, il keynesismo ha dato all’Italia l’espansione dell’Iri, la Cassa del Mezzogiorno, il “piano Fanfani” e tutto il loro corredo di partitocrazia, corruzione, intreccio politica e criminalità, politica ed affari, politica ed informazione. Da quell’universo non siamo ancora del tutto usciti, ma già ci aspetta una recrudescenza di “statalismo di destra”, giustificato dalla crisi ma in larga misura motivato dal desiderio di costruire un apparato di potere destinato a durare nel tempo.

Non c’è bisogno allora di un nuovo interventismo, ma di avviare un percorso che tolga la facoltà di manipolare la realtà ai pochi potenti che controllano Stato e banche centrali, e introduca una più sana competizione. Quando fa cenno alle agenzie di rating, ad esempio, Samuelson non rileva come in America solo tre società siano state autorizzate dalla Sec (dalla borsa di New York, in sostanza)  e che quindi sia stata questa “strozzatura” del mercato ad impedire l’emergere di giudizi più fedeli su questa o quella realtà bancaria.
Qui come già altrove, l’economista americano mostra strane assonanze con taluni personaggi “washingtoniani” – analogamente ossessionati dall’ansia di organizzare il mondo – che sono usciti dalla penna del migliore analista letterario del potere americano novecentesco, Gore Vidal; e se non mancano strali a George W. Bush e a quanti gli sono stati attorno in questi anni, è solo per sponsorizzare altri potenti per le medesime cariche e le stesse politiche. Al keynesismo di Greenspan s’intende opporre il keynesismo di quanti – alla guida di questo o quell’organismo – potrebbero essere scelti da un nuovo presidente democratico, ma mai vengono messi in discussione il Potere, le sue pretese, la sua irrazionalità.

Questa è la fondamentale fragilità del progressismo, da entrambi i lati dell’Oceano, ed è per questo che esso ha sempre tradito le proprie attese ed è destinato a fare lo stesso in questa nuova fase storica che ora si apre dinanzi a noi.

Postato da: LibertyFighter a 13:42 | link | commenti (22)
politica, economia, inflazione, banca centrale, fiat money, tasso di riferimento, tasso di sconto

giovedì, 09 ottobre 2008
Oltre al danno, la beffa

Sulle scottature, l'acqua bollente. Questo antico modo di dire rispecchia l'attuale situazione economico-finanziaria mondiale. Sinceramente sono preoccupatissimo. Preoccupatissimo e depresso. Gli interventi delle varie governance mondiali sono andati tutti nella peggior direzione possibile. Diminuzione dei tassi, nazionalizzazioni di banche, iniezione di liquidità. Non usciremo dalla crisi grazie a questo branco di cazzoni patentati. Ci finiremo a testa in giù. Se avessi voluto dare il colpo di grazia alla nostra economia, avrei preso esattamente le decisioni che hanno preso i nostri politici - banchieri centrali.
E saranno stracazzi. Questa crisi è più pesante del 1929. E dopo il 1929 c'è stato Hitler e la seconda guerra mondiale. Poi la guerra fredda e sessanta anni di merda. C'è perfino stato Keynes. Molto molto depresso e preoccupato.
Volevo segnalarvi, se mai ce ne fosse bisogno un altro articolo fantastico di Francesco Carbone, di Usemlab, che purtroppo sembra pensarla come me. A voi la lettura, consigliandovi anche di spulciare sul sito per ottenere nuove informazioni.
Leggete pure i vari link che compongono quest'articolo e entrate pure voi nel magico mondo dei depressi da economisti minchioni.
Poi per riprendervi, guardatevi questo video.

Postato da: LibertyFighter a 12:27 | link | commenti (36)
economia, inflazione, banca centrale, fiat money, interventisti

