La libertà è l'unica via Il socialismo il più grande dei mali

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lunedì, 28 settembre 2009
Se il Sole24ore diventa un giornale comico.

L'economia, oltre ad essere una particolare scienza sociale nella quale non e' sempre semplice definire cause ed effetti nel breve, medio e lungo periodo, ha anche il pregio - difetto, di parlare di soldi.  Per tale motivo, la disquisizione economica e' sempre infettata da personaggi che la usano per propugnare teorie a proprio uso e consumo, oltre che per trarne vantaggi personali. Se tali personaggi lo facessero utilizzando teorie corrette, non ci troverei nulla da ridire. Ma proprio il fatto che in economia troppo spesso non si analizzano a fondo le cause e gli effetti di determinate scelte, proprio il fatto che i fattori in gioco sono molteplici, spinge certi individui a mantenere in vita teorie ridicole, scaricando i danni e le distorsioni create su altri colpevoli, piuttosto che prendere la teoria in questione e buttarla nel gabinetto. Se a questo aggiungiamo che la politica ha il controllo sull'economia, e che avere il controllo sull'economia significa avere denaro per i propri fini, si capisce perfettamente quali abomini possano essere partoriti da uomini vogliosi di avere ricompense politiche.
Nefaste teorie senza ne' capo ne' coda, ne sono state propugnate a bizzeffe. Si parte da Marx con la sua stucchevole teoria del valore lavoro, fino ad arrivare alla moneta auritiana. In mezzo a questi, purtroppo c'e' ne' una in particolare che non accenna a farsi da parte, sebbene sconfitta non solo dalla storia, ma anche dalla logica. Il Keynesianesimo.

Logica vorrebbe che una teoria che arriva al risultato che, seppur nel breve periodo, scavare buche e ricoprirle possa aumentare la ricchezza e/o far crescere l'economia, dovrebbe essere scartata in blocco con infamia. Cosi' non e', solo perche' ha il pregio di suggerire, guarda un po' sempre maggior intervento politico nei mercati.
Fino a che queste allucinazioni sono discusse in aule universitarie e in seminari di economia o tra pochi intimi  tuttavia, la cosa disturberebbe ben poco. Quando pero'  il principale giornale economico italiano, Il Sole 24 ore, si riduce a pubblicare una oscenita' del genere, allora i sintomi del disastro piu' completo sono tutti presenti.

L'articolo in questione, si badi bene, non e' frutto di un giornalista del suddetto giornale, ma e' l'intervista a due professori della Bocconi, esperti (a detta del giornalista) di storia della moneta.
Saranno anche esperti di storia, ma di cosa sia la moneta, proprio non ne hanno idea.
Quindi, da un lato bisogna commiserare la scarsa attenzione che gli editori del giornale mostrano, pubblicando robacce indegne, dall'altro e' interessante notare come due professori di economia alla bocconi abbiano una cosi' scarsa conoscenza dell'economia reale.

Eppure l'intervista sembrava cominciare bene:
«Il vero nodo - dice Amato -[uno dei due professori ndLF] è stato modificare la funzione stessa della finanza. Quest'ultima, in senso lato, riguarda l'apertura di un credito a favore di un soggetto cui viene anticipato del denaro per sviluppare, ad esempio, un'impresa. Una funzione essenziale per l'economia reale che presuppone, prima o poi, la chiusura del credito stesso»

I due professori evidenziano come ci sia un problema di solvibilita' del sistema. Ovvero, il credito e' un qualcosa che qualcuno deve restituire, prima o poi.

«È il "pagherò" della cambiale - fa notare Fantacci [l'altro professore ndLF]-, che, tuttavia, nel mercato finanziario si è trasformato in un "pagherò mai"». Addirittura! Non è un po' un'esagerazione...«Al contrario, a livello di sistema è proprio così».

Qui, l'ignaro lettore comincia a convincersi che questi cattedratici, finalmente ci comincino a parlare del ruolo delle banche centrali come prestatori di ultima istanza, del fiat money e della riserva frazionaria.
E invece, sorpresa delle sorprese, con chi ce l'hanno questi due luminari?
Ma con le cartolarizzazioni ovviamente!

Grazie a tecniche come la cartolarizzazione, il creditore e il debitore sono stati "allontanati", non c'è più una relazione personale tra loro. È stato volutamente interrotto, scisso il rapporto tra le due parti. In questo modo il debitore ha potuto non solo posticipare il pagamento, ma rinviarlo all'infinito: il "pagherò" è stato, di fatto, trasformato in un "paghero mai".

La cartolarizzazione e' uno strumento che permette di vendere un credito ad un altro. Se prima della cartolarizzazione avevamo un creditore e un debitore, dopo la cartolarizzazione, abbiamo un altro creditore e lo stesso debitore. Se anche spacchettiamo il credito, cionondimeno, rimarranno tanti creditori e il solito debitore. Non c'e' nessun motivo per cui il credito, per effetto della cartolarizzazione, diventi inesigibile. Viceversa, di motivi per cui la riserva frazionaria e la banca centrale prestatrice di ultima istanza generino problemi di solvibilita', ce ne sono talmente tanti che non mi dilunghero' a ripeterli in questa sede.

Ma questo e' niente. Il delirio continua e si amplifica:

Secondo quest'impostazione, quindi, la liquidità è uno dei problemi alla base della crisi...«Sì. La liquidità, intesa come continua convertibilità di un titolo in moneta e viceversa, è la base strutturale di questo sistema.

Cioe' per questi qua, uno dei problemi e' proprio il libero scambio. A cosa serva la moneta se non puoi comprare e vendere (titoli, case, banane o lamponi non fa differenza.

Che, peraltro, per funzionare richiede un ulteriore elemento». Vale a dire? «La moneta intesa come riserva di valore -risponde Fantacci -. Com è noto, la currency attualmente è: unità di conto, mezzo di scambio e, per l'appunto, riserva di valore. Ecco, quest'ultima caratteristica è imprescindibile nel mercato finanziario: la moneta dev'essere una merce il cui prezzo è il saggio d'interesse. Se non ci fosse questo aspetto chi cede moneta non dovrebbe, né potrebbe, essere remunerato con il saggio d'interesse, per l'appunto. E, di conseguenza, tutta l'impalcalcatura della liquidità che genera ricchezza grazie alla moneta-scambiata-con-titoli-di-credito-sempre-trasformabili-in-moneta non potrebbe funzionare».

