La libertà è l'unica via Il socialismo il più grande dei mali

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martedì, 16 dicembre 2008
L'unica redistribuzione la fa il libero mercato

La parola redistribuzione, nella politica nostrana è pronunciata con frequenza giornaliera, e in maniera bipartisan, da entrambi gli schieramenti politici. Ovviamente viene pronunciata sempre a sproposito, e sempre a giustificare il perverso meccanismo della democrazia sociale, la favola dell' "economia sociale di mercato" e più in generale tutte le porcate messe in atto dal governo quando si impiccia di economia. Orbene, se per redistribuzione si intende la redistribuzione del denaro del ceto basso e del ceto medio, in direzione del ceto politico e dei loro amici, allora le uscite governative hanno un senso. Nulla meglio della socialdemocrazia (eccezion fatta per il socialismo reale) garantisce una più efficace redistribuzione dei denari nella direzione dei politici.
Ma se per redistribuzione si intende veramente quello che si vuol far credere, ovvero una redistribuzione tra i ceti più abbienti ai ceti meno abbienti, lasciando da parte i politici, la crisi attuale ci mostra quanto ciò non sia vero, e quanto solo e soltanto il libero mercato sia in realtà redistributivo e sociale. Ma redistributivo e sociale molto più di tutte le politiche messe in atto da qualsivoglia governo nella storia moderna.
Pensiamo alla situazione attuale. Il mercato ha deciso di privare di un bel pò dei loro soldi gli ultraricchi padroni di GM, di Chrysler e Ford. Perché le loro scelte imprenditoriali si sono rivelate errate, perché hanno continuato ad investire in un mercato saturo e per altri svariati motivi.
A prescindere dalle cause comunque, il mercato era lì che si accingeva a redistribuire i soldi di costoro a tutta una cerchia di popolazione, a partire dai creditori dell' indotto delle stesse.
A lasciarlo fare, probabilmente nel giro di qualche anno avremmo avuto che qualche ex-boss delle stesse, si sarebbe trovato in difficoltà economica e forse avrebbe dovuto perfino lavorare come operaio a 2000 dollari al mese. Ma chi veramente si oppone alla redistribuzione, ovvero i politici socialdemocratici, ha pensato bene che questo non dovesse avvenire, ed ha deciso di aiutare le case automobilistiche in crisi operando la solita redistribuzione al contrario. Via i soldi dal ceto medio e basso per darli ai ricchi che il mercato voleva punire. Che i soldi partano dal ceto medio basso dovrebbe essere chiaro, ma per completezza lo spiego. In ogni società, il ceto medio e quello basso sono la grande maggioranza delle persone. Affinché una tassazione sia efficace, bisogna colpire quei ceti, perché una tassazione che colpisce i ricchi, non porterebbe alcun introito decente nelle casse dello Stato.

Orbene, il mercato voleva redistribuire. La democrazia sociale ha impedito questa redistribuzione e forzato un ulteriore accentramento della ricchezza. Alla faccia di Marx.

Facciamo un altro esempio. Il mercato aveva deciso di togliere un bel pò di quattrini ad altri essere spropositatamente ricchi, che avevano fatto il passo più lungo della gamba. I proprietari di banche. Il capo di Lehman Brothers era tanto ricco. Grazie al mercato ha perso tutto e i suoi soldi sono tornati in circolo. Ne hanno beneficiato varie altre classi di cittadini che probabilmente ne faranno un uso migliore.
Il mercato voleva punire altri grossi banchieri che hanno sbagliato. E voleva redistribuire la loro ricchezza a grandi fasce di popolazione. Tra questi, i titolari di Bank of America, Citibank, e di tutti i gruppi bancari i cui nomi avete sentito ogni giorno in TV.
Il mercato si è accorto che non facevano l'interesse della massa e li stava punendo. Fustigando, distruggendo. Poteva essere un momento di castigata euforia per il popolo, che da lungo tempo sospettava delle banche e da lungo tempo si era accorto che mai facevano l'interesse del cliente medio piccolo.
Poteva, perché l'opera di redistribuzione della loro ricchezza, che il mercato aveva iniziato da Lehman brothers, è stata ostracizzata dai soliti "difensori" della socialità e della redistribuzione. Non sia mai che i nostri ricchissimi amici perdano il loro status sociale. Piuttosto, redistribuiamo ancora al contrario.
E così i vari governi hanno redistribuito fantastiliardi di soldi, prelevati dai ceti medio bassi (nella maniera che preferite: tasse, inflazione, debito pubblico), verso i loro ricchissimi amici. La sola America ha stanziato un fondo di welfare da 700 miliardi di dollari tolti ai poveri, per darli ai ricchi. Tutto ciò per impedire la giusta redistribuzione che il mercato aveva intenzione di fare.