martedì, 07 ottobre 2008
Inventare denaro non serve

Come volevasi dimostrare. Il Piano Paulson è stato completamente inutile nei confronti degli obbiettivi che si era preposto, e dopo il furto di 700 miliardi di dollari dalle mani dei possessori di dollari, la situazione non è cambiata di una virgola. Se li davano a me, avrei forse ottenuto un risultato migliore di quello del governo americano. A me piace dire "Ve l'avevo detto". Specie a pochi giorni di distanza, e quando ero contro tutto l'establishment economico e politico nostrano.
 Come avevo ampiamente previsto infatti, il piano non avrebbe salvato i mercati. Era sufficiente una pur modesta analisi della situazione per capire che continuare ad iniettare liquidità nel sistema drogato non avrebbe provocato nulla di buono. Qualcosa di cattivo sicuramente lo ha fatto, vista la perdita di potere di acquisto che deriva dall'iniezione di liquidità.
D'altra parte non mi pare di dire una eresia o qualcosa di oscuro se affermo che qualunque piano messo in atto da qualunque governo non possa far altro che provocare effetti indesiderati non ponderati alla vigilia.
In Italia poi, per essere sicuri di questa legge dell'economia, le abbiamo provate tutte. Dalla Cassa del Mezzogiorno all' IRI, all' Alitalia, passando per tutti gli altri interventi pubblici inventati da quei grandi geni che abbiamo sempre avuto al potere.
Oggi, finalmente, i giornali han titolato "Crisi del secolo". Lo hanno capito loro. Lo abbiam capito noi. Quello che stenta ad arrivare al cervello degli italiani continua però ad essere il fatto che questa è la crisi del Keynesianesimo. L'idea delle politiche a debito per favorire investimenti e consumi. L'idea della banca centrale come regolatore dell'indebitamento pubblico e privato. Più specificatamente, la crisi del denaro inventato. Della stampante federale.
No. Da noi la situazione viene percepita come una assurda crisi del mercato libero  e ancora, inopinatamente, si auspica un intervento statale che non si sa come, dovrebbe rimettere a posto le cose.

Lo dicono i piccoli risparmiatori, che poco inclini a capire l'economia monetaria, auspicano semplicemente che qualcuno li tolga dal pasticcio in cui si sono trovati senza nessuna colpa. Legittimo. Sbagliato chiedere aiuto al boia che ha firmato la tua condanna a morte, ma è giusto che costoro chiedano di non rimetterci.

Molto peggio la posizione degli imprenditori, che richiedono a gran voce l'intervento dello Stato. Sconfessando sostanzialmente il loro stesso mestiere, il libero mercato e spingendo sostanzialmente l'Italia in un baratro economico che si chiama Socialismo Reale. Danno infatti sponda  a tutti i nostalgici del comunismo e del socialismo spinto.
Quelli che la politica, con un decreto legge, può spegnere la forza di gravità. E multe a chi osa continuare ad esserne soggetto.
L'imprenditore si assume i rischi di impesa. Se guadagna sono fatti suoi. Se perde anche. Io l'ho sempre sostenuto. La Marcegaglia? Si ricordi che è facile far certe cose con il culo degli altri..

La posizione dei politici è invero disgustosa. La metà di costoro è impegnata a sfruttare il momento politicamente, dando addosso all'una o all'altra parte, quando invece ci sarebbe da rimboccarsi le maniche. L'altra metà si trova a postulare interventi pubblici "come in America".
Interventi pubblici che in America sono appena falliti!. Ma allora perché vogliamo farli pure noi? Siamo tanto diffidenti ad imitare gli states quando fanno scelte oculate, poi li seguiamo a ruota alla prima cazzata?

Ma il peggio del peggio lo sfornano come al solito i "liberali." italiani Ad eccezione di Nicola Porro, che finalmente scrive un pezzo di vero liberalismo economico su fondamenta austriache, gli altri, a partire da un irriconoscibile Oscar Giannino, sono lì a dichiarare che l'intervento pubblico in questo caso, perché c'è una grave crisi etc etc, in via del tutto eccezionale, può essere utile.
Ora. A parte che una simile dichiarazione significa solo ed esclusivamente l'abiura alle teorie liberali, in quanto una volta giustificato l'intervento per "casi eccezionali", diviene automatico  chiedersi CHI definisca quali sono i casi eccezionali. E chi meglio dello Stato per giudicarlo? In secondo luogo perché significa negare il fatto che il mercato si regoli da solo, e dichiarare che la politica, ossia quell'organizzazione criminale e criminogena lentissima, possa regolare un mercato sempre più veloce rendendolo più efficiente di quanto non sia in assenza di costrizioni.
Utopico, delirante.
In generale Libero di quest'oggi sembra essere un revival dell' Unità dei tempi precedenti al 89. In un altro articolo si elogia l'intervento Americano perché giusto o sbagliato che sia, è un tentativo di porre rimedio, invece dell'immobilismo dei vertici Europei.
Come dire che di fronte ad un malato di cui non si conosce la malattia, sia più opportuno tentare cure con medicine random piuttosto che aspettare e cercare di capirci qualcosa.
"Non so cos'hai, ma intanto ti faccio un clistere e pure un salasso."
Sulle pagine del quotidiano, trova spazio perfino la lettera di un sindacalista CISL che rivendica il ruolo dei sindacati come premonitori della crisi, semplicemente perché hanno denunciato la troppa finanziarizzazione dell'economia.
Che significa? Nulla. Perché il concetto di troppo è un giudizio di valore. E come tale non ha alcun senso collettivo. Chi decide cosa sia troppo? Diverso sarebbe stato il caso in cui i sindacalisti si fossero scagliati contro le manovre creazioniste di BCE, FED e governi mondiali. Ma non lo hanno fatto. E neanche un mese fa erano lì che incitavano Trichet ad abbassare il tasso di sconto. Veramente strana come opposizione.