Et voila'. Adesso scoprono un ulteriore problema. La riserva di valore. Cavolo questi esseri umani mefistofelici, vorrebbero addirittura conservare il prodotto dei loro sforzi. E' questo il problema che non permette alla nostra stupenda teoria economica di funzionare. Ci servono solo degli uomini che non vogliano conservare il prodotto dei loro sforzi. Non appena li avremo, la nostra teoria economica sara' perfetta.
Le baggianate sulla riserva di valore purtroppo, non sono i soli Fantacci e Amato a dirle, ma un sacco di economisti della domenica la propongono.
La riserva di valore e' connaturata con la moneta. Non esiste moneta senza riserva di valore, perche' nessuno ha interesse ad usarla. Se possiedo una casa, quella HA una riserva di valore, perche' tra tre anni, varra' ancora qualcosa. Chi e' il pirla che baratta una casa, un terreno, dei mobili, rame, ferro, oro e qualunque materia prima con un qualcosa che non ha riserva di valore? Perche'?
Tra le idiozie di questo capoverso, risalta fuori anche il saggio di interesse come prezzo della moneta, altra cosa non vera ma generalmente accettata.
Il saggio di interesse, per coloro che volessero farsi una cultura, esprime la preferenza temporale del prestatore nei confronti del debitore. Ovvero la rinuncia a usufruire oggi dei soldi prestati, in cambio di un maggiore introito nel futuro.
La moneta non si compra con altra moneta. La moneta si compra, o meglio si comprerebbe con altre merci, con lavori e servizi. Il fatto che qualcuno la produca senza pagarla in merci, beni e servizi e' alla base delle crisi economiche. Non la riserva di valore.

La vera questione è un'altra: bisogna eliminare la moneta-merce, in modo che gli istituti di credito tornino a focalizzarsi su quello che dovrebbe essere il loro reale core business, cioè svolgere l'attività d'intermediazione per garantire prestiti al mondo dell'economia reale

Gia', peccato che non si capisce perche' uno debba barattare merci reali con un qualcosa che non e' una merce...


Un bel discorso teorico, ma realizzabile in che modo? «Bisogna avere il coraggio di pensare a una riforma del sistema monetario - risponde Fantacci - La strada da seguire, un po' sulla falsariga di quanto era nell'idea di Keynes a Bretton Woods, è quella di una moneta internazionale nella forma di clearing union.

Ecco appunto tornare Keynes e l'auspicare il governo unico mondiale tramite il controllo centralizzato a tutta la terra (solo perche' con gli alieni abbiamo qualche difficolta') della moneta.


Ritorniamo al bel libro dei sogni: una moneta internazionale richiede un organismo sovranazionale in grado d'imporla. Difficile solo pensarlo, viste le divisioni perfino sui semplici bonus dei banchieri...«Il fatto che la strada sia in salita - replica Amato - non vuol dire la via sia sbagliata. Bisogna provarci. Solo in questo modo potremo uscire dal circolo vizioso in cui ci siamo infilati.

Nessuno si chiede perche' una soluzione (l'organismo terzo sovranazionale) che attualmente non funziona su base nazionale (Fed) e sovranazionale (BCE) debba funzionare a livello globale. Sembrano persone che tirano capocciate contro un muro e, vedendo che non si rompe, ma che la loro testa subisce dei danni, escogitano la soluzione di tirare testate ancor piu' forti.


In mezzo a questo delirio, nel quale il Sole 24 ore sembra diventato un giornale comico, un sorriso lo rivelano i commenti all'articolo, che secondo me hanno evidenziato un numero superiore alle attese di gente preparata, che non ha esitato un attimo a mandare a quel paese giornalista e luminari della Bocconi.
A tutti costoro vorrei dedicare un sentito ringraziamento.

gg

Postato da: LibertyFighter a 18:17 | link | commenti (14)
economia, mercato, giornali, capitalismo, crisi economica, fiat money

venerdì, 25 settembre 2009
L'abolizione del sostituto di imposta sul Corriere della Sera

Giorgio Fidenato, il coraggioso imprenditore di Pordenone, continua la sua lotta contro il fisco oppressore. La sua battaglia per l'abolizione del sostituto di imposta è approdata sul Corriere Della Sera, che gli dedica un editoriale.
La firma in calce è una garanzia di serietà e intelligenza: Piero Ostellino.
L'editoriale del giornalista liberale non lascia adito a dubbi su quale sia la sua personale posizione sulla campagna coraggiosamente portata avanti da Giorgio e dal Movimento Libertario.
Il sostituto di imposta, che é quella procedura per cui il datore di lavoro si sostituisce al dipendente nei rapporti con il fisco, trattenendo le tasse e i contributi previdenziali dallo stipendio del dipendente e versandoli al fisco, è una procedura incostituzionale che infrange diversi articoli della stessa. Ostellino cita il 2, il 3, il 23 e il 41.
Il sostituto di imposta, che già i radicali avevano provato ad abolire con un referendum (giudicato poi incostituzionale in base al famoso  comma 3 dell'articolo 75, potrebbe finalmente essere abbattuto dalla corte costituzionale.
Il movimento libertario, gli amanti della libertà e tutti coloro che non vedono nello Stato quel padre buono e attento che la dottrina statale ha cercato di dipingere, lo speriamo fortemente. Ed è per questo che appoggeremo Giorgio nella sua battaglia,  a cominciare dal 19 novembre, giorno in cui Fidenato sarà in tribunale contro l'INPS.

Questa battaglia, che per alcuni potrebbe sembrare di lana caprina e per altri soltanto una legittima battaglia per diminuire le spese contabili di una azienda ha in realtà dei risvolti sociali molto importanti. Sono proprio questi risvolti sociali ad averlo mantenuto in vita. L'abolizione del sostituto di imposta infatti, renderebbe uguali nei diritti e nei doveri i lavoratori autonomi ed i subordinati. (Già il fatto che attualmente non lo siano è un principio costituzionale violato).
Il dipendente dovrà provvedere in prima persona al pagamento delle tasse e dei contributi pensionistici. Per intero, non soltanto la quota parte che attualmente vede in busta paga, ma anche la parte pagata dal datore di lavoro, che attualmente non figura nella stessa.
Il dipendente si troverà una somma lorda pari a più del doppio dell'attuale in busta e da questi dovrà egli detrarre le tasse e pagarle.
Gli effetti sconvolgenti per la realtà italiana saranno diversi:
  1. Il dipendente si accorgerà a quanto ammonta l'effettivo prelievo fiscale ANCHE sulle categorie meno abbienti, ponendo fine alla farsa della redistribuzione verso i più poveri.
  2. Il dipendente potrà evadere al pari di come evade un lavoratore autonomo, ponendo fine alla leggenda secondo cui i dipendenti sono "onesti col fisco" e gli autonomi disonesti. Vedremo quanti dipendenti, con la possibilità di evadere, rimarranno a pagare le gabelle infernali propinate dallo stato italiano. Forse, si spegnerà il clima da crocifissione dell'ultimo e unico peccatore: l'evasore.
  3. Finirà anche la lotta di classe tra imprenditori e subordinati. Quando un dipendente vedrà il suo datore scucire 4000 euro mensili per il suo lavoro, e se ne troverà in tasca 1300, gli sarà più difficile rivolgere le accuse di affamatore alla persona sbagliata.

