La libertà è l'unica via Il socialismo il più grande dei mali

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mercoledì, 31 gennaio 2007
Ancora Mitrhokin

Segnalo un link de il giornale sulla faccenda Mitrhokin. Se mai qualcuno avesse ancora qualche dubbio su ciò che ritengo assodato.

Postato da: LibertyFighter a 14:00 | link | commenti (5)
politica, kgb , mitrhokin

martedì, 30 gennaio 2007
Soluzione pseudo liberale ai PACS

Il problema dei PACS, come era prevedibile sta spaccando i sinistri del governo e, parzialmente anche l'opposizione, sebbene in maniera meno radicale. Ovviamente, il problema di fondo è la solita inconsistente definizione di diritti. Definizione  che viene presa dal vertice e va a collidere contro le convinzioni e le idee personali delle persone.

 La domanda alla base è : è giusto che coppie non sposate, e/o omosessuali abbiano la libertà di unirsi, con contratti più o meno stringenti in convivenze più o meno lontane dall'odierna idea di famiglia?

La risposta per un libertario, non può essere che si. Ma parallelamente a questa dichiarazione di principio, sorge il problema che i diritti che vengono concessi a tali coppie, vengono pagati dalla comunità. Dunque da semplice diritto libertario, questo si trasforma in un onere per gli altri. Che per tale motivo sempre per un libertario, sono autorizzati a negare o quantomeno ad opporsi a tale estensione. La soluzione libertaria sarebbe la più equa e radicale:

eliminare le spese sociali destinate alle famiglie e poi permettere a tutti di sposarsi. A quel punto, non essendoci spese per la comunità, gli oneri si azzererebbero e due persone unite da un contratto non limiterebbero la libertà altrui.

Ma in Italia siamo ancora lontani dall'accettare una simile soluzione. Troppo legati allo stato MammaPapàZioZiaNonnoMoglieMaritoCapoUfficio

Allora, propongo la seguente soluzione. Si prende il budget relativo alle spese sociali destinate alla famiglia.

Si istituisce un altro carrozzone pubblico che gestisca parte di questi soldi.

Si chiede alle persone, in sede di dichiarazione dei redditi, se vogliono che il loro attuale "sussidio sociale estorto", vada a famiglie, coppie di fatto, o diviso in proporzione tra tutte(stile 8 per mille, am senza incrementare i versamenti sia chiaro).

Con i soldi ottenuti i carrozzoni statali che gestiscono i soldi delle famiglie e delle coppie di fatto concedono i privilegi che riescono ad ottenere.

Tale soluzione ha i seguenti pregi:

  1. L'unico incremento di spesa per il contribuente sarebbe il suddetto carrozzone pubblico.
  2. Rispetterebbe le singole volontà delle persone (tranne quella legittima di non finanziare nessuna delle due, ma si sa siamo uno stato comunista)
  3. L'entità dei benefici che ne deriverebbe sarebbe proporzionale esattamente al pensiero delle persone di anno in anno, senza necessità di ulteriori interventi (dannosi) da parte dei politici.
  4. Permetterebbe ai cattolici osservanti di non dover agire contro la loro coscienza individuale e alla Chiesa di non dover esercitare l'attuale pressing.
  5. Permetterebbe anche agli omosessuali non dichiarati di finanziare in anonimato l'istituzione a loro gradita, senza doversi esporre.
  6. Non tradirebbe una chiara impronta liberale (tanto avversa ai sinistri) perchè l'ammontare di soldi estorti dalle tasche dei cittadini sarebbe lo stesso.

L'idea sembra buona. Ma non credo che PRC PDCI e Verdi siano daccordo a dare un pò di potere decisionale alle persone. Pensate poi se questa pratica prendesse piede e si facesse altrettanto per altri finanziamenti pubblici.

 

 

 

Postato da: LibertyFighter a 14:02 | link | commenti (30)
libertà, omosessuali

lunedì, 29 gennaio 2007
Ebay cambia sede

Ehehe

Ebay ha cambiato sede legale. Adesso è in Lussemburgo. La notizia mi ha reso felicissimo.Spero che migliaia di aziende italiane ed europee facciano subito altrettanto! Io cercherò di farlo appena possibile. Anche San Marino va bene

Postato da: LibertyFighter a 22:16 | link | commenti (3)
libertà, tasse

Denunciamo il PDCI

Appena esce il ddl Mastella sul reato di opinione, vado in caserma e denuncio il Partito Dei Comunisti Italiani per diffusione di idee discriminatorie nei confronti dei capitalisti e apologia di regimi totalitari e sanguinari.

Postato da: LibertyFighter a 20:14 | link | commenti (6)
politica

sabato, 27 gennaio 2007
All'ammazza caffè

Ma un lavoratore secondo voi ha il diritto di rifiutare un lavoro perchè il capo gli sta antipatico?

E parallelamente, il capo potrà rifutare di dare il lavoro al lavoratore  per lo stesso motivo? 

E se il posto che il lavoratore rifiuta è importante, il lavoratore ci rimette. Essenzialmente alla stessa materia di quanto ci rimette il capo a non assumere un lavoratore valido. Non è così?

E se il capo non ha difficoltà a trovare altri lavoratori validi, alla stessa maniera il lavoratore non avrà problemi a trovare altri lavori interessanti.

E se Mario ha il diritto di non andare a comprare la carne dai Cinesi, in quanto per problemi personali odia i Cinesi, per quale motivo il Cinese non ha il diritto di non vendergli la carne?

Che cazzo di libertà farfuglia l'italiano medio? La libertà di inculare il prossimo senza essere inculato? Chiara passione napoletana (Ops con Mastella qui finivo dentro).

 

Pare che a questeaffermazioni, tutti gli italiani inorridiscano. Secondo me sono basilari concetti di libertà. Invece dalle nostre parti pare che l'offerta di lavoro sia un obbligo e il lavoro un diritto . Nel quale l'offerta di consumo è un dovere e il consumo un diritto. Che cosa poggia su delle teorie simili? Solo caos e barbarie sociale.