Sinceramente mi sono stufato di questa cagnara. Mi sono stufato di sentire idiozie a rotta di collo e voltafaccia a ripetizione. Mi sono stufato di leggere pseudoesperti che ci spiegano i problemi senza conoscerli e che appoggiano ulteriori manovre autodistruttive.

Cosa potrebbero fare gli Stati se volessero intervenire veramente per risolvere la crisi? Quello che non vogliono fare.
Dovrebbero innanzi tutto cambiare il sistema monetario. Niente più fiat money, introduzione di una moneta-merce con cambio fisso e riserva integrale della stessa merce. Certamente debbono farlo gradualmente. Ma se non si parte da qui, non si va da nessunissima parte. Nell'immediato, sarebbe opportuna una forte detassazione, l'abbattimento del cuneo fiscale e possibilmente anche dell' IVA, in modo da risollevare i consumi. Dove prendono i soldi? Tagli di spesa. Abolizione di metà dei politici sulla faccia della terra. Abrogazione delle consulenze esterne, annullamento di tutti i finanziamenti pubblici. Ritiro dei contingenti militari in Kaffiristan. Cessione degli immobiliari per ridurre il debito pubblico. Abolizione delle province.
Queste sarebbero le mosse da intraprendere. Il casino che si sta facendo adesso invece, viene spacciato per tutela del risparmio. Ma come avrete sicuramente letto, in tutta Europa, i conti correnti sono  garantiti dallo Stato. Almeno fino ad un tetto massimo. Il che significa che inflazione permettendo, i cc sono già al sicuro, almeno per le fasce deboli. E allora rimane il sospetto che dietro la "tutela del risparmio", ci sia la voglia di salvare alcune banche. Banche che invece devono fallire ed essere liquidate. Questo sia per motivi economici per cui un cittadino non deve pagare gli errori altrui, sia per motivi etici, in quanto i banchieri si sono fino ad adesso lanciati in investimenti altamente speculativi, con ritorni economici grandiosi. Mentre c'era gente che si sudava la pagnotta, questi altri diventavano ricchi moltiplicando i pani ed i pesci. Adesso che i pani e i pesci stanno finendo, il loro salvataggio sarebbe un cattivissimo insegnamento per il mondo. L'insegnamento che più "la fai grossa", più è sicuro che ti salvi, e magari ne esci con buoneuscite milionarie.

UPDATE
Vi lascio con un link ad un ottimo articolo di Huerta de Soto, pubblicato dal Mises institute, che spiega ancora, se mai ce ne fosse bisogno, le origini della crisi. Le VERE origini.

Postato da: LibertyFighter a 11:06 | link | commenti (8)
economia, inflazione, socialismo, moneta, banca centrale, fiat money, riserva frazionaria, interventisti, tasso di riferimento, tasso di sconto

