Come volevasi dimostrare. Il Piano Paulson è stato completamente inutile nei confronti degli obbiettivi che si era preposto, e dopo il furto di 700 miliardi di dollari dalle mani dei possessori di dollari, la situazione non è cambiata di una virgola. Se li davano a me, avrei forse ottenuto un risultato migliore di quello del governo americano. A me piace dire "Ve l'avevo detto". Specie a pochi giorni di distanza, e quando ero contro tutto l'establishment economico e politico nostrano.
Come avevo ampiamente
previsto infatti, il piano non avrebbe salvato i mercati. Era sufficiente una pur
modesta analisi della situazione per capire che continuare ad iniettare liquidità nel sistema drogato non avrebbe provocato nulla di buono. Qualcosa di cattivo sicuramente lo ha fatto, vista la perdita di potere di acquisto che deriva dall'iniezione di liquidità.
D'altra parte non mi pare di dire una eresia o qualcosa di oscuro se affermo che qualunque piano messo in atto da qualunque governo non possa far altro che provocare effetti indesiderati non ponderati alla vigilia.
In Italia poi, per essere sicuri di questa legge dell'economia, le abbiamo provate tutte. Dalla Cassa del Mezzogiorno all' IRI, all' Alitalia, passando per tutti gli altri interventi pubblici inventati da quei grandi geni che abbiamo sempre avuto al potere.
Oggi, finalmente, i giornali han titolato "
Crisi del secolo". Lo hanno capito loro. Lo abbiam capito noi. Quello che stenta ad arrivare al cervello degli italiani continua però ad essere il fatto che questa è la crisi del Keynesianesimo. L'idea delle politiche a debito per favorire investimenti e consumi. L'idea della banca centrale come regolatore dell'indebitamento pubblico e privato. Più specificatamente, la crisi del denaro inventato. Della stampante federale.
No. Da noi la situazione viene percepita come una assurda crisi del mercato libero e ancora, inopinatamente, si auspica un intervento statale che non si sa come, dovrebbe rimettere a posto le cose.
Lo dicono i piccoli risparmiatori, che poco inclini a capire l'economia monetaria, auspicano semplicemente che qualcuno li tolga dal pasticcio in cui si sono trovati senza nessuna colpa. Legittimo. Sbagliato chiedere aiuto al boia che ha firmato la tua condanna a morte, ma è giusto che costoro chiedano di non rimetterci.
Molto peggio la posizione degli imprenditori, che richiedono a gran voce l'intervento dello Stato. Sconfessando sostanzialmente il loro stesso mestiere, il libero mercato e spingendo sostanzialmente l'Italia in un baratro economico che si chiama Socialismo Reale. Danno infatti sponda a tutti i nostalgici del comunismo e del socialismo spinto.
Quelli che la politica, con un decreto legge, può spegnere la forza di gravità. E multe a chi osa continuare ad esserne soggetto.
L'imprenditore si assume i rischi di impesa. Se guadagna sono fatti suoi. Se perde anche. Io l'ho sempre sostenuto. La Marcegaglia? Si ricordi che è facile far certe cose con il culo degli altri..
La posizione dei politici è invero disgustosa. La metà di costoro è impegnata a sfruttare il momento politicamente, dando addosso all'una o all'altra parte, quando invece ci sarebbe da rimboccarsi le maniche. L'altra metà si trova a postulare interventi pubblici "
come in America".
Interventi pubblici che in America sono appena falliti!. Ma allora perché vogliamo farli pure noi? Siamo tanto diffidenti ad imitare gli states quando fanno scelte oculate, poi li seguiamo a ruota alla prima cazzata?
Ma il peggio del peggio lo sfornano come al solito i "liberali." italiani Ad eccezione di Nicola Porro, che finalmente scrive un
pezzo di vero liberalismo economico su fondamenta austriache, gli altri, a partire da un irriconoscibile Oscar Giannino, sono lì a dichiarare che l'intervento pubblico in questo caso, perché c'è una grave crisi etc etc, in via del tutto eccezionale, può essere utile.
