La libertà è l'unica via Il socialismo il più grande dei mali

Eccomi

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venerdì, 28 novembre 2008
ATACcatevi al Bus

Stazione Termini. Piazza dei 500. Ore 19:50

LF - Signor Ferrotranviere, sono quaranta minuti che aspetto l'autobus H. E' successo qualcosa?

Ferrotranviere- No signore, è solo che abbiamo spostato la fermata. Adesso l'H non si ferma più sotto quel cartello con su scritto H, si ferma di là, sotto il cartello con su scritto 101.

Ferrotranviere 2 - Ahahah hai voglia tu ad aspettare ..... Ahahah!!

LF - Pensiero- Ma perché non devo prendervi tutti a cinghiate?

Postato da: LibertyFighter a 10:45 | link | commenti (2)
roma, statali

martedì, 25 novembre 2008
Crolla una scuola. Un ragazzo sacrificato al socialismo.

Sabato a Torino il controsoffitto di una scuola superiore si è abbattuto su una intera classe di studenti. Uno è morto. Un altro quasi, alcuni avranno traumi permanenti.
Sei anni fa, a San Giuliano, una intera scuola è collassata su sé stessa dopo un terremoto. Si portò via 27 bambini e una maestra.

Questi 29 morti, per contrappasso, sono da imputare alla socialdemocrazia. Al socialismo. Sono da imputare ai teologi dello statalismo. Ai religiosi dello Stato che ci tutela.
Chiediamoci. Cosa sarebbe successo se le due scuole fossero state private?
Basta guardare ciò che è successo alla Tyssen. Dopo il rogo, che costò la vita ad alcuni operai, mi ricordo ancora le urla dei comunisti, la solita critica al malvagio imprenditore che, per guadagnare di più (la panzana degli extraprofitti e/o del plusvalore) risparmiavano sulla "sicurezza", giocando sulla pelle degli operai.
E si diceva che questi erano i mali del capitalismo. Si diceva che lo Stato, questa benevola entità zeppa di individui caritatevoli (sic) e saggi (sic sic), doveva avere più potere e controllare affinché il malvagio Mercato non producesse ulteriori morti.
Ancora ieri, un mare di mentecatti ha invaso le piazze di Italia per protestare contro i tagli alla scuola pubblica.
Ricordate? La Gelmini disse esplicitamente:
Il 97% dei soldi per l'istruzione viene spesa in stipendi. Non possiamo fare riforme strutturali se non tagliamo questa spesa.
Con questa considerazione la Gelmini avviò la contestata riforma.
Poi il mare di mentecatti si riversò in piazze e strade, gridando al danno che la Gelmini faceva all'istituzione "Scuola Pubblica". Ricordate? Vuol favorire le scuole private che sono l'anticamera dello stato totalitario (sic, sic sic, e sic).
E adesso mi domando. Come mai, una istituzione come una scuola, guidata dai savi e caritatevoli individui che affollano le stanze dei bottoni, senza alcuno scopo di lucro, senza imprenditori bastardi, governata dalla mitica "collettività", viene lasciata crollare senza alcuna osservanza delle leggi che invece per la Tyssen sono state invocate a più non posso?
Quando poi candidamente, si viene a sapere che da quando hanno scritto la 626, le scuole sono sempre state esentate dal rispettarla, c'è ancora qualcuno che crede che il pubblico abbia una qualche utilità?
Una azienda privata che non rispettasse la 626, verrebbe chiusa e i proprietari processati. Sono sotto processo i proprietari della Tyssen. Una azienda pubblica che non rispetta la stessa legge, si procura l'esenzione statale. E pensate che qualcuno pagherà per le morti di San Giuliano o di Rivoli?
No, non si può processare lo Stato.
Contro lo Stato siamo inermi. Se lo Stato non rispetta la nostra sicurezza, possiamo solo comprare vasellina.
E' suo diritto sodomizzarci quanto vuole. E intanto raccontarci quanto sia "etica" la res pubblica. Perché è di tutti. Perché é svincolata da logiche di profitto.
E allora, Vito e gli Angeli di San Giuliano, non sono altro che le ultime vittime della dottrina socialista. Di chi vuole uno Stato padrone della giustizia e padrone dei propri cittadini.

Sono Morti Di Stato. Come le migliaia di deportati dei gulag, dei laogai, dei campi nazisti...
Come i morti di Piazza Fontana, sacrificati al "segreto di stato" e agli accordi con terroristi palestinesi.
Come gli ignari passeggeri di un certo DC9 dell' Itavia.

Questo è "Lo Stato".

