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Sicilia. A.D. 2007 mese giugno.
Tre persone muoiono per il caldo, che nell'isola ha superato i 40 gradi.
Normali disgrazie di stagione? Non del tutto. Infatti, a seguito dell'aumento del consumo di energia elettrica dovuto ai condizionatori, in Sicilia è stata razionata l'energia elettrica. Ogni casa la utilizzava a turno, perché altrimenti si sarebbe verificato un black-out sull'intera isola.
Già cari due lettori. A noi non servono bombe americane, attentati islamici, meteoriti, onde EMP, per provocare un black out. E' sufficiente che il popolo italiano utilizzi l'energia che l'ENEL o chi per lei dichiara di potergli vendere. Questo accade oggi nel bel paese, 2007 anni dopo la nascita di Cristo. Altri popoli hanno messo i piedi sulla Luna già da cinquanta anni. Noi moriamo di caldo perché non ci fanno produrre sufficiente energia. E nello stesso tempo però, da anni ci propinano contratti dove si afferma che possiamo prelevare fino a 3.3KW di potenza dalla rete. Dimenticando di dirci che però dobbiamo farlo uno alla volta e non tutti insieme.
Un pò come la storia delle banche e della moneta. Storia che finirà alla stessa maniera dell'energia elettrica.
E allora la domanda sorge spontanea. Fino a quando le persone dovranno rischiare la morte perché non si produce abbastanza energia??
Su chi ricade la responsabilità di questi morti?
La risposta è:
Sugli ambientalisti. Sui Verdi, Su Pecoraro Scanio e le menate sulle "energie rinnovabili", il "riscaldamento terrestre" e le altre sonore cazzate che vanno spargendo ai quattro venti.
Fonti rinnovabili:
L'eolico e il solare sono produttivamente inutili. Producono poco, costano tanto e occupano troppa superficie in relazione ai KWh prodotti.
Esistono altre due fonti di energia "rinnovabile", termine che lascio tra virgolette perché è un evidente violazione del secondo principio della termodinamica.
Queste due fonti sono la legna e il nucleare.
La legna sicuramente non potrà sostituire in tutto i combustibili fossili, ma la sua parte può farla benissimo. Ovviamente privatizzando il settore. In modo che i proprietari dei boschi si occupino spontaneamente del ripopolamento, per non perdere gli utili futuri.
Ovviamente la legna è fortemente sconsigliata perché è difficilmente tassabile e controllabile........
Il nucleare risolverebbe il problema dell'energia per sempre. Ma anche qui i verdi impongono il loro diktat. Frutto di un referendum eseguito una settimana dopo Cernobyl, che poteva avere solo quell'esito.
E ricordiamo che a distanza di 21 anni da quella data, l'unica centrale atomica saltata in aria è stata una di un paese patria del "Socialismo Reale"
Chi vuole intendere intenda.
La mia lettera ad Europa Oggi contro la proibizione delle droghe, è stata pubblicata e l'autore, Francesco Cassani, è stato così gentile da pubblicare anche la sua risposta.
Quello che segue è il testo del mio ulteriore commento. La discussione, partita dalla droga, si sposta rapidamente sui concetti base del libertarismo.
Caro Francesco Cassani,
effettivamente ci divide è proprio l'approccio che manteniamo nei confronti della libertà. Io, in accordo alle teorie economiche Austriache di Von Mises,alla filosofia politica di Bastiat, anche all'anarco-capitalismo Rothbardiano e Hoppesiano , pongo la libertà economica, e quindi il rispetto della proprietà e della vita,come alla base di tutti gli altri beni. Non esiste libertà di culto, di religione, di parola, se non si garantisce la libertà economica. E viceversa, quando si nega anche parzialmente la libertà economica, si negano alla stessa stregua tutte le altre libertà derivate. Ti garantisco che se il Ciad fosse uno stato organizzato su principi libertari, ci si vivrebbe talmente bene che l'Italia non me la guarderei neppure in cartolina.
Il tuo discorso non è fuori registro. E' piuttosto timido. Tu parli di libertà, ma allo stesso tempo poni in mano ad alcuni uomini un potere che non è umano concedere. Lo Stato, che più volte affermi "dover" reprimere, indirizzare, obbligare, altro non è che un sistema grazie al quale, alcuni uomini, hanno la possibilità , mediante leggi leggine e costituzioncine varie, di derubare della loro proprietà i cittadini. Ma il fatto che queste X persone siano state scelte dal 50+1% o fosse anche dal 99% dei cittadini, non dà loro il diritto di ledere la proprietà del restante 1%. Se come affermi il privato non sempre agisce razionalmente, non vedo come una accozzaglia di privati, con l'unico obbiettivo di conservare la poltrona, possa invece agire razionalmente nell'ambito in cui privati che investivano le LORO proprietà ed interessi hanno fallito.