 

E quando il Leviatano ci parla di come buttare olio bollente sulle ferite che la sua legislazione dissennata ha inferto alla società civile, noi poveri ciechi esultiamo perchè forse, per i prossimi minuti, c'è un culo anche per me. E non vediamo la vasellina che lo stesso Leviatano  sta comprando in quantità industriali.

Secondo me, finiamo in una bella dittatura nel giro di 5 anni. E ce la meritiamo tutta. Non abbiamo una visione del mondo che abbia neppure una parvenza di razionalità. Siamo convinti demiurghi socialisti secondo cui la società è come viene forgiata dal Legislatore e non ha delle regole proprie.Siamo alla frutta.

Anzi all'ammazza caffè

Postato da: LibertyFighter a 16:46 | link | commenti (2)
libertà

venerdì, 26 gennaio 2007
Libertà di discriminazione

Quando si parla di liberalismo, la maggior parte delle persone lo immagina differente da quello che è. Sto spiegando nel compendio (che data la prolissità molti fanno fatica a leggere e me ne scuso), che il liberalismo, non è affatto un appiattimento dei diritti, attraverso il quale tutti hanno tutti i diritti immaginabili. Il liberalismo è semplicemente la sola concezione di vita che permette di conservare il diritto alla vita delle persone. Il liberalismo accetta questo come base di partenza. Ne deriva il diritto di proprietà, e con l'uso della proprietà transitiva determina che ognuno è padrone di fare ciò che gli pare nella propria proprietà privata. Senza arrecare danno alla proprietà altrui. Questo non significa quindi che tutti hanno il diritto di andare dove vogliono. Ma che ognuno ha il diritto di far entrare o non far entrare chicchessia nella propria proprietà privata. Da questo discerne che il liberalismo, lungi dall'essere quell'odiosa pappina politically correct ( propinataci a più riprese dallo Stato per privarci sempre più del nostro potere di cittadini) secondo cui non deve esistere la discriminazione, dichiara la discriminazione all'interno della propria proprietà privata, come legittima e sacrosanta espressione di idee e di azione. Dunque un liberista non avrà nulla da obiettare se in una casa c'è un cartello con su scritto "qui non entrano neri ebrei e cinesi" (senza offesa per queste tre razze). Così come disposizioni tipo "vietato l'ingresso ai calvi" "vietato l'ingresso ai ricchi", "vietato l'ingresso a chi si chiama Giulio". Il vietare l'ingresso nella propria proprietà, secondo i propri gusti o le proprie credenze infatti, non limita la libertà degli altri, perchè gli altri sono padroni solo del loro corpo e delle loro rispettive proprietà.

Il liberalismo trova offensivo una rivendicazione tipo "Tutti i calvi sono obbligati a entrare qui almeno una volta al mese" .Questo perchè il calvo ha la proprietà del proprio corpo e decide lui dove recarsi. La stessa concezione (essendo la teoria liberale NON contradditoria), si applica alle aziende. Visto che il diritto di commerciare non E' una concessione statale, in quanto si commercia con la propria proprietà, ogni azienda ha il diritto di entrare in commercio con chi desidera, senza dover rispettare ideologie di integrazione forzata di stampo socialista.

E' al contrario radicata nell'idea socialista la concezione che, siccome la proprietà privata non esiste, ma tutto è dello stato, anche il diritto di commerciare deriva da quest'ultimo e dunque le discriminazioni ammissibili vengono imposte dall'alto. Dunque un commerciante non può esimersi dal servire uno stupratore di bambini o un terrorista , ma deve impedire ad un fumatore di entrare nel proprio locale anche nel caso in cui personalmente non abbia nulla contro i fumatori.

La bottega, il bar, il negozio, il pub, il ristorante, la fabbrica sono PROPRIETA' dei rispettivi proprietari, non dello stato. Il servizio che questi rendono agli altri è dovuto ai loro soldi, al loro "capitale umano" e alla loro fatica. E' sacrosanto che decidano loro con chi avere a che fare e con chi no. E siccome non esistono reati di opinione in una visione giusnaturalista, ogni idea è ammissibile purchè non leda quel famoso principio.

Invece, grazie alle idee "politicamente corrette", dobbiamo per forza interagire con tutto e tutti. Inoltre, causa il fatto che il "territorio Italiano" sia pubblico, dobbiamo per forza accettare tutte le persone che fanno piacere ai nostri dittatori in carica, visto che non abbiamo la proprietà del suolo. Se la società fosse basata sulla proprietà privata, ogni aggregazione di persone potrebbe definire regole di comportamento all'interno della stessa. In questo modo ad esempio, un condominio potrebbe realisticamente mettere sui contratti di vendita clausole discriminatorie per restringere la tipologia degli occupanti. Senza ledere assolutamente il diritto alla vita di nessuno.

D'altra parte, la discriminazione è un normale processo umano che è sinonimo di valutazione. Se si impedisce la discriminazione, si impedisce l'azione umana. Mia figlia per esempio non potrebbe decidere di rifiutare un tale in quanto tossico, senza non passare per "razzista" contro i tossici. Analogamente, un tizio potrebbe addirittura denunciarla, in quanto lei lo rifiuta perchè "brutto". Discriminare per l'aspetto fisico è una pratica nazista!

Ma andate af... socialisti del ...

PS Questo in risposta alla barbara idea Mastelliana di proibire le idee discriminanti. Solo un mentecatto potrebbe concepire una barbarie simile.

 

Postato da: LibertyFighter a 13:14 | link | commenti (22)
libertà, politically correct

mercoledì, 24 gennaio 2007
Calcio: Diritti TV - Collettivizzazione Marxista

Fa bene l'avvocato del Milan a parlare di collettivizzazione Marxista dei diritti TV. La nuova legge delega approvata dal governo (per la felicità di quella .... della Melandri), rispecchia in pieno lo stampo comunista-bolscevico dell'attuale maggioranza(?) . Sceondo la nuova norma, i diritti andranno venduti e comprati in blocco per tutte le squadre di una data serie. Dopodichè, il 50% verrà ripartito in parti uguali e il resto secondo proporzioni che verranno decise ugualmente dai vertici. Anche qui, si rivede il concetto errato di ripartizione equa delle risorse. Concetto che per un economista serio non può far altro che diminuire il numero totale delle risorse a disposizione. Oltre ad essere un oltraggio per i tifosi che pagano. Io ad esempio da Juventino, non oso neppure pensare che i soldi che spendo per vedere la Juve andranno in parte anche all'Inter usurpatrice di uno scudetto. E per tale ragione, non vedrò partite di calcio. Ma faccio di più. Invito i tifosi delle squadre più forti (Milan Inter Juve) a fare altrettanto, in modo che l'idea marxista si mostri pienamente nel suo difetto di fondo. E siano le squadre più forti a confiscare illegittimamente il (poco) denaro che deriva da coloro che pagheranno per vedere le piccole giocare. Tempo un paio di anni e il valore delle partite in TV decrescerà spaventosamente, mettendo a nudo le idiozie legislative ormai abituali in questa disgraziata et spacciata Italia.