Lo Stato è colui che uccide senza pagare pegno, ruba agli altri per dare a sé stesso (ok, ruba 50, redistribuisce 5 e solo 45 tiene per sé) senza pagare, falsifica denaro senza paura, scrive le regole per facilitare se stesso.

Vi domando. Avete notizie di scuole private crollate?
 Se non ne avete notizia, sarà per un mix dei seguenti motivi?

  1. L'imprenditore privato paga di tasca propria la ricostruzione
  2. In caso di morti e feriti, l'imprenditore finisce processato
  3. La pubblicità negativa dovuta ad un evento simile rischia di spazzare via dal mercato la scuola in questione
Ora, da bravi, quanti di questi motivi valgono realmente per un edificio pubblico?






Postato da: LibertyFighter a 15:33 | link | commenti (16)
scuola, rivoli, gelmini, socialismo, san giuliano

giovedì, 20 novembre 2008
Legge o Giustizia?

Che il quotidiano online L'Occidentale rispondesse più a logiche di contrapposizione Destra / Sinistra, che a veri ideali radicati nel suo pensiero, era palese. Che perfino Tocqueville, la città dei liberi, ogni tanto sbarelli e pubblichi articoli non proprio in linea con l'idea di libertà, anche.
Certo è che leggere articoli come quello di Giovanbattista Palumbo, in siti che dichiarano di lottare per la libertà, mi fa veramente pensare. L'articolo in oggetto, ha un titolo che è tutto un programma:

Le tasse non sarebbero così alte se tutti le pagassero.

Un titolo che sembra uscito dritto dritto dall'agenda politica di tal Visco. Un concetto contro cui, a mia memoria, si batteva tutta l'attuale maggioranza, in primis Berlusconi, quando ancora era minoranza. Del resto era la spiegazione ufficiale del duo Fisco e Padul Schioppa: pagare tutti per pagare meno.
Il concetto espresso invece dal Cavaliere era   l'inverso. Ricordate? Pagare meno, per pagare tutti.
Ricordo il due di dicembre 2006. Tanta gente in piazza S. Giovanni, a ribadire proprio questo concetto. Già perché dietro ad una semplice inversione di causa ed effetto c'è una visione completamente differente del mondo.

Per Visco, l'evasore è un delinquente ed evade sempre e solo per egoismo.

Per Berlusconi, l'evasore è un libero professionista tartassato dal Fisco, che si difende per la sopravvivenza della propria impresa.

Per Visco l'importante è lo Stato. Chi se ne frega dell'individuo.

Per Berlusconi, lo Stato non deve ridurre in miseria l'individuo, ed il prelievo fiscale non deve danneggiare la capacità di investimento ed il livello di vita dell'individuo.

Per Visco, la lotta all'evasione deve essere ferrea e spietata.
Per Berlusconi no, in quanto se le tasse fossero ad un regime comunemente accettato, le persone le pagherebbero senza ricorrere all'evasione.

Questi erano i concetti che animavano quel 2 dicembre. Questi erano i concetti che han permesso anche al Movimento Libertario di partecipare, con il mitico slogan "Le tasse sono un furto, non pagarle legittima difesa!".

Trovo perciò preoccupante e sostanzialmente aberrante che, gli stessi giornali che appoggiavano le tesi del 2 dicembre, a distanza di due anni, e dopo appena 6 mesi di governo a favore, cambino completamente prospettiva e si ritrovino ad appoggiare il Viscopensiero.
Lo stesso Berlusconi fa fatica a rimangiarsi il suo pensiero, pur rivestendo adesso una importante carica nell'associazione a delinquere chiamata Stato. Anche adesso, pur parlando dell'evasione fiscale come un male, gli si legge in faccia la scarsa convinzione con la quale lo dice. Invece, i giornalisti, pur non avendo vincoli dati dalla posizione occupata, compiono delle giravolte incredibili.

Entriamo nel merito dell'articolo.
Il Palumbo fa delle considerazioni talmente ingenue, che sembrano essere uscite dalla bocca di un diciassettenne no-global, invece che dalla penna di un giornalista.
Prima di tutto afferma che il problema dello Stato, con tasse troppo alte e servizi scadenti, si risolve aumentando il gettito della spesa pubblica, mediante la mitologica lotta all'evasione fiscale.
Crede o vuol far credere che a fronte di un maggiore gettito, lo Stato smetta di mangiare, e si metta a fare le cose come andrebbero fatte.  Afferma che è impossibile fornire servizi adeguati perché i bastardi evasori sottraggono troppe risorse allo Stato.
Una tale affermazione sarebbe vera se mi documentasse come i servizi pubblici fanno i salti mortali per fornire un servizio efficiente e senza sprechi. Cosa che ovviamente non ha documentato perché palesemente falsa.
Ma se questa storia è falsa, come fa ad essere credibile l'idea che la lotta all'evasione faccia cambiare il collaudato sistema clientelare governativo? C'è forse una cifra al di sotto della quale il governo sperpera, mentre al di sopra della stessa, il governo impiega efficientemente i soldi?