Questa è l'amara verità. L'unica cosa che può redistribuire nel senso che la plebe socialista intende, è il libero e sfrenato mercato. Tutto ciò che viene fatto CONTRO il libero e sfrenato mercato dai sostenitori della redistribuzione, viene fatto nel senso che l'elite socialista intende. Ovvero, il mantenimento dello status quo tra i ceti sociali ,che garantisce l'attuale rapporto di forze politiche,  quando non il maggiore accentramento di ricchezza (sempre alla faccia di Marx), cosa che garantisce invece una maggiore domanda di protezione da parte del volgo ignorante (nel senso che ignora).
Il mercato è redistributivo di per sé. Sono i governi ad essere accentratori e sono loro a garantire che non ci siano grosse possibilità di scalate sociali. Più i governi sono forti, più si intromettono in economia, più le classi sociali sono rigide e tendono a divenire CASTE.

Questa spiegazione dovrebbe anche porre fine alla diatriba secondo cui, i liberisti sono una corrente di pensiero che protegge i ricchi e il ceto medio, a discapito dei poveri.
Questa è una CAZZATA.
La verità è molto diversa. Il liberismo protegge proprio i poveri e il ceto medio. A discapito di quelli già ricchi che vogliono mantenere il proprio status sociale, chiaramente.

La prova più lampante è proprio nel fatto che il liberismo non sia mai stato adottato da nessun governo, almeno in forme sufficientemente sviluppate e per un tempo sufficiente.
Tutte le forme di governo che favorivano i ricchi e i politici sono state messe in atto, hanno formato influentissime correnti politiche e giornali di partito che propagandassero l'idea ai polli (ovvero le classi da cui doveva poi partire la redistribuzione inversa). Abbiamo avuto governi corporativi, comunisti, mazzettari. Tutti governi in cui chi era ricco si appoggiava all'elite politica e rimaneva ricco, benché non facesse altro che ca**ate, tirasse di coca da mane a sera, e avesse le aziende a rotoli.
Ma MAI e poi MAI, i ricchi e i politici, hanno propagandato seriamente l'idea liberale. Per i politici il motivo è chiaro, la perdita di potere sarebbe pesantissima. Ma i ricchi? Se il liberismo avvantaggiasse costoro, dovremmo avere lobbyes e loobyes che spingono per il movimento liberale, giornali liberali distribuiti a pioggia, librerie liberali grosse come la Feltrinelli....
Invece nulla. I più ricchi liberisti sono imprenditori medio piccoli. I finanziamenti non arrivano, i grandi industriali sono tutti socialdemocratici e socialisti. PERCHE' ?
Ma dico, la puzza di bruciato non la sentite?

Postato da: LibertyFighter a 15:09 | link | commenti (73)
mercato, libertà, socialismo, redistribuzione

mercoledì, 10 dicembre 2008
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: 60 anni e non rispettarla.

Oggi, 10 dicembre, ricorre il 60° compleanno della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
Vari giornali, vari giornalisti, e molteplici blogger ne hanno parlato, sottolineando quanto sia bella e come, purtroppo, in alcune parti del mondo, venga sistematicamente violata.
Effettivamente, è una dichiarazione piuttosto buona, anche se ha le sue pecche.
Ma una cosa è certa.
Non esiste un solo Stato facente parte dell' ONU, che la rispetta.
E' perciò piuttosto irritante vedere una teoria di giornalisti spiegarci come in alcuni paesi cattivi, fortunatamente lontani dall'occidente, questa "sacra dichiarazione", venga ignorata.