Postato da: LibertyFighter a 19:53 | link | commenti (5)
politica

lunedì, 22 gennaio 2007
Compendium parte 2 : LA TASSAZIONE

Alla luce di quanto visto nel punto precedente, possiamo introdurre e definire un concetto. Il capitale. Il capitale può essere definito come la somma dei beni posseduti da una persona. Questa definizione è generale e non si riferisce solamente al capitale in beni fisici, ma anche in beni astratti. Il tempo ad esempio è una parte di capitale. Le conoscenze di un uomo, sono capitale. Alla luce dell’esistenza dei beni “astratti”, la definizione di bene data prima, può essere allargata, dicendo che in generale un bene è qualunque cosa il cui utilizzo generi delle soddisfazioni ad un determinato individuo. Si nota che essendo soggettivo il concetto di “soddisfazione”, altrettanto lo è il concetto di bene. E per la proprietà transitiva anche il capitale è soggettivo. In effetti, ciascun bene ha una importanza differente per ogni individuo, in primo luogo per le soddisfazioni che esso ne trae (o che presume di poterne trarre), in seconda istanza per la famosa legge dell’utilità decrescente, che afferma che un bene è tanto più importante quanto minore la quantità che se ne possiede. 
La comprensione esatta del significato di questa legge è importantissima, visto che la sua errata interpretazione è alla base di tutti gli errori economici dei politici. La legge è individuale. Considerando un ipotetico soggetto che chiameremo Mario, e ceteris paribus: se Mario è disoccupato, per lui il tempo libero ha meno valore di quanto ne avrebbe se lavorasse 18 ore al giorno. Se Mario è ricco, 100 $ hanno meno valore di quanto ne avrebbero se fosse povero. Analogamente, per quanto riguarda le soddisfazioni che se ne traggono, è possibile affermare che se Mario facesse lo spazzino, la conoscenza della matematica avrebbe meno valore per lui, di quanta ne avrebbe se facesse l’ingegnere elettronico.
Nell’analisi di questa legge dell’azione umana, l’errore comune dei politici e degli economisti ad essi compiacenti, sta nel voler attribuire una validità generale alla legge. Le scale di valori sono completamente soggettive: non è possibile affermare che il tempo libero ha più valore per Mario che lavora 18 ore al giorno, rispetto a Luigi che è disoccupato, oppure che 100$ hanno più valore per Paperino piuttosto che Zio Paperone, né che il valore che ha la conoscenza della matematica per uno spazzino sia minore di quella che ha per un ingegnere elettronico. In effetti dipende dalle soddisfazioni che uno riceve dal possesso del bene in questione. E per Zio Paperone, il possesso di 100$ varrà sempre di più che per Paperino. In effetti, in questa interpretazione forzata delle leggi sopra enunciate, viene a mancare completamente il concetto di “ceteris paribus”, in quanto si applica erroneamente a due individui differenti. Ma verrebbe a mancare anche nel caso in cui si ipotizzasse lo stesso individuo in due istanti differenti. In quanto la variazione di qualunque altro bene in suo possesso potrebbe modificare la sua scala di valori. Ad esempio, se Mario ha uno stipendio di 500 $ in un istante t , ed uno stipendio di 1000$ in un istante 2t, un incremento di 100 $ dello stesso, non ha per forza più valore all’istante t rispetto all’istante 2t, se sono cambiate alcune condizioni della sua vita. Ad esempio, Mario nel frattempo ha messo al mondo due gemelli, la sua scala di valori è cambiata e dunque all’istante 2t un incremento di 100$ del suo stipendio, vale meno di quello che varrebbe se il suo stipendio fosse di 500$, ma vale di più rispetto a quello che varrebbe se il suo stipendio fosse di 500$ e non avesse figli. Naturalmente a definire la scala di valori di Mario, in un istante generico concorrono centinaia di fattori, tutti soggettivi, ad esempio, Mario ha un mutuo da pagare, è stato irretito da un’automobile e il suo sogno è comprarla, oppure desidera più di ogni altra cosa visitare l’Egitto. Questo per dire che non è possibile definire una scala di valori che sia uguale per tutti e anche se fosse possibile, non vi rimarrebbe che per un solo istante. Dunque un altro teorema che risulta dimostrato da questi semplici esempi è il seguente:
4 ) Non è possibile definire una scala di valori, di importanza di ciascun bene, che abbia una qualche valenza generale.
Una critica che sovente viene portata a questo ragionamento dai sostenitori dello statalismo, è che la scala di valori generale possa essere estrapolata a livello statistico. Ragioniamo in questa ottica. Definiamo un bene come bene di riferimento. Ad esempio l’oro. Supponiamo che un’ente raccolga tutte le scale di valori di ogni essere umano, raffrontate all’oro, le medi su tutti gli esseri umani ed estrapoli finalmente questa benedetta scala di valori statisticamente generale.
Un minuto dopo, la scala di valori non ha più senso, in quanto sono cambiate le scale di valori di tutti gli esseri umani. Già un minuto dopo la scala non ha più una validità esatta. Ed ogni minuto che passa, la scala di valori media si discosterà sempre di più da quella statistica. Sostanzialmente, per dirla in linguaggio matematico, la varianza della gaussiana della distribuzione delle probabilità della scala di valori nel tempo, è elevatissima perché il valor medio sia una reale approssimazione della realtà. L’unica statistica che segue questo andamento, è quella generata dal libero mercato, in quanto si evolve parallelamente ai desideri delle persone, secondo la legge della domanda e dell’offerta. E riesce a farlo perché ogni singolo uomo partecipa ogni istante alla stesura e alla revisione della stessa, secondo le sue scelte e i suoi acquisti.
 Dal concetto di capitale, deriva il concetto di reddito. Il capitale è l’unica cosa che permette di acquisire ulteriori beni. Un individuo completamente privo di capitale non è in grado di provvedere a se stesso e non è in grado di acquisire beni. E’ grazie al capitale fisico ed alle conoscenze di ciascuno che è possibile procurarsi ulteriori beni. Si definisce reddito, la porzione di beni che è possibile consumare senza diminuire il capitale risparmiato. A seconda della scala di valori di ogni persona, la propensione all’accumulo di capitale varia, sostanzialmente in relazione alle aspettative future, rispetto alle aspettative presenti. Chi crede nel proprio futuro, sarà più propenso a risparmiare e accumulare capitale, piuttosto che spenderlo, distruggendolo. In un regime di libertà individuale, queste scelte dipendono unicamente dalla scala di priorità individuale. Anche la composizione del capitale, in una società libera, dipende unicamente dalla scala di valori di un individuo.
Alla luce di ciò, dovrebbe essere lapalissiano ormai che ogni individuo agisce consciamente per soddisfare il bisogno più impellente nella sua propria scala di valori. Impiegherà dunque il capitale a sua disposizione per acquisire un numero sempre crescente di beni, nell’ordine stabilito da questa. E’ in questo quadro di scelte consapevoli che agisce la tassazione statale.
 Dicesi estorsione strumento attraverso il quale un soggetto A, si appropria di parte dei beni, quindi parte del tempo, ossia parte della vita (vedi punto 3), di un generico soggetto B, contro la volontà di B. I due soggetti in questione possono essere persone fisiche, oppure società di persone, legate insieme per qualsivoglia vincolo. L’estorsione, in una società che crede nel diritto alla vita (vedi punto 1), è un reato. Nelle altre società dipende da A. Per la precisione:
           I.      Se la società è MONARCHICA , se A è il re, l’estorsione diviene giusta ed onesta
         II.      Se la società è TEOCRATICA , se A è la società che comanda la religione l’estorsione da questa perpetrata diviene giusta ed onesta
        III.      Se la società è COMUNISTA, se A è il direttivo del partito dei lavoratori, l’estorsione da questi perpetrata è giusta e onesta.
       IV.      Se la società è DEMOCRATICA E OCCIDENTALE (ma anche solo DEMOCRATICA), se A è un gruppo di persone scelto dalla metà più uno degli abitanti, l’estorsione diviene giusta e onesta.
 