martedì, 30 settembre 2008
Thank You U.S. Congress

Il Congresso Americano ha bocciato il piano Bush studiato per aggravare la crisi economica. Il piano, ovviamente appoggiato da chi di economia capisce veramente poco, è stato bocciato dai due terzi dei compagni di partito di G.W. Bush. E' a loro e a tutti coloro, anche Democratici, che si sono messi una mano sulla coscienza ed hanno bocciato il nefasto piano, che rivolgo un sincero GRAZIE.
La speranza è che la saggezza dimostrata oltreoceano da  una parte della classe politica sia ripresa anche qui, nella patria del Socialismo Reale, e si mettano a tacere i Tremonti della situazione, evitando nuovi interventi e lasciando che la crisi faccia il suo naturale corso.
La paura della gente comune è che i fallimenti bancari possano portare alla perdita dei soldi depositati sui loro conti correnti. Paura giustificata. Spero che ciò non accada.
Ma alla fondata paura, va accompagnata la consapevolezza che piani alla Bush non risolvono la crisi, ma la aggravano. E che quello che si ottiene a seguito di altre iniezioni di liquidità è solo quello di azzerare il valore del denaro. Si ottiene Weimar. E non saranno solo "alcuni contribuenti" a ritrovarsi ingiustamente senza soldi.
Sarà TUTTO IL MONDO.
Bisogna chiedersi: è utile mantenere 50000 euro in banca quando con questi potrò comprarci si e no una birra?
La politica degli ultimi 100 anni ci ha cacciato in questa crisi. Il mercato, ce ne porterà fuori. La politica non pagherà, se non in minima parte. Ma la politica ha ancora il potere di aggravare la crisi.
Cerchiamo di impedirglielo.

Postato da: LibertyFighter a 18:03 | link | commenti (18)
politica, economia, inflazione, moneta, banca centrale, interventisti

giovedì, 25 settembre 2008
Quale troppo liberismo. La politica all'origine della crisi.

Nota: articolo particolarmente lungo. Scusatemi.

I fallimenti a catena registrati negli Stati Uniti nell'ultimo anno hanno incredibilmente rivitalizzato i detrattori del libero mercato: i socialisti dell'ultima ora, gli statocentrici zelanti. Perfino il nostro avvocato-ministro del tesoro si crogiola nel “ve l'avevo detto”, ovviamente riferito al suo libro “La paura e la speranza”.

Pensiero in libertà L'ultimo che ha parlato di speranza e felicità era Frodi, un attimo prima di sodomizzare l'Italia intera.

Gli statalisti affermano con ostentata convinzione che è arrivato il momento che “la politica metta regole ferree ad un mercato sempre più libero e senza freni”. E' giusto che dicano così, tirano acqua al loro mulino socialista e non c'è modo migliore di farlo che rovesciando colpe proprie sul nemico più acerrimo: liberismo, liberalismo, libertarismo o come vogliono chiamarlo.E' giusto, ma non è la verità. La verità come al solito è estranea dalla bocca dei politici. E' estranea da certi giornalisti prezzolati ed è soprattutto estranea da correnti di economisti a braccetto con la politica.

Se è vero che le Cassandre non mancano mai, rimane il fatto che chiunque conosca un po' di economia austriaca, era da tempo che aspettava questa crisi. Per tal motivo fa ancora più ribrezzo che siano altri, con convincimenti diametralmente opposti a rivendicarne la previsione. La crisi è stata innescata da politiche stataliste. Proprio da coloro che adesso rivendicano il dovere di “mettere regole”.

Alla base di tutto stanno tre operazioni che la Banca Centrale è in grado di fare per editto politico.Tre operazioni che col mercato non hanno nulla a che vedere, ma che sono state concesse loro dal potere politico. Tre operazioni che, se facessimo noi, finiremmo in galera senza neanche un processo.

La prima è la manipolazione del  tasso di sconto o tasso di riferimento.

Il tasso di sconto è il tasso di interesse a cui la banca centrale presta denaro alle banche che ne hanno necessità. Questo tasso è fisso e viene deciso dalla banca centrale.A seconda di esso, le banche decidono se indebitarsi o meno e a che interessi applicare nei loro prestiti.

In sostanza quindi, il tasso di interesse, che dovrebbe essere una variabile dipendente dal “rischio” associato al prestito, finisce per essere deciso in larga parte dalla banca centrale.

Vedremo in seguito gli effetti della manipolazione di questo tasso.

La seconda operazione anti-mercato che la banca centrale può fare, è la manipolazione della percentuale di riserva frazionaria. Ovvero, lei può decidere quel numeretto, attualmente al 2% in zona Euro, che è di vitale importanza per le altre banche.

Ma cos'é la riserva frazionaria?

La riserva frazionaria può essere definita in vari modi. Il più corretto si chiama truffa di Stato. Il meccanismo è il seguente:


Supponiamo che 100 persone versino 100 euro nei loro rispettivi conti correnti di una banca.Per decisione politica, la banca è tenuta a tenerne la riserva frazionaria (2%) in cassa e può liberamente prestarne il resto. Fin qui, il problema evidente si presenterebbe qualora i correntisti ritirassero contanti per un valore complessivo maggiore del 2% dei depositi totali. In tal caso la banca non avrebbe liquidità e si troverebbe nei guai. Ma il fatto che questi signori prestino i nostri soldi, si potrebbe accettare come contropartita dell'interesse che ci viene corrisposto per il servizio di protezione del nostro denaro.