Per questa serie di motivi è importante che l'opinione pubblica venga a conoscenza della cosa, che i media continuino e anzi, aumentino la risonanza data all'evento e che il sostegno a Fidenato non venga meno durante questi difficili mesi tra i tentacoli della "giustizia".

Postato da: LibertyFighter a 14:37 | link | commenti (5)
cronaca, libertà, giornali, tasse

lunedì, 21 settembre 2009
Il PDL e' un partito comunista

Il PDL e' un partito comunista..

Postato da: LibertyFighter a 17:17 | link | commenti (8)
politica, link, socialismo

venerdì, 18 settembre 2009
Come mai gli affitti sono alti?

Ciclicamente in Italia riaffiorano i problemi che la politica si è rifiutata di risolvere a tempo debito. Rifiutata, in realtà, è una parola grossa, in quanto la politica è per definizione incapace di risolvere problemi, può solo crearne. Opinione che non è mia che sono uno sporco anarchico libertario, ma di Ronald Reagan.
E' il caso della querelle romana, ma estendibile in tutta Italia, sugli affitti.
Anche quest'anno, stranamente, dopo i fiumi di parole a vanvera spese dai politici, gli affitti nelle grandi città sono cari.
Nessuno però che sappia analizzare il perché il prezzo degli affitti sale. Tutti, come al solito, come sempre, si ficcano in bocca le parole "liberismo sfrenato" e "speculazione selvaggia" e subito dopo si sentono giustificati a dire qualunque castroneria passi per la loro testolina.
Beh, visto che sono differente, ve lo spiego io perché il prezzo degli affitti è alto, anche se basterebbe che un paramecio ci ragionasse su per comprenderlo.
Probabilmente il QI di un paramecio è superiore a quello dei politici che ci governano.
Gli affitti sono alti per due motivi.

  1. La tassazione. Ovvero, il governo vuole che gli affitti siano alti, infatti il "reddito da affitto" va a cumularsi a quello normale ed è soggetto ad una aliquota che è per lo meno del 25%. Vorrebbero fare lo sforzo (!!) di ridurlo al 20% secco, ma non cambierebbe molto. La differenza tra un affitto e un reddito da lavoro dipendente è però che la tassazione sull'affitto è interamente scaricabile sull'affittuario.
  2. Il rischio che ci si accolla affittando una casa. Sono molteplici i casi di morosità, perfino al primo mese, dove il proprietario ha dovuto armeggiare diversi mesi, se non qualche anno, per riuscire a sbarazzarsi del moroso. Questo a causa della giustizia italiana, lenta come un bradipo quando si tratta di difendere le proprietà private. Il rischio si paga con un aumento del premio di affitto.

Il solito stantio socialista obietterà che guadagnare così tanto sull'affitto è vergognoso, si sfrutta lo stato di necessità delle persone, è una rendita garantita senza lavoro e altre affermazioni fuori dalla realtà.
La casa in affitto é in realtà un investimento. Considerate un appartamento di 80 mq a Roma. Il suo costo sarà attorno ai 400 000 euro. La rendita annua di tale investimento, supposto un canone di 1300 euro al mese, come detto nell'articolo linkato, è di 15600 euro annui lordi.
Tolta l'aliquota del 25% sono 11700 euro l'anno.
Il che significa che alla situazione attuale, l'affitto rende a malapena il 3%.
Ora, vi rendete conto da soli che tale situazione è comparabile con l'interesse che una banca corrisponde ad un correntista che depositi 400000 euro. Più in basso, il locatario non può andare, altrimenti gli risulta conveniente non costruire / comprare la casa e utilizzare i soldi in altra maniera.

Non è superfluo ricordare che in assenza di questo investimento, la casa da affittare non rimarrebbe sfitta, semplicemente non esisterebbe.
Una possibile soluzione potrebbe essere la detassazione completa degli affitti. Ma questo, stante l'intricata situazione fiscale italiana, probabilmente non risolverebbe il problema, perché se da un lato tenderebbe ad aumentare l'utile, provocherebbe l'immediato aumento del costo delle case.
E' solo grazie ad una parallela diminuzione delle aliquote irpef che si può sperare di diminuire il costo degli affitti.
Stupidaggini sulla "finanza etica" invece, sono utili solo a non perdere l'allegria.




Postato da: LibertyFighter a 15:54 | link | commenti (9)
politica, roma, economia, prezzi, comuni

Riflessioni sull'individualismo e l'impossibilità del socialismo.

Questo post deriva da una risposta ad una riflessione pubblicata qui.

Dopo oltre cento anni di teorizzazione socialista, i supporter dello stesso, hanno cominciato a spiegare i fallimenti della loro teoria sociale imputandoli al fatto che troppi uomini sono individualisti, egoisti, asociali.
Si sprecano le critiche alla bramosia di denaro, agli interessi, che macchierebbero le azioni umane, che invece, secondo gli autori, dovrebbero essere svolte disinteressatamente con il fine di un più alto "interesse collettivo".
In sostanza, i socialisti, essendosi accorti della fallacia delle loro argomentazioni, vorrebbero modificare la realtà affinché si adatti lei alle loro teorie, e non viceversa.
L'individualismo non è un qualcosa di negativo da estirpare.
L'uomo è individualista per natura e questo deve essere considerato aprioristicamente un dato di fatto. Così come il fatto che non voli e non riesca a respirare sott'acqua.
Qualunque teoria politica che non contempli l'individualismo come fattore base umano è una teoria politica fallace. Nel contempo, l'uomo è anche un individuo "sociale". Collabora cioè con i propri simili.
E li aiuta pure.
Solo che generalmente lo fa con i simili che conosce: gli amici, i familiari, i parenti, i vicini di casa.
Il perché faccia questo é spiegato da Mises. L'uomo in questione giudica un vantaggio personale l'aiutarli. Perché secondo lui è importante avere un buon rapporto con queste persone, o magari perché un domani potrebbe aver bisogno del loro aiuto, o anche per sentirsi ammirato dalle stesse.
In ogni caso, anche nel sociale, alla base delle azioni umane (cfr Mises Human Action), c'è una valutazione soggettiva che gli fa preferire la situazione A (aiuto) alla situazione B (non aiuto gli amici). In pratica, l'uomo è individualista anche quando è sociale.
La dottrina socialista et socialdemocratica ha le sue falle proprio qui. E' aliena dalla natura umana. L'idea che tutti gli abitanti della penisola italiana debbano PER FORZA aiutarsi, é già disumana, in quanto gli abitanti di Enna non hanno alcun interesse nell'aiutare gli abitanti di Pordenone. Non li conoscono, non hanno mai mangiato insieme, non ricevono alcun beneficio che gli faccia considerare vantaggiosa la situazione A rispetto alla B. E se non c'è un interesse, la cosa semplicemente, non viene fatta.
Il socialista a questo punto mira a cambiare la natura umana, cercando di dimostrare che l'uomo può respirare sott'acqua. Ma quello che ottiene sono solo annegamenti.
A questo punto, per forzare la situazione, costui inventa il governo di coercizione nazionale e obbliga con la forza i cittadini a scegliere A invece che B.
Ma anche questo è innaturale e non funziona in quanto presuppone che qualcuno decida chi aiutare e chi non aiutare et similia. Essendo questo qualcuno un uomo, e perciò individualista, questo qualcuno non può fare da arbitro, in quanto la prima persona che decide di aiutare con i soldi dei cittadini, è se stesso e poi i propri parenti. Cosa che invece è naturale, come spiegato prima.