Particolarmente interessante è il punto IV, in quanto mostra chiaramente che quello che viene chiamato “progresso sociale” è semplicemente l’applicazione della legge del più numeroso al posto della legge del più forte. L’odierna società moderna, non si limita a compiere ad ogni piè sospinto una violazione del diritto alla vita, ai danni di tutte le minoranze, discriminate in diverse maniere (generalmente per censo, ma non soltanto), ma ha anche la supponenza di dichiararlo legittimo.
Ora, miei cari lettori, coloro che tra di voi sono più “ingenui”, si staranno chiedendo quali enormi problemi sociali , naturalmente presenti in questo mondo, giustifichino le suddette violazioni da parte dello Stato.
La risposta ufficiale si articola di diversi punti:
               I.      Redistribuzione dei redditi. Secondo questa amenità, la distribuzione dei redditi e dei capitali è ingiusta, ed è necessaria una organizzazione super partes che riequilibri tale distribuzione attraverso criteri di equità sociale
              II.      Solidarietà sociale. Secondo quest’altra amenità, gli individui con i redditi minori, hanno comunque delle necessità a cui provvedere, dei “servizi di importanza primaria” ai quali non possono rinunciare. E’ compito delle classi più abbienti provvedere a tutto ciò. E dato il proverbiale egoismo delle classi più abbienti, è necessaria una organizzazione super partes che prelevi il surplus di redditi da quei cattivoni egoisti e lo destini benevolmente verso le classi disagiate, sotto forma di servizi.
            III.      Beni Pubblici .Esisterebbero in natura dei beni che il libero mercato non è in grado di fornire, per un motivo o per un altro, ad esempio perché sono indivisibili e ne usufruiscono tutti nella stessa misura. (Ad esempio, se ci fosse necessità di produrla, l’aria). La tassazione è giustificata per la produzione di questi beni. Anche qui è necessaria una organizzazione super partes e senza scopo di lucro che provveda a gestirne la produzione.
 