E' logico che invece quest'accozzaglia di gente, agirà in maniera ancor più inefficace ed irrazionale.
Se veramente lo Stato fosse in grado di decidere per temi importanti come sanità e scuola, non si capisce perché, con la stessa logica non si demandi ad esso anche l'alimentazione dei cittadini. Non è forse un tema vitale quello dell'alimentazione? Perché non nazionalizzare le aziende alimentari, sicuri che lo stato agisca più "razionalmente" del mercato, ed assicuri a tutti una dieta migliore?
Ci han provato i Kmer rossi in Cambogia.....
Quello che si rimprovera alla corrente liberal, liberale alla popper, è la sua contraddizione in termini. E' il non campire che lo Stato è l'antitesi del mercato, che lo stesso Stato è solo una aggregazione di persone e come tale fallace alla stessa maniera del singolo. La razionalità e non l'ideologia, a questo punto reclamano l'inutilità dell'apparato statale.
Mi accorgo solo oggi che il blogger Mirko Morini è stato condannato al pagamento di 300 euro per aver offeso un tale (a me perfettamente sconosciuto Luigi Moncalvo. Disapprovo con sdegno questa sentenza, dichiaro che sarà stata presa in nome del popolo Italiano - tranne Libertyfighter
e vi lascio l'indirizzo del blogger.per dichiarazioni d'affetto e di solidarietà.
Ci sono degli argomenti in Italia, che sono tabù. Paese strano il nostro. Si mettono in discussione come nulla dogmi cattolici da parte di atei, non si aspetta neanche un secondo ad immaginare sotto ogni evento “anormale” la regia occulta di qualche gruppo di potere, ora la P2, ora i massoni, ora i sovietici, gli americani. C’è sempre qualcuno a non credere alla storia ufficiale. Le torri gemelle, Ustica, piazza Fontana, Aldo Moro.
Sembriamo un popolo aperto ad ogni ipotesi, pronto a ragionare su tutto e sul contrario di tutto. Anche se qualche volta esageriamo, appoggiando ipotesi errate anche di fronte all’evidenza….
Ma ci sono degli argomenti tabù. Degli argomenti che la scuola pubblica, sulla carta libera e indipendente, ci ha inculcato nel profondo dell’inconscio, e che il nostro stesso “io” rifiuta di affrontare con la dovuta freddezza e lucidità. Quando si mettono in dubbio le verità rivelate, propugnate da questi temi, la maggior parte delle persone si chiude a riccio, come se avesse paura di perdere le certezze alle quali si è aggrappato durante l’esistenza.
Accade puntualmente quando si pongono le seguenti domande:
E’ giusta la tassazione?
Serve a qualcosa l’attuale costituzione?
La secessione è un diritto dei cittadini?
Quando si intavolano questi discorsi, anche i più aperti contestatori dell’attuale stato di cose, si impegnano in imbarazzanti retromarce, e spettacolari piroette linguistiche.
Iniziamo dalla prima domanda.
E’ giusta la tassazione?
Chiunque, quando cerca di rispondere a tale quesito, dovrebbe innanzi tutto chiarirsi la definizione di tassazione. E proprio in questo passaggio logico entra in gioco l’indottrinamento statale. Aggirando la definizione di “cos’è”, ci si risponde che è un “dovere civile” pagarle. Ancor oggi, si tende a giustificare furti, rapine e violenze, mentre il più alto biasimo va a coloro che vengono definiti “evasori fiscali”. Come se fossero mostri. Anche la maggior parte dei giornali che si definiscono liberali o libertari, danno per scontato che pagare le tasse sia giusto e doveroso, e che evaderle sia un “reato sociale” di enorme gravità.
Ma nessuno risponde alla domanda di cosa sia la tassazione.
Lo farò io. La tassazione è il pagamento coatto di una somma, decisa unilateralmente per la possibile (e non certa) fruizione di determinati servizi, voluti o meno, ritenuti giusti, utili o inutili da colui che è costretto a pagarli.
Il prezzo, la qualità, la quantità e l’estensione di questi servizi è deciso dagli stessi che li impongono e l’ipotetico fruitore non ha alcuna voce in capitolo.
Attualmente questi servizi spaziano dalla cosiddetta sicurezza, all’istruzione, alla previdenza, alla salute,alla giustizia, alla nettezza urbana, alla televisione, agli aiuti economici a privati in crisi, fino alla gestione dell’apparato dirigenziale che dovrebbe coordinare questi servizi (che in parole povere sarebbe lo stipendio dei politici). Perfino il numero di questi dirigenti è deciso dagli stessi.