Il socialismo è inapplicabile a causa dell'individualismo. L'individualismo è parte integrante dell'uomo. La conclusione  del sillogismo è che il socialismo è inapplicabile all'uomo.

Il libero mercato invece, ha l'enorme pregio di aumentare il livello di interazioni sociali umane non negando l'individualismo, ma anzi, esaltandolo. Ed ecco perché funziona tanto meglio. Ogni singola persona lavora solo ed esclusivamente per se stesso (e magari per la propria famiglia) ma, effetto collaterale della cosa, il suo lavoro aiuta gli altri. Quindi, l'obbiettivo del singolo rimane la propria personale soddisfazione, economica e non. Ma l'effetto non volontario è quello di un aumento della prosperità generale e delle interazioni sociali tra gli individui.
E' importante chiarire che l'effetto è inintenzionale. Nessuno lavorerebbe per favorire un perfetto sconosciuto.

Per far funzionare il libero mercato però, è necessario che gli uomini siano liberi. E' necessario che i governi non abbiano il potere che hanno adesso, che non possano comandare sulle scelte altrui e non possano legiferare a raffica. Questo sempre per la questione individualista. Chiunque legiferi o  promulghi una tassa, lo farà per il proprio interesse e mai e poi mai per un supposto interesse generale, tra l'altro mai ben definibile. Quello che abbiamo adesso, checché se ne dica, non è liberismo, non è liberalismo, non è libertà economica. E' solo una dittatura della politica sulla vita civile. E' elevare l'individualismo dei politici al di sopra dell'individualismo del singolo.
Si prenda ad esempio il salvataggio delle banche. Il politico ha deciso che è più conveniente PER LUI impedire ai cittadini di comprare un paio di scarpe in più (individualismo del singolo), per alimentare l'individualismo dei banchieri, i quali a loro volta foraggeranno meglio l'individualismo del politico. I banchieri dal canto loro hanno pensato, giustamente, che è più conveniente per loro foraggiare l'individualismo politico ed ottenere in tal modo le risorse per i loro individualistici appetiti, piuttosto che dover ragionare su come accontentare il maggior numero di clienti possibili.
In tutti questi ragionamenti ovviamente e naturalmente, non compare mai l'interesse "pubblico", che nella realtà non esiste, ma è solo una scusa che permette ai politici di mantenere il potere che permette loro di soddisfare gli appetiti individualisti.

Postato da: LibertyFighter a 14:54 | link | commenti (2)
politica, economia, mercato, libertà, socialismo, positivismo

lunedì, 14 settembre 2009
Aboliamo il comma 2 dell'articolo 75 della Costituzione

Il seguente testo è la descrizione del gruppo su Facebook che ho fondato oggi. Invito coloro che sono su facebook ad iscriversi e diffonderlo. Invito gli altri lettori del mio blog a leggerlo qui e magari, a farlo girare.

Il Comma 2 dell'articolo 75 della costituzione recita:
"Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80]."

Grazie a questo comma, la politica si impadronisce delle nostre vite e ci costringe a sopportare livelli fiscali che nessuna maggioranza degli italiani avrebbe mai accettato di propria spontanea volontà. L'abrogazione di una legge tributaria, o meglio di una imposta, è il PRIMO DIRITTO di un cittadino. Se il popolo è sovrano, come recitano tutte le democrazie, allora PER PRIMA COSA deve poter decidere in materia economica e fiscale.
E' perciò opportuna l'abrogazione di tale comma.
E' altresì necessario che l'abrogazione di una tassa avvenga istantaneamente al termine di un referendum fiscale vinto, senza bisogno di una ratificazione politica, che non avverrebbe mai.
Parallelamente è necessario che OGNI NUOVA TASSA o modifica di tasse precedentemente instaurate, sia sottoposta a referendum CONFERMATIVO prima di entrare in vigore. Questo per evitare che tasse abolite con il referendum rientrino dalla finestra come già accaduto al finanziamento pubblico ai partiti. Il referendum confermativo in materia fiscale esiste già in paesi più sviluppati quali la Svizzera, e non si capisce perchè il cittadino Italiano non venga considerato pari livello del cittadino Svizzero.
Per avere una politica migliore è NECESSARIO togliere il potere economico dalle mani dei politici e restituirlo ai legittimi proprietari. I cittadini. Troppo facile poter strizzare a piacimento le persone senza che queste possano difendersi. L'unica politica decente si può ottenere solo ed esclusivamente limitando il potere di esazione politico.

Postato da: LibertyFighter a 17:29 | link | commenti (3)
politica, riforme, libertà, tasse

venerdì, 11 settembre 2009
100 buoni motivi per una vacanza in Thailandia (invece che in Italia)

Lo so, lo so. State tutti aspettando un post sull'ennesimo bisticcio istituzionale, questa volta tra Berlusconi e Fini. O per lo meno qualche parola sul prossimo "scandalo" italiano, secondo cui Berlusconi sarebbe il mandante addirittura delle stragi di Capaci (ma fino a poco tempo fa non era Andreotti?), e probabilmente anche mandante ed esecutore materiale dell'omicidio Kennedy (un comunista!). La verita' pero', e' che mi rifiuto categoricamente di dare spazio al teatrino della politica, ai desideri di potere dei politici di turno. Trovo disgustoso che anziche' lavorare o, magari, togliersi dalle palle tutti quanti e lasciare all'Italia la possibilita' di riprendersi, i nostri politici continuino imperterriti, ormai da oltre cinque mesi, a farsi la guerra sulle nostre spalle.
Ragion per cui, non parlero' di politica. Non parlero' neppure di economia, tanto il mainstream, quello che non ha previsto nessuna crisi sistemica, quello che "i prezzi delle case rappresentano fondamentali solidi", quello del nobel a Krugman e degli osanna a Keynes, ci ha rassicurato che la crisi sta finendo e quindi non abbiamo nulla di cui preoccuparci.....
Vi parlero' invece delle mie vacanze in Thailandia, anche se magari, non ve ne freghera' nulla.
In particolare, vorrei porre l'accento sul perche' e' meglio una vacanza in Thailandia che una in Europa, o peggio che mai, una nei nostri confini nazionali. A scanso di equivoci, vi dico fin d'ora che il post e' lungo.