Il dramma sorge quando da una banca si passa a più banche. La banca che ha ricevuto i 10000 euro iniziali, ne tiene il 2% in cassa e ne presta 9800 a Tizio. Tizio deposita 9800 euro in un'altra banca. La quale ne tiene 196 in cassa e ne presta 9604 a Caio. Caio si rivolge ad un'altra banca, vi deposita il suo prestito di 9604 euro. Questa banca, trattiene 193 euro e ne presta 9501 a Sempronio.

Fermiamoci qui. Tenete presente che tutto questo è legale e succede tutti i giorni. Abbiamo la seguente situazione:

In giro, come per magia, ci sono 38905 euro. Ma gli unici che hanno effettivamente depositato, sono quei fessi dei cento correntisti, che hanno creato beni e servizi per un totale di 10000 euro. Il resto viene chiamato espansione del credito. O moneta inventata. O truffa. Vi risparmio i calcoli matematici, ma il gioco converge a zero quando il credito circolante raggiunge 50 volte il deposito iniziale (100% / riserva frazionaria).

Quindi, a fronte dei 10000 euro di beni effettivamente prodotti, c'è una serie di crediti per la non irrisoria cifra di 500 000 euro. Sorvoliamo sul fatto che il sistema complessivo di banche si ritrova a percepire interessi su 28905 euro prestati, di cui 18905 inesistenti.

Come passo successivo, supponiamo che i nostri correntisti abbiano guadagnato quei soldi producendo ciascuno 100 Kg di merce per un ricavo netto di un euro al Kg. Un attimo prima che i correntisti depositassero, il nostro sistema semplificato si ritrovava con 100000 Kg di merce e 10000 euro che girano per comprarla.

Dopo i depositi e i prestiti, lo stesso sistema si ritrova con 100000 Kg di merce, e 38905 euro che girano per comprarla. E' facile intuire cosa succede al prezzo della merce prodotta. Secondo la legge della domanda e dell'offerta, supponendo stabile la prima, con l'offerta di moneta triplicata......, il prezzo della merce in questione triplica.

A questo punto, i produttori (i cento correntisti) si troveranno in difficoltà a causa dell'aumento dei prezzi, in quanto posseggono soltanto 100 euro a testa. Tizio, Caio e Sempronio invece, potranno fare man bassa di gran parte della merce, essendo in possesso di molti più soldi dei produttori.

Come si evidenzia dall'esempio, il sistema fiduciario a riserva frazionaria ha la caratteristica di incentivare il fare impresa indebitandosi, piuttosto che usando le risorse proprie.

Sostanzialmente, diventa conveniente il comportamento di Tizio Caio e Sempronio, e magari mettere al sicuro denaro sufficiente ad una vita ai tropici, prima di fallire e dichiarare bancarotta.( Ricordate Cirio e Parmalat?)

Può funzionare un sistema del genere? Anche un bimbo di cinque anni ti direbbe di no, che è inconsistente, illogico e fraudolento. Sulla moneta Stato e Banche centrali hanno sempre volutamente mischiato le carte e nascosto il gioco. Lo scopo è far credere che l'argomento sia talmente ostico da essere accessibile solo ad una cerchia di iniziati. Non è così.

Chi a suo tempo ebbe la pazienza di leggere il mio articolo De Moneta, sa che la moneta nasce come merce più comoda da scambiare in un baratto. La vita sociale è fatta di scambi. Tu mi dai una cosa che mi serve, io ne do una a te che ti serve. Se tutti e due siamo daccordo nel valutare “meno utile” ciò di cui ci priviamo rispetto a ciò che riceviamo, lo scambio va in porto. Altrimenti no. Non c'è altro.

Che succede quando il denaro è inventato? Succede che una parte che scambia qualcosa e non riceve nulla in cambio. Il mercato piano piano si adatta e fa lievitare il prezzo delle merci a causa della maggiore offerta di denaro. Se prima con 10000 euro compravi tutta la merce, adesso servono 38905 euro per comprare tutta la merce. E' quella che viene definita inflazione. Naturalmente tutto questo non accade istantaneamente in una società complessa. Tipicamente, prima cominciano ad aumentare gli investimenti, trainati dai prestiti che le banche hanno concesso. Tra questi, ovviamente case e terreni. Man mano che la moneta circola, cominciano ad aumentare anche i generi di consumo. Tra questi ovviamente il cibo.