Se il lettore volesse per un attimo cancellare dalla sua mente l’idea di “Stato”, e decidesse di chiamare questa intera organizzazione in un altro modo qualsiasi, subito scoprirebbe che tutta la “giustizia”, la “bontà” di questa organizzazione sono solo illusioni, e che quello che in un caso viene chiamato tassazione, o strumento di redistribuzione, o aiuto allo sviluppo, o altre amenità, in questo caso verrebbe chiamato pizzo. Si perché a voler pensare male, la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, altro non fanno che offrire servizi voluti o meno alla popolazione, costringendoli a pagare la somma da loro decisa. Questi garantiscono la “protezione”, spesso anche gli aiuti economici in caso di difficoltà, e finanziano tutti i loro dipendenti (in questo caso chiamati picciotti), con i soldi pubblici estorti tramite tass.. ehm pizzo. Ed è pur vero che qualora venisse meno questa forma di pagamento, ci sarebbero molti dipendenti che perderebbero il lavoro. Pardon, molti picciotti.
Ma nessuno in questo caso si preoccupa di mantenere in piedi il sistema Mafia, allo scopo di non licenziare picciotti.
Quindi cosa ha lo Stato di talmente diverso, di eticamente superiore, da distinguersi nettamente da una qualunque mafia di periferia?
Basta forse il sistema di elezione dei capi mafia a trasformare delinquenza in legge? Se Totò Riina fosse diventato capo grazie ad una elezione siciliana, il suo comportamento sarebbe giustificabile?
E’ la logica pura a sconfessare la nobiltà dello Stato, la stessa che afferma che A non può essere il suo contrario. La logica che afferma che se è sbagliato prelevare con la forza tempo, energie, beni di altri, allora questo è sbagliato per tutti, e non soltanto per alcuni.
Quando si parla di tassazione, si tende poi a giustificarla a causa dell’esistenza dei cosiddetti “beni pubblici”, che nell’accezione originaria, sarebbero quei beni che sono alla portata di tutti e il cui usufrutto non è individualizzabile. Si dice perciò che siccome nessuno pagherebbe per utilizzare questi beni, ma nonostante ciò, sarebbe impossibile impedirgli di usufruirne, è giusto estorcere una quantità fissa di denaro per la gestione di questi. Ma nella realtà questi beni sono veramente pochi. E lo sono per la stragrande maggioranza, solo a causa del fatto che non si è ancora riusciti a trovare una maniera efficiente per individualizzarne i costi. Un esempio potrebbe essere la sicurezza. Sicuramente però non rientrano in questi beni l’istruzione, la sanità o la previdenza. Un altro caso che viene portato spesso ad esempio, sono le vie di comunicazione. Ci si domanda chi pagherebbe le strade di sua iniziativa. Ma a ben guardare, esistono già un gran numero di strade private (es le Autostrade), nonché altre vie di comunicazione private, dagli aeroporti, ai porti, alle ferrovie.
E’ molto probabile che senza l’esternalizzazione dei costi per le strade, il capitalismo e il progresso, avrebbero portato a mezzi di locomozione diversi da quelli odierni, a ruote, che necessitano sempre più di ricoprire il territorio di asfalto. E probabilmente avremmo inventato mezzi di locomozione a zampe che potevano muoversi tranquillamente per i campi.
Quando ci si chiede se è giusto pagare le tasse dunque, ci si deve domandare se è giusto che qualcuno, chiunque esso sia, condanni qualcun altro a spendere il proprio tempo per produrre dei risultati di cui lui non godrà. E senza l’indottrinamento civico, una qualunque persona non avrebbe difficoltà a riconoscere in questa pratica un certo sapore di schiavismo. Senza l’indottrinamento di cui sopra, la discussione politica verterebbe solo ed esclusivamente su come individualizzare i costi del maggior numero di campi possibile, e come limitare il più possibile (financo estinguere) l’uso della tassazione da parte dei novelli boss dello Stato.
A proposito di tasse, in America c'è una famiglia che stoicamente resiste da dieci anni a non pagare le tasse federali. Già perché pare non ci sia nessuna legge che le imponga, benché sia di uso comune pagarle. E lo Stato americano, ovviamente ha dichiarato guerra a questa famiglia e ha circondato la loro casa con gli swat. Per documentarvi, vi segnalo il loro sito. In bocca al lupo a Ed e Elene!
Serve a qualcosa la costituzione?
Un altro argomento tabù in Italia, riguarda la Costituzione. Questo documento, che è stato scritto appena 60 anni fa, viene accreditato di poteri taumaturgici, e viene considerato un baluardo contro lo strapotere politico e una garanzia della nostra libertà. Se qualcuno solleva dei dubbi, lo si tende a prendere per pazzo. Se qualcuno avanza paure nei confronti dell’immenso potere che hanno i politici, il “bravo cittadino” italiano replica che per fortuna abbiamo la costituzione. Che questo foglio di carta impedisce ai politici di fare il bello ed il cattivo tempo.