La Thailandia e' un paese dalle infinite risorse turistiche. Un po' come l'Italia.
Certo i panorami sono differenti e i panorami tropicali non sono disponibili sulle nostre terre.
Quindi la prima ragione per andare in vacanza in Thailandia sta nel voler vedere una zona tropicale. Voler capire come si vive ai tropici.
Nel mio viaggio, della Thailandia ho visitato soltanto Bangkok e l-isola di Phuket.
Bangkok e' la capitale, conta 6 milioni di abitanti e racchiude in se' i pregi ed i difetti delle grandi capitali del mondo.
Il traffico e' allucinante, tanto da spingere il governo a finanziare i taxi per impedire la congestione definitiva e continuativa del traffico. Per tale ragione, Bangkok e' piena di taxi a prezzi veramente irrisori. Irrisori non soltanto per gli stranieri (farang), ma anche per gli stessi Thai, che guadagnano mediamente due trecento euro al mese.
Un'ora di taxi a Bangkok costa intorno ad 1 euro, 1 euro e mezzo. Esistono tre tipi di taxi. I taxi a tassametro, gli abusivi che fanno prezzi a cottimo, e i tuk tuk.
I tuk tuk sono caratteristici taxi a tre ruote, sullo stile dell'Ape Cross. Belli, economici, caratteristici. L'unico problema e' che vanno dove dicono loro e mai dove decidete di andare voi. Infatti gli autisti di tuk tuk arrotondano il loro stipendio prendendo commissioni dai negozianti che cercano di vendere qualcosa al turista appena portato dal tuk tuk.
Tipicamente, quello che si cerca di vendere al turista in Thailandia sono sempre abiti su misura o gemme e pietre preziose.
La citta' coniuga, grattacieli moderni a templi buddisti veramente belli, ricchezza e poverta' mischiate sullo stesso marciapiede. Dove puoi trovare il ristorante chic e la bancarella del thailandese che cucina noodles o spiedini sulla strada e la vende agli altri Thai.
 L'enorme numero di questi banchi, unito allo smog dovuto alla circolazione caotica di mezzi di tutti i tipi produce nell'aria di Bangkok una puzza caratteristica, alla quale dovrete abituarvi se volete girarla a piedi.
Altrimenti potete sempre prendere i taxi che hanno tutti l'aria condizionata.
Importante. A Bangkok, a differenza di Roma, nel taxi se volete, potete fumare.
Bangkok, oltre a smog, spiedini e noodles on the way e templi buddisti, offre ovviamente una grande vita notturna, discoteche e night club e ovviamente anche bordelli travestiti da bagni turchi. Infatti, checche' ne pensiate, in Thailandia, come in Italia, la prostituzione e' reato. (Scattano le risate).

In ogni caso, il motto che accompagna Bangkok e' secondo me, once in a life.  Passando da quelle parti infatti, appare un peccato capitale non vederla, ma solo ed esclusivamente una volta nella vita.

La Thailandia infatti offre posti ben piu' belli e rilassanti, con le stesse comodita' di Bangkok, ma senza stress e senza odori mefitici.
E' il caso di Phuket, l'isola piu' grande della Thailandia, situata piu' o meno al centro dello Stato Thailandese.
Come vedete dalla mappa, pur essendo la piu' grande, in realta' fa una 20 di km di larghezza per poco piu' di 30 di lunghezza. Infatti si gira comodamente in motorino, senza nessun bisogno di autovetture.
Motorino che vi affittano a soli 4 euro al giorno e che, a patto che vi ricordiate che si guida a sinistra, vi permette di essere completamente indipendenti e vi risolve il problema dei trasporti.
Phuket secondo me rappresenta da sola tutto il meglio della Thailandia. Avete spiagge bellissime, Kata, Karon, Patong, solo per citarne alcune, tutte a portata di scooter. Qualche centinaio di metri all'interno, avete la giungla tropicale. Potete osservare gli elefanti a bordo strada, le scimmie o fare addirittura gite all'interno della giungla.
Se poi vi piace il mare e le barche, non avete che l'imbarazzo della scelta, perche' da phuket si raggiungono le piu' belle isole della zona, le Similan Islands (aperte pero' solo in alta stagione), le Phi Phi, o la cosiddetta James Bond Island, cosi' chiamata perche' vi e' stato girato un film di James Bond nel 1974.
L'elenco potrebbe continuare all'infinito, tante sono le meravigliose isole che affollano i mari attorno a Phuket. La zona, infatti e' letteralmente presa d'assalto dagli sceneggiatori dei film. Sulle Phi Phi Islands trovate infatti anche Maya Bay, detta anche "la spiaggia di The Beach", caratteristica, oltre per le sue sabbie bianchissime, anche per le sue acque relativamente calme grazie alla conformazione montuosa che la protegge dalle tempeste. Risulta quasi superfluo parlare della barriera corallina e della fauna sottomarina di questi posti che, facendo del semplice snorkeling, vi faranno rimanere senza fiato. Figuriamoci poi, se avete fatto corsi di sub e potete andare con le bombole.  Se non sapete nuotare, non e' un problema, infatti qui vi affittano a prezzi irrisori, insieme a maschera boccaglio e pinne, anche un giubbotto salvagente con il quale potete nuotare e fare snorkeling ugualmente. Ho visto decine di bambini di 7-8 anni nuotare allegri e felici in mezzo a tutti i pesci tropicali che avete potuto ammirare sui libri.

