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sabato, 28 aprile 2007
Carenze idriche o carenze politiche?

Si moltiplicano le voci allarmistiche sulla imminente siccità che questa estate dovrà causare mancanza di acqua e addirittura di energia elettrica.
Tali affermazioni vengono subito cavalcate dai partiti ambientalisti per farsi propaganda e incrementare il numero di voti alle prossime consultazioni. La cosa che però dà più fastidio, sono le conseguenze ventilate e le possibili misure che il governo dovrebbe o vorrebbe prendere. Si parla di aumenti del costo dell'acqua, di razionamento idrico,e udite udite, di razionamento energetico con  orari in cui dovrebbe essere vietato l'uso di energia elettrica.
Ebbene: neanche morto.
Primo, tali misure sembrano configurare un conflitto in corso con tanto di assedio, mentre non mi risulta che noi si abbia la guerra in casa.
Secondo, il razionamento energetico è una cosa dell'altro mondo. Il progresso di una civiltà si misura anche dalla disponibilità pro-capite di energia, che è un sintomo di  benessere, non uno spreco. Il fatto che si debba razionare l'energia, può solo significare la formalizzazione di una gravissima recessione, che dovrebbe però anche configurarsi come un fallimento totale della politica nella gestione dei problemi della società, con conseguente defenestrazione di tutta la classe politica, che farebbe bene a ritirarsi in blocco, prima che un uso adeguato di fucili la costringa a tanto.
Terzo, il razionamento idrico rientra allo stesso modo nel secondo punto. Sappiamo tutti che se non ci laviamo, non usiamo lavatrici, lavastoviglie, se non irrighiamo le terre, il consumo diminuisce, ma questo significa solo tornare ad una economia medievale. Ed anche qui significa totale fallimento della classe politica, con le conseguenze espresse nel secondo punto.
Quarto, il problema idrico in Italia, non è dovuto alla mancanza d'acqua, ma alle perdite degli acquedotti che somigliano sempre più ad un popolare formaggio svizzero piuttosto che a condutture. Siccome la gestione di tutti gli acquedotti è affidata ad aziende statali e parastatali, se l'acquedotto si perde il 50% dell'acqua, la colpa non è del contribuente, ma di chi ha banchettato coi nostri soldi per 60 anni, senza riparare gli acquedotti.

L'idea italiana della politica è sempre la stessa. Non fare nulla, prendersi i meriti per ciò che va bene, scaricare sulla "inciviltà" del cittadino i danni causati da una politica delinquenziale. E questo vale per l'acqua, per l'elettricità, per l'immondizia, per la criminalità, per qualunque problema per il quale lo Stato si arroga il diritto di essere monopolista nella gestione, salvo poi non essere in grado di far fronte ai doveri di cui si fa carico.
Piuttosto che razionare, piuttosto che aumentare i costi dell'acqua, piuttosto che altre amenità simili, propongo la seguente:
Deportazione immediata di tutti i politici nazionali, regionali,  provinciali e comunali ai lavori forzati per la riparazione degli acquedotti. Ovviamente non pagati perchè i soldi nostri li han già presi. Tutti a fare bassa manovalanza. Non abbiamo fretta, tanto più stanno lontani dalle sedi istituzionali, meno danni sono in grado di fare, meglio stiamo noi.
 
Basta scaricare le colpe sui cittadini.

Postato da: LibertyFighter a 15:01 | link | commenti (3)
politica, acqua, tasse








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