Anche se è un pò come sparare sulla croce rossa, vediamo di dimostrare come nei liberi e democratici paesi occidentali, la dichiarazione venga bistrattata alla stessa maniera dei tirannici regimi dittatoriali africani e/o asiatici.

ARTICOLO 4
"Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma"

Il prelievo di denaro guadagnato tramite il lavoro, senza il consenso del lavoratore è definibile come lavoro forzato, quindi come schiavitù. Tutti i paesi che hanno una imposizione fiscale, violano palesemente questo articolo. In sostanza quest'articolo va cancellato perché non esiste al mondo un solo Stato che lo rispetti nei suoi confronti. Eppure, l'ARTICOLO 2 parlerebbe chiaro.

ARTICOLO 2
"Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità."

Quindi perché si fanno discriminazioni se la schiavitù viene imposta dallo Stato, sia esso (e non è) espressione della maggioranza, sia espressione di gruppi di potere o di lobbyes di industriali ?
Ancora, la tassazione progressiva si configura come una ulteriore discriminazione, in base alla ricchezza, per cui i cittadini più ricchi possono essere schiavizzati più di altri.
Perché poi, nei liberi e democratici stati occidentali, soltanto alcuni (es. Trichet e Bernanke) hanno il diritto di stampare la moneta?


Andiamo avanti

ARTICOLO 5
"Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti."

e Guantanamo? Siccome non sono un illuso, sono certo che di Guantanami vari ne esista almeno uno per ogni Stato libero e democratico occidentale.

ARTICOLO 7
"Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione."

Ovviamente, eccezion fatta per "i rappresentanti del popolo" , che sono protetti in maniera differente in tutte le democrazie libere occidentali. Il lodo Alfano è solo l'esempio più vicino a noi.

ARTICOLO 9
"Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato"

ARTICOLO 11
"Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa."


Invece esiste la carcerazione preventiva in attesa di processo.


ARTICOLO 12
"Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni."

Invece esiste Echelon, il Patriot Act, le intercettazioni telefoniche e tutta una serie di simpatiche "eccezioni" di cui si avvale il simpatico Stato Libero e Democratico.

ARTICOLO 17

"Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà."

Fatta eccezione ovviamente per lo Stato libero e democratico che ha il diritto di espropriarti la casa per motivi "di interesse nazionale", di espropriarti l'auto se tuo figlio l'ha guidata ubriaco, nonché di espropriarti anche tutto il frutto del tuo lavoro tramite tassazione. In buona sostanza, questo articolo è comico.

ARTICOLO 19

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere."

Fatta eccezione per il reato di negazionismo che tanti difensori della civiltà vorrebbero introdurre, fatta eccezione per la regolamentazione delle "testate giornalistiche" che di fatto impediscono a chiunque di fare la propria informazione senza venire a patti con lo Stato, e con la quale si vorrebbero imbavagliare blog come questo.

ARTICOLO 20

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione"

Salvo dichiarare illegali le società segrete. Eppure questo articolo sancisce il diritto all'associazionismo e l'articolo 12 quello alla privacy. Insieme, sancirebbero il diritto alle società segrete.

 

Quando mi riferivo alle pecche della dichiarazione, intendevo ad esempio gli articoli 22, 23, 24 ,25. Questi, palesemente di stampo socialista, hanno il simpatico pregio di negare tutti i precedenti punti per essere rispettati. Sono l'enunciazione dei cosiddetti diritti positivi, i quali, per poter essere applicati, devono negare per forza di cose i diritti negativi di qualcuno.

Vorrei porre invece l'attenzione sul 26 e spiegare come anche questo articolo sia violato.

ARTICOLO 26

"Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli."

Anche questo è di stampo socialista e ciò comporta ad esempio che per garantire l'istruzione gratuita per le classi elementari, o non si schiavizzano gli insegnanti, o si schiavizza qualcun altro per pagarli. Ma è l'ultima riga che mi interessa. Afferma che i genitori potrebbero benissimo impartire l'istruzione personalmente ai loro figli. Il che significa che la scuola dell'obbligo lede questo articolo.