La confutazione di queste necessità è un argomento che tratterò in seguito. Qui mi limito a notare piccole semplici cose. Primo, lo Stato è una organizzazione di uomini. Come tale ragiona cercando di soddisfare la propria personale scala di valori. Sicuramente non è “super partes”. Secondo. Quanto dimostrato nel punto 4, ci mostra chiaramente che non esiste una scala di valori generale, e dunque non esiste una distribuzione di redditi equa. Nella migliore delle ipotesi, lo Stato obbliga i cittadini a rispettare una scala di valori decisa a tavolino dai propri ministri. Nella peggiore…… non oso pensarci. Terzo, la parola solidarietà implica il concetto di spontaneità e volontarietà. Imposta da qualcun altro si chiama ingiustizia.
Ma il punto fondamentale che mi preme esplicitare in questa sede è il seguente:
Siamo tutti consci che la negazione del diritto alla vita implicata dalla tassazione non significa null’altro che il fine giustifica i mezzi?
Ci si deve chiedere ogni minuto, se è giusto calpestare le vite umane per apportare ipotetici miglioramenti ad altre vite umane. Volendo fare un calcolo approssimativo, in Italia la gente lavora per 8 ore al giorno 20 giorni al mese, il tax free day (giorno in cui ognuno incomincia a guadagnare per se e non per lo stato), è situato intorno al 4 agosto nel migliore dei casi. La vita media la supporremo di 70 anni. I lavoratori sono 22 milioni. Dunque: 7*20 /3 =46,6 giorni.
Questo significa che lo stato si appropria di 46 giorni di vita l’anno di ogni lavoratore. Il che, moltiplicato per i lavoratori, significa che ogni anno lo Stato si appropria di 2 812 785 anni di vita della popolazione italiana. Adesso, dividendo per la vita media di una persona, possiamo dire che lo lo stato sociale si appropria di 40182 vite ogni anno.
Nel 2005 i morti per overdose sono stati 603
I morti per incidenti stradali sono dell’ordine di 7000 l’anno.
In virtù dell’equivalenza lavoro-tempo-vita, paragonare il numero estrapolato ai morti, è sostanzialmente corretto. Comunque un altro modo di vedere la cosa è che lo Stato Italiano dispone ogni anno di 40182 schiavi che producono i “servizi sociali”. La facilità con la quale questa cosa è accettata dalla gran parte della massa dei cittadini occidentali è dovuta al concetto errato che prelevare i frutti del lavoro sia in qualche modo più etico che schiavizzare le persone. In realtà l’unica differenza è che per il padrone è più comodo. Il prodotto prelevato è già finito e non si deve badare a che lo schiavo lavori. Paradossalmente, gli stessi cittadini mostrano apertamente disgusto quando i nazisti facevano “stato sociale”, secondo la loro personale scala di valori, esattamente come i nostri governanti, con la schiavitù degli ebrei, o quando i comunisti facevano altrettanto nei gulag e i cinesi fanno ancora nei laogai. Si potrebbe dire addirittura che era più “razionale”, per quanto in questi ambiti tale parola perda di significato, utilizzare gli ebrei deportati, in quanto non facenti parte della popolazione che appoggiava i nazisti. Un tedesco aveva poche possibilità di finire in un campo di concentramento.  Un altro esempio che mi piace citare è quello dell’ospedale cinese.
E’ giusto che per costruire un ospedale per disagiati a Shanghai, lo Stato Cinese prelevi forzosamente 20000 operai a Pechino e li metta ai lavori forzati per costruire l’ospedale?

Stranamente, la gente di solito risponde con un no. Eppure non è altro che una decisione super partes per garantire la solidarietà sociale… Come può la sola trasformazione lavoro – bene , precedente l’espropriazione a cambiare la natura della stessa? Misteri del socialismo. Sinceramente la ristrettezza di vedute dei cittadini dei paesi che si (auto) definiscono “moderni”, mi sconcerta alquanto

Postato da: LibertyFighter a 22:47 | link | commenti
politica, libertà, socialismo

domenica, 14 gennaio 2007
Compendium -parte 1

Visti i recenti problemi di comprensione del "mio" pensiero, che non è peraltro mio, in quanto si rifà alla tradizione liberista - anarco capitalista, esplicitata da taluni commenti, e ultimamente da Roberto, ritengo opportuno provare a fare un compendio del mio pensiero socio-economico-politico. Sono logorroico con articoli normali adesso, in un compendio posso arrivare a limiti estremi. Per tale ragione lo scriverò in più trance. Ognuna di queste terminerà in un punto tale da poter aprirci una discussione, senza attendere il resto. Auguri a tutti quelli che cercheranno di leggerlo.
Come ogni ragionamento, come ogni discussione, questo parte da alcuni assiomi. Questi assiomi sono tali da non incontrare ragionevolmente il parere contrario di nessuno. Ma va da sè che la negazione di questi inficia il ragionamento di per sè. Trovo necessario dire tutto ciò, perchè qualche giorno fa ho incontrato un tizio che non era daccordo sul concetto di "uomo". Asseriva che siccome un uomo scambia particelle di sostanze di vario tipo, respirando  sudando etc, con altri esseri, parte di quest'uomo entrava a far parte di altri esseri e dunque il concetto di uomo ne veniva alterato. Orbene. Secondo il mio parere, queste sono pippe metafisiche. Io parto dal concetto che un uomo è una entità ben definita. Quella che nel senso comune viene accettata, e che lo distingue dal concetto di "cane", "mucca", "pianta","sasso". L'assioma fondamentale su cui si basa il mio ragionamento è che tutti gli uomini sono responsabili delle loro azioni e delle conseguenze delle loro azioni. Non includo in questa definizione individui mentalmente instabili e decerebrati di sorta. Il ragionamento vuole essere generale e riguardare il più alto numero di "uomini" possibili. La negazione di questo assioma, vorrebbe dire scardinare il concetto di responsabilità, e disintegrare qualunque organizzazione sociale (intesa come società) possibile. Questo assioma, porta alla conseguenza, che ogni individuo è proprietario del proprio corpo. Proprietario, secondo la definizione di proprietà più generale, ossia: il proprio corpo è un bene di cui si dispone in modo pieno ed esclusivo. Ciò comporta che ognuno è libero di utilizzare il proprio corpo come meglio crede, dormendo, mangiando, lavorando, è padrone perfino di alienarlo. Viceversa, siccome questo deve valere per tutti gli uomini, nessuno può avere la proprietà di altri uomini. Ossia, nessuno può decidere come impiegare il corpo di un altro, se farlo dormire, mangiare, lavorare, alienarlo. Questo, ovviamente non significa che non accada o non sia accaduto. Ci sono stati esempi di schiavismo e gli omicidi sono all'ordine del giorno. Ma significa solo che tali atti sono contrari all'assioma iniziale. E come tali, devono essere sicuramente proibiti in una società che basi la sua struttura su tale assioma. Effettivamente a negare la proprietà del proprio corpo, ci sono rimaste solamente alcune religioni. Per queste religioni, la proprietà del corpo appartiene a Dio. E secondo questa idea, viene vietato il suicidio e altri atti "legittimi" secondo l'assioma. Questo è sicuramente un modo di vedere le cose. Ma non è razionale. Infatti, proprio per sopperire alla mancanza di razionalità, queste religioni sono state costrette ad inserire dei dogmi per mantenere in vita il sistema. Non si spiegherebbe infatti razionalmente il concetto di responsabilità,se una persona non è padrona del proprio corpo. La responsabilità degli atti che uno compie sarebbe da ricercare al legittimo proprietario. Ma se il legittimo proprietario è Dio, ecco che razionalmente, nessuno è più responsabile di nulla. Per mantenere  in vita la società allora, viene introdotto il libero arbitrio, che di fatto riconsegna la proprietà del proprio corpo alle persone, mantenendo però l'affermazione in antitesi ancora valida.
Ma questa è un'altra storia. Non mi interessa adesso parlare di religioni, nè sembrare anticlericale, perchè fondamentalmente non lo sono. Mi interessa invece discutere del secondo assioma. Quello che riguarda le proprietà esterne al proprio corpo.
 