Ora. A parte che una simile dichiarazione significa solo ed esclusivamente l'abiura alle teorie liberali, in quanto una volta giustificato l'intervento per "casi eccezionali", diviene automatico chiedersi CHI definisca quali sono i casi eccezionali. E chi meglio dello Stato per giudicarlo? In secondo luogo perché significa negare il fatto che il mercato si regoli da solo, e dichiarare che la politica, ossia quell'organizzazione criminale e criminogena
lentissima, possa regolare un mercato sempre più veloce rendendolo più efficiente di quanto non sia in assenza di costrizioni.
Utopico, delirante.
In generale Libero di quest'oggi sembra essere un revival dell' Unità dei tempi precedenti al 89. In un altro articolo si elogia l'intervento Americano perché
giusto o sbagliato che sia, è un tentativo di porre rimedio, invece dell'immobilismo dei vertici Europei.
Come dire che di fronte ad un malato di cui non si conosce la malattia, sia più opportuno tentare cure con medicine random piuttosto che aspettare e cercare di capirci qualcosa.
"Non so cos'hai, ma intanto ti faccio un clistere e pure un salasso."
Sulle pagine del quotidiano, trova spazio perfino la lettera di un sindacalista CISL che rivendica il ruolo dei sindacati come premonitori della crisi, semplicemente perché hanno denunciato la troppa
finanziarizzazione dell'economia.
Che significa? Nulla. Perché il concetto di troppo è un giudizio di valore. E come tale non ha alcun senso collettivo. Chi decide cosa sia troppo? Diverso sarebbe stato il caso in cui i sindacalisti si fossero scagliati contro le manovre creazioniste di BCE, FED e governi mondiali. Ma non lo hanno fatto. E neanche un mese fa erano lì che incitavano Trichet ad abbassare il tasso di sconto. Veramente strana come opposizione.
Sinceramente mi sono stufato di questa cagnara. Mi sono stufato di sentire idiozie a rotta di collo e voltafaccia a ripetizione. Mi sono stufato di leggere pseudoesperti che ci spiegano i problemi senza conoscerli e che appoggiano ulteriori manovre autodistruttive.
Cosa potrebbero fare gli Stati se volessero intervenire veramente per risolvere la crisi? Quello che non vogliono fare.
Dovrebbero innanzi tutto cambiare il sistema monetario. Niente più fiat money, introduzione di una moneta-merce con cambio fisso e riserva integrale della stessa merce. Certamente debbono farlo gradualmente. Ma se non si parte da qui, non si va da nessunissima parte. Nell'immediato, sarebbe opportuna una forte detassazione, l'abbattimento del cuneo fiscale e possibilmente anche dell' IVA, in modo da risollevare i consumi. Dove prendono i soldi? Tagli di spesa. Abolizione di metà dei politici sulla faccia della terra. Abrogazione delle consulenze esterne, annullamento di tutti i finanziamenti pubblici. Ritiro dei contingenti militari in Kaffiristan. Cessione degli immobiliari per ridurre il debito pubblico. Abolizione delle province.
Queste sarebbero le mosse da intraprendere. Il casino che si sta facendo adesso invece, viene spacciato per tutela del risparmio. Ma come avrete sicuramente letto, in tutta Europa, i conti correnti sono garantiti dallo Stato. Almeno fino ad un tetto massimo. Il che significa che inflazione permettendo, i cc sono già al sicuro, almeno per le fasce deboli. E allora rimane il sospetto che dietro la "tutela del risparmio", ci sia la voglia di salvare alcune banche. Banche che invece devono fallire ed essere liquidate. Questo sia per motivi economici per cui un cittadino non deve pagare gli errori altrui, sia per motivi etici, in quanto i banchieri si sono fino ad adesso lanciati in investimenti altamente speculativi, con ritorni economici grandiosi. Mentre c'era gente che si sudava la pagnotta, questi altri diventavano ricchi moltiplicando i pani ed i pesci. Adesso che i pani e i pesci stanno finendo, il loro salvataggio sarebbe un cattivissimo insegnamento per il mondo. L'insegnamento che più "la fai grossa", più è sicuro che ti salvi, e magari ne esci con buoneuscite milionarie.
UPDATE
Vi lascio con un link ad un ottimo articolo di Huerta de Soto, pubblicato dal Mises institute, che spiega ancora, se mai ce ne fosse bisogno, le origini della crisi. Le VERE origini.