E per finire

ARTICOLO 30

"Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati."

Ovvero la formale dichiarazione di illegalità di tutti gli stati al mondo.

 

Stante così le cose, non vedo alcun motivo per osannare una dichiarazione di intenti rimasta rigorosamente inapplicata, né vedo alcuna patente di superiorità morale per andare a fare la paternale a quegli stati che, rispetto ai nostri, non rispettano un articolo o due in più.


Postato da: LibertyFighter a 13:36 | link | commenti (14)
diritti, libertà, tasse, socialismo

martedì, 09 dicembre 2008
Libertà, intellettuali e società attuale

Non posso esimermi dal linkare il nuovo lavoro di Paxtibi, che traducendo un saggio di Rothbard, spiega per filo e per segno la retorica del welfare state, il ruolo degli pseudo intellettuali nel creare una società oppressa, e il male che provoca la dottrina "sociale" proprio alle classi che dichiara di voler difendere. Ovvero i poveri e i disagiati.

Great Society: una critica libertaria #1

Great Society: una critica libertaria #2

Colgo l'occasione per ringraziare Pax per tutto ciò che sta facendo cercando di limitare la deriva totalitaria della società moderna.

Postato da: LibertyFighter a 13:44 | link | commenti (6)
libertà, socialismo

venerdì, 05 dicembre 2008
IVA vs IRPEF

Il post precedente ha aperto una interessante discussione sull'eventuale eticità di alcune tasse rispetto alle altre. In particolare si parlava di IVA vs IRPEF.  Quelli favorevoli all' IRPEF argomentano che l'IVA colpisce indiscriminatamente ricchi e poveri, venendo meno quell' abominevole principio costituzionale della progressività di imposta. I fautori dell'IVA dal canto loro, rispondono che è proprio la sua mancanza di progressività che la rende più "etica" dell'IRPEF, in quanto pone tutti i cittadini sullo stesso piano, senza ignobili discriminazioni per censo.
Il dibattito mi affascina, e quindi voglio dire la mia.
Premetto che parlare di "eticità" di una tassa, è come parlare di quanto sia etico squagliare i bambini nell'acido per non fargli conoscere le asperità della vita. Le tasse non sono etiche per definizione. Un qualcosa che sia eticamente corretto, non ha bisogno della coercizione per essere rispettato. Se il Leviatano ha un intero esercito per far rispettare queste decisioni etiche, è ovvio che il "comune sentore", non è proprio quello di una cosa giusta.
Comunque, una soggettiva scala ordinale è sempre possibile.
Che la costituzione italiana straparli di progressività fiscale, non depone a favore di nessuno in quanto, se sulla costituzione fosse scritto a chiare lettere che l'Italia è un paese fondato sullo stupro dei bambini, l'atto in sé non avrebbe guadagnato un briciolo di moralità.

C'è da dire che l'IVA non è proprio una flat tax, ma è intrinsecamente proporzionale ai consumi. Mentre statisticamente questo dovrebbe garantire una certa progressività, assumendo che i ricchi consumino di più, ciò non è vero per persone stile Paperon De Paperoni. Per Paperone, l'IVA avrebbe un impatto irrisorio, visti gli zero consumi, molto meno devastante dell'impatto che avrebbe per Paperino, che pure non guadagna che una briciola di ciò che guadagna Paperone.
Una flat tax sull' IRPEF invece, colpirebbe in maniera cospicua Paperone, molto di meno Paperino.
Un IRPEF come la nostra, non è neppure il caso di considerarla in quanto totalmente iniqua e stupida.
La nostra IRPEF stimola le persone a non lavorare per non essere depredate. Se non ci fosse la necessità di sussistenza a porre un limite verso il basso, probabilmente il tasso di occupazione italiano sarebbe, per scelta, irrisorio.
Entrambe le tasse servono a deprimere l'economia di libero mercato, che in loro assenza provocherebbe troppa ricchezza nella società. L'una deprimendo i consumi, e perciò gli investimenti che da questi sono trainati. L'altra deprimendo l'attività di impresa, lo stimolo a guadagnare di più (in quanto diminuisce sostanzialmente il beneficio che si ottiene impegnandosi di più) e quindi il progresso.
Da un punto strettamente tecnico, credo di vomitare di meno addosso all'IRPEF, in quanto l'IVA è troppo palesemente un furto.