Fin qui, qualcuno di voi potra' obbiettare che, a parte la differenza di fauna e di vegetazione, certi panorami li abbiamo anche in Italia e possiamo gustarceli senza andare all'altro capo del mondo, rimanendo a Capri o in Sardegna.
Vero. Ma a Capri o in Sardegna, non potete fare la vita che fate a Phuket. Perche', esattamente come Phuket per gli autoctoni, Capri e la Sardegna sono molto piu' costose di quanto ragionevolmente possiate permettervi.
Ma l'operaio che va in vacanza in Thailandia, portandosi dietro gli Euro, fa la vacanza che Briatore fa in Sardegna. I prezzi, almeno nella bassa stagione (agosto) sono irrisori.
Il mangiare e' praticamente gratuito. Se volete risparmiare e vi piace la cucina thailandese, con 5 euro avete mangiato un piatto di riso ai frutti di mare, un secondo qualsiasi e una birra. Se invece volete spendere un po' di piu', con 10 euro vi gustate tutto il pesce che vi viene in mente, dai granchi alle ostriche, ai red snapper, alle vongole, ai tartufi di mare.  Dai gamberoni king che fanno un etto ciascuno ai calamari da un Kg. La cottura piu' utilizzata per tutti questi cibi e' il barbeque, sul quale, incredibilmente, i thai fanno anche i molluschi bivalvi. Con scarsi risultati a dire il vero.
Se non amate il pesce, bistecche di vitello alla brace sono comunissime, anche se, essendo una localita' di mare, il loro costo e' superiore a quello del pesce. Ho anche intravisto nei ristoranti, dei menu' vegetariani. Siccome pero' il loro universo mi e' alieno, non so dirvi che valenza abbiano.
Se invece siete nostalgici della cucina italiana, niente paura. Phuket ha anche molti ristoranti italiani, alcuni dei quali veramente validi. Pensate che ho mangiato un riso al nero di seppia e bottarga cucinato forse meglio che in Italia. Certo, i ristoranti e le pizzerie italiani hanno prezzi superiori agli altri.
A Phuket potrete trovare perfino il caffe' espresso italiano.
Per quanto riguarda il bere invece, i prezzi delle birre non sono poi cosi' bassi. In un bar, una birra thailandese piccola viene intorno ad 1.60 euro, mentre una birra grande al ristorante, all'incirca 2 euro.
Prezzi bassi ma non troppo. Dovuti, ovviamente, alle infinite TASSE che il governo Thailandese
( monarchia) mette sulla birra. Infatti il popolo thailandese ama molto ubriacarsi a cannella e la tassa sugli alcolici risulta essere molto redditizia. E cosi' i prezzi degli alcolici rimangono bassi per le localita' turistiche italiane, ma non tanto da non essere comparabili. Un cocktail 3 euro. Un wiskey 3 euro. 2 se di marca thailandese. Lasciate perdere i vini ovviamente.

Il mangiare in Thailandia rispecchia tipicamente le abitudini asiatiche. I thai mangiano spesso e volentieri per strada comprando la frutta fresca o i noodles dai carretti ambulanti. Un altro metodo spiccio per procurarsi il cibo e' entrare in un supermercato, tipicamente un seven eleven, di cui la Thailandia e' piena. Recarsi al reparto congelatori e scegliere un pasto congelato. Il seven eleven ha sempre un forno a microonde con il quale cuoce al momento il cibo congelato e in due minuti, per una spesa minore di 2 euro, avete mangiato discretamente. Da noi in Italia difficilmente i supermercati fanno questo servizio.
Se invece fate un salto a Rawai, dai cosiddetti "zingari del mare", ovvero i pescatori del luogo, potrete visitare il mercato del pesce locale, dove troverete, oltre a conchiglie di tutte le dimensioni, anche tutto il pesce vivo che volete. Una volta comprato, non dovrete fare altro che portarlo all'attiguo ristorante, che ve lo cucinera' per una somma irrisoria.

Per chiamare in Italia dalla Thailandia, il sistema piu' pratico e' comprarsi una scheda thailandese al costo di 2 euro e caricarla. La tariffa per chiamare l'italia e' di circa 20 centesimi al minuto. Non certamente eccessiva. Per caricarla, e'  sufficiente chiedere ad un commesso di un seven eleven di ricaricare il vostro cellulare. Fara' tutto lui da solo.

Si e' parlato dell'abitudine a bere dei thailandesi. Una abitudine che invece non hanno, e' il fumare. Pochissimi (relativamente all'Italia), i thai che fumano. Ancor meno le donne. Questo ovviamente fa si' che le tasse sulle sigarette siano basse e che il costo di un pacchetto di sigarette sia intorno ad 1.2 euro.
A tal proposito, per evitare lo stesso errore mio, vi comunico che lo Stato Italiano ha deciso che noi dalla Thailandia possiamo importare al massimo UNA stecca di sigarette. Stupidissimamente io ho rispettato questa consegna. Non fatelo. Sappiate che l'unica cosa che rischiate e' che vi sequestrino il surplus in sede di perquisizione in aereoporto. Quindi, considerato che una stecca viene un quarto che in Italia, un buon rapporto rischio benefici e' portare ciascuno 4 stecche di sigarette. Male che vada, avrete comprato una stecca di sigarette al prezzo italiano. Ma con la soddisfazione di non aver dato un euro al Monopolio di Stato.

Un'altra particolare caratteristica della Thailandia, sono i famosi massaggi. Massaggi che, nella maggior parte delle volte, non vogliono dire prostituzione. Sono veri e propri centri massaggi, con massaggiatrici in gamba ed esperte. Il prezzo di un'ora di massaggi e' di 6 euro. In confronto al benessere che vi provocano, e' veramente una miseria. Ho provato i massaggi ai piedi, il massaggio originale thai, il massaggio con olio e il massaggio alla schiena, collo e spalle. Sono tutti fantastici. Quello ai piedi e' in grado di rimettervi in sesto dopo una camminata di tre ore.
A Roma, paghereste almeno 50 euro l'ora. Perche' farlo qui? Con una decina di massaggi pagati a Roma, vi siete comprati il biglietto andata e ritorno per la Thailandia....