Lo stesso inoltre tira fuori un improbabile paragone tra l'evasione fiscale e l'esproprio proletario.
Un paragone a dir poco vergognoso.
L'esproprio proletario è un furto di un bene DAL suo legittimo proprietario.
L'evasione fiscale è esattamente l'opposizione all'esproprio proletario. Ovvero al furto di un bene di proprietà dell'evasore da parte dello Stato.
Il Palumbo in sostanza dichiara uguali due opposti.

Fortunatamente, i commenti all'articolo sono stati piuttosto perentori. Oltre ai miei, gli han risposto per le rime diversi altri commentatori. Il giornalista non si è sottratto al dibattito ed ha replicato. Questo gli fa onore. Purtroppo, nella replica ha commesso un ulteriore errore, comune a troppi troppi italiani.  Cito testualmente:

D'altronde pensavo che una delle principali differenze tra essere di destra ed essere di sinistra fosse appunto il rispetto della legge, delle istituzioni, dello Stato, ma anche l'opposizione all'anarchia e la tutela della libera concorrenza

L'autore scambia ancora una volta la legge con la giustizia. Ed invoca come dovere di un buon cittadino (direttamente dalle spiegazioni di Educazione Civica), il rispetto della legge.
La legge è una regola che alcuni individui hanno scritto a loro piacimento e l'hanno imposta al resto della popolazione. Non è importante in questa sede disquisire sui mezzi con i quali questa viene promulgata. Il concetto è che non c'è nulla di sacro in una legge. E' una imposizione autoritaria. Che può essere condivisa o meno. E che viene rispettata perché si è sotto minaccia. Diversi Stati, da che mondo è mondo, hanno promulgato leggi inique, oscene e violente. Un caso, le leggi razziali italiane.

Posso io essere definito "buon cittadino", magari anche "di destra", perché mi rifiuto di far entrare un ebreo nel mio ristorante, perché l'ha deciso una legge?
Non posso. Posso soltanto essere definito spregevole verme o un senza palle , perché per paura applico una legge oppressiva nei confronti di inermi cittadini. E non si tratta di essere di destra o di sinistra.
In Russia sotto Stalin, erano tutti di sinistra. E succedevano le stesse cose. Allora, se non ti ribelli a tale legge, non sei di sinistra, non sei di destra. Sei solo un vigliacco.

Questa è la legge. La decisione arbitraria del gruppo al potere. Applicata secondo le loro voluttà e fatta rispettare solo perché detengono il monopolio della violenza.

La giustizia invece, è quella cosa che ci fa percepire come iniqua la legge razziale precedente.
Quella che ci lascia l'anima in subbuglio, quando chiudiamo la porta in faccia all'amico ebreo, mentre facciamo entrare il cattolico ed italianissimo ministro figlio di zoccola.
Quella morsa che sentiamo allo stomaco, quel grido di rabbia repressa.
La giustizia è superiore allo Stato. Superiore alla legge, in quanto ad essa si ribella. L'idea stessa di Norimberga è che la giustizia sia superiore alle leggi. Altrimenti di che cosa avresti potuto processare i gerarchi nazisti? Obbedivano alle loro leggi. Ma guarda un pò, quel senso di giustizia comune a tutti gli uomini faceva percepire quelle leggi come sbagliate.
La giustizia si basa su concetti condivisi, i quali la stragrande maggioranza della popolazione trova "naturali". Il diritto alla vita per esempio. Il diritto di proprietà. I cosiddetti diritti negativi, della concezione Giusnaturalista. Le persone considerano ingiusto un atto contrario a questi diritti. L'omicidio, il furto, la rapina, lo stupro. Tutti atti che sono sempre stati considerati ingiusti. Prima ancora che il nostro bravo Legislatore formulasse la sua legge. L'omicidio è condannato già nel giardino dell'Eden, il furto della mela idem.
La gente non ha bisogno della legge per sapere che tali azioni sono sbagliate.
Al massimo può aver bisogno di una legge per definire le pene da applicare a coloro che compiono queste azioni.