Con tantta ingenuità e fantasia, si potrebbe immaginare che nel reddito da lavoro, una parte dovrebbe andare allo Stato che ti mette in condizione di lavorare tramite infrastrutture, regolamentazioni etc.
Non lo troverei giusto ugualmente, senza contare che se fosse così, in Italia l'IRPEF dovrebbe avere percentuali negative. Ci vorrebbe il rimborso per coloro che riescono a lavorare NONOSTANTE lo Stato Italiano. In ogni caso, ci vuole molta più ingenuità e fantasia per immaginare il positivo ruolo dello Stato quando io scambio i miei pomodori con il latte delle vacche del mio vicino di casa.
Ce ne vuole proprio proprio tanta.

Se si allarga il discorso alla chiarezza dell' imposizione, si nota che entrambe le tasse sono troppo complesse. La definizione di reddito è piuttosto controversa. L'accertamento dell' IVA complicatissimo.
L'ideale sarebbe una tassa piatta "a persona". Che so, 100 euro l'anno per ogni persona.
Zero spese di accertamento. E l'Italia incasserebbe comunque la non modica cifra di 5. 600 000 000 di euro l'anno.

In qualunque caso, entrambe le tasse hanno la caratteristica di impoverire la popolazione in maniera sostanziale. Non ci trovo nulla di etico nello spingere alla miseria e alla fame una popolo e dunque non sarei proprio in grado di fare una classificazione tra le due.

Postato da: LibertyFighter a 14:04 | link | commenti (28)
tasse, socialismo

mercoledì, 03 dicembre 2008
Parliamo di IVA

Sinceramente sono disgustato. Non dall'Italia di per sé. Né dal Governo. Non si può essere disgustati dai nemici, in quanto questi si riconoscono e si combattono. In fin dei conti, dai tuoi nemici, non ti aspetti altro che azioni spregevoli.
Il disgusto invece, deriva dal leggere tutta una serie di articoli e di commenti ad opera di giornalisti e ad opera del volgo, riguardante la vicenda dell' IVA su Sky.
Quella massa di belanti pecore che quotidianamente commentano sul Giornale, sono addirittura in visibilio per il raddoppio dell'IVA a Sky. Il pattume giornalistico, che rappresenta circa il 99% dell'editoria italiana, non fa altro che dire che l'IVA al 10% era una "agevolazione", un "ingiusto privilegio", su un "genere di lusso" concesso inopinatamente e che dunque è sacrosanto che venga revocato.
Sorvolando sulla stupidissima affermazione che tutto ciò è stato fatto per non incorrere nelle note "procedure di infrazione UE", che sono le stesse che quotidianamente paghiamo per Rete4 senza che Tremonti sia corso ai ripari spedendola su satellite, voglio soffermare la mia analisi sul concetto di agevolazione e di ingiusto privilegio.

La massa di decerebrati che compongono il popolo italiano considera l'IVA un qualcosa di normale.
Per il popolo italiano è etico e giusto pagare ogni fottutissima cosa il 20% in più perché un ente terzo, che non prende parte in maniera attiva ad alcuno scambio di beni, che brucia soltanto capitale e che falsifica tutti i mercati (uniche azioni reali dei governi), decide che due persone prima di farsi un favore a vicenda (uno scambio) devono pagare il 20% a lui.
E questo è normale.  Che cavolo. Io do un panino a te, tu mi dai una acqua minerale, mi sembra ovvio che qualcun altro si prenda un quinto del panino e 20 cl di minerale. Logico. Lampante.
La stessa congrega di decerebrati poi, è in prima fila ad urlare perché tutto costa troppo, perché le bollette sono care, la mozzarella costa cara, la benzina non ne parliamo, e non si arriva alla fine del mese.
Nessuno però pensa  che senza il pizzo chiamato IVA, ogni cazzo di genere di consumo su questa terra costerebbe meno. Quasi tutto, costerebbe il 20% in meno, mica bruscolini.
Certo, diminuirebbero meno i beni di prima necessità , quelli in cui il Santo Stato si accontenta di rubare solo il 4%. Già perché se devi soltanto sopravvivere, qualcuno trova etico che ti si rubi ugualmente il 4% su ogni cosa che acquisti.