Altra particolare goduria, si ha facendo la vita sulla spiaggia. Anche in alta stagione, le spiagge non assomigliano mai al carnaio di un Ostia o similia. Gli ombrelloni sono al massimo due file. Se vi piace rosolarvi al sole dei tropici, potete affittare ombrellone e sdraio alla modica cifra di 2 euro al giorno.
A differenza di Capri, potete andare in spiaggia con i sandali, gli zoccoli, a piedi nudi e pure con i doposci. Nessuno si permette di sindacare. Potete fare i castelli di sabbia e, volendo, potreste perfino gettare i mozziconi di sigaretta sulla spiaggia. Cosa che pero' non riuscirete a fare per due motivi. Il primo e' la bellezza di quei posti, il secondo e' che il tipo che vi affitta gli ombrelloni, appena vede le vostre sigarette, vi porta un portacenere da sistemare sul tavolino che e' compreso nell'affitto dell'ombrellone.
Ogni 10-20 metri sulle spiagge, ci sono chioschetti thai che vi vendono birre fredde, shake di frutta (fantastico il coconut shake servito dentro la noce di cocco) e perfino piatti thai.
Quindi mangiate e bevete con tranquillita' mentre vi abbronzate. A differenza dell'Italia, vi portano tutto sulla sdraio e il prezzo non e' superiore a quello degli altri ristoranti thai nel lungomare. In Italia, col fatto che sei sulla spiaggia, rischi di pagare il doppio.
Causa la temperatura dell'acqua, potete mangiare e poi farvi il bagno senza alcun timore. Al limite potete mangiare mentre nuotate e perfino pagare un thai che vi imbocca da un gommone, mentre voi fate il bagno.
Potete bere birra e guidare lo scooter. Non esistono gli alcool test e nonostante questa grave lacuna, la strada stranamente non e' mai lastricata di cadaveri. Segno inequivocabile che i nostri governanti hanno esagerato. Se non vi mettete il casco, la multa sono 6 euro.
In Thailandia inoltre, hanno anche i semafori intelligenti. Noi abbiamo il T-Red pronto a succhiarti soldi a tradimento. Loro hanno schermi con un countdown che ti segnala tra quanto tempo il semaforo cambiera' colore....

Un'altra cosa aliena dalla Thailandia e' la scortesia. Se tu sei cliente e paghi, in qualunque caso sono sorrisi, salamelecchi e massima disponibilita'. Non esiste il gestore scazzato, la risposta sgradevole, la mancanza di servizio che tante volte e in tante localita' italiane avrete certamente notato. Siete riveriti e trattati come meritate: da clienti paganti.

Ancora. Quanto pagate un hotel a Capri?  Non voglio saperlo. In bassa stagione, una camera a Kata Beach si aggira intorno ai 20 euro a notte.Aria condizionata e frigobar presenti. A Bangkok, un hotel 4 stelle con piscina, 45 euro a notte. Ma attenzione: la CAMERA.
In Asia infatti non si sognano neppure di farti pagare a persona. Si paga la camera. Quindi se siete in due, di hotel pagate sempre e comunque 20 euro a notte. Questo particolare e' da tenere ben presente quando comprate pacchetti  "all inclusive"  dall'Italia. Spesso i prezzi che vi fanno sono completamente folli, consci del fatto che per voi e' normale pagare una stanza due volte perche' siete in due.

Per finire. I vestiti. Potete partire per la thailandia senza valigia e comprare tutto in loco. I prezzi sono notevolmente piu' bassi che in Italia. Se poi prendete marche come la Diesel, che produce tutto in Thailandia, i prezzi sono irrisori. Ma il massimo del guadagno lo ottenete se vi fate fare i vestiti su misura. I vestiti di seta, di cachemire, di lino che potete farvi fare da soli vi ripagano del costo del viaggio e anche dell'hotel. Io personalmente mi sono riportato tre camicie di seta 100% e un abito, ugualmente in seta 100%.

Veniamo ora alla domanda base di tutti i maschietti: e le donne?
Di donne che, pagandole, ve la danno, ne trovate a migliaia. In Thailandia la prostituzione e' reato, quindi queste di lavoro fanno le "cameriere" nei bar. Ma voi potete risarcire il bar e portarvi via la cameriera, la quale sotto compenso (intorno a 20 euro), vi fa trombare quanto volete. Attenzione pero' a non rimorchiarvi il solito trans. La thailandia e' infatti piena anche di ladyboy.

Personalmente, la situazione donne l'ho trovata piuttosto triste, perche' lo scopo recondito di queste donne sarebbe quello di convincervi a sovvenzionarle direttamente dall'Italia, con assegni regolari. Per far questo ovviamente, sono disposte a dirvi di tutto, che si sono innamorate, che vi sposerebbero, che vogliono un figlio, che siete i piu' belli del mondo etc.
Ovviamente sono tutte cazzate, ma se 10 farang spediscono soldi alla stessa Thai dall'Europa, e' certo che questa puo' fare una bella vita. A patto che non si sputtani tutto in gioco d'azzardo e birre, cosa molto probabile.
Una cosa e' certa, la Thailandia offre talmente tante cose che le donne, veramente, sono l'ultimo dei motivi per cui qualcuno dovrebbe andare. Certo che se in Italia avete una scadentissima vita sessuale.....

Infine, raccomandazioni e consigli.
Prima di tutto, e' opportuno conoscere l'inglese. Gli Italiani all'estero fanno sempre una figura barbina in quanto non conoscono affatto le lingue, soprattutto poi quelle che non sono uguali all'italiano (non francese e spagnolo per intenderci). Non serve essere esperti. Io credevo di non conoscerlo a sufficienza e mi sono trovato benissimo, anche facendo da traduttore per gli altri italiani.

Secondo. I Thai sono un popolo come gli altri. Non sono santi. Se girate da soli ubriachi per le strade di montagna, succede che vi rapinano. Se lasciate in un luogo deserto la borsa con i documenti e la macchina fotografica, succede che ve la rubano.
Come in tutto il mondo.

Terzo. State lontani dalla polizia. Come in tutti i paesi poveri, la polizia fa la mafia. La corruzione degli agenti e' all'ordine del giorno e la concussione da parte degli stessi verso i gestori di attivita' commerciali anche.
La polizia non disturba i turisti, i turisti portano soldi e come tali vanno protetti e preservati. Ma se vi ci andate a scontrare, non pensiate di ragionare come con la polizia italiana.

Quarto. Droghe. In Thailandia la droga e' punita con svariati anni di carcere. Forse, ma non sono sicuro, anche con la pena di morte. In ogni caso, una ventina di anni in un carcere thailandese non si augurano neppure al proprio peggior nemico.
Detto questo pero' in Thailandia girano tonnellate di marijuana, che i thai fumano tranquilli e spensierati, segno ultimo di quanto efficaci siano le politiche restrittive dei governi. D'altra parte, con una foresta equatoriale alle spalle, pensate sia complicato coltivare ettari di marijuana? E se una varieta' si chiama Thai Grass, ci sara' o no un motivo?

Vi diranno che nessun thai vi offrira' mai droga. Non e' vero. Mi e' stato detto papale papale: "A noi thai non piacciono le sigarette, fumiamo solo ganja. Anzi, se volete, dopo venite con noi". Insomma, se volete comprare marijuana, ne trovate quanta ne volete. A prezzi Thai.
Ma per favore, evitate di fumarla per strada, in spiaggia o in un locale come fareste in Italia. Lasciatela in albergo, fumatela li' e poi andate a divertirvi.