Ordunque, se per definizione la gente di "destra", è quella che rispetta la legge a prescindere se sia o meno antitetica alla giustizia beh, io non sono certamente di destra.
Torniamo quindi alla tassazione. La tassazione è un prelievo forzato di proprietà privata. La tassazione non rispetta il criterio di giustizia. Ma lo è nel suo atto iniziale. L'espropriazione violenta.  Nel giudizio su di essa, non conta chi la fa. Così come un furto è un furto sia se lo commette Paolo, sia se lo commette Luigi, così come un omicidio è un omicidio sia se lo commette Paolo che se lo commette Luigi, un furto rimane un furto (e perciò ingiusto), sia se lo commette Paolo, che se lo commette Visco o Tremonti, e un omicidio rimane ingiusto anche se a commetterlo è lo Stato.
E non conta neppure il fine per cui lo si fa. Se tramite una legge schiavizzassimo tutti i rumeni in Italia e li mettessimo forzatamente a badare ai nostri anziani, avremmo raggiunto un nobile fine, quello di accudire gli anziani. Ma avremmo comunque commesso una azione ingiusta. La schiavizzazione. E nessuna legge in terra potrebbe trasformare il concetto da giusto a sbagliato. Se per combattere la disoccupazione, un legislatore decidesse di sterminare tutti gli extracomunitari, questa azione diverrebbe giusta?

Ragion per cui, sanità, scuola, viabilità.... Possono anche essere ottimi fini, ma sono raggiunti tramite l'ingiustizia e non la giustificano.

Ed è compito non di un buon cittadino, nè di un cittadino di sinistra o di destra, di sopra o di sotto, opporsi e non rispettare leggi che ammettono l'ingiustizia. E' un dovere morale di qualunque persona che si reputi civile non aderire e non agevolare leggi ingiuste.

Il paradosso in cui viviamo è dato dal fatto che si vuole salvare capra e cavoli. Si deve continuare a fare i conti con la nostra coscienza e con la Giustizia, ma si vuole evitare di discutere del Dio Stato, e di come esso funzioni in netto contrasto con il comune senso della stessa. Ma una società matura, o che si definisce tale, deve avere la forza di rimuovere i dogmi non dimostrati e discutere anche di ciò a cui da troppo tempo si è assuefatta. L'unica società stabile, non destinata a rivoluzioni e periodici reset, è una società in cui tutti sono uguali. In una tale società, se Tremonti ha il diritto di prendere parte della mia vita lavorativa per i suoi scopi, anche io ho il diritto di farlo su di lui o su qualcun altro. Ma se io non ho questo diritto, non può averlo neppure Tremonti, o Visco.








Postato da: LibertyFighter a 15:42 | link | commenti (10)
giustizia, libertà, tasse, socialismo

mercoledì, 19 novembre 2008
Memory Leak

La programmazione informatica è sempre stata una mia passione. Adesso è anche il mio lavoro, e devo dire che mi diverte. Ciò che non mi diverte, è dover riparare del codice scritto da altri, quando questi altri, per motivi diversi, non sono dei programmatori professionisti. Evidentemente in Italia esiste l’idea che “scrivere un software” è una cosa semplice, che non richiede personale specializzato. Cosa che può essere anche vera, se devi scrivere una routine di 20 righe, ma clamorosamente falsa quando il tuo programma supera le 50. Se poi sono oltre 2000 righe di codice, lasciate stare gli hobbisti.

Se vi capita di utilizzare l’informatica nel vostro lavoro o nei vostri hobby, il presente codice illustra in maniera stupenda cosa NON FARE e cosa NON SCRIVERE nel listato. Il listato qui presente genera uno dei più comuni ed allo stesso tempo più bastardi errori runtime che si possano trovare.

 

Funzione Principale.

{

   int rc, nww=0;

 

   ushort buf[10];

   …………….

   rc = ReadBuffer(v288, &nww, buf);

   ……………

};

 

int ReadBuffer(SLOW_id *slow_id, int *nwords, unsigned short *data)

{

  ………..

  while(1) {                                           /* forever */

    rc = read_data(slow_id, &tmp);

    if (rc != ERROR_OK)

    {

          return ERROR_OK;                       /* this means buffer empty */

    }

    data[(*nwords)++] = tmp;

    ………..

 };

 

La funzione principale chiama la procedura ReadBuffer, passando come parametro un vettore di short int da 10 elementi chiamato buf.

 

La funzione ReadBuffer  cicla all’infinito fino a che non riceve il segnale di buffer vuoto, riempendo in maniera sequenziale il vettore di short  data, che è il parametro formale che corrisponde a buf nel nostro caso.

L’indirizzamento avviene in maniera figa, passando un offset alla funzione. Questa assegna il valore letto all’elemento del vettore segnato dall’offset. e poi lo incrementa.

Nessuno si è chiesto cosa succede se per caso, i dati ricevuti da read_data sono più di 10 short int.

Succede che il software, se ti dice tanto bene, termina istantaneamente con un Segmentation Fault. Ma se invece ti dice male, non termina subito, ma in un punto random del programma, quando accede all’area di memoria illecitamente occupata dal vettore inaspettatamente più lungo.