E per ultimo, ma non meno truffaldino dei primi, arriva la terza leva che la Banca Centrale ha a disposizione per rapinarci. Vi siete chiesti dove prendesse i soldi la banca centrale per prestarli alle banche al tasso di sconto da lei fissato? La banca centrale non ha depositi di correntisti dai quali attingere per i prestiti. No. La banca centrale ha una stampante. Con questa stampante la banca centrale “inietta sul mercato liquidità”.

Cioé stampa tanti foglietti di carta e li presta alle banche affinché possano ripianare il debito. Oppure li presta agli Stati per permettergli di fare guerre, fare sottogoverno senza dover alzare le tasse. (Questo si chiama debito pubblico).

Adesso sapete che ogni qualvolta sentite le magiche paroline “la BCE ha iniettato sul mercato x miliardi di euro di liquidità”, potete tradurre: “la BCE ha oggi rubato y euro dalle vostre riserve di euro”.


Pensiero in libertà: E' come se giocate a monopoli e quando finite su un albergo prendete i soldi dalla scatola per pagare....

Tutte queste operazioni, che sfido chiunque a definire libero mercato , producono i cicli economici, o le crisi, di cui quella attuale è un esempio. Cosa succede fattivamente?

Supponiamo che, per motivi diversi, ma sostanzialmente di politica monetaria e quindi non libero mercato, la banca centrale abbassi il tasso di sconto.

Le banche vengono invogliate a richiedere denaro in prestito e a concederlo ad interessi più bassi. Il popolo viene invogliato a indebitarsi e i consumi tendono a salire. In realtà i consumi che salgono sono quelli “a debito”, perché chi non contrae debiti con l'andare del tempo e con l'offerta di moneta che cresce, cominciano a dover ridurre i propri. In pratica, ogni volta che si abbassa il tasso di sconto, la banca centrale sta, come al solito, rubando potere di acquisto della moneta, e sta generando ancor più inflazione.

Adesso sapete che ogni qualvolta sentite le magiche paroline “la BCE ha abbassato il costo del denaro / tasso di sconto al x%”, potete tradurre: “la BCE ha oggi rubato y euro dalle vostre riserve.”.

Ma questo all'inizio non si vede.

Gli imprenditori, spinti da una grande domanda di consumi (a debito), pensano che sia arrivato il momento di espandere le loro imprese. E si indebitano con le banche per farlo.Il basso interesse rende artificialmente profittevoli un sacco di idee imprenditoriali che normalmente sarebbero scartate, perché giudicate o non remunerative, o troppo rischiose. Ed è boom. Tutti si indebitano, costruiscono e comprano.

Tutto ciò ad un certo punto si blocca. E si blocca a causa dell'inflazione. Infatti, la banca centrale immette liquidità, le banche la moltiplicano grazie alla riserva frazionaria, e dopo un pò, la moneta circolante è talmente alta che i prezzi si impennano. Questo accade in tempi diversi rispetto all'aumento di moneta circolante. Infatti, all'inizio i soldi vengono investiti nei mercati finanziari (per finanziare le imprese imprenditoriali in espansione) e in investimenti quali terreni e case Inizialmente salgono le azioni e i prezzi degli immobili.

Ma, siccome non fanno parte del paniere ISTAT, non vengono percepiti come inflazione, e la gente crede di vivere in prosperità. Mano a mano che però la moneta comincia a circolare, cominciano a salire i beni di consumo. A fronte dei salari sempre fermi, o in crescita inferiore, la gente comincia a non arrivare alla fine del mese. Il gioco si ferma. Gli investimenti crollano per fare spazio agli acquisti di beni di consumo, i prestiti non rientrano e le banche stesse si trovano in difficoltà.

La banca centrale ha due opzioni : può continuare a immettere moneta, rischiando di arrivare a regimi di iperinflazione sullo stile dello Zimbabwe o della Germania di Weimar. L'iperinflazione annienta completamente il valore del denaro, e porta all' annessa guerra civile e ritorno al baratto (si proprio quello).