Il mondo moderno è intriso di beni di vario genere, dai più semplici, ai più complessi, da quelli naturali a quelli tecnologici a quelli intellettuali. Sono dei beni : un acro di terra, una casa, un I-pod, una automobile, una cassa di mele, un’ idea per un nuovo tipo di motore. Tutti questi derivano sostanzialmente da beni più antichi, preesistenti, al quale nella maggior parte dei casi è stato unito del lavoro, delle conoscenze, le quali hanno permesso di incrementarne l’utilità e la potenza. In origine, comunque, il solo bene esistente era la terra, e sostanzialmente non era di nessuno. C’è poi stato un momento in cui gli uomini se ne sono appropriati. L’uomo delle caverne ha scelto come sua dimora una particolare caverna, ed ha cominciato a coltivare il campo lì adiacente. Il concetto di proprietà della caverna, del campo, si sono sviluppati millenni prima del concetto di Stato. Questo per altro lo dimostrano anche i cani, che delimitano il proprio territorio contro le invasioni di altri cani. E i cani non si sono ancora impiagati con lo Stato. Ma poi arriva l’avidità dell’uomo, che preferisce rubare ad altri piuttosto che costruire da se, e la proprietà si è trovata minacciata dalla tirannia di alcuni. E ci sono state guerre, saccheggi e tempo perso per difendere la propria proprietà. Il concetto di Stato, nasce originariamente da istituzioni più semplici (e più sane) , che avevano lo scopo di difendere il concetto di proprietà preesistente dagli attacchi degli altri. Nascono così le tribù, nelle quali le persone si univano tra loro per difendere quel concetto preesistente, che era la proprietà. Nessun indios, neanderthaliano, australopiteco o chi per lui ha mai desiderato unirsi affinchè qualcun altro inventasse o definisse un nuovo concetto di proprietà. Tutt’altro. Nel frattempo infatti, gli uomini stavano sviluppando un altro concetto importantissimo per il progresso: la divisione del lavoro. Avevano infatti scoperto che suddividere il lavoro e specializzarsi, conveniva sempre, in quanto aumentava la produttività dei singoli e come conseguenza un aumento dell’utilità o della disponibilità dei beni. Di pari passo con la divisione del lavoro, unico vero motore di progresso nella storia dell’uomo, si è sviluppato naturalmente il commercio. Infatti la divisione del lavoro impediva a ciascuno di produrre direttamente tutte le varietà di beni ai quali si erano gradatamente abituati, e dunque era necessario scambiare la propria produzione con quella di altri. Da qui nasce il baratto. Dal baratto, si passa alla moneta,perché agevola gli scambi e non si deteriora. E tramite questo ciclo virtuoso di divisione del lavoro, aumento del commercio, aumento di disponibilità di beni, aumento della divisione del lavoro aumento del commercio, si arriva ai tempi moderni, dove il più sfigato scalzacani italiano sta migliaia di volte meglio del suo “parigrado” di mille anni fa. E’ grazie a questo ciclo virtuoso, se possiamo volare, comunicare in tutto il mondo, se andiamo nello spazio, nella profondità degli oceani, se la vita media di una persona è di oltre 70 anni etc. Non c’è altro motivo.
 