Vale la pena osservare che il documento in oggetto non ha 5000 anni, non è stato rodato dai secoli ed è sopravvissuto alle intemperie della storia. E’ stato redatto appena 60 anni fa, da individui perfettamente normali, con i loro limiti, e per di più facenti parte della “casta” dirigente. Quindi piuttosto bendisposti nel favorire la loro categoria.
Ora io mi domando: è possibile che un documento che dovrebbe salvaguardare i cittadini dallo strapotere dei politici sia suscettibile di modifiche stravolgimenti e cancellazioni da parte degli stessi politici? Senza neanche l’approvazione dei cittadini? Già, perché se le decisioni in merito alla carta costituzionale la prendessero i due terzi del parlamento, la modifica sarebbe approvata senza alcun bisogno di referendum confermativo. Il quale referendum, va detto sarebbe comunque una violazione dei diritti di coloro che lo perdono, visto che di fatto si trovano obbligati a sottoscrivere ed accettare una riforma solo perché un numero di persone maggiore la trova congeniale, ma almeno manterrebbe un certo feedback tra le decisioni della casta e i sudditi.
Orbene, la costituzione prevede che possa essere cambiata dagli stessi poteri che si propone di limitare. Questo è un assurdo. Come disse qualcuno:
“ la costituzione è una cintura di castità per i politici, solo che gli stessi hanno la chiave.”
L’unico articolo della costituzione che è immodificabile è quello che garantisce la forma “Repubblicana”. Il che però non garantisce affatto che i politici non possano cambiare tutti gli altri, in modo che voti solo chi decidono loro (magari utilizzando quella voce sull’”indegnità morale…”), oppure che si presenti chi vogliono loro, oppure…
La costituzione, che tra l’altro non è affatto liberale, oltre ad affermare e contraddire a più riprese tali principi, li subordina alla legge, cioè al governo. Che dovrebbe essere quello da cui li protegge.
Questo non è neppure un controsenso. E’ la definizione di “inutilità”.
Ma anche da questo punto di vista, l’italiano medio, non ci sente o finge di non sentirci.
Possibile che nessuno si domanda quanto effettivamente la costituzione freni i politici? Nessuno che , lasciando da parte il dogmatismo, ed usando solo i principi logici si chieda se è possibile basare la convivenza pacifica delle persone su questo documento fallace ed effimero.
La secessione è un diritto dei cittadini?
Anche quando si parla di secessione, la “cultura” inculcataci dalla scuola pubblica tende a portare fuori strada le persone. Ne sa qualcosa la Lega, che da anni si batte per questa, e viene sempre additata come l’incarnazione terrena del Demonio. Quando si nomina la secessione, l’indignazione delle persone sale a livelli cosmici, come se l’Italia fosse sempre esistita e debba durare per sempre a causa di un disegno divino. Come se secedere significasse morte guerra e distruzione. In questi casi, oltre a tirare fuori la solita costituzione, che afferma che l’Italia è indivisibile, tacciano di eversivi, di distruttori della Patria, di pericolosi sovversivi coloro che portano avanti questa causa.
Eppure, se si volesse ragionare sul significato di Patria, e sul significato di secessione, si potrebbe capire che la secessione non è solo un diritto, ma è anche uno dei più fondamentali. Patria, seppur usato a sproposito da vari dittatori, è una aggregazione di persone che si sentono simili per lingua, cultura, abitudini, e decidono quindi di governarsi insieme. A braccetto con il termine Patria, va la locuzione “autodeterminazione dei popoli”. Nella cultura moderna infatti, si riconosce il sacro diritto dei popoli di scegliere da chi essere governati.
E’ a causa di questa sensibilità che si continua a chiedere uno Stato per la Palestina, è quello che avrebbero voluto i curdi, quello per cui lottano i Ceceni. Non si sentono Russi, sono Ceceni. Lo stesso vale per le repubbliche della ex-jugoslavia, a fatica tenute insieme dalla dittatura comunista e in seguito separatesi mediante guerra civile.
L’illogicità che sempre permea i ragionamenti comuni sta nel voler considerare a forza, per sempre ed immutabilmente il popolo abitante la penisola italiana come unico. Ma un Lombardo avrà il diritto di non sentirsi facente parte dello stesso popolo della Sicilia? E viceversa, perché un campano dovrebbe appartenere allo stesso popolo del Trentino?
Chi decide cosa è un popolo se non il popolo stesso?