E allora sono cavoli amari a capire in che parte del codice si sia introdotto il memory leak.

Postato da: LibertyFighter a 15:40 | link | commenti (7)
informatica

mercoledì, 12 novembre 2008
Alle famiglie. La protesta della Sapienza

Le proteste delle varie categorie di privilegiati in Italia sembrano non placarsi mai. Ancora si sentono gli strepiti di alcuni piloti ed alcune hostess per quanto riguarda la vicenda Alitalia, ancora sentiamo urla e schiamazzi a causa del Decreto Gelmini o della legge 133 di Tremonti, riguardante i tagli all’Università.

 

Mi è giunta voce, o meglio lettera, di una simpatica missiva inviata dal Consiglio di Facoltà di Ingegneria Elettronica a “La Sapienza” (Roma), ed inviata alle famiglie. Leggiamo questa prodigiosa lettera.

 

Care famiglie,

le recenti vicende legate al mondo dell’ Università inducono docenti e studenti

della Facoltà di Ingegneria della Sapienza ad informarvi su quanto sta

accadendo.

Il decreto legge n.112 convertito con la legge n.133 il 6 agosto scorso avrà effetti

devastanti sull’Università e la ricerca.

 

Addirittura devastanti.....

 

Richiamiamo la vostra attenzione su tre provvedimenti della legge 133.

 

Taglio del fondo di funzionamento ordinario delle università per un totale di

1.500 milioni di euro nei prossimi 5 anni

E’ evidente la volontà di emarginare l’ Università pubblica, rendendo ancora più

difficile di quanto non sia oggi svolgere al suo interno attività di ricerca e di

didattica di qualità; di indurre gli atenei (e di fatto costringerli) ad innalzare

pesantemente le tasse di iscrizione e a selezionare di fatto gli accessi degli

studenti alla formazione universitaria sulla base del loro reddito familiare

 

E no, un attimo. Che ad un taglio corrisponda la “volontà di emarginare l’Università pubblica” è un giudizio personale, che andrebbe spiegato e non dichiarato autoevidente.  Interessante poi la logica per cui gli atenei dovrebbero innalzare le tasse di iscrizione. Sembrerebbe che “La Sapienza” non abbia sperperi.

 

E però mi domando, è una azienda con problemi di fondi una che  nel 2006 ha cambiato nome, logo ed identità visiva  (carta intestata, targhe etc) alla modica cifra di 186000 EUR ?

Quanti stipendi di ricercatori avrebbero potuto pagare  con quei 186000 euro?

Ma forse, e sicuramente lorsignori ordinari e lorsingnori rettori, avranno trovato utile cambiare le targhette e le carte intestate.

Ancora. Il rettore uscente, tal Renato Guarini, ha appena finito di distribuire una stupenda pubblicazione di 148 pagine in formato A5 e carta patinata. Scopo della pubblicazione? Spiegare cosa ha fatto durante il suo rettorato.

Dubito che il rettore abbia usato i suoi soldi per pubblicare questa porcheria.

Ora, io penso che una università con problemi di fondi, tale spiegazione l’avrebbe mandata via e-mail in broadcast a tutti i docenti e anche a tutti gli studenti iscritti alle varie mailing list.

Se uno sceglie 148 pagine in carta patinata, poi non può dirmi che gli mancano i soldi e che sarà “costretto” ad innalzare le tasse di iscrizione.

 

 

 

 

 

Drastica riduzione delle assunzioni

Negli anni 2009, 2010 e 2011 il numero delle unità di nuovo personale docente

non potrà eccedere il 20% delle unità cessate nell’anno precedente. Viene

compromessa la legittima aspirazione dei giovani studiosi ad intraprendere la

strada della ricerca e dell’insegnamento universitario. Al tempo stesso si

verificherà un impoverimento del patrimonio di conoscenze e competenze

dell’Università, di conseguenza dell’intero Paese, ed un ulteriore insensato

invecchiamento del corpo docente.

 

Qui hanno ragione da vendere. Si potrebbe infatti cominciare con il licenziare in tronco i docenti più anziani, e sostituirli con giovani in modo da non provocare un “insensato invecchiamento del corpo docente”.  Dunque, se ci sono troppi professori, in rapporto a quanto possiamo permetterci / quanto necessario, le strade sono due. O si licenziano gli esuberi, oppure non si rimpiazzano i pensionamenti. Io, conoscendo alcuni di costoro,  opterei per i licenziamenti in tronco. Ma che il governo per non sbattere nessuno in mezzo alla strada eviti di rimpiazzare i pensionanti, mi pare una soluzione più soft.