Oppure può alzare il tasso di sconto. E questo provoca la crisi. Gli interessi sui prestiti crescono, i mutui divengono insostenibili le aziende falliscono e succedono tutti gli eventi cui avete la fortuna di assistere oggi.

Ora che conoscete gli espedienti bancari per manovrare le nostre vite, e come si generano le crisi, applichiamo questi concetti alla crisi sub-prime.

La crisi sub-prime nasce nel mercato immobiliare.

Cerchiamo di ricostruire come è andata. Al grido di “una casa per tutti”, tipico slogan populista e socialista di cui troppo spesso l'attuale politica americana si macchia, il governo americano ha costruito F&F che avevano il dichiarato scopo di finanziare mutui a personaggi che non avevano i requisiti per ottenerli dalle banche normali (mutui sub-prime).

Spinto da questa decisione politica, il mercato delle case ha cominciato a salire, perché più americani avevano ora la possibilità di comprare casa. Nel frattempo, il tasso di sconto della FED era tenuto bassissimo (1% per i tre anni successivi al 2001).

Man mano che il prezzo delle case saliva, i mutui diventavano più convenienti rispetto all'affitto e sempre più gente cominciava a comprare casa col mutuo.

Gli imprenditori, vedendo aumentare il valore degli immobili, hanno cominciato a chiedere prestiti alle banche per investire in quel settore (gonfiato da una decisione politica).

Le banche hanno concesso i prestiti di moneta inventata agli imprenditori edili. Si sono cominciate a costruire tante case per soddisfare la domanda (politicamente gonfiata)

Intanto le banche hanno pensato di investire pure loro nei mutui sub-prime, spinte dal fatto che con il valore delle case crescente, qualora il mutuatario non avesse pagato, sarebbero rientrate pignorando le case.

Qui siamo alla prima fase dell'inflazione. Aumentano gli investimenti.

Con il circolare di questa moneta però, cominciano a crescere i prezzi dei generi di consumo. I consumatori si trovano in difficoltà, e diminuiscono la domanda di case. Molti mutuatari cominciano ad avere difficoltà di pagamento.

Cala la domanda, diminuisce il prezzo delle case. Alcuni mutuatari scoprono che conviene loro NON pagare il mutuo e farsi pignorare la casa, poi comprarne un'altra che adesso costa molto meno.

Gli imprenditori hanno cominciato a fallire. Le banche non sono rientrate dei prestiti concessi. A questo punto, anche le banche avrebbero dovuto fallire.

Ma le banche per definizione (lasciate perdere Lehman Brothers che è una banca senza sportelli) non vengono fatte fallire. Quando capita una crisi simile entra in gioco la FED o la BCE, la quale “presta soldi alle banche”. Ovvero, accende la magica stampante.

Oltre alla moltiplicazione monetaria dovuta alla riserva frazionaria, la banca centrale aggiunge altra inflazione stampando direttamente altra moneta fisica. Moneta che ovviamente, al pari della precedente non rispecchia alcuna merce prodotta. L'effetto di questa azione è diluire ancor di più il valore della moneta totale circolante. Detta in altri termini, la banca centrale tassa tutti i possessori di moneta per impedire ai banchieri incapaci di fallire.

Il risultato di questa politica è il cosiddetto moral hazard, azzardo morale, che può essere spiegato così:

“Ai banchieri non frega nulla di elargire prestiti ad alto rischio di insolvenza, tanto il rischio viene automaticamente accollato sui cittadini che possiedono la moneta. Anzi, conviene loro prestare a cani e porci, in quanto se il prestito rientra loro (e ovviamente NON i cittadini) guadagnano gli interessi, se il prestito non rientra, i cittadini pagheranno la loro scelta infausta.”

Pensiero in libertà: Anche io posso fare il banchiere o l'imprenditore se il rischio di impresa se lo accolla qualcun altro.

La crisi americana si trova attualmente in questo Stato. La FED persiste nel perseguire la strada dell'iperinflazione weimariana. L'America, e con lei praticamente tutto il mondo, rischia veramente di collassare economicamente. E tutto questo, vi pare libero mercato?

Se non ne avete abbastanza un ulteriore link ad un bel pezzo di Usemlab.

Postato da: LibertyFighter a 18:18 | link | commenti (61)
politica, economia, prezzi, inflazione, socialismo, capitalismo, banca centrale, fiat money, riserva frazionaria, tasso di riferimento, tasso di sconto










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