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Mentre si consumava il declino azzurro agli Europei di calcio, contemporaneamente in Irlanda si riaffermava lo spirito di libertà degli europei.
Una libertà da un sistema burocratico oppressivo sempre più simile alla vecchia Unione Sovietica, sempre più lontana dall'agognata (dai popoli) United States of America.
Gli Irlandesi, con una prova di coraggio da ultima spiaggia hanno salvato il salvabile, bocciando la brutta copia della Costituzione Europea, affossata con diligenza dai popoli di Francia ed Olanda: il trattato di Lisbona.
Si perché l'apparato burocratico che governa l'Europa, dopo aver preso gli schiaffi dai francesi e dagli olandesi, ha pensato bene di evitare altri schiaffi, ed ha completamente esonerato i popoli dalle scelte riguardanti la loro privazione di sovranità.
Certo, questo è un discorso per popoli liberi, non certo per noi italiani, ai quali una Costituzione redatta con la collaborazione del Soviet Supremo nel 1948, ci impedisce i referendum per bazzecole come trattati internazionali e temi fiscali. Per altri, più fortunati popoli non è così, come han dimostrato Francia e Olanda. Ma per popoli ancor più fortunati, come gli Irlandesi, il referendum è addirittura obbligatorio prima di poter ratificare un trattato internazionale.
Pensate un pò la differenza con noi, che beffardamente continuiamo a definirci liberi...
E proprio questa obbligatorietà ha impedito ai tecnocrati di Bruxelles di ratificare il trattato SENZA consultazioni popolari. E proprio questa obbligatorietà ha salvato noi popoli schiavi, dal dover obbedire ancor di più alle checche Bruxellesi, le quali, finora legiferano su lunghezza delle banane, circonferenza delle uova (argomenti che in quanto checche, li interessano notevolmente), quote latte, bistecche fiorentine, zucchero in bustina.
Ma se passava il trattato, avrebbero deciso anche la politica estera e dio sa solo cosa, spedendoci magari in guerra per i fondamentali interessi di un nuovo EuroStato annesso pochi giorni prima sempre SENZA consultazioni di sorta con gli elettori, pardon i sudditi dei paesi precedentemente annessi.
Già, perché di questa Europa, della quale già parlavano Mitterand e Gorbaciov, come documenta il fondamentale libro di Buckovski, come unico rimedio al crack socialista post crollo del muro di Berlino, nessuno ci ha mai chiesto nulla. E' nata, ha introdotto nuovi paesi, poi altri ancora, poi l'Euro ma non per gli Inglesi, poi altri paesi. Sempre senza chiedere il consenso agli elettori.
Solo quando il progetto per l'esproprio della sovranità popolare doveva completarsi, ha dovuto per forza ricorrere ai referendum. E in quei referendum, il popolo ha sempre detto ai burocrati di andare a quel paese.
Una gran massa di euroentusiasti dirà che l'Europa è un bene, che in un paese globalizzato più si è grandi meglio é, che le materie prime, l'economia, l'Euro forte....
Ma questo, semplicemente, non è vero. Paesi piccolissimi, come la Svizzera, come Hong Kong, come Singapore, San Marino, sono molto più floridi di enormi paesi, come Cina, Russia Brasile, e perfino più floridi degli USA.
Certo, il tutto grazie a regimi fiscali di comodo che fanno affluire capitali dall'estero, e tante altre amenità simili. Ma se anche fosse vero, perché noi si deve stare dalla parte dei polli? Di quelli dove i capitali fuggono, dei regimi fiscali oppressivi, della povertà, solo per avere un paese geograficamente più grande?
Il miglior mondo possibile è un mondo di libero mercato (e in questo l'Europa Unita ha migliorato le cose), con sovranità nazionali limitatissime nello spazio ed innumerevoli nel mondo. Una sorta di città-stato tutte interallacciate tra loro commercialmente. Ognuna con le proprie regole. Regole di buonsenso, in quanto facilissima è l'emigrazione in caso di follia legislativa.
Il peggior mondo possibile è il Governo Unico Mondiale. Non hai scampo. Non puoi fuggire da lui. Sei sotto il suo controllo in ogni parte del globo.
Del resto, quanti di voi han letto 1984, avranno notato l'esistenza di solo 3 MaxiStati. Orwell per primo ci insegna che il futuro delle dittature socialiste è avere pochi stati, con nessuna concorrenza tra di loro. Teoria peraltro già esplicata più volte dal' URSS, il cui "solo" problema è che non tutto il mondo era socialista e si poteva fare il raffronto con le economie capitaliste.
A questo punto è imperativo per noi italiani riformare quella cartaccia del 1948, rivendicando i nostri DIRITTI, allo scopo di impedire ai farneticatori europeisti di continuare imperterriti a calpestarci inseguendo utopiche soluzioni di socialismo globale. Nell'attesa che si riesca a scardinare la Costituzione ItaloSovietica (ma si può fondare una repubblica sul lavoro??? Giusto i laogai sono fondati sul lavoro), teniamoci stretta la verde irlanda, difendiamola dai prevedibili attacchi dei trombati europei, e non dimentichiamoci di ringraziarla a suon di pinte di Guinness