E il popolo italiano è talmente indottrinato da quella fabbrica di automi che è la scuola pubblica, che si indigna addirittura, se su qualche servizio non indispensabile, lo Stato rubi solo il 10% !!!

Ma no dai, lascia perdere quel tubetto di vasellina, a che serve?

L'IVAffanculo  é un forte disincentivo per i consumi. Vivendo in un periodo di recessione e di consumi sotto zero, ascoltando ogni giorno Berlusca che invita le persone a consumare di più, una persona mentalmente sana (quindi non Tremonti), avrebbe dovuto diminuire la suddetta tassa, sostenendo in tal modo i consumi. Senza contare i maggiori investimenti stranieri che potrebbero riversarsi in Italia a causa di una fiscalità meno oppressiva. Ma niente. I nostri geni, pensano bene di spingere ancor di più la gente a tenersi stretti i loro denari e limitare ancor di più le loro spese.
L'IVAffanculo inoltre, è figlia di una mentalità marxista secondo cui ci sarebbe differenza tra l'acquistare lavoro e l'acquistare merci. Perché se le due cose fossero analoghe, non ci sarebbe una tassa diversa da pagare se assumi una persona o se compri un abbonamento.
Siccome però non mi risulta che il datore di lavoro paghi l'IVA su un dipendente, ma in compenso di riffa o di raffa è costretto a pagare il doppio di ciò che il dipendente percepisce, ne risulta un'altra distorsione del mercato.
Se acquisti una merce, lo stato ti ruba "solo" il 20%, mentre se acquisti lavoro (assumi una persona), lo Stato ti ruba il 50%. Questo, ad occhio e croce, dovrebbe indurre chiunque, quando possibile a risparmiare sulle assunzioni rispetto all' acquisto di macchinari. E cresce la disoccupazione.

Ma il popolo italiano non è stato istruito a pensare. Caso mai è stato istruito a scendere in piazza e a gridare idiozie a raffica senza gettone. Ma pensare no. Pensare è faticoso, oltre che tedioso. Più semplice starnazzare a caso: se una porcata la fa il CDX e tu sei di CDX, festeggia e dì che è cosa buona  e giusta. Se sei di sinistra, incazzati. Se la porcata la fa il CSX e tu sei di CSX festeggia e dì che è cosa buona e giusta. Se sei di destra, incazzati.
E continuiamo a perpetrare questo teatro dell'assurdo, questa schifosissima finzione di società
civile.

E io, continuo inutilmente a cercare di spiegare ai minorati di cui sopra delle banalità logiche che in un mondo normale non dovrebbero neppure essere discusse, ma che in Italia assumono le sembianze di complicate dimostrazioni matematiche.
Ebbene, sono cocciuto, ne spiegherò un'altra, sperando che qualcuno di costoro passi per il mio blog proprio in quell'unico momento nella sua vita in cui si è scordato di spegnere il cervello.
Il "genere di lusso" che tanto criticate, anche da dx, è la molla del progresso. Ciò che era un lusso 50 anni fa, adesso fa parte dello standard minimo della popolazione. Quindi, ritardare la distribuzione dei generi di lusso applicandogli una tassazione maggiore equivale a ritardare il progresso e il benessere. Una società progredisce per il desiderio delle persone di poter acquisire un numero sempre maggiore di generi di lusso. Diciamo che progredisce grazie all'invidia sociale che si genera tra i ceti meno abbienti e i ceti più abbienti. I meno abbienti vorrebbero diventare più abbienti. Quindi, in un libero mercato si ingegnano e fanno impresa, trovando soluzioni nel mercato che permettono di abbattere i costi dei beni. Loro vengono premiati da guadagni più alti, e come conseguenza delle loro invenzioni, molta più gente alza il suo tenore di vita.
La differenza di reddito e i "generi di lusso", nella società funzionano più  o meno come una differenza di potenziale applicata al motore economico. Meno marcata è questa differenza di reddito, meno generi di lusso girano, più la società ristagna. In un mondo in cui tutti hanno lo stesso reddito e la stessa quantità e qualità di beni, il progresso si ferma.
Tutto questo per cercare di farvi capire che avversare il lusso e la ricchezza è analogo ad avversare progresso e benessere.