Allora, cari docenti di ingegneria. Fate un attimo gli ingegneri. Il vostro datore di lavoro vi chiede di tagliare il numero dei professori perché sono troppi. Date queste specifiche, siete in grado di risolvere il problema con una via alternativa alle due che ho elencato sopra? Se sì, discutetene con il governo. Altrimenti non ha senso cambiare le specifiche del problema dicendo “non è vero che sono troppi”.

Siete ingegneri. Il vostro compito è risolvere problemi a partire da alcuni dati che sono immodificabili, fissati dal vostro datore di lavoro, che in questo caso è lo Stato.

Ancor più goliardica è poi la questione della legittima aspirazione degli studiosi a intraprendere la strada della ricerca e dell’insegnamento universitario. Per esperienza personale, i ricercatori vengono promossi (ad associato e ordinario) tramite lottizzazione completa dei posti. Si sa con anni di anticipo, quanti e quali ricercatori avanzeranno di ruolo a seconda del dipartimento, a seconda del professore di riferimento. Quante volte ho sentito le parole “Quest’anno al prof XYZ ne spettano 2”, “Invece il ricercatore Tizio, dovrà aspettare un paio d’anni perché prima vengono Caio e Sempronio”.

La carriera universitaria è una carriera completamente politica e purtroppo assolutamente non meritocratica. Non c’entra assolutamente nulla la ricerca. La parola ricerca è soltanto una scusa. E dei ricercatori, i docenti se ne interessano soltanto quando devono apparire davanti al popolo e non possono apertamente dire che stanno difendendo i loro privilegi.

 

 

Possibilità di trasformazione delle università pubbliche in fondazioni private

Un patrimonio comune di conoscenze e di sviluppo potrà essere sottratto alla

collettività e trasferito nelle mani di interessi privati. Sarà compromesso il diritto

allo studio, o meglio lo studio come diritto secondo il dettato costituzionale.

L’ingerenza di interessi privati limiterà la ricerca libera, presupposto

indispensabile di ogni effettivo cambiamento, e renderà difficile la ricerca di

base che ha prodotto alla Sapienza eccellenze di fama mondiale.

 

 

 

Questo tratto di lettera sarebbe da approfondire ulteriormente. Cos’è la ricerca libera?

Secondo me la ricerca libera è quella cosa per cui ognuno ricerca dove vuole. Al limite ogni persona sulla faccia di questa terra, ricercherà in un campo a sua scelta. Il che significa  che al limite 56 milioni di individui ricercano su cose diverse. Ma i 56 milioni di individui sono appunto privati cittadini. Ognuno padrone della sua ricerca. Se invece la ricerca è diretta e finanziata da un unico ente, mi spiegate perché viene definita “libera” ? Si ricercherà ciò che quell’unico ente reputa giusto finanziare. Che poi nella realtà dei fatti quest’ente non faccia molto caso alle ricerche che vengono proposte, così da finanziare qualunque cosa, questa non è ancora ricerca libera. Perché quell’unico ente si ritrova a finanziare anche ricerche inesistenti, improbabili, inutili. E si passa in un baleno dalla libertà di ricerca al diritto di essere finanziati a prescindere.

 

Come pretesto per tali operazioni vengono usati scandali giustamente

denunciati dalla stampa e dai media. Casi intollerabili di nepotismo, o fenomeni

gravi di illegalità nei concorsi e nelle assunzioni, hanno macchiato gravemente

l’immagine dell’Università italiana. Ma questa giusta denuncia crea una grave

distorsione della realtà. La nostra Università è composta in grandissima parte di

docenti di valore che si dedicano con passione alla ricerca e all’insegnamento. I

risultati spesso straordinari che professori e studenti raggiungono sono tanto

più degni di nota quanto più ottenuti in un contesto di forte precarietà di risorse

e di servizi.

 

Ah beh, certo. Le Altre Università possono essersi macchiate di casi intollerabili di nepotismo o illegalità nei concorsi e nelle assunzioni. Ma la Sapienza ne è praticamente esente. La Sapienza è composta  in grandissima parte da docenti di valore che si dedicano con passione alla ricerca ed all’insegnamento.

Parafrasando un celebre film, “Ho visto cose alla Sapienza, che voi umani non potete neanche immaginare”. Ottimi insegnanti, magari un pò scarsi nelle relazioni interpresonali, ma perfetti nella conoscenza e nella divulgazione della stessa, permanere anni ed anni nel ruolo di associati, mentre professori inadatti all’insegnamento, fare una rapida carriera. Ho visto insegnanti spiegare materie che conoscevano meno degli studenti. Ho visto gli stessi ricevere cattedre di ordinari a spese di associati e financo ricercatori molto più preparati. Ne ho visti altri verbalizzare gli esami alle manifestazioni di sinistra. Per fare numero.