Il trucco è sempre lo stesso, vale per gli altri, ma non per noi. Qualcuno ha deciso che la Francia, la Spagna, la Gran Bretagna, l’Italia sono un popolo, e quindi il principio di autodeterminazione è rispettato. Lo stesso decide che gli slavi non sono un unico popolo e rivendica l’autodeterminazione per il Montenegro. Ma la realtà è che il principio di autodeterminazione vale e deve valere per tutti. E siccome nessuno può ragionevolmente definire cosa è un popolo, ogni comunità, per quanto piccola essa sia, deve poter decidere pacificamente di sganciarsi da uno stato più grande, perché ha smesso di riconoscersi in esso, perché condivide più cose con un altro, perché desidera governarsi da solo.
Se ci pensate, la libertà di secessione sarebbe l’unica vera garanzia contro lo strapotere politico. Se si imponesse questa verità, nessun politico avrebbe interesse a fare lo Chavez, perché se gli altri stati riconosceressero il diritto a porzioni del Venezuela di secedere, il dittatore di turno si troverebbe immediatamente con uno stato vuoto. La libertà di secessione è un diritto che dovrebbe essere spinto fin quando la gestione delle risorse lo permetta. Non ci sarebbe nulla di male se il paese di Alberobello decidesse di governarsi da solo come fa San Marino. Rientra nelle libertà personali degli abitanti di Alberobello. In effetti, i primi Stati Uniti, adottarono un modello federale nel quale ogni Stato aveva il diritto di recedere dalla federazione e tornare a vivere per conto proprio. E' solo dopo la guerra Nord Sud, che vide prevalere il Nord Unionista, che questo diritto fu eliminato con la guerra.
Questo è quello che succede quando la diseducazione alla libertà e l'indottrinamento statale prendono il sopravvento sulla logica e sulla prasseologia.
L'articolo “perché è giusto vietare l'uso di droghe”, apparso qualche giorno fa su “Europa Oggi”, ad opera di Francesco Cassani, mette in luce una certa dose di approssimazione con la quale spesso si affrontano i temi caldi della società moderna. L'autore, umanamente pervaso dalla volontà di impedire che gli uomini si facciano male con le droghe, cerca di giustificare la proibizione delle stesse.
Dapprincipio, l'autore si rivolge contro la consueta distinzione tra “droghe leggere” e “droghe pesanti”, affermando che la distinzione è arbitraria e che comunque fanno tutte malissimo.
Effettivamente, ad essere arbitraria è la definizione stessa di “droga”. Tanto è vero che viene quotidianamente aggiornata, arbitrariamente dai politici. E tanto è vero che cambia con i confini geografici e nel tempo. Ad esempio, ci si dovrebbe chiedere come mai la cannabis è una droga in Italia, ma non in Giamaica. Questo a meno di non tacciare il popolo Giamaicano di inferiorità, è un sintomo di arbitrarietà. Ci si dovrebbe chiedere perché l'alcool stesso, negli anni venti in America era una droga. Dopo ha perso il suo status di sostanza psicotropa? Eppure mi risulta che sempre di etanolo si tratti.
Ogni Stato decide arbitrariamente cosa è una droga, in che misura, e fin quando lo sarà. Considerato che nella realtà lo Stato è una congrega di cittadini perfettamente umani e fallaci, non vedo cosa ci sia di più arbitrario.
Ancor meno convincente risulta poi l'argomentazione secondo cui si definirebbero droghe quelle sostanze assunte direttamente per gli effetti psicotropi. Innanzi tutto verrebbe da chiedersi come si fa ad essere certi che una persona assuma una sostanza proprio per ottenere effetti psicotropi, e non per qualunque altro motivo. Il processo alle intenzioni non è mai una cosa saggia. Ma ancor più importante, è che lo stesso discorso può farsi per tonnellate di sostanze legali. Potrei affermare che la gente fuma sigarette per l'effetto psicotropo della nicotina. Che in discoteca i ragazzi assumono diversi alcolici non perché abbiano sete, ma per l'effetto psicotropo che provoca l'alcool nei loro cervelli.
Da questo punto di vista quindi, non vedo come si possa indulgere all'alcool, alla nicotina, e fare poi i repressivi con la cannabis.
Né ha un gran senso la disquisizione successiva sui danni che provoca la droga. Perché se questi vengono confrontati con i morti per fumo o per alcool, la differenza è abissale. Per non parlare poi della pericolosità per gli altri. L'abuso di alcool provoca migliaia di morti sulle strade in continuazione. Un eroinomane, difficilmente riuscirebbe a far partire una autovettura.
In effetti, nel proseguo l'autore si arrampica su specchi concavi, nella vana speranza di spiegare la differenza tra uno spinello , l'alcool, la nicotina.
