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Le proteste delle varie categorie di privilegiati in Italia sembrano non placarsi mai. Ancora si sentono gli strepiti di alcuni piloti ed alcune hostess per quanto riguarda la vicenda Alitalia, ancora sentiamo urla e schiamazzi a causa del Decreto Gelmini o della legge 133 di Tremonti, riguardante i tagli all’Università.
Mi è giunta voce, o meglio lettera, di una simpatica missiva inviata dal Consiglio di Facoltà di Ingegneria Elettronica a “La Sapienza” (Roma), ed inviata alle famiglie. Leggiamo questa prodigiosa lettera.
Care famiglie,
le recenti vicende legate al mondo dell’ Università inducono docenti e studenti
della Facoltà di Ingegneria della Sapienza ad informarvi su quanto sta
accadendo.
Il decreto legge n.112 convertito con la legge n.133 il 6 agosto scorso avrà effetti
devastanti sull’Università e la ricerca.
Addirittura devastanti.....
Richiamiamo la vostra attenzione su tre provvedimenti della legge 133.
Taglio del fondo di funzionamento ordinario delle università per un totale di
1.500 milioni di euro nei prossimi 5 anni
E’ evidente la volontà di emarginare l’ Università pubblica, rendendo ancora più
difficile di quanto non sia oggi svolgere al suo interno attività di ricerca e di
didattica di qualità; di indurre gli atenei (e di fatto costringerli) ad innalzare
pesantemente le tasse di iscrizione e a selezionare di fatto gli accessi degli
studenti alla formazione universitaria sulla base del loro reddito familiare
E no, un attimo. Che ad un taglio corrisponda la “volontà di emarginare l’Università pubblica” è un giudizio personale, che andrebbe spiegato e non dichiarato autoevidente. Interessante poi la logica per cui gli atenei dovrebbero innalzare le tasse di iscrizione. Sembrerebbe che “La Sapienza” non abbia sperperi.
E però mi domando, è una azienda con problemi di fondi una che nel 2006 ha cambiato nome, logo ed identità visiva (carta intestata, targhe etc) alla modica cifra di 186000 EUR ?
Quanti stipendi di ricercatori avrebbero potuto pagare con quei 186000 euro?
Ma forse, e sicuramente lorsignori ordinari e lorsingnori rettori, avranno trovato utile cambiare le targhette e le carte intestate.
Ancora. Il rettore uscente, tal Renato Guarini, ha appena finito di distribuire una stupenda pubblicazione di 148 pagine in formato A5 e carta patinata. Scopo della pubblicazione? Spiegare cosa ha fatto durante il suo rettorato.
Dubito che il rettore abbia usato i suoi soldi per pubblicare questa porcheria.
Ora, io penso che una università con problemi di fondi, tale spiegazione l’avrebbe mandata via e-mail in broadcast a tutti i docenti e anche a tutti gli studenti iscritti alle varie mailing list.
Se uno sceglie 148 pagine in carta patinata, poi non può dirmi che gli mancano i soldi e che sarà “costretto” ad innalzare le tasse di iscrizione.
Drastica riduzione delle assunzioni
Negli anni 2009, 2010 e 2011 il numero delle unità di nuovo personale docente
non potrà eccedere il 20% delle unità cessate nell’anno precedente. Viene
compromessa la legittima aspirazione dei giovani studiosi ad intraprendere la
strada della ricerca e dell’insegnamento universitario. Al tempo stesso si
verificherà un impoverimento del patrimonio di conoscenze e competenze
dell’Università, di conseguenza dell’intero Paese, ed un ulteriore insensato
invecchiamento del corpo docente.
Qui hanno ragione da vendere. Si potrebbe infatti cominciare con il licenziare in tronco i docenti più anziani, e sostituirli con giovani in modo da non provocare un “insensato invecchiamento del corpo docente”. Dunque, se ci sono troppi professori, in rapporto a quanto possiamo permetterci / quanto necessario, le strade sono due. O si licenziano gli esuberi, oppure non si rimpiazzano i pensionamenti. Io, conoscendo alcuni di costoro, opterei per i licenziamenti in tronco. Ma che il governo per non sbattere nessuno in mezzo alla strada eviti di rimpiazzare i pensionanti, mi pare una soluzione più soft.
Allora, cari docenti di ingegneria. Fate un attimo gli ingegneri. Il vostro datore di lavoro vi chiede di tagliare il numero dei professori perché sono troppi. Date queste specifiche, siete in grado di risolvere il problema con una via alternativa alle due che ho elencato sopra? Se sì, discutetene con il governo. Altrimenti non ha senso cambiare le specifiche del problema dicendo “non è vero che sono troppi”.