Ho visto un sacco di gente che si faceva i propri porci comodi, curandosi di metterlo in quel posto sistematicamente ai docenti di valore che si dedicavano con passione alla ricerca ed all’insegnamento

Ho visto il 3+2 applicato alla Carlona, perché lo scopo era fare un tot di laureati entro la fine dell’anno. Ho visto studenti che sostituivano esami fondamentali con esami di taglio e cucito, trovarsi approvato il piano di studi. Sempre perché era opportuno dimostrare che il 3+2 produceva più laureati.  

Ho visto lauree specialistiche moltiplicarsi come pani e pesci. Con titoli talmente incomprensibili che dovevi leggere la lista degli esami per capire cosa avresti studiato. E come prevedibile, ho visto gli studenti affollarne 3 o 4, chiaramente i più seri o quantomeno più comprensibili.

Tutto questo, cari membri del consiglio di facoltà, ho visto alla Sapienza. Non a Camerino, non a Roma 3. Alla Sapienza.  

 

I genitori affrontano spesso pesanti sacrifici pur di consentire ai propri figli di

continuare gli studi superiori nella speranza di garantire loro una prospettiva di

lavoro qualificato e dignitoso. Negli ultimi anni le nostre Facoltà hanno dovuto

fare fronte ad una crescita straordinaria di domanda di istruzione che è anche

un segno di vitalità della società italiana. Tanti giovani che in passato

entravano precocemente nel mondo del lavoro, oggi continuano gli studi

migliorando la loro preparazione e formazione. Ma ad essi spesso non sono

assicurate aule dignitose, biblioteche, spazi per gli studi. Se le norme

attualmente in discussione verranno definitivamente approvate, non verrà

assicurato loro neanche un personale docente adeguato, per numero e qualità.

 

Ma guardatevi. Lavoro qualificato e dignitoso? Mille euro al mese. Qualunque sia la laurea. Ci chiamano la “generazione dei mille euro”.

Avete dovuto far fronte ad una straordinaria crescita della domanda? Chi prima entrava precocemente nel mondo del lavoro, oggi continua gli studi?

Sveglia docenti. Con la scuola dell’obbligo che ormai prevede anche le superiori, con leggi fatte apposta per cui, se non hai una laurea non puoi praticamente far nulla. E se pure hai la laurea, per metterti a fare l’elettricista, ti servono altri corsi corsetti e compagnia cantante. In Italia senza la laurea non ti è permesso più neanche andare in bagno. E vi stupite? La differenza però è notevole. Quei giovani che prima entravano precocemente nel mondo del lavoro, in breve potevano condurre una vita dignitosa. Grazie al loro lavoro non qualificato. I giovani che oggi continuano gli studi, devono sperare di avere i genitori fino a 40 anni, perché il loro “qualificato e dignitoso” lavoro, non gli permette di pagare neppure l’affitto in una città come Roma.

 

Questa drammatica condizione dell’Università contrasta fortemente con la

recente ratifica del Trattato di Lisbona da parte del Parlamento italiano. Il

trattato impegna gli Stati firmatari ad incrementare i finanziamenti per la ricerca

e l'insegnamento superiore, fissando come obiettivo un finanziamento pari al

3% del PIL, ben lontano dall’attuale 1% destinato dall’Italia, già notevolmente

inferiore alla media europea.

Per tutto questo crediamo che i problemi dell' Università non riguardino solo

docenti e studenti. Sono problemi anche delle famiglie. Attengono la formazione

delle nuove generazioni e dunque l’avvenire stesso del nostro Paese.

Un Paese che non investe sul proprio futuro è un Paese condannato

al declino.

 

Infatti. Lasciamo libere le persone di investire sul proprio futuro, evitando di succhiargli il sangue per pagare le mandrie di baroni che affollano le nostre Università. E’ proprio quello che si cerca di fare con le fondazioni private. La gente sarà libera di investire nel proprio futuro, scovando le Università che a detta loro, contribuiscono più a creare ciò che credono il “proprio futuro”. Mentre eviteranno di finanziare ancor di più, quelle che sembrano investire sul futuro dei figli dei rettori.

 

Ma del resto, di cosa avete paura voi della facoltà di Ingegneria? Avete affermato con convinzione che La Sapienza è una Università eccellente. Il ramo ingegneristico è sicuramente il più appetibile dal punto di vista del mercato.....

Dovreste trovarvi a breve con un’asta al rialzo per finanziare la vostra ricerca. Posso capire che si lamentino le facoltà umanistiche... Ma ingegneria proprio no.