Per il resto, approdare in Thailandia e' semplicissimo. Se avete un passaporto con 6 mesi di validita', vi rilasciano il visto turistico per un mese, direttamente all'aereoporto. Un volo prenotato per tempo si aggira sui 500 euro andata e ritorno. Probabilmente dovrete fare scalo da qualche parte, perche' tra le compagnie a prezzi decenti, ovviamente non c'e' Alitalia.
Infine, se volete visitare Phuket e volete un supporto in loco in grado di fare di tutto per voi, e che parla in Italiano, vi consiglio infinite volte  Martino. Sincero e affidabile. Oltre che, ovviamente Italiano.
Colgo l'occasione per salutare lui e la sua famiglia. Con la speranza di rivederlo presto.
Kop Kun Krap Martino.


Postato da: LibertyFighter a 20:07 | link | commenti (8)
vacanze, thailandia

lunedì, 07 settembre 2009
I nuovi supereroi: Sindaci da operetta.

Il potere dà alla testa. Il potere corrompe. Il potere, non è mai un bene.  La quasi totalità degli individui, quando riceve la facoltà di disporre a piacimento della vita, del tempo e dei soldi degli altri, perde la testa e diventa, quando possibile ancor più arrogante e stupido. Questo vale ovviamente per i nostri governanti nazionali ma, da quando hanno ampliato le loro competenze e i loro poteri, è diventato evidente perfino per i sindaci di paese.
Questi, non appena ne hanno avuto la possibilità, hanno maramaldeggiato in ordinanze, divieti e, of course, sanzioni economiche, che sono il vero ed unico motivo delle ordinanze.
Se è vero come è vero che comandare è meglio che fottere infatti, non c'è gusto a comandare se non hai un buon ritorno economico che ti permetta di goderti gli agi terreni. Di qui, quella pazzia per cui la sanzione economica è diventata l'unica ragione di vita dei comuni italiani.
E così non passa giorno che non si ascoltino nei telegiornali o si leggano notizie di intraprendenti sindaci che inventano una nuova ordinanza che proibisce qualcosa, corredata dall'immancabile ammenda. E alcune volte, accompagnata anche con il premio produzione multe.

L'ultima stronzata, se mi passate il francesismo, l'ha fatta un prode sindaco in provincia di Vercelli, in un paesino chiamato Saluggia.
Questo genio ha deciso di vietare niente popo di meno che il lancio del riso ai matrimoni. E sta ovviamente pensando alla relativa sanzioncina. E non lo fa per motivi discutibilissimi quali il fatto che poi il comune debba pulire il suolo pubblico o cose simili. No, il Sommo adduce una spiegazione molto molto più convincente e politicamente corretta.
E' uno spreco, e con la crisi economica che c'è, è proprio un peccato "sprecare" il riso. Meglio i petali di rosa, aggiunge il Divino.

E' difficile controbattere a simili dimostrazioni di stupidità, perché il ragionamento ha tante di quelle falle che non sai da che parte iniziare. Fa piacere però pensare che individui di tal caratura intellettuale possano sindacare sulle nostre vite. Nella mia infinita bontà, pur sapendo dell'inutilità della cosa, cercherò di spiegare perché il sindaco in questione ha detto e fatto una solenne stronzata.
Prima di tutto. Il riso lanciato durante un matrimonio, sarà, grasso che cola, 2 Kg. Due Kg di riso, costeranno su e giù due tre euro. Dopo la funzione però, gli sposi vanno in un ristorante, dove dall'antipasto al dolce, avanzerà tanto di quel cibo da sfamare per settimane un villaggio africano.
Se il nostro caro sindaco voleva farci il pippone terzomondista sugli sprechi quindi, avrebbe fatto meglio a parlarci del pranzo di nozze, piuttosto che del riso lanciato al matrimonio.
Invece nisba.
I petali di rosa inoltre, hanno un problema: costano molto di più del riso e, cosa non secondaria, non puoi lanciarli perché fanno troppa resistenza all'aria.
L'idea del principe degli economisti si riduce quindi al sillogismo:
Siamo in crisi economica, avete pochi soldi, quindi al posto del riso dal costo di 3 euro, lanciate petali di rosa dal costo di 30.

Senza parole.

Ma andiamo avanti. Spreco. Ogni idiota che si sveglia la mattina utilizza la parola spreco a vanvera. Si capisce, fa molto chic e molto molto political correct.
Il riso lanciato al matrimonio non è sprecato. E' solo destinato ad usi diversi da quello alimentare. Come per intenderci, quello messo nelle saliere.
Non è sprecato, è li per rimuovere l'umidità dai grani di sale.
Il riso lanciato ai matrimoni non è sprecato, ma viene utilizzato  in omaggio ad una tradizione antica. Le stesse tradizioni per "tutelare" le quali i sindaci chiedono milioni di finanziamenti pubblici. Quelli sì, sprechi.
Che il riso non sia sprecato, lo dice il semplice fatto che è il risultato di una libera scelta individuale in un contesto di mercato. Significa che qualcuno ha trovato più vantaggioso lanciarlo sugli sposi piuttosto che mangiarlo. Significa che economicamente, per colui che ha effettuato l'acquisto, quello non era uno spreco, altrimenti, semplicemente, non lo avrebbe fatto.
Il vero spreco semmai, é essere costretti a stipendiare sindaci di questo tipo.

Ma farei un torto a molti altri sindaci inetti della penisola se mi soffermassi a parlare solo del sindaco di Saluggia.
Come non ricordare infatti il divieto di fare castelli di sabbia a Eraclea, oppure gli zoccoli a Capri e positano, i risciò a pedali in provincia di Latina, e tutta una serie di divieti che han fatto la loro comparsa l'estate scorsa, tutti corredati dalla solita, salata, multina?

Senza entrare nel merito della legittimità o meno dei governi nazionali, le libertà che si prendono questi individui generici che fino al giorno prima di essere eletti erano persone normali, e il giorno dopo si sentono superman in dovere di decidere al posto nostro, sono veramente disarmanti.
Li abbiamo eletti per svolgere quattro pratiche burocratiche, noiose e senza alcuna importanza, e ci riitroviamo con esaltati che magicamente pretendono di essere diventati più saggi ed intelligenti di tutti gli altri.
Il mio consiglio a costoro è: quando vi viene in mente una ordinanza simile, chiudetevi in bagno e masturbatevi. Magari vi passa.
Il consiglio che invece mi sento di dare ai cittadini di questi sfortunati paesi è:
Ce li avete lì, a portata di mano. Non sono Prodi e Berlusconi, inavvicinabili.
Se ogni cittadino quando li vede gli molla un ceffone, magari l'Italia diventa  un paese migliore.




Postato da: LibertyFighter a 14:44 | link | commenti (8)
politica, libertà, comuni, sindaci










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