Questo post potete vederlo come un disperato tentativo di far accendere il cervello a quella parte di italiani che lo possiede, ma che evidentemente si è disabituato ad usarlo. Vi prego. E' la cosa più utile che avete in tutto il corpo (si anche più di quello), accendetelo. E se volete stupirmi, leggetevi qualcosa di economia austriaca.

UPDATE
Tornando sull'esempio dell'acqua minerale, vorrei cercare di spiegare meglio il perverso meccanismo innescato dall' Iva. Supponiamo che Tizio abbia due Kg di panini e Caio due litri di acqua.  Caio gradirebbe un kg di panini da mangiare, mentre Tizio vorrebbe acqua da bere. In assenza di Stato, semplicemente scambierebbero i due beni e si ritroverebbero nella situazione per cui Tizio ha 1 Kg di pane e 1 litro di minerale e Caio idem. Paradossalmente, grazie all'IVA, il sistema Tizio + Caio si è impoverito, in quanto prima possedevano 2 Kg e 2 Litri, mentre adesso posseggono 1,8 Kg di pane e 1,8 litri di acqua.
Il che significa che  sono spinti a tenersi ognuno il suo, senza fare scambi, allo scopo di non impoverirsi.
Su larga scala significa che io che ho 10000 ettari coltivati a grano, dovrei tenermelo tutto piuttosto che scambiarlo con chi ha necessità, perché così facendo, paradossalmente si impoveriscono entrambe le parti. A beneficio ovviamente del terzo incomodo.
Più precisamente, se per me 1 litro di acqua minerale ha un valore soggettivo maggiore di 1 kg di pane solo di un 10%, non dovrei effettuare lo scambio, perché il prezzo che pago per poter accontentare l'altro (e che reciprocamente paga lui per accontentare me) è superiore al guadagno soggettivo che ottengo.
Alla faccia dell'eticità di questa tassa!.

Postato da: LibertyFighter a 16:03 | link | commenti (17)
economia, berlusconi, tasse

lunedì, 01 dicembre 2008
Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani...

Come il movimento libertario dice da ormai tre anni, la politica italiana è sempre uguale a se stessa ed è sempre tesa a rubare quanto più possibile dalle tasche degli italiani.
Non sembra fare eccezione il governo Berlusconi, che dopo una campagna elettorale incentrata sulla diminuzione della pressione fiscale e su promesse di non mettere le mani in tasca ai cittadini, in sei mesi vara prima la comica Robin Tax, sugli "extraprofitti" dei petrolieri. Tassa di origine Marxista, visto che il termine "extraprofitto" assomiglia tanto al "plusvalore" del vecchio Carl, tassa completamente stupida in quanto appena dopo averla varata il petrolio è crollato, e l'altra categoria che doveva essere colpita (le banche),  è stata invece sussidiata a causa della crisi.
Non pago di questa escursione nel beato mondo del furto e dell'estorsione, il governo ha varato un pacchetto anti-crisi, dove tra le altre proposte c'è il  raddoppio  dell' IVA sulle TV a pagamento. Interessantissima la teoria tutta Tremontiana per cui in tempo di crisi, invece di cominciare a rubare di meno, la soluzione sarebbe l'aumento della tassazione.
 
Due nuove tasse nel giro di sei mesi, a fronte solamente dell'eliminazione dell'ICI. Peraltro parziale. Davvero niente male per dei sedicenti liberali.

Postato da: LibertyFighter a 13:22 | link | commenti (16)
politica, berlusconi, tasse










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