Sull'alcool, afferma che sia preso per scopi alimentari o digestivi. Se questo può essere vero per birra e vino e qualche amaro (che però guarda caso non hanno l'IVA dei prodotti alimentari), non può essere lo stesso per whiskey e cocktail particolarmente alcolici (tipo B52).
Poi afferma che invece l'abuso di alcool viene represso con il divieto di guida. (Ma non ci spiega perché invece la marijuana è vietata anche quando stai dentro casa tua, né perché ti ritirano la patente anche se ti beccano a piedi)
Sulla nicotina, afferma che non cambia il comportamento delle persone. Beh, provi a parlare con un fumatore incallito per due ore senza farlo fumare...
Prendendo comunque come assodata l'idea che tutte le droghe facciano male, cosa della quale , a scanso di equivoci, sono convinto, rimangono molti dubbi sull'affermazione secondo cui non hanno alcun effetto benefico. Vari studi evidenziano, almeno per quanto riguarda la cannabis, molte proprietà curative per malattie come il Parkinson e il Glaucoma. Ci sono studi che affermano anche il contrario, è vero, ma bisognerebbe almeno ammettere che la scienza ha opinioni discordanti in merito.
L'approssimazione con la quale viene sviluppato l'argomento, ha un crescendo nel proseguo nell'articolo. Quando l'autore incomincia a parlare di libertà personali, cercando di far collimare i due opposti: il proibizionismo sulle droghe e l'essere liberali. L'Autore dice:
“L'uso delle droghe non rispetta la libertà degli altri e il bene comune, perché alimenta la delinquenza organizzata (senza la domanda non ci sarebbe l'offerta), stimola comportamenti violenti e causa incidenti nella guida o nell'esercizio di delicate professioni. “
Ma dimentica che la criminalità organizzata è il prodotto naturale e scontato di una politica proibizionista. Se le droghe fossero legali, le venderebbero in farmacia, non agli angoli della strada i delinquenti. Il fatto che poi stimoli comportamenti violenti, è una sua generalizzazione. Sicuramente dipende dal tipo di droga e dalla persona che ne fa uso. Ad esempio, non ho mai visto un ragazzo fatto di hascish diventare violento, mentre quasi la totalità di quelli fatti di alcool lo diventano.
Il fatto che causi incidenti nella guida e nelle professioni, è invece vero, e un vero liberale si batterebbe per impedire la guida sotto effetto di stupefacenti. Questo vale anche per le delicate professioni.
“
Ammettere che un individuo possa danneggiare irreparabilmente la propria salute (con le droghe, o con altri mezzi) significherebbe altresì esporre ogni individuo al rischio di essere indotto da altri (con suggestioni psicologiche, o col ricatto) ad atti autolesionistici. Significherebbe infine consentirgli di danneggiare la propria dignità.
Il codice civile dispone che "gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica": non è una limitazione della libertà, ma una protezione della stessa, prevista in una norma che è considerata di rilievo costituzionale (in quanto espressione della "tutela della salute", sancita dall'art. 32 Cost. "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" ).
“
Questo periodo nasconde tendenze da stato etico, e il fatto che il codice civile preveda una tale norma è indice di quanto poco liberale sia lo stesso e forse anche la nostra costituzione. La dignità di una persona è soggettiva. Se ritenesse dignitoso vivere quaranta anni da tossico e poi morire, non vedo chi sia in grado di giudicare “dignitoso” o “non dignitoso” il comportamento di questa persona. Né chi si sentirebbe nel giusto imponendogli di vivere fino a 70 anni. Magari legandolo...
Di chi è la proprietà della vita? Dello Stato?
Il discorso potrebbe riallacciarsi al diritto di suicidio, che dovrebbe essere sacrosanto. La tutela della salute è un servizio che il cittadino paga allo Stato. Perché viene prima il cittadino e solo dopo lo Stato. Come tale non può essere imposto contro la volontà dell'individuo. E' proprio con questo discorso socialista che siamo arrivati ai regolamenti deliranti degli ultimi decenni. Il casco diventa obbligatorio se vai in moto, in bicicletta, sui pattini, sugli sci... Non si vendono alcolici dopo una certa ora in autostrada, impedendo ad interi autobus di farsi un grappino per la paura che se lo faccia l'autista. La fiducia e il rispetto dell'intelligenza umana sono sotto le scarpe.
Si vogliono regolamentare pure le abitudini alimentari dei cittadini, perché altrimenti “incidono sulla spesa sociale”.
Nei suoi ragionamenti, l'Autore fa il solito errore di voler reprimere a priori la libertà, perché qualcuno potrebbe usarla male. Quello che va punito è il REATO, non la possibilità che questo venga poi commesso. Siamo già arrivati a “minority report”?