A meno che qualcuno non abbia altre preoccupazioni, legate magari all’interferenza privata di chi vuole fatti e non pugnette, all’interno del magna magna generale che da troppo tempo infetta le università pubbliche.

Postato da: LibertyFighter a 13:49 | link | commenti (10)
politica, scuola, gelmini

venerdì, 07 novembre 2008
Sulle elezioni americane

Ha vinto Obama. Finalmente, credo per tutti, i due anni di campagna elettorale si sono conclusi. Io personalmente non ne potevo più. Tiriamo le somme.
La sconfitta dei Repubblicani era piuttosto scontata, dopo gli otto anni di Bush. Otto anni che Bush ha condotto con alterni successi, ma soprattutto con tanti tanti errori.

Bush ha avuto il demerito di imbarcarsi in troppe guerre. Benché fosse naturale la reazione all' attentato alle torri gemelle, sette anni consecutivi di guerra sono troppi. Giusta la reazione iniziale, ma un presidente dovrebbe capire quando una economia non è più in grado di sostenere la guerra. Invece, le spese militari, Greenspan e Bernanke hanno avuto il tempo di ridurre sul lastrico moltissimi americani. Di certo non i petrolieri e i produttori di armi che appoggiavano Bush, né gli stessi Bush,Greenspan e Bernanke.
Economicamente guerra e tasso di sconto all' 1% hanno mangiato praticamente tutto il capitale accumulato dall' America, che si trova ora piena di debiti, con un mare di carta straccia e con tanti tanti poveri in più.
Bush questo, avrebbe dovuto prevederlo, o almeno questo era quello che gli americani si aspettano dal  loro presidente.
Sul fronte dei diritti civili poi, Bush ha sbagliato, limitandoli con il Patriot Act, e ponendo le basi per una bella dittatura socialista (ovviamente in regime di socialdemocrazia) che senza un provvedimento del genere sarebbe stata impossibile. Gliene saranno grati i democratici, che se avessero fatto una legge del genere, probabilmente sarebbero stati tacciati di socialisti e totalitari (dalle loro parti si accusa di totalitarismo la parte sinistra del parlamento).
Sicuramente Bush ha il merito di aver imposto la linea della fermezza contro l'attacco al cuore dell'America. Ha mostrato le palle, e non sono certo che un presidente democratico alla Al Gore, avrebbe fatto altrettanto. Dalle nostre parti ho paura che se gli islamici abbattessero il Colosseo, e avessimo un presidente democratico, o festeggerebbero con gli attentatori, oppure direbbero che è stato Berlusconi travestito.

Sostanzialmente comunque la prestazione di Bush è stata insufficiente e zeppa di errori.
Errori che  il GOP ha pagato pesantemente, anche se c'è da dire che si è cercato la sconfitta in tutti i modi.
Ha voluto far fuori Ron Paul, unico candidato alle primarie che aveva la possibilità di sembrare abbastanza di rottura rispetto alla politica repubblicana degli ultimi 8 anni, e si è affidato a politicanti classici. Tra questi magari Mc Cain era il migliore, ma nessuno aveva possibilità serie. Ron Paul del resto era ineleggibile per tutta la Casta politico-finanziaria, che non aveva interesse alcuno in un presidente che impedisse loro di mangiare a più non posso.

Ha vinto Obama dicevamo. Obama ha delle caratteristiche interessanti. Innanzi tutto, come ci ricorda anche Berlusconi, è nero. Ed è il primo presidente nero dell'intero occidente. La cosa di per sé è storica.
In secondo luogo è giovane ed ambizioso. Può fare tanto. Dallas permettendo.
In terzo luogo è un ottimo oratore.
Il problema del buon Barack però è il programma elettorale. Sono le sue idee economiche che mi preoccupano non poco. L' iniezione di statalismo che dichiara di voler fare in America, alzando le tasse ai ceti medio alti e aumentando il welfare, rischiano di far sprofondare ancora di più l'economia. Non oso pensare a che idee vuol mettere in pratica per la crisi finanziaria.
La crisi sarà tanto dura. Ma affrontarla con un'America a pezzi la renderebbe atroce.
Senza contare la situazione internazionale, che con l'economia americana in pezzi potrebbe destabilizzarsi pericolosamente. Ecco, Ron Paul avrebbe potuto trascinare l'America fuori dalla crisi. Obama, con quel programma, la affossa ancor di più.
Invito quindi il presidente Obama, che come è noto mi legge tutti i giorni, grazie ad un interprete assunto apposta, a sostituire il suo programma economico con quello di Ron Paul e di attuarlo. Ovviamente evitando di andare in giro con macchine scoperte......

Postato da: LibertyFighter a 19:26 | link | commenti (39)
usa , bush, obama, ron paul










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