La libertà è l'unica via Il socialismo il più grande dei mali

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domenica, 29 ottobre 2006
Morale Liberista

Troppo spesso si sente dire che un liberale è un individuo privo di morale, materialista, e solo attaccato alle cose terrene. Anzi, si può ragionevolmente affermare che queste critiche sono il 90% delle critiche che vengono rivolte ai liberisti radicali. Con questo post mi propongo, forse con troppa supponenza, di sfatare questo mito. Il dizionario online DE MAURO, riporta come primo significato di morale :

che riguarda l’agire, il comportamento umano, considerati in rapporto all’idea che si ha del bene e del male

Da questa definizione si evince che la morale è soggettiva, dipendente dall'idea personale che si ha del bene e del male. La prima cosa che un liberale intuisce dunque, è che ogni persona può avere una morale differente da un'altra. Gli stessi liberali hanno morali completamente differenti: c'è chi ama bere e chi è astemio, c'è chi ama giocare d'azzardo e chi non lo farebbe mai, c'è chi è omosessuale e chi è eterosessuale, c'è chi è cattolico, chi musulmano, chi induista e chi è ateo. Esattamente come le persone che non sono liberali. Solo che, a differenza di altri, il liberale giunge alla conclusione che nessuna morale è giusta in senso assoluto, e nessuna è sbagliata in senso assoluto, o meglio, nessuna morale è migliore di un'altra per la totalità delle persone. La filosofia liberale dunque, ben lungi dal non interessarsi della cosa, si chiede quale sia il metodo migliore per far convivere persone con le diverse morali succitate. Vista la diversità intrinseca nel modo di vedere la vita, il liberale si è sforzato di intuire dei principi che siano giusti per tutte le persone, a prescindere dalla propria morale, e ha cercato di immaginare una società basata su tali principi. Orbene, l'unico principio possibile è il seguente:

1) Nessuno ha il diritto di imporre ad altri il proprio pensiero e il proprio modo di agire. L'unica forma di regolamentazione nei comportamenti della persona è un contratto firmato da entrambe le parti e, salvo clausole contrattuali di diverso avviso, rescindibile in ogni momento qualora una delle due parti non sia più intenzionata a mantenerlo.

Questo è l'unico principio che si può ragionevolmente condividere con tutti gli abitanti della terra: l'uguaglianza del valore delle morali e delle idee da parte di tutti.

A partire da questo principio base, il liberale cerca di creare una società. Per un liberale, una società non è altro che un contratto firmato in base al principio suddetto tra un certo numero di persone. In base a questo contratto, si possono introdurre regole e divieti, ma sempre accettati da tutti i partecipanti alla società. O comunque sempre con la possibilità da parte di chi non condividesse, di non aderire a tali contratti. I principi successivi al primo, solitamente sono quelli che riguardano la tutela dell'individuo e della sua proprietà. Questi sono riassumibili nel seguente:

2) Si definisce proprietà privata di un uomo la propria persona,  il tempo a disposizione di ogni uomo e qualunque cosa egli abbia acquisito mediante un contratto di tipo (1), ottenuta attraverso scambi volontari con altre proprietà private. La proprietà privata di un uomo è sacra ed ogni uomo ha il diritto di disporne come vuole, a patto di non modificare la proprietà privata di altri uomini senza il loro consenso.

Si badi bene. Il secondo punto è già una limitazione di morale: per un liberale è altresì ammissibile che esistano individui per i quali è "morale" appropriarsi indebitamente di proprietà altrui. Il liberale lascia che costoro formino una società indipendente da quella in cui vale il principio 2, fino a che non vogliono imporre il loro modo di vedere anche ai firmatari della società CON il principio 2. Se qualcuno reputa che sia giusto creare una società basata sul furto, è libero di farla. Cerca altri che la pensano come lui, e si diverte a giocare a chi ruba meglio in quella società. Non è compito del liberale imporre loro il modo di vedere (2). Viceversa, per coloro che hanno accettato il punto 2, è compito difendersi da coloro che non lo accettano, nel momento in cui, per sete di conquista, escano dai confini della loro società piratesca e rivolgano attenzioni indebite sulle proprietà della società liberale. Fa altresì parte della morale del liberale, lasciare la scelta agli individui di far parte della loro società, di affiliarsi alla società piratesca, o anche di creare una società differente, secondo i loro principi.

Per quanto riguarda i problemi morali successivi al fondamento di una società basata sulla proprietà privata, il liberale, conscio della diversità di pensiero di ogni cittadino, non pone vincoli di sorta, in nome dell'uguaglianza delle idee di tutti. Per questo, il liberale non reprimerà il consumo di alcool o di droghe, l'omosessualità, la pigrizia, il gioco d'azzardo, la dipendenza dalla playstation, l'obesità. Egli infatti, a prescindere da come intimamente la pensi, è fermamente convinto che il punto 1, sia alla base della cooperazione civile, e dunque non intraprenderà azioni volte a negare tale principio. D'altra parte, sempre per il punto uno, il liberale garantisce l'assenza di coercizione, l'assenza di tassazione e l'assenza di redistribuzione forzata. Questo fa sì, che comportamenti giudicati dalle persone non morali, vengano puniti dalla società stessa, senza bisogno di alcuna coercizione. Per esempio: il drogato che non riesce a lavorare a causa della fattanza, verrà licenziato e si troverà in ristrettezze economiche. A questo punto ha a sua disposizione le seguenti alternative:

  1. Smettere di drogarsi e darsi da fare
  2. Procurarsi i soldi tramite furti e rapine. Ma allora incorrerebbe nella violazione del punto 2 e sarebbe perseguibile
  3. Morire di fame per libera scelta. E allora non ci sarebbero problemi per la società.

Considerando il caso di un omosessuale, o di un nero, o di un ebreo, per il liberale, avrebbe lo stesso peso l'idea che l'individuo in questione sia un sottosviluppato (tesi hitleriana), l'idea che sia uguale agli altri (tesi mia), e l'idea che sia migliore degli altri (tesi rispettivamente di un omosessuale, di un nero, di un ebreo). Il liberale non vuole e non può entrare in futili diatribe che contraddirebbero palesemente il punto 1. Quello che si aspetta è che se l'individuo in questione vale, sarà il mercato stesso a ricompensarlo. E qualora la società in cui si trova lo rifiutasse o gli rendesse la vita difficile a causa di morali personali avverse, l'individuo avