La libertà è l'unica via Il socialismo il più grande dei mali

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martedì, 30 settembre 2008
Thank You U.S. Congress

Il Congresso Americano ha bocciato il piano Bush studiato per aggravare la crisi economica. Il piano, ovviamente appoggiato da chi di economia capisce veramente poco, è stato bocciato dai due terzi dei compagni di partito di G.W. Bush. E' a loro e a tutti coloro, anche Democratici, che si sono messi una mano sulla coscienza ed hanno bocciato il nefasto piano, che rivolgo un sincero GRAZIE.
La speranza è che la saggezza dimostrata oltreoceano da  una parte della classe politica sia ripresa anche qui, nella patria del Socialismo Reale, e si mettano a tacere i Tremonti della situazione, evitando nuovi interventi e lasciando che la crisi faccia il suo naturale corso.
La paura della gente comune è che i fallimenti bancari possano portare alla perdita dei soldi depositati sui loro conti correnti. Paura giustificata. Spero che ciò non accada.
Ma alla fondata paura, va accompagnata la consapevolezza che piani alla Bush non risolvono la crisi, ma la aggravano. E che quello che si ottiene a seguito di altre iniezioni di liquidità è solo quello di azzerare il valore del denaro. Si ottiene Weimar. E non saranno solo "alcuni contribuenti" a ritrovarsi ingiustamente senza soldi.
Sarà TUTTO IL MONDO.
Bisogna chiedersi: è utile mantenere 50000 euro in banca quando con questi potrò comprarci si e no una birra?
La politica degli ultimi 100 anni ci ha cacciato in questa crisi. Il mercato, ce ne porterà fuori. La politica non pagherà, se non in minima parte. Ma la politica ha ancora il potere di aggravare la crisi.
Cerchiamo di impedirglielo.

Postato da: LibertyFighter a 18:03 | link | commenti (18)
politica, economia, inflazione, moneta, banca centrale, interventisti

giovedì, 25 settembre 2008
Quale troppo liberismo. La politica all'origine della crisi.

Nota: articolo particolarmente lungo. Scusatemi.

I fallimenti a catena registrati negli Stati Uniti nell'ultimo anno hanno incredibilmente rivitalizzato i detrattori del libero mercato: i socialisti dell'ultima ora, gli statocentrici zelanti. Perfino il nostro avvocato-ministro del tesoro si crogiola nel “ve l'avevo detto”, ovviamente riferito al suo libro “La paura e la speranza”.

Pensiero in libertà L'ultimo che ha parlato di speranza e felicità era Frodi, un attimo prima di sodomizzare l'Italia intera.

Gli statalisti affermano con ostentata convinzione che è arrivato il momento che “la politica metta regole ferree ad un mercato sempre più libero e senza freni”. E' giusto che dicano così, tirano acqua al loro mulino socialista e non c'è modo migliore di farlo che rovesciando colpe proprie sul nemico più acerrimo: liberismo, liberalismo, libertarismo o come vogliono chiamarlo.E' giusto, ma non è la verità. La verità come al solito è estranea dalla bocca dei politici. E' estranea da certi giornalisti prezzolati ed è soprattutto estranea da correnti di economisti a braccetto con la politica.

Se è vero che le Cassandre non mancano mai, rimane il fatto che chiunque conosca un po' di economia austriaca, era da tempo che aspettava questa crisi. Per tal motivo fa ancora più ribrezzo che siano altri, con convincimenti diametralmente opposti a rivendicarne la previsione. La crisi è stata innescata da politiche stataliste. Proprio da coloro che adesso rivendicano il dovere di “mettere regole”.

Alla base di tutto stanno tre operazioni che la Banca Centrale è in grado di fare per editto politico.Tre operazioni che col mercato non hanno nulla a che vedere, ma che sono state concesse loro dal potere politico. Tre operazioni che, se facessimo noi, finiremmo in galera senza neanche un processo.

La prima è la manipolazione del  tasso di sconto o tasso di riferimento.

Il tasso di sconto è il tasso di interesse a cui la banca centrale presta denaro alle banche che ne hanno necessità. Questo tasso è fisso e viene deciso dalla banca centrale.A seconda di esso, le banche decidono se indebitarsi o meno e a che interessi applicare nei loro prestiti.

In sostanza quindi, il tasso di interesse, che dovrebbe essere una variabile dipendente dal “rischio” associato al prestito, finisce per essere deciso in larga parte dalla banca centrale.

Vedremo in seguito gli effetti della manipolazione di questo tasso.

La seconda operazione anti-mercato che la banca centrale può fare, è la manipolazione della percentuale di riserva frazionaria. Ovvero, lei può decidere quel numeretto, attualmente al 2% in zona Euro, che è di vitale importanza per le altre banche.

Ma cos'é la riserva frazionaria?

La riserva frazionaria può essere definita in vari modi. Il più corretto si chiama truffa di Stato. Il meccanismo è il seguente:


Supponiamo che 100 persone versino 100 euro nei loro rispettivi conti correnti di una banca.Per decisione politica, la banca è tenuta a tenerne la riserva frazionaria (2%) in cassa e può liberamente prestarne il resto. Fin qui, il problema evidente si presenterebbe qualora i correntisti ritirassero contanti per un valore complessivo maggiore del 2% dei depositi totali. In tal caso la banca non avrebbe liquidità e si troverebbe nei guai. Ma il fatto che questi signori prestino i nostri soldi, si potrebbe accettare come contropartita dell'interesse che ci viene corrisposto per il servizio di protezione del nostro denaro.

Il dramma sorge quando da una banca si passa a più banche. La banca che ha ricevuto i 10000 euro iniziali, ne tiene il 2% in cassa e ne presta 9800 a Tizio. Tizio deposita 9800 euro in un'altra banca. La quale ne tiene 196 in cassa e ne presta 9604 a Caio. Caio si rivolge ad un'altra banca, vi deposita il suo prestito di 9604 euro. Questa banca, trattiene 193 euro e ne presta 9501 a Sempronio.

Fermiamoci qui. Tenete presente che tutto questo è legale e succede tutti i giorni. Abbiamo la seguente situazione:

In giro, come per magia, ci sono 38905 euro. Ma gli unici che hanno effettivamente depositato, sono quei fessi dei cento correntisti, che hanno creato beni e servizi per un totale di 10000 euro. Il resto viene chiamato espansione del credito. O moneta inventata. O truffa. Vi risparmio i calcoli matematici, ma il gioco converge a zero quando il credito circolante raggiunge 50 volte il deposito iniziale (100% / riserva frazionaria).

Quindi, a fronte dei 10000 euro di beni effettivamente prodotti, c'è una serie di crediti per la non irrisoria cifra di 500 000 euro. Sorvoliamo sul fatto che il sistema complessivo di banche si ritrova a percepire interessi su 28905 euro prestati, di cui 18905 inesistenti.

Come passo successivo, supponiamo che i nostri correntisti abbiano guadagnato quei soldi producendo ciascuno 100 Kg di merce per un ricavo netto di un euro al Kg. Un attimo prima che i correntisti depositassero, il nostro sistema semplificato si ritrovava con 100000 Kg di merce e 10000 euro che girano per comprarla.

Dopo i depositi e i prestiti, lo stesso sistema si ritrova con 100000 Kg di merce, e 38905 euro che girano per comprarla. E' facile intuire cosa succede al prezzo della merce prodotta. Secondo la legge della domanda e dell'offerta, supponendo stabile la prima, con l'offerta di moneta triplicata......, il prezzo della merce in questione triplica.

A questo punto, i produttori (i cento correntisti) si troveranno in difficoltà a causa dell'aumento dei prezzi, in quanto posseggono soltanto 100 euro a testa. Tizio, Caio e Sempronio invece, potranno fare man bassa di gran parte della merce, essendo in possesso di molti più soldi dei produttori.

Come si evidenzia dall'esempio, il sistema fiduciario a riserva frazionaria ha la caratteristica di incentivare il fare impresa indebitandosi, piuttosto che usando le risorse proprie.

Sostanzialmente, diventa conveniente il comportamento di Tizio Caio e Sempronio, e magari mettere al sicuro denaro sufficiente ad una vita ai tropici, prima di fallire e dichiarare bancarotta.( Ricordate Cirio e Parmalat?)

Può funzionare un sistema del genere? Anche un bimbo di cinque anni ti direbbe di no, che è inconsistente, illogico e fraudolento. Sulla moneta Stato e Banche centrali hanno sempre volutamente mischiato le carte e nascosto il gioco. Lo scopo è far credere che l'argomento sia talmente ostico da essere accessibile solo ad una cerchia di iniziati. Non è così.

Chi a suo tempo ebbe la pazienza di leggere il mio articolo De Moneta, sa che la moneta nasce come merce più comoda da scambiare in un baratto. La vita sociale è fatta di scambi. Tu mi dai una cosa che mi serve, io ne do una a te che ti serve. Se tutti e due siamo daccordo nel valutare “meno utile” ciò di cui ci priviamo rispetto a ciò che riceviamo, lo scambio va in porto. Altrimenti no. Non c'è altro.

Che succede quando il denaro è inventato? Succede che una parte che scambia qualcosa e non riceve nulla in cambio. Il mercato piano piano si adatta e fa lievitare il prezzo delle merci a causa della maggiore offerta di denaro. Se prima con 10000 euro compravi tutta la merce, adesso servono 38905 euro per comprare tutta la merce. E' quella che viene definita inflazione. Naturalmente tutto questo non accade istantaneamente in una società complessa. Tipicamente, prima cominciano ad aumentare gli investimenti, trainati dai prestiti che le banche hanno concesso. Tra questi, ovviamente case e terreni. Man mano che la moneta circola, cominciano ad aumentare anche i generi di consumo. Tra questi ovviamente il cibo.

E per ultimo, ma non meno truffaldino dei primi, arriva la terza leva che la Banca Centrale ha a disposizione per rapinarci. Vi siete chiesti dove prendesse i soldi la banca centrale per prestarli alle banche al tasso di sconto da lei fissato? La banca centrale non ha depositi di correntisti dai quali attingere per i prestiti. No. La banca centrale ha una stampante. Con questa stampante la banca centrale “inietta sul mercato liquidità”.

Cioé stampa tanti foglietti di carta e li presta alle banche affinché possano ripianare il debito. Oppure li presta agli Stati per permettergli di fare guerre, fare sottogoverno senza dover alzare le tasse. (Questo si chiama debito pubblico).

Adesso sapete che ogni qualvolta sentite le magiche paroline “la BCE ha iniettato sul mercato x miliardi di euro di liquidità”, potete tradurre: “la BCE ha oggi rubato y euro dalle vostre riserve di euro”.


Pensiero in libertà: E' come se giocate a monopoli e quando finite su un albergo prendete i soldi dalla scatola per pagare....

Tutte queste operazioni, che sfido chiunque a definire libero mercato , producono i cicli economici, o le crisi, di cui quella attuale è un esempio. Cosa succede fattivamente?

Supponiamo che, per motivi diversi, ma sostanzialmente di politica monetaria e quindi non libero mercato, la banca centrale abbassi il tasso di sconto.

Le banche vengono invogliate a richiedere denaro in prestito e a concederlo ad interessi più bassi. Il popolo viene invogliato a indebitarsi e i consumi tendono a salire. In realtà i consumi che salgono sono quelli “a debito”, perché chi non contrae debiti con l'andare del tempo e con l'offerta di moneta che cresce, cominciano a dover ridurre i propri. In pratica, ogni volta che si abbassa il tasso di sconto, la banca centrale sta, come al solito, rubando potere di acquisto della moneta, e sta generando ancor più inflazione.

Adesso sapete che ogni qualvolta sentite le magiche paroline “la BCE ha abbassato il costo del denaro / tasso di sconto al x%”, potete tradurre: “la BCE ha oggi rubato y euro dalle vostre riserve.”.

Ma questo all'inizio non si vede.

Gli imprenditori, spinti da una grande domanda di consumi (a debito), pensano che sia arrivato il momento di espandere le loro imprese. E si indebitano con le banche per farlo.Il basso interesse rende artificialmente profittevoli un sacco di idee imprenditoriali che normalmente sarebbero scartate, perché giudicate o non remunerative, o troppo rischiose. Ed è boom. Tutti si indebitano, costruiscono e comprano.

Tutto ciò ad un certo punto si blocca. E si blocca a causa dell'inflazione. Infatti, la banca centrale immette liquidità, le banche la moltiplicano grazie alla riserva frazionaria, e dopo un pò, la moneta circolante è talmente alta che i prezzi si impennano. Questo accade in tempi diversi rispetto all'aumento di moneta circolante. Infatti, all'inizio i soldi vengono investiti nei mercati finanziari (per finanziare le imprese imprenditoriali in espansione) e in investimenti quali terreni e case Inizialmente salgono le azioni e i prezzi degli immobili.

Ma, siccome non fanno parte del paniere ISTAT, non vengono percepiti come inflazione, e la gente crede di vivere in prosperità. Mano a mano che però la moneta comincia a circolare, cominciano a salire i beni di consumo. A fronte dei salari sempre fermi, o in crescita inferiore, la gente comincia a non arrivare alla fine del mese. Il gioco si ferma. Gli investimenti crollano per fare spazio agli acquisti di beni di consumo, i prestiti non rientrano e le banche stesse si trovano in difficoltà.

La banca centrale ha due opzioni : può continuare a immettere moneta, rischiando di arrivare a regimi di iperinflazione sullo stile dello Zimbabwe o della Germania di Weimar. L'iperinflazione annienta completamente il valore del denaro, e porta all' annessa guerra civile e ritorno al baratto (si proprio quello).

Oppure può alzare il tasso di sconto. E questo provoca la crisi. Gli interessi sui prestiti crescono, i mutui divengono insostenibili le aziende falliscono e succedono tutti gli eventi cui avete la fortuna di assistere oggi.

Ora che conoscete gli espedienti bancari per manovrare le nostre vite, e come si generano le crisi, applichiamo questi concetti alla crisi sub-prime.

La crisi sub-prime nasce nel mercato immobiliare.

Cerchiamo di ricostruire come è andata. Al grido di “una casa per tutti”, tipico slogan populista e socialista di cui troppo spesso l'attuale politica americana si macchia, il governo americano ha costruito F&F che avevano il dichiarato scopo di finanziare mutui a personaggi che non avevano i requisiti per ottenerli dalle banche normali (mutui sub-prime).

Spinto da questa decisione politica, il mercato delle case ha cominciato a salire, perché più americani avevano ora la possibilità di comprare casa. Nel frattempo, il tasso di sconto della FED era tenuto bassissimo (1% per i tre anni successivi al 2001).

Man mano che il prezzo delle case saliva, i mutui diventavano più convenienti rispetto all'affitto e sempre più gente cominciava a comprare casa col mutuo.

Gli imprenditori, vedendo aumentare il valore degli immobili, hanno cominciato a chiedere prestiti alle banche per investire in quel settore (gonfiato da una decisione politica).

Le banche hanno concesso i prestiti di moneta inventata agli imprenditori edili. Si sono cominciate a costruire tante case per soddisfare la domanda (politicamente gonfiata)

Intanto le banche hanno pensato di investire pure loro nei mutui sub-prime, spinte dal fatto che con il valore delle case crescente, qualora il mutuatario non avesse pagato, sarebbero rientrate pignorando le case.

Qui siamo alla prima fase dell'inflazione. Aumentano gli investimenti.

Con il circolare di questa moneta però, cominciano a crescere i prezzi dei generi di consumo. I consumatori si trovano in difficoltà, e diminuiscono la domanda di case. Molti mutuatari cominciano ad avere difficoltà di pagamento.

Cala la domanda, diminuisce il prezzo delle case. Alcuni mutuatari scoprono che conviene loro NON pagare il mutuo e farsi pignorare la casa, poi comprarne un'altra che adesso costa molto meno.

Gli imprenditori hanno cominciato a fallire. Le banche non sono rientrate dei prestiti concessi. A questo punto, anche le banche avrebbero dovuto fallire.

Ma le banche per definizione (lasciate perdere Lehman Brothers che è una banca senza sportelli) non vengono fatte fallire. Quando capita una crisi simile entra in gioco la FED o la BCE, la quale “presta soldi alle banche”. Ovvero, accende la magica stampante.

Oltre alla moltiplicazione monetaria dovuta alla riserva frazionaria, la banca centrale aggiunge altra inflazione stampando direttamente altra moneta fisica. Moneta che ovviamente, al pari della precedente non rispecchia alcuna merce prodotta. L'effetto di questa azione è diluire ancor di più il valore della moneta totale circolante. Detta in altri termini, la banca centrale tassa tutti i possessori di moneta per impedire ai banchieri incapaci di fallire.

Il risultato di questa politica è il cosiddetto moral hazard, azzardo morale, che può essere spiegato così:

“Ai banchieri non frega nulla di elargire prestiti ad alto rischio di insolvenza, tanto il rischio viene automaticamente accollato sui cittadini che possiedono la moneta. Anzi, conviene loro prestare a cani e porci, in quanto se il prestito rientra loro (e ovviamente NON i cittadini) guadagnano gli interessi, se il prestito non rientra, i cittadini pagheranno la loro scelta infausta.”

Pensiero in libertà: Anche io posso fare il banchiere o l'imprenditore se il rischio di impresa se lo accolla qualcun altro.

La crisi americana si trova attualmente in questo Stato. La FED persiste nel perseguire la strada dell'iperinflazione weimariana. L'America, e con lei praticamente tutto il mondo, rischia veramente di collassare economicamente. E tutto questo, vi pare libero mercato?

Se non ne avete abbastanza un ulteriore link ad un bel pezzo di Usemlab.

Postato da: LibertyFighter a 18:18 | link | commenti (61)
politica, economia, prezzi, inflazione, socialismo, capitalismo, banca centrale, fiat money, riserva frazionaria, tasso di riferimento, tasso di sconto

mercoledì, 17 settembre 2008
Libero di, libero da. Ovvero Fini ad Atreju 2008

A due giorni dalla fine di Atreju 2008, voglio spendere due parole sul discorso di Gianfranco Fini. Non voglio però entrare nella diatriba, peraltro già discussa in tutte le salse sui valori dell'antifascismo, democratico o meno, su quali siano i valori fondanti l'antifascismo, e se Fini abbia fatto o meno bene a dichiararli. Questo sia perché l'argomento è trito e ritrito, sia perché, sostanzialmente, a sessanta anni di distanza, mi sembra di ragionare sul sesso degli angeli. Mi preme pù discutere di un'altra parte del discorso. Quello in cui chiama in causa le diverse concezioni che avrebbero la destra, la sinistra e il centro sulla libertà. In particolare, Fini dice:

La libertà, per noi di destra, non è necessariamente la libertà "da", ma "di": non da qualcosa, ma di essere se stessi, di credere nelle proprie opinioni. [ cut ] . Il semplice fatto che noi ragioniamo sulla libertà di fare e non da qualcosa, vuol dire che c'è una distinzione nel modo di declinare i valori. [cut]  Per noi la vera uguaglianza è quella del punto di partenza: affermare questo concetto da destra significa dire che tutti hanno il diritto di partire dallo stesso punto al nord, al sud, bianchi, neri, chi crede in un Dio, chi in un altro, ma l'eguaglianza non ci sarà mai nel punto terminale perché la società deve tendere ad una gerarchia di valori. Questa è una visione di destra, più che della sinistra.

Trovate qui il discorso integrale.

Fini, nonostante i suoi pregevoli sforzi per modificare il suo originario pensiero, ha ancora le idee un pò confuse. Per la verità gli esempi che ha fatto sono in parte condivisibili. Chi obietterebbe che non si debba avere la possibilità di credere nelle proprie opinioni? E che bianchi e neri, o cristiani e buddisti debbano avere gli stessi diritti, chi lo nega?
Ma il problema di fondo è che Fini ha introdotto due categorie di "libertà" che non esistono.
Il più semplice. L'uguaglianza dello stesso punto di partenza.
Fini dice che si parte tutti dallo stesso punto e si arriva, secondo i meriti, in punti diversi. Questa secondo lui sarebbe la differenza con il socialismo sinistro.
In realtà questa è la versione riciclata del socialismo sinistro. Non appena si sono resi conto che il socialismo reale era impossibile, si sono riciclati con questa panzana enorme. Come si può pensare che tutti partano dallo stesso punto? E' e sarà sempre normale che Lapo Elkann partirà da un punto superiore al mio, per i meriti dei suoi antenati. D'altra parte, privare Lapo Elkann di tutto ciò che eccede la media della popolazione, si chiama esproprio proletario. E non sa affatto di libertà. Non può esserci punto di partenza comune senza demolire il concetto stesso di proprietà privata e di ereditarietà della stessa. E non può esistere proprietà privata SENZA l'ereditarietà della stessa.
Da che mondo è mondo i genitori lavorano e si dannano l'anima per assicurare un futuro ai propri figli. Orbene, chi riesce di più, lascia i figli in posizioni di vantaggio rispetto a chi riesce di meno.  Questo, oltre ad essere considerato moralmente giusto dalla totalità della popolazione, è anche uno dei principali incentivi al progresso ed all'impegno sul posto di lavoro. Voler garantire a tutti una uguale base di partenza è utopico e socialisteggiante. E' solo il solito trito rimpasto dell'ideale socialista, sconfitto dalla storia, dalla logica e dalla prasseologia. Ma del resto Gianfranco, con i suoi continui richiami alla "giustizia sociale", non fa mistero di essere sostanzialmente un socialista. Perché il bello è che di socialismo c'è ne é sempre per tutti i gusti. Tante sono le perversioni nel voler organizzare e dirigere le vite degli altri, che c'è posto per tutti gli ingegneri sociali che vogliono accodarsi. Un giorno Fini ci spiegherà anche la sua personale interpretazione dell'ambiguo termine giustizia sociale.

Più difficile credo, è spiegare e far comprendere ai miei lettori non libertari, il secondo grosso errore di Fini. Credere nella libertà di. E non nella libertà da.
Anche qui, bisognerebbe spiegar meglio il concetto che c'è dietro, perché se la libertà di che intende Fini, fosse limitata alla libertà di credo, libertà di parola, non ci sarebbe nulla di sbagliato. Ma in realtà, e la contrapposizione con la "libertà da" ne é la prova, Fini si riferisce alla solita contrapposizione tra i diritti positivi ed i diritti negativi, i primi contrassegnati dal "di", e i secondi dal "da". E qui Fini riscopre ancora una volta la sua anima socialista
Prima di proseguire, faccio notare che se veramente credesse alle "libertà di" non nel senso del diritto positivo, allora dovrebbe schierarsi a favore della libertà di drogarsi, libertà di prostituirsi, libertà di suicidarsi. Perché nessuna di queste di per sé infrange libertà altrui. Ma Fini questo non lo fa.
Fini, come lascia trapelare in seguito, intende legittimare come libertà i vari diritti positivi. Il diritto alla cura, il diritto alla scuola, il diritto finanche alla casa. Cose che secondo lui garantirebbero il principio sopra espresso, dell' uguaglianza del punto di partenza.
Cose che però in realtà oltre a far passare per fesso chi si è fatto un mazzo tanto per comprarsi una casa, quando poi arriva lui e la regala con una legge statale, si risolvono soltanto in una partita di giro tra libertà aggiunte ad alcuni e negate ad altri.
La totalità dei diritti positivi ha in comune il fatto che richiedono denaro per essere soddisfatti.
Mi spiego. Un diritto negativo, qualora tutti fossero daccordo, non richiede alcuna spesa. Io ho diritto ad avere la mia proprietà. Quindi mi compro con i miei soldi una casa, ed ho il diritto a possederla.
I diritti positivi invece, richiedono denari per essere mantenuti. Il diritto alla scuola infatti sancisce che tutti hanno diritto ad una istruzione. Sia che possano permettersela, sia che non possano. Ma per l'istruzione, ci vogliono soldi. Bisogna pagare gli insegnanti ad esempio.
Ed ecco quindi che per garantire tale diritto, si espropria qualcun altro di un diritto eguale. Se Gianni non può permettersi l'istruzione, si va da Filippo e gli si rubano dei soldi per pagare l'istruzione di Gianni. Gianni adesso ha la libertà di istruzione.. A Filippo è stata negata la libertà di comprarsi un'auto, di aprire una attività, o perfino di scegliere una istruzione migliore per lui. Filippo sognava di istruirsi a Yale. Adesso non può farlo perché Gianni, che magari non fa un cazzo tutto il giorno, deve andare a istruirsi a Centocelle.
Filippo è stato privato della sua libertà di.
Come vedete, il gioco è a somma almeno nulla. In realtà, il gioco è sempre a somma negativa. Perché oltre Filippo, anche Pietro, a cui sono stati estorti denari per pagare l'esattore che è andato a rubare da Filippo, dovrà rinunciare alle sue legittime libertà di. Senza voler parlare degli altri, a cui sono rubati soldi  (cancellate delle libertà) per pagare lo stronzo che ha legiferato sull'inizio di questa barbara catena.
Diverso sarebbe invece il caso di una scelta volontaria. Infatti, Filippo dovrebbe essere libero di finanziare Gianni per la sua istruzione. Ma per farlo, Filippo dovrebbe essere libero dall'oppressione e la rapina fiscale.
Consiglierei al presidente della Camera di ragionare su questi fatti, invece di darsi al populismo becero socialista. Di riflettere sul fatto che ogni euro sottratto dalle tasche di chi legittimamente lo ha guadagnato è una privazione di una qualche libertà nei suoi confronti. Oltre ad essere un incentivo per tutti a mettersi nelle condizioni di essere quelli che ricevono ricchezza piuttosto che quelli che la producano.
Chissà che magari, quando arriva a 90 anni, avrà fatto qualche passo in avanti verso la comprensione della libertà.

Postato da: LibertyFighter a 11:50 | link | commenti (25)
libertà, tasse, socialismo

giovedì, 11 settembre 2008
Giù le mani dalla riforma Gelmini

Chi mi conosce sa che non lesino le critiche all'attuale esecutivo, e sa anche che nel giudicare le leggi e le manovre messe in atto, sono molto parsimonioso nei voti. Si veda ad esempio la disamina sul pacchetto sicurezza, o sull'ICI . Del resto, una persona con le mie idee sarebbe veramente incoerente se esultasse ad ogni decisione dell'attuale esecutivo perpetrando la stucchevole farsa delle tifoserie politche "a prescindere".
Allo stesso modo,nei rari casi in cui un ministro sembra imbroccare la retta via, mi sento in dovere di elogiarlo e di spingerlo a rimanere coerente con il suo pensiero. In special modo quando le forze corporativo-assistenziali sindacalizzate alzano i toni per evitare le giuste riforme.  E' il caso della riforma Gelmini sulla scuola pubblica. Raramente un provvedimento governativo mi appare più ragionevole e giusto di questo. Opinione ovviamente rafforzata dall'aspra opposizione che le fa la CGIL, in quanto come ormai tutti sanno, molto spesso la verità sta dal lato opposto a quello in cui si schiera la suddetta associazione sindacale. Un pò come una bussola. Se ti perdi nel mare delle chiacchiere politiche, e non sai come valutare un provvedimento, sai che la verità la ottieni negando logicamente ogni proposizione che esce dalla bocca di Epifani.
Lasciando da parte la goliardia, il provvedimento della Gelmini è veramente notevole.

In primo luogo, torna il maestro unico.
Già qui, ogni persona sana di mente dovrebbe gridare un finalmente a squarciagola. In un periodo di enorme calo demografico, è incredibile come si sia potuto allargare il corpo docente anziché restringerlo. Ovviamente incredibile per chi non fosse ancora convinto dell'assoluta nocività dei servizi di Stato.
Sono molto divertenti le critiche che piovono addosso a questo provvedimento, perché mettono in luce i difetti sistemici dell' impostazione statale di qualunque fornitore di servizi.
La prima preoccupazione riguarda gli esuberi, in quanto la Gelmini prevede di tagliare i posti ad 87000 docenti in tre anni. Purtroppo parte di questi verrà riassorbita in qualche altro posto. Ma la Gelmini ci ha assicurato che non sarà così per tutti. A lei consigliamo vivamente di iniziare a togliere di mezzo quei buffoni che oggi si sono presentati con il lutto al braccio.
Le proteste illustrano la tipica mentalità statale. Si assume sconsideratamente e senza alcuna necessità personale che altrimenti sarebbe stato utile in altri settori.  Quando la cosa economicamente si fa pesante, si protesta perché per porre rimedio alla sconsideratezza passata è necessario tornare al passato e licenziare quegli 87000 insegnanti in eccesso. In questo modo, ogni assunzione diventa un passo irrevocabile verso il baratro della recessione e della crisi economica, financo della bancarotta. Lo stesso ragionamento si può fare con quei comuni che protestano contro il taglio dell'ICI, perché adesso dovranno mandare a spasso quei 200 contatori di tombini che avevano assunto.
Altra simpatica idiozia sul maestro unico è quella che racconta che tre is megl che uan per il bambino di 5 anni.
Io ho avuto un solo maestro, ma come me praticamente tutta l'Italia adulta. E nessuno si è mai sentito impreparato, o svantaggiato per questo. Anzi, se veramente le scuole elementari un tempo erano eccellenti, lo si deve in gran parte anche al maestro unico, figura nella quale il bambino trovava molti più riferimenti di un orgia di persone che gli spiegano materie diverse.
Fa riflettere anche il discorso pronunciato da Bossi, e ripreso dai detrattori, secondo cui se il maestro non è in gamba si rischia di rovinare il ragazzo. Ma se il maestro non è in gamba, io potrei citare per danni lo Stato che abilita e trova il posto a "maestri non in gamba". Come mai un "maestro non in gamba" si trova a insegnare a dei ragazzi? E poi, se un maestro non in gamba rovina un ragazzo, pensate a quanti danni potrebbero fare tre maestri coglioni.

Ancora torna il voto in condotta
E anche qui un bell'era ora. Non se ne può più di persone che vanno a scuola sputando in faccia ai professori, non rispettando non dico neanche l'autorità, ma l'educazione spicciola. D'altra parte, qualunque sondaggio fa vedere che sul voto in condotta gli italiani sono plebiscitariamente favorevoli.


Poi il ritorno al grembiule
Questa la reputo più che altro una trovata scenica. Che però ha il pregio di far percepire ai ragazzi un certo livello di serietà maggiore, che assieme al voto in condotta dovrebbero concentrare in maniera maggiore le intelligenze dei ragazzi nello studio. Già, perché qui mi permetto di sfatare un altro mito 68-ino. A scuola ci si va per imparare. E imparare a scrivere e a far di conto. La socializzazione, l'integrazione e le altre menate raccontate da sfigati decerebrati per anni, non sono un dovere della scuola. Soprattutto considerato che i bambini socializzano e si integrano benissimo per i cavoli loro. Magari giocando a calcetto se la bulimia statale non li costringesse  a stare a scuola tutto il giorno. Già perché secondo me  il tempo pieno è completamente inutile. Quello si rovina la vera socializzazione, che si ottiene nella vita vera, ed esiste solo in ragione di aumentare l'occupazione e come parcheggio di bambini in tempi in cui se non lavorano 4 genitori su 2, la famiglia non arriva alla fine del mese.

Ancora. Ritorno ai voti.
Anche questo, un ritorno alla chiarezza. Pienamente daccordo. Traumatizzerà gli alunni? Noi non siamo stati traumatizzati. Mio padre neppure, mio nonno tanto meno. Magari renderà gli alunni più resistenti ai traumi, anche perché se continuamo a metterli nella bambagia, prima o poi si traumatizzeranno se si rompe un laccio delle loro scarpe...

Più lingue e più matematica
Questa scelta mi fa molto felice. Prima di tutto perché più capisci la logica e la matematica, meno caschi nelle trappole del socialismo, della finanza creativa e di tutta quella serie di idiozie economiche che solo una profonda ignoranza in  materia di logica e matematica ha fatto si che gli italiani bevessero. Del resto che siamo ultimi nel mondo civilizzato in quanto a conoscenze matematiche è stato certificato. Ma conosciamo taaaanto bene Leopardi e il latino. Sai quante centrali nucleari escono sapendo Leopardi? Sai quante malattie vengono curate conoscendo il latino. Sai quanta frutta produce in più il tuo campo conoscendo Foscolo?
Inoltre, la maggiore conoscenza delle lingue potrà permettere a molti più cittadini di emigrare dallo stato tassocentrico e leviatano, sottraendosi al suo vampiresco prelievo e le sue burocratiche costrizioni.

Esami di riparazione
Anche qui, chapeau. Gli esami di riparazione sono una tale rottura di scatole che gli studenti, perfino i sinistri sessantottini, a maggio facevano i salti mortali per evitarli, arrivando addirittura a studiare. Non ricordo chi è stato l'idiota che li ha eliminati. Ma ben venga il loro ripristino.



Quindi in definitiva, valuto con un bel 8.5 la riforma Gelmini, esortandola a tenere duro e non farsi travolgere dalle rivendicazioni CGILLine. Otto e mezzo pronto a trasformarsi in 10 e lode se la Gelmini, nel corso del suo mandato avesse anche il coraggio e l'abilità di dare seguito a quello che pare essere il suo pensiero: l'abolizione degli ordini professionali e del valore legale del titolo di studio.
Credo che una simile riforma sia talmente difficile da attuare in Italia, che prometto che se ci riesce inizio una raccolta fondi volontaria per la costruzione di una statua della Mariastella.

In ultimo segnalo un bellissimo articolo sull'argomento da parte di Luigi Amicone.

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scuola, berlusconi, gelmini, socialismo

lunedì, 08 settembre 2008
Professori del Sud e abilitazioni facili

Da qualche giorno imperversa una furiosa polemica tra la sinistra, parte dell'opinione pubblica e la Gelmini. Il pretesto è una dichiarazione del ministro che afferma di aver fatto l'esame di abilitazione professionale a Reggio Calabria (in seguito RC), perché più facile.

La polemica si è innestata sopra un'altra precedente, quella scaturita dall'affermazione che i professori del sud sono meno preparati. Volevo fare due considerazioni spicciole per salvare dalla stupida crocifissione pubblica di cui noi italiani siamo maestri. Siamo un pò meno maestri nell'uso della logica e della razionalità. Sarà perché abbiamo i peggiori studenti di matematica dell' Europa?

Innanzi tutto, la Gelmini è stata coerente con il suo pensiero. SE tutte e due le abilitazioni hanno lo stesso valore legale, ma una si prende facilmente e una no, non vedo perché una persona che non sia masochista debba scegliere la via impervia. Attenzione. E’ lo Stato che ci garantisce che abilitazione (e perfino la laurea) a RC hanno lo stesso valore di quelle prese a Brescia. Considerato che hanno lo stesso valore, e considerato che per lo Stato puoi legalmente cambiare università, per i fautori della scuola pubblica, ovvero coloro che appena un paio di settimane fa inveivano contro le discriminazioni nei confronti dei professori del sud,  non dovrebbe esserci alcun problema.

Mi spiego meglio.
O si accetta la banale verità che le scuole pubbliche sono di serie B, C , D ed E (di A mi rifiuto di pensarlo), ma i detrattori della Gelmini questo non lo hanno accettato visto come si sono incazzati per le sue dichiarazioni, oppure  si deve reputare il comportamento della ministra un gioco a somma zero, inutile e dettato solo dalle sue sbagliate credenze in merito ad una supposta ma non veritiera differenza tra scuole del sud e del nord.

Se d’altra parte si accettano le scuole di diversa serie, bisogna NON prendersela con la Gelmini, ma con chi parifica i diplomi. Altrimenti è opportuno tacciare di opportunismo anche tutti i residenti di RC, visto che approfittano della loro residenza per prendere una laurea facile.

Consideriamo poi l'esame di abilitazione. L’esame di abilitazione è una “tassa” che devi pagare alla casta in oggetto per potervi accedere. Sostanzialmente, non serve a nulla, se non a porre un ulteriore ostacolo a coloro che vogliono esercitare una professione. Viene eseguito una volta conseguita la laurea. Da persone che hanno tutto l'interesse a NON darti l'abilitazione, in quanto appena avuta sei un loro diretto concorrente. Un pò come se i tassisti decidessero a chi dare ulteriori licenze di tassista.


Siccome l’abilitazione NON AGGIUNGE ALCUNA COMPETENZA, in quanto non esistono corsi tenuti da professori o robe simili, dal punto di vista prasseologico è molto più intelligente fare l’esame a RC piuttosto che a Brescia se a Brescia è più difficile.

Non è che chi viene abilitato a RC diventa un “pericolo” nel proprio lavoro, perché le competenze sono date dalla laurea e non dall’abilitazione. Viene perciò a mancare qualunque presupposto per scegliere l’esaminatore più difficile. Diverso, a patto comunque di abbracciare la tesi della Gelmini sulla preparazione dei professori del Sud, sarebbe stato prendere una Laurea a RC, perché in quel caso sì che il neolaureato sarebbe stato indegno della professione.

Ma sottostare al ricatto dell'albo degli avvocati / altra categoria, ed essere fermati per uno o più anni ridando lo stesso inutile esame post laurea, non è da persone corrette. E' da idioti.

E la Gelmini non mi pare affatto idiota. D'altra parte, per chi come me chiede l'abolizione degli ordini professionali, la questione non dovrebbe neppure porsi. E allora perché queste crisi di perbenismo spicciolo scorrelato dalla realtà?

E ancora, è possibile vedere qui un sinistro, o un destro neocon, o qualcuno di coloro che hanno alzato un polverone sulla diatriba sui professori del sud, che mi venga a spiegare PERCHE' prendere una abilitazione in una università PUBBLICA, e perciò paritetica, e perciò CARDINE dell'istruzione dei nostri giovani, e perciò SACRA, e perciò CON TANTI VALENTI professori, al SUD , possa essere incredibilmente diverso dal fare la stessa cosa in una scuola del nord?

Ma le scuole di serie A e B non si creavano con le scuole private?

Postato da: LibertyFighter a 14:52 | link | commenti (7)
politica, scuola, gelmini, socialismo

venerdì, 05 settembre 2008
Alitalia e il piano Berlusconi

E' venuto il momento finalmente di commentare il piano Alitalia. Come si sa Berlusconi si è speso come non pochi per impedire a suo tempo la vendita del pacchetto ad Air France, e parallelamente, in campagna elettorale ha chiamato in causa una cordata italiana che avrebbe rilevato Alitalia salvandola dal fallimento.
A suo tempo si sono spese innumerevoli parole sull'inesistenza di tale cordata, sulle panzane che Berlusconi avrebbe detto etc etc. Non so se all'epoca questa cordata si fosse materializzata, o Berlusconi ne avesse parlato senza alcuna certezza. Fatto sta che adesso questa cordata c'è. Di questo va dato atto al governo. Al sottoscritto spiace vedere che i nomi dei facenti parte della stessa, sono sempre i soliti. Colaninno ad esempio, o i Benetton,  Ligresti, l'immancabile Tronchetto, Caltagirone. Per non parlare di una banca, l'onnipresente San Paolo/IMI.
E' pur vero che gli "imprenditori italiani" si contano sulla punta delle dita, almeno quelli sufficientemente ricchi da poter entrare in Alitalia significativamente. Diciamo che all'appello manca solo il Berlusca stesso (e meno male se no sai gli strepiti sinistri?). Il fatto che i grandi imprenditori italiani siano così pochi, parallelamente, può far riflettere su quanto poco libero sia il mercato e l'economia in Italia. Sembra di essere in Russia, dove l'oligarchia al potere si pappa tutto e gli altri raccolgono le briciole.

Ciò detto, è piuttosto naturale che volere una compagnia italiana, in queste condizioni, significa per forza che a comprare Alitalia sono proprio gli oligarchi di cui sopra. Preoccupante la presenza della banca, in quanto si sa che le banche per definizione non possono fallire, specie quelle grosse come San Paolo. Il che può voler dire che a fronte di gestioni a cappella come quelle che sempre sono state associate ad Alitalia, i debiti vengono ripianati da San Paolo / Imi. La quale poi viene messa in condizione di non fallire dalla BCE che stampa denaro per coprire i buchi di bilancio. Un pò come la strategia della FED americana. A noi resterebbe comunque la soddisfazione che a pagare i buffi su Alitalia sarebbe nel caso tutta l'Europa e non solo noi. Comunque un passo avanti.

La domanda da porsi è: quanto è conveniente che la compagnia resti italiana? Ovvero, è giusto fare tutto questo casino per mantenere l'italianità di una compagnia aerea? Secondo me, no. Ma pare che le compagnie aeree americane e la stessa Air France, non siano acquistabili da stranieri. Il fatto che altri Stati la pensino come il nostro, ovviamente non significa che sia giusto. Anzi.
Per un fautore del libero mercato come il sottoscritto, non ha proprio senso.
D'altra parte, un altro elemento da ben ponderare è l'alternativa che era stata proposta. Il piano di Air France.
Alla luce di quanto dice il dott. Porro , l'alternativa Air France non era così ghiotta come la si dipingeva. Come potete immaginare, non ritengo che il vulnus della questione sia il numero di esuberi. Questi è normale che ci siano, in quanto se hai assunto migliaia di persone inutili per tornaconto politico, per tornare in attivo, te ne devi per forza sbarazzare. E nessuno meglio di un gruppo di imprenditori privati sa qual è il giusto numero di esuberi da fare.
Il problema sta in questa affermazione che Porro fa, e che ai tempi di Frodi non è mai stata messa in risalto. Chissà come mai.

AirFrance chiedeva che i diritti di volo in Italia fossero solo suoi, ciò non è previsto dal nuovo progetto

Questo dalle mie parti significa volere un monopolio dei voli interni tutelato dallo Stato. E già questa clausola da sola per me era sufficiente a buttare a mare l'accordo perfino se Epifani si fosse messo in prima fila per farlo accettare. A costo di portare i libri in tribunale.
Per il resto. Il piano di Berlusconi è piuttosto oneroso. Pagheremo i debiti di Alitalia. E ci faremo carico degli "ammortizzatori sociali" per tutti gli esuberi in questione, per una durata di 7 anni. Si parla di uno stock di debiti di circa 1 mld, e di una spesa annuale di 30-40 mln per gli ammortizzatori.
Ma tra 7 anni, lo Stato si sarà finalmente levato dalle palle nel trasporto aereo.
D'altra parte, i debiti di Alitalia sono debiti che ha fatto l'ente Stato. E i lavoratori che finiscono nella merda, ci finiscono comunque a causa dell'ente Stato. Quindi da un punto di vista giuridico, mi sembra normalissimo che sia lo stesso ente Stato a pagarli. L'unica pecca, è che invece di levare anche la tazza del cesso dalla casa dei politici, verranno pagati con i nostri soldi.
Sinceramente, sarei disposto a pagare ogni volta cifre simili, pur di vedere lo Stato fuori dai coglioni progressivamente dalla scuola, dalla sanità, dai trasporti ferroviari etc. E sinceramente non vedo alcun motivo per cui i privati si debbano accollare i debiti di cui sopra, sapendo che o rilevano l'Alitalia, o questa porta i libri in tribunale e loro possono comprarsela a pezzi e a prezzi di svendita.

In sostanza, posso reputarmi sufficientemente soddisfatto del piano, a patto che non venga rovinato da un Marrazzo qualsiasi, che vorrebbe far rientrare dalla finestra il Leviatano, investendo soldi (non suoi ovviamente) a nome della regione Lazio.
Evidentemente alla regione Lazio avanzano i soldi. Che il ministro Brunetta ne prenda atto.

Per fare tutto ciò pare che il Berlusconi abbia dovuto fare diverse forzature alle leggi attuali, come ben documenta Leo Facco sul sito del Movimento Libertario.
Non condivido il suo sdegno per la soluzione, che sicuramente non sarà il massimo, non sarà stata fatta con tutti i crismi, ma alla fine ci toglie dai coglioni Alitalia in maniera migliore del piano Air France, o peggio di altri anni di ricapitalizzazioni pubbliche.
 

Postato da: LibertyFighter a 14:18 | link | commenti (24)
economia, cronaca, berlusconi, alitalia, statali

mercoledì, 03 settembre 2008
Punirne 10000 per educarne 200

Pare essere questo il motto dell’attuale governo per quanto riguarda la repressione dei fenomeni di delinquenza di massa, associati a frange estreme di pseudo – tifosi di calcio. E’ quanto si apprende dalla infausta decisione di vietare tutte le trasferte dei tifosi del Napoli calcio, a causa degli squallidi avvenimenti accaduti domenica in occasione di Roma – Napoli. Ricordo, per chi si fosse messo in ascolto solo in questo momento, che per l’occasione, un gruppo di circa 200 ultras del Napoli Calcio, ha pensato di sequestrare un treno delle FS, di cacciare i normali viaggiatori, e di appropriarsene per arrivare allo Stadio. Non ho informazioni sul possesso o meno di regolare biglietto da parte degli stessi.

Benché anche questa sia una situazione da valutare, in quanto sarebbe abbastanza plausibile ipotizzare che Trenitalia abbia venduto oltre 200 biglietti in più dei posti a sedere disponibili, ciò nonostante il comportamento dei suddetti ultras è ugualmente esecrabile.

 

Ma ancor più esecrabile il comportamento del governo, che come al solito, come capita ormai da anni, si dimostra a un tempo: incapace di porre un freno a banalissimi episodi di violenza e punire gli autori della stessa; arrogante e stupido nel limitare la libertà dei cittadini comuni e non organizzati in bande violente.

Signori miei, se si è incapaci di fermare un treno carico di duecento coglioni armati di aste di bandiera e qualche coltello, di caricarli di botte se fanno resistenza, e di arrestarli per svariati motivi che non sto qui ad elencare, semplicemente è meglio che si riprenda la vanga in mano e si vada a coltivare pomodori. Non ci si arroga il diritto di “mantenere l’ordine”.

Se sei impotente contro i tifosi, come posso io sperare che tu riesca un giorno ad estirpare la vera criminalità organizzata concorrente (concorrente a quella di Stato si intende)?

Non solo, se il tuo metodo è quello di vietare a tutti le trasferte, gli interrogativi che sorgono sono due:

1.      Considerato che è altamente ingiusto farsi punire senza motivo, non farebbero bene tutti gli altri tifosi, ovvero il 99.9% dei tifosi napoletani, ad assaltare altri treni, fare a pugni con le forze dell’ordine e quant’altro, al solo scopo di meritarsi la punizione che gli è stata inflitta?

2.      Come ci si pone nei confronti dei nazisti, che a causa di 4 partigiani che ammazzano un soldato tedesco, uccidevano 33 civili innocenti? Mi sembra un metodo piuttosto simile. Un pò come far fare un paio di mesi di galera a tutti perché ci sono degli italiani che rubano o uccidono. O se volete.... alzare le tasse a chi le paga perché qualcun altro le evade. Come dite? Questo è usuale? Già. Purtroppo lo è.

 

Ignobile è poi il comportamento di quei cittadini, che in un impeto di revival nazicomunista, invocano punizioni generalizzate e pesantissime, addirittura straparlando sul fatto che la maggioranza dei tifosi sia identificabile con i duecento stronzi napoletani. Questa gente, sono pronto a scommetterci non è mai stata in una curva, probabilmente non è mai andata allo stadio.

Io ho visto diverse partite in curva. E’ un luogo piuttosto pericoloso, per via dei soliti duecento che lanciano bottigliette fumogeni e petardi. Ma rimangono 200, mentre i 9000 restanti sono lì che cantano e che cercano di vedere la partita. Schivando le bottiglie. E noi, invece di punire i duecento lanciatori, siam li che impediamo ai 9000 di vedere la partita.

Io credo che i politici vivano una specie di orgasmo quando possono inventare un nuovo divieto. Una specie di incarnazione del detto comandare è meglio che fottere. Non si spiega altrimenti l'enorme quantità che questi farabutti autodichiaratisi indispensabili vomita annualmente sulle nostre spalle. A partire dal livello centrale, fino ai comuni, che quest' anno han dato prova di tutta la loro perversione nell'inventare divieti da porre in atto nelle spiagge della nostra penisola.

Quand' è che la gente toglierà il potere ai politici di inventare leggi e divieti e li costringerà a zappare la terra per sopravvivere?

UPDATE

Nuova enorme cazzata sparata dall'apparato governativo, forse per discolparsi in parte dell'inefficienza. Dietro i duecento coglioni ci sarebbe addirittura la Camorra!!!! Notoriamente la Camorra si occupa di risse da stadio, estorcendo da ogni persona che non picchia un'altra, un enorme tass ehm pizzo. Secondo me invece, dietro tutto ci sta Palla di Neve.O forse Emmanuel GoldStein?

 

Postato da: LibertyFighter a 15:13 | link | commenti (9)
politica, calcio

lunedì, 01 settembre 2008
Paradossi pensionistici. Ovvero pollo è chi il pollo fa

L'altro giorno, leggendo il giornale di Feltri (Libero), alla pagina dei commenti dei lettori mi sono imbattuto in un interessante commento a proposito delle pensioni.
Il lettore raccontava di come una giovane ragazza dell'est europeo avesse circonvenuto un anziano italiano, che l'avrebbe sposata. Alla morte di quest'anziano, avvenuta qualche anno dopo, la ragazza ha ottenuto la reversibilità della pensione del marito, permettendole di vivere  degnamente senza lavorare.  Il prode lettore titolava il suo commento definendo il vecchio come il pollo italiano che veniva raggirato dalla scaltra ragazza dell'est.

Non c'è nulla di esatto in questa disamina. Non si capisce per quale motivo un anziano che si riaccompagna con una giovane donna debba essere definito pollo soltanto per questo. A patto che non gli abbia intestato case terre o macchine infatti, il ragionamento dell'anziano è semplicemente perfetto. Infatti, i contributi pensionistici da lui versati durante tutta la vita, verrebbero alla sua morte fagocitati dal Leviatano statale, come al solito gaudente della morte di un pensionato o di un prossimo pensionato. In questo modo, il vecchio ha evitato l'ennesimo furto perpetrato dallo Stato, costringendolo a restituire i soldi della propria pensione ad una persona a lui cara. Anzi probabilmente (e io sinceramente lo spero) molti di più di quelli che ha versato.

Ora, cosa ci ha rimesso il vecchio? Forse che i soldi della sua pensione, se non si fosse risposato, sarebbero andati ai suoi figli naturali?

No, quei soldi sarebbero spariti nel nulla, cannibalizzati dallo Stato per pagare cocaina e prostitute a qualche deputato.
Possiamo dunque dire che il vecchio, ben lungi dall'essere pollo, è stato proprio dritto. Ed ha difeso la sua proprietà. Perché ve lo ricordo, i soldi della vostra pensione, sono una vostra proprietà, che lo Stato vi ruba se "disgraziatamente" non raggiungete una età tale da riprenderveli tutti. Non solo, a differenza di una vostra proprietà, non vi permette di lasciarli in eredità ai vostri figli, se hanno superato la maggiore età. Il che è un altro furto. In questo modo invece, il vecchio potrebbe perfino essere riuscito a trasmetterli in eredità, semplicemente accordandosi con la giovane donna, affinché una parte X della sua pensione, che ella riceverà finché campa o non si risposa, vengano mensilmente distribuiti ai suoi figli. Ordunque, supponiamo che si sia accordato affinché la vedova lasciasse un mensile di 100 euro al mese al figlio, e supponendo che questa, data la giovane età campi 40 anni ancora, l'anziano pollo avrebbe trovato il modo di consegnare, seppur ratealmente, la bellezza di  48000 euro al figlio. E lo chiamiamo pollo?
Fossero tutti così i polli....

La domanda da porsi è casomai, chi ci rimette. Finché i contributi versati dal vecchio non sono superati dalle pensioni erogate (al netto degli interessi), a rimetterci è comunque il vecchio, che non fa altro che limitare i danni inflittigli dalle leggi pensionistiche italiane. Poi incomincia a rimetterci lo Stato Italiano.
Il che è e rimane un bene vista la manovra prepotente con la quale si appropria dei nostri sudati risparmi.

E' banale invece notare che ciò non accadrebbe con una pensione privata a capitalizzazione, perché, come ben sapete, una azienda privata NON può non consegnare i soldi ad un erede. Solo in quel caso si può ipotizzare, non certo dimostrare che il vecchio, rincoglionitosi, si sia fatto fregare dall'avvenente ragazza.

Postato da: LibertyFighter a 13:31 | link | commenti (10)
economia, pensioni










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