Siete ingegneri. Il vostro compito è risolvere problemi a partire da alcuni dati che sono immodificabili, fissati dal vostro datore di lavoro, che in questo caso è lo Stato.
Ancor più goliardica è poi la questione della legittima aspirazione degli studiosi a intraprendere la strada della ricerca e dell’insegnamento universitario. Per esperienza personale, i ricercatori vengono promossi (ad associato e ordinario) tramite lottizzazione completa dei posti. Si sa con anni di anticipo, quanti e quali ricercatori avanzeranno di ruolo a seconda del dipartimento, a seconda del professore di riferimento. Quante volte ho sentito le parole “Quest’anno al prof XYZ ne spettano 2”, “Invece il ricercatore Tizio, dovrà aspettare un paio d’anni perché prima vengono Caio e Sempronio”.
La carriera universitaria è una carriera completamente politica e purtroppo assolutamente non meritocratica. Non c’entra assolutamente nulla la ricerca. La parola ricerca è soltanto una scusa. E dei ricercatori, i docenti se ne interessano soltanto quando devono apparire davanti al popolo e non possono apertamente dire che stanno difendendo i loro privilegi.
Possibilità di trasformazione delle università pubbliche in fondazioni private
Un patrimonio comune di conoscenze e di sviluppo potrà essere sottratto alla
collettività e trasferito nelle mani di interessi privati. Sarà compromesso il diritto
allo studio, o meglio lo studio come diritto secondo il dettato costituzionale.
L’ingerenza di interessi privati limiterà la ricerca libera, presupposto
indispensabile di ogni effettivo cambiamento, e renderà difficile la ricerca di
base che ha prodotto alla Sapienza eccellenze di fama mondiale.
Questo tratto di lettera sarebbe da approfondire ulteriormente. Cos’è la ricerca libera?
Secondo me la ricerca libera è quella cosa per cui ognuno ricerca dove vuole. Al limite ogni persona sulla faccia di questa terra, ricercherà in un campo a sua scelta. Il che significa che al limite 56 milioni di individui ricercano su cose diverse. Ma i 56 milioni di individui sono appunto privati cittadini. Ognuno padrone della sua ricerca. Se invece la ricerca è diretta e finanziata da un unico ente, mi spiegate perché viene definita “libera” ? Si ricercherà ciò che quell’unico ente reputa giusto finanziare. Che poi nella realtà dei fatti quest’ente non faccia molto caso alle ricerche che vengono proposte, così da finanziare qualunque cosa, questa non è ancora ricerca libera. Perché quell’unico ente si ritrova a finanziare anche ricerche inesistenti, improbabili, inutili. E si passa in un baleno dalla libertà di ricerca al diritto di essere finanziati a prescindere.
Come pretesto per tali operazioni vengono usati scandali giustamente
denunciati dalla stampa e dai media. Casi intollerabili di nepotismo, o fenomeni
gravi di illegalità nei concorsi e nelle assunzioni, hanno macchiato gravemente
l’immagine dell’Università italiana. Ma questa giusta denuncia crea una grave
distorsione della realtà. La nostra Università è composta in grandissima parte di
docenti di valore che si dedicano con passione alla ricerca e all’insegnamento. I
risultati spesso straordinari che professori e studenti raggiungono sono tanto
più degni di nota quanto più ottenuti in un contesto di forte precarietà di risorse
e di servizi.
Ah beh, certo. Le Altre Università possono essersi macchiate di casi intollerabili di nepotismo o illegalità nei concorsi e nelle assunzioni. Ma la Sapienza ne è praticamente esente. La Sapienza è composta in grandissima parte da docenti di valore che si dedicano con passione alla ricerca ed all’insegnamento.
Parafrasando un celebre film, “Ho visto cose alla Sapienza, che voi umani non potete neanche immaginare”. Ottimi insegnanti, magari un pò scarsi nelle relazioni interpresonali, ma perfetti nella conoscenza e nella divulgazione della stessa, permanere anni ed anni nel ruolo di associati, mentre professori inadatti all’insegnamento, fare una rapida carriera. Ho visto insegnanti spiegare materie che conoscevano meno degli studenti. Ho visto gli stessi ricevere cattedre di ordinari a spese di associati e financo ricercatori molto più preparati. Ne ho visti altri verbalizzare gli esami alle manifestazioni di sinistra. Per fare numero.
Ho visto un sacco di gente che si faceva i propri porci comodi, curandosi di metterlo in quel posto sistematicamente ai docenti di valore che si dedicavano con passione alla ricerca ed all’insegnamento
Ho visto il 3+2 applicato alla Carlona, perché lo scopo era fare un tot di laureati entro la fine dell’anno. Ho visto studenti che sostituivano esami fondamentali con esami di taglio e cucito, trovarsi approvato il piano di studi. Sempre perché era opportuno dimostrare che il 3+2 produceva più laureati.
Ho visto lauree specialistiche moltiplicarsi come pani e pesci. Con titoli talmente incomprensibili che dovevi leggere la lista degli esami per capire cosa avresti studiato. E come prevedibile, ho visto gli studenti affollarne 3 o 4, chiaramente i più seri o quantomeno più comprensibili.
Tutto questo, cari membri del consiglio di facoltà, ho visto alla Sapienza. Non a Camerino, non a Roma 3. Alla Sapienza.
I genitori affrontano spesso pesanti sacrifici pur di consentire ai propri figli di
continuare gli studi superiori nella speranza di garantire loro una prospettiva di
lavoro qualificato e dignitoso. Negli ultimi anni le nostre Facoltà hanno dovuto
fare fronte ad una crescita straordinaria di domanda di istruzione che è anche
un segno di vitalità della società italiana. Tanti giovani che in passato
entravano precocemente nel mondo del lavoro, oggi continuano gli studi
migliorando la loro preparazione e formazione. Ma ad essi spesso non sono
assicurate aule dignitose, biblioteche, spazi per gli studi. Se le norme
attualmente in discussione verranno definitivamente approvate, non verrà
assicurato loro neanche un personale docente adeguato, per numero e qualità.
Ma guardatevi. Lavoro qualificato e dignitoso? Mille euro al mese. Qualunque sia la laurea. Ci chiamano la “generazione dei mille euro”.
Avete dovuto far fronte ad una straordinaria crescita della domanda? Chi prima entrava precocemente nel mondo del lavoro, oggi continua gli studi?
Sveglia docenti. Con la scuola dell’obbligo che ormai prevede anche le superiori, con leggi fatte apposta per cui, se non hai una laurea non puoi praticamente far nulla. E se pure hai la laurea, per metterti a fare l’elettricista, ti servono altri corsi corsetti e compagnia cantante. In Italia senza la laurea non ti è permesso più neanche andare in bagno. E vi stupite? La differenza però è notevole. Quei giovani che prima entravano precocemente nel mondo del lavoro, in breve potevano condurre una vita dignitosa. Grazie al loro lavoro non qualificato. I giovani che oggi continuano gli studi, devono sperare di avere i genitori fino a 40 anni, perché il loro “qualificato e dignitoso” lavoro, non gli permette di pagare neppure l’affitto in una città come Roma.
Questa drammatica condizione dell’Università contrasta fortemente con la
recente ratifica del Trattato di Lisbona da parte del Parlamento italiano. Il
trattato impegna gli Stati firmatari ad incrementare i finanziamenti per la ricerca
e l'insegnamento superiore, fissando come obiettivo un finanziamento pari al
3% del PIL, ben lontano dall’attuale 1% destinato dall’Italia, già notevolmente
inferiore alla media europea.
Per tutto questo crediamo che i problemi dell' Università non riguardino solo
docenti e studenti. Sono problemi anche delle famiglie. Attengono la formazione
delle nuove generazioni e dunque l’avvenire stesso del nostro Paese.
Un Paese che non investe sul proprio futuro è un Paese condannato
al declino.
Infatti. Lasciamo libere le persone di investire sul proprio futuro, evitando di succhiargli il sangue per pagare le mandrie di baroni che affollano le nostre Università. E’ proprio quello che si cerca di fare con le fondazioni private. La gente sarà libera di investire nel proprio futuro, scovando le Università che a detta loro, contribuiscono più a creare ciò che credono il “proprio futuro”. Mentre eviteranno di finanziare ancor di più, quelle che sembrano investire sul futuro dei figli dei rettori.
Ma del resto, di cosa avete paura voi della facoltà di Ingegneria? Avete affermato con convinzione che La Sapienza è una Università eccellente. Il ramo ingegneristico è sicuramente il più appetibile dal punto di vista del mercato.....
Dovreste trovarvi a breve con un’asta al rialzo per finanziare la vostra ricerca. Posso capire che si lamentino le facoltà umanistiche... Ma ingegneria proprio no.
A meno che qualcuno non abbia altre preoccupazioni, legate magari all’interferenza privata di chi vuole fatti e non pugnette, all’interno del magna magna generale che da troppo tempo infetta le università pubbliche.