Questa è l'essenza del “libero arbitrio” cristiano. Essere liberi di sbagliare e pagarne le conseguenze.
In seguito, l'Autore si lancia in un attacco contro l'antiproibizionismo.
“Cosa dice dunque la teoria antiproibizionista? Che vietare un comportamento non equivale ad eliminarlo, ma solo a spingerlo nell'illegalità, mettendo a rischio chi lo pratica ed alimentando la criminalità organizzata. Nel caso degli stupefacenti, in particolare, il "proibizionismo" farebbe diventare le droghe un prodotto raro e costoso, arricchirebbe la criminalità che ne fa spaccio, 'costringerebbe' i tossicodipendenti a rubare per permettersi la "roba". “
Vero, ma non lo dice la teoria antiproibizionista. Si chiama legge di mercato, e non funziona solo con le droghe. Funziona con le sigarette, funzionò con l'alcool, funziona tuttora con le droghe pesanti, funziona con le armi, funziona anche con l'uranio. In tutto il mondo, in tutti i tempi, nessuna cosa proibita per legge ha mai smesso di circolare. Ma dirò di più, non serve che la merce sia vietata, è sufficiente che il suo valore sia più alto del prezzo di mercato, per effetto della tassazione. Comunque l'antiproibizionismo, abbraccia in pieno la dottrina liberale in questo campo. E per quanto riguarda il prezzo, l'antiproibizionismo non si sogna di finanziare le droghe con i soldi pubblici. Afferma che il prezzo di mercato è talmente basso che nessuno commetterebbe furti per la “roba”.
Non convincono neppure i motivi per chi la teoria antiproibizionista debba essere assurda. Il liberalismo pone dei vincoli esatti ed immutabili per l'uso della coercizione. Ed è il danneggiamento della proprietà altrui. Nel caso di un drogato, non si danneggia nessuna proprietà altrui, ma solo quella del drogato, che è libero di danneggiarla e pagarne le conseguenze.
Nel caso di una rapina, invece è lecito lottare e proibirla. Gli esempi dell'evasione fiscale e della mafia invece sono molto border line. In effetti la logica dice che la tassazione sta al pagamento del pizzo come lo Stato sta alla mafia. Entrambi stabiliscono unilateralmente il prezzo di servizi non sempre richiesti, e lo riscuotono con la forza.
Ci sarebbe molto da parlare su quest'argomento.
In seguito non considera la differenza che passa tra un comportamento disapprovato ed uno proibito. Una qualunque campagna di sensibilizzazione eviterebbe l'”effetto dirompente” che dovrebbe scaturire da una liberalizzazione (non ho paura a definirla così), in quanto non tutto ciò che è lecito è anche auspicabile. Questa tra le altre cose è la sostanza del libero arbitrio che Dio ha dato agli uomini. Come potrebbe l'uomo riconoscere il bene se gli è impedito di scegliere il male?
Inoltre, non capisce che l'antiproibizionismo non chiede “dosi gratuite distribuite dallo stato”, perché è perfettamente conscio dell'inutilità delle stesse. Chiede che vengano vendute come qualunque altra merce. In seguito, fa l'implicita supposizione che lo stato debba aumentare la lista delle sostanze consentite, piuttosto che gettare completmente tale lista. Cade perciò nella supposizione che un nuovo prodotto, non compreso in queste liste, finirebbe con l'essere spacciato dalla malavita organizzata. Ma in un mondo antiproibizionista, il nuovo prodotto sarebbe legale, e allora non ci sarebbero malviventi a venderlo, ma gente comune.
Quello di cui non abbiamo bisogno invece, è di una politica costosa e improduttiva, che distolga le forze dell'ordine dai furti, dalle rapine, dagli omicidi, dalle violazioni dei diritti di proprietà e vita delle persone, per dare la caccia a gente che compra, usa e vende droghe. Quello di cui non abbiamo bisogno è uno Stato che butti via soldi per costringere le persone a comportarsi come esso stesso crede sia “giusto”, sia “dignitoso”. Quello di cui non abbiamo bisogno è uno Stato Etico che si erga a supremo padrone delle vite delle persone che ad esso hanno affidato sempre e solo il compito di proteggerlo dagli altri, e non da se stessi. Uno stato al quale nessuno ha chiesto di imporre salute obbligatoria, imporre istruzione obbligatoria (concorde col pensiero storico dello Stato e non libera di assumere diversi punti di vista).