Nel mondo moderno, ogni uomo impiega dunque il proprio tempo e la propria persona per incrementare l’utilità e la disponibilità di alcuni beni, allo scopo di possederne altri tramite il commercio. E’ dunque basilare comprendere che ciò che egli produce non è altro che il frutto dell’applicazione del proprio tempo e della propria intelligenza. O unificando il tutto in un’unica visione, ogni uomo, coscientemente, scambia il proprio tempo e le proprie abilità, sotto forma di lavoro, allo scopo di permettersi, tramite il commercio, l’accesso ad altri beni dei quali sarebbe privo in qualunque altro modo. Dunque il frutto del lavoro di un uomo, è , sempre per l’assioma principale, una estensione della sua proprietà. Si dirà, e qui entra in gioco il secondo assioma, che il frutto del lavoro di un uomo è dovuto anche al possedimento preesistente di alcuni beni primari, senza i quali non avrebbe certo potuto produrre. Questo è vero. E’ quello che l’economia chiama accumulo di capitali. E si dirà, che la distribuzione di capitali odierna è frutto di barbarie, di appropriazioni illegittime, di guerre e di altre “perversioni”. La risposta a tutto ciò è: può anche essere vero, ma la teoria va sviluppata a partire dalla situazione odierna, non ha alcun senso ritornare al diritto primitivo, risalendo per ogni bene all’ultimo “legittimo” possessore. Il secondo assioma recita dunque:
Il mondo moderno si basa su una distribuzione di proprietà ereditata dal passato. Non ha senso cercare di risalire nei millenni a chi ha usurpato un bene da una persona ad un’altra, per ridistribuirla dopo duecento o trecento anni. Nel tentativo di capire come organizzare una società, la distribuzione attuale dei beni è data. 
 A partire da questo secondo assioma, ogni uomo sulla faccia della terra ha a disposizione il suo corpo e le sue proprietà, per cercare di fare quello che ha sempre voluto fare nella vita. Migliorare la sua condizione sociale. E’ chiaro che uomini con più proprietà, a parità di abilità innate avrebbero più facilità nell’arricchire. Ma la vita non è una competizione a chi è più ricco. Ma una corsa di tutti per diventare più ricchi rispetto a se stessi qualche anno prima. E questo, può essere fatto da tutti in queste condizioni, anche se si è inizialmente privi di proprietà, ma si dispone solo del proprio corpo. E’ stato spiegato più volte dai pensatori liberali (Mises in Socialismo ad esempio), che anche il lavoro di un uomo meno bravo di un altro è utile alla società. Sicuramente non alla stessa maniera, ma è comunque utile. La scarsa produttività di una persona si riflette certamente nel suo stipendio, ma l’esistenza stessa dello stipendio, fa si che il suo lavoro venga riconosciuto come utile. Nessun uomo avrebbe difficoltà ad assumere una persona non eccessivamente brava in un lavoro, a patto che sia libero di scambiare il prodotto del suo lavoro con uno stipendio ad esso correlato. E’ quando si impone dall’alto uno stipendio minimo garantito che per la persona meno capace si apre il baratro della disoccupazione.
L’unione dei due assiomi, permette di identificare il mondo moderno come una moltitudine di individui, ognuno pensante con la propria testa, che cercano costantemente di produrre più beni per il loro legittimo interesse personale. Non lo fanno per carità o per volontà della nazione. E’ semplicemente il modo che ha inventato l’uomo per poter permettere ad ognuno di migliorare la propria esistenza e la vita umana in generale. Si basa sulla divisione del lavoro e sulla proprietà del proprio corpo. Dalla proprietà del proprio corpo, ammettendo il secondo assioma, deriva che tutto ciò che è il frutto del proprio lavoro, del proprio tempo, o tutto ciò che viene coscientemente scambiato con questo è di proprietà del lavoratore suddetto, in quanto non è altro che una trasformazione del proprio corpo e del proprio tempo. Per acquisire un bene, qualunque uomo deve barattare alcuni beni di sua proprietà, oppure il proprio tempo. Anche nel caso di beni ereditati, il discorso vale lo stesso, in quanto colui che è morto ha scelto di donare il frutto del proprio lavoro all’erede. Dunque tutto rientra in un libero baratto tra due persone. Dunque tutti i beni esistenti sulla terra, sono di proprietà di qualcuno perché costui ( o un parente prima di lui) li ha scambiati per una parte della propria vita. Questo è il concetto profondo di proprietà. Parte della propria vita scambiata con un bene. Questa visione è più o meno innata nelle persone, e si evince dal fatto che ognuno rimane ugualmente irritato quando gli rubano un cellulare o un collier di diamanti. Non è il valore intrinseco dell’oggetto che fa innervosire. E’ la presa di coscienza che qualcuno ti ha rubato delle ore di vita, impiegate per ottenere i soldi per poi comprare il cellulare o il collier di diamanti. Ed è per questo che alle superficiali affermazioni del tipo “Ma dai, così arrabbiato per un cellulare?”, la gente risponde: “Non è per il cellulare, è una questione di principio!”. Il principio sta nella consapevolezza della definizione di proprietà personale. Al termine di questo lungo escursus, restano dunque definiti i seguenti tre concetti:
1.       Il concetto di proprietà privata è innato e precede la società per come la conosciamo.
2.       Il commercio e il libero scambio di beni e lavoro, è il metodo pacifico che ha inventato l’essere umano per progredire in pace e permettere al massimo numero di persone di aumentare la propria disponibilità di beni, senza ricorrere alla rapina e alla guerra.
3.      La proprietà privata è una estensione della proprietà del proprio corpo. In virtù del punto precedente è possibile scrivere l’equivalenza lavoro = aumento di beni di proprietà  (tramite il commercio) Non è dunque possibile negare la proprietà privata ottenuta tramite il punto 2, senza negare la proprietà del proprio corpo. E quindi senza negare l’assioma 1, che può essere riassunto in quello che io chiamo diritto alla vita.
 

Postato da: LibertyFighter a 19:18 | link | commenti (9)
libertà, socialismo

sabato, 06 gennaio 2007
Welby e Saddam

La lunga e meritata vacanza che il governo si è concesso dopo le fatiche della finanziaria, mi ha permesso di respirare un poco e far migliorare l'ulcera da governo che mi corrode. Per iniziare il nuovo anno ho dunque deciso di analizzare qualcuno degli avvenimenti che hanno caratterizzato la fine dell'anno passato.

WELBY e l'eutanasia

Dopo mesi di richieste inutili a varie cariche dello Stato,  Piergiorgio Welby ha finalmente trovato un'anima pia che gli ha staccato la spina. E' stato un caso interessante, perchè Welby, contrariamente a quanto sperano i sostenitori del "diritto coatto alla vita" (<----Esempio di contraddizione in termini) era cosciente e non in stato comatoso, ed ha potuto più volte ribadire la sua volontà. Dal punto di vista libertario, il problema non si pone. La vita è una proprietà privata di Welby ed è suo diritto alienarla. Che si sia fatto aiutare dal medico questo è ininfluente. Dal punto di vista estremista-cattolico, invece, la vita di Welby è proprietà di Dio e dunque non era nel diritto di Welby alienarla. Il principio, per un cattolico può essere valido. Ma la domanda da porgersi in questi casi è: 

  1. Qualcuno ha diritto di estendere un principio puramente cattolico a persone non credenti, supportandolo con una legge dello Stato? Cosa c'è di diverso con l'imposizione di altre pratiche religiose quali infibulazione, circoincisione, astinenza sessuale, non assunzione di alcool e quanto altro ancora? Solo in stati teocratici questo avviene, e l'Italia, seppur incancrenita da una dottrina illiberale che ci viene tramandata da secoli, non è ancora (o non è più) uno stato teocratico, e dovrebbe tendere verso uno stato libertario.
  2. Nel caso in cui Welby fosse stato cattolico osservante, o avrebbe deciso di non morire, oppure consciamente , avrebbe deciso di morire ed assumersi le responsabilità del fatto con il proprietario della sua vita. Ovverosia Dio. Non vedo in questo cosa c'entri lo Stato italiano. Il Vaticano, in quanto rappresentante in terra di Dio (secondo la dottrina cattolica), avrebbe tutto il diritto di risentirsi. Ma non lo Stato Italiano, che invece è andato in fibrillazione proponendo addirittura condanne per il medico.

Tutto ciò è stato tristissimo. Mentre sopportiamo di tutto in Italia, da terroristi islamici, agli assassini per rapina, dalla corruzione politica, alla impunità per ogni tipo di reato, abbiamo la faccia come il Culo di ipotizzare condanne per un medico che ha soltanto accolto le richieste del malato. E che può essere ritenuto colpevole solo dal legittimo proprietario della vita di Welby. Se il proprietario è Welby stesso, il caso non si pone neppure. Se viceversa è Dio, allora sarà quest'ultimo che dovrà risentirsi. E dovrà al limite risentirsi con Welby in quanto tenutario della sua proprietà, non con il medico in questione. Dal mio punto di vista, Welby invece di chiedere la "grazia", avrebbe dovuto sporgere denuncia per tortura contro lo Stato Italiano. Magari all'Aia.

Oh my God They Killed Saddam!

Il parossismo dell'idiozia parlamentare, del doppiopesismo, dell'evidenza dell'inutilità dello Stato, si è raggiunto con la notizia (scontata) dell'impiccagione di Saddam Hussein. In Italia è successo il finimondo. Pannella si è rimesso a dieta. Prodi, in uno dei suoi sogni di potenza, ha prima criticato lo Stato Iracheno, poi ha avuto l'idea della mozione contro la pena di morte da presentare all'ONU. Mozione che non porterà a nulla in quanto Cina e Usa possono elegantemente mettere il veto sulla stessa. E che probabilmente non sarebbe stata accettata neppure a maggioranza. In realtà lo sdegno Italiano è dovuto solo alla presa di coscienza che anche i politici possono venire giustiziati. E questo ai politici fa venire la caghetta.

Ma questo episodio non fa altro che ribadire il concetto che ho già più volte espresso, Soprattutto nel post

Un pò di coerenza non guasta dove ho spiegato che se si crede, come si crede in larga parte dei politici e dell'opinione pubblica Italiana, alla tesi Rousseauiana, secondo cui il Legislatore plasma la proprietà privata, ovvero che il diritto pubblico sia la base di un successivo diritto privato, non ci si deve scandalizzare perchè uno Stato ha un tipo di pena diversa dalle nostre. Semplicemente, il suo Legislatore, credeva in una utopia diversa da quella in cui credono i nostri. Ebbene, utopia per utopia, dal momento che tutti i Legislatori hanno pari dignità, e dal momento che non si accettano diritti al di sopra della legge, si dovrebbe soltanto applaudire per una decisione presa da un tribunale di uno stato sovrano. Decisione che, tautologicamente è giusta e sacrosanta. Fa specie che quando si impicca un dittatore, si alzi tutta questa cagnara, mentre nessuno dice nulla per le lapidazioni delle donne, per la pena di morte per spacciatori, omosessuali, persone in possesso di antidepressivi, drogati e quant'altro negli stessi paesi, Quando addirittura si glissa completamente su quello che accade in Cina, dove le imputazioni per cui c'è la pena capitale sono molte di più .Ma qui vige la massima che ho scritto in grassetto poche righe più in alto... Sarebbe opportuno che qualcuno protestasse come contro la pena di morte, anche contro le tasse sulla proprietà o sull'IVA, in quanto sinonimo di schiavitù, che è contraria alla vita. Ma sono veramente pochi gli stati che potrebbero farlo, e la moratoria non passerebbe ugualmente.

Dal punto di vista libertario, la pena di morte può venire analizzata in più modi. Sicuramente, il libertario non gradisce dare in mano allo stato un potere così forte. Anzi il libertario non vorrebbe dare nessun potere allo Stato. E' però vero che certi reati contro la proprietà, devono essere risarciti, altrimenti gli Abeli al mondo, si stancano di fare gli Abeli e diventano più pericolosi dei Caini. Il discorso che segue ovviamente lo sto facendo per individui colpevoli. Non voglio allargare il discorso a possibili errori di giudizio dei tribunali, perchè il punto in questione è : come punire Caino?Non è come stabilire la verità. Tengo a precisare che sul principio rieducativo della pena, tanto caro a Campanella e Beccaria, nutro seri dubbi. Almeno per i reati più gravi e reiterati. Non credo sia possibile, nè tantomeno giusto tutelare i diritti di bestie che hanno più volte coscientemente calpestato i diritti altrui. La pena secondo me ha lo scopo di impedire ulteriori danni agli Abele. E per taluni individui questo significa privarli per sempre della possibilità di nuocere. Questo scopo può essere raggiunto attraverso vari metodi.

Un metodo per fare questo è la pena di morte. Sbrigativo, poco costoso, definitivo

Un altro metodo potrebbe essere l'assegnazione di una equivalente proprietà al danneggiato. Questo significherebbe che il pluriomicida diviene di proprietà dei familiari delle vittime. Poi che questi vogliano linciarlo, lapidarlo, applicargli la fucilazione perpetua, seviziarlo, stuprarlo, o semplicemente ridurlo in schiavitù, secondo me spetterebbe a loro la scelta. Probabilmente l'idea sarebbe troppo pericolosa per gli Abeli, perchè l'individuo in questione, ridotto in schiavitù sarebbe ugualmente un pericolo per i suoi proprietari. Allora, come differenti metodi di punizione, meno cruenti ma ugualmente punitivi, ci sarebbero i seguenti:

  1. Si mantiene ai lavori forzati a vita Caino, e lo si impiega per lavori particolarmente pericolosi e/o debilitanti, oppure per bassa manovalanza in quelle "opere pubbliche" tanto decantate dai politologi sinistrorsi. Queste avrebbero così un costo inferiore per il contribuente, perchè i condannati alla pena capitale avrebbero diritto solo ad una branda ed un pasto caldo che li tenga in forze. In alternativa costoro potrebbero scegliere di farsi uccidere tramite pena di morte. E' utile? Non è utile? Bisognerebbe fare un calcolo economico per capire se il costo delle guardie, e dei pasti caldi è inferiore al lavoro da essi prodotto.
  2. Si rinuncia al farli lavorare e li si tiene in carcere a pane e acqua. Ma quando si dice pane e acqua si intende proprio pane e acqua. Tavola di legno per dormire  niente altro. Niente televisioni, radio libri o ammennicoli che costino soldi alla società. Possibilmente, siccome la mia anima libertaria mi pervade, li si lascia con le stringhe delle scarpe ai piedi che se vogliono compiere il grande salto lo devono poter fare.

 

Postato da: LibertyFighter a 16:03 | link | commenti (15)
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