I problemi connessi all'uso delle droghe sono dovuti solo ed esclusivamente ad una società in decadenza, fortemente socializzata, nel senso più spregiativo del termine, che prima collettivizza i costi, poi si accorge che in questo modo le spese salgono. Salgono perché la collettivizzazione dei costi provoca solo de-responsabilizzazione nelle persone. Un esempio banale e quello per il quale quando al ristorante si paga alla romana, il costo complessivo è sempre maggiore, visto che ognuno è incentivato a spendere più della media. Aumentate le spese, lo Stato decide quindi di limitare la libertà personale per poterle contrarre. Ma per farlo deve spendere di più. Invece di prendere la direzione della responsabilizzazione delle spese (esempio assicurazioni sanitarie private, e per i meno abbienti tramite fondi volontari), lo Stato preferisce restringere ancor di più le libertà personali, dando luogo ad un perverso circolo vizioso dove in un mare di regolamenti e di norme, affoga tutta la libertà umana e con essa tutto il benessere che la rivoluzione industriale capitalista ha portato.
Da quanto tempo non sentivate parlare Ricucci?
Probabilmente da due anni, da quando fu incarcerato, con buona pace di Anna Falchi.
Ebbene, dopo averlo usato come capro espiatorio, come vittima sacrificale all'altare dei DS adesso, con il vaso di Pandora scoperchiato a forza dal Giornale e da Clementina Forleo, il quotidiano satirico "La Repubblica", lo rimette in gioco con forza, per sostenere i DS e ipotizzare un sistema Unipol bipartizan. Allora sor Scalfari pubblica una intervista a Ricucci dove si afferma che : non erano i DS, era tutto il sistema, trasversale ai partiti politici. Il giornalaccio in questione, parte da una intercettazione, dove en passant si fa il nome di Berlusconi, e decide di battere a spron battuto l'idea del grande Intrigo, nel quale tutti i politici erano coinvolti, per far passare la teoria del mal comune mezzo gaudio. E' strano però notare che non ci sono intercettazioni con Berlusconi, che tutte quelle depositate riguardano principalmente gli esponenti di spicco dei DS, e che tutte le accuse di trasversalità vengano da un individuo che per due anni è stato fatto marcire senza neppure una intervista.
Sarò malizioso, ma ricorda il caso delle interviste false pubblicate ai tempi di Litvinienko. Sempre per fornire un appoggio alle forze politiche che reggono questo sgangherato regime .
E' da notare inoltre che le dichiarazioni che danno il via alla caccia alle streghe Scalfarica provengono da un tizio che si è autodefinito Il compagno Ricucci (e queste intercettazioni ci sono).
Quanto ci vorrà per far capire a Scalfari che il ridicolo lo ha già sorpassato da un pezzo???
Ma soprattutto:
Ma quando cazzo muore Scalfari?
Io personalmente sto cominciano a discriminare le perrsone a seconda del quotidiano che leggono.
In particolare, se leggi "La Repubblica", sei automaticamente un coglione e non meriti nulla. Penso che comincierò a boicottare tutti coloro che leggono questa merda. Non voglio avere nulla a che fare con questa gente. Se dovessi scoprire che il mio alimentarista legge "La Repubblica", cambio alimentarista.
Ma non credo lo legga. E' un piccolo imprenditore, quello del popolo delle partite Iva.
Segnalo l'ottimo video di Leonardo Facco AD del movimento libertario
E segnalo pure lo sconcertante articolo del Corriere Democratici di Sinistra, che pretende, complici alcuni psicologi idioti, di dimostrare scientificamente che pagare le tasse è un piacere!!!!!
Ovviamente l'errore (che non credo sia in buona fede), sta nel fatto che coloro sottoposti all'esperimento sono stati previamente forniti del budget da utilizzare.
Come peraltro si afferma nell'articolo.
E come si sa..
Avevamo stabilito che un giornalista di Repubblica vale più di Aldo Moro. Infatti questi è stato lasciato in mano alle BR, con la probabile connivenza del nostro simpatico presidente del consiglio, mentre Mastrogiacomo è stato liberato in cambio di due vite, dai cinque agli otto ostaggi, e pure un milioncino di Euri.
Abbiamo oggi la conferma dell'importanza dei giornalisti di Repubblica, infatti per il missionario padre Bossi, lo stato Italiano decide la linea dura e autorizza il blitz.
Chiaro che uno che si chiama Bossi, ed è pure un pretaccio infame che magari è anche contro i DICO, non merita affatto il pagamento di un riscatto. Neppure se fa il missionario.
Io sono sempre contrario al pagamento di un riscatto. Dunque, coerentemente con quanto espresso ai tempi di Mastrogiacomo, dico: Niente Riscatto.
Ma un governo che invece ha scelto di calarsi le braghe per un giornalista, e che ha sempre rivendicato con orgoglio quella decisione, dovrebbe cercare di farla meno sporca quando si tratta di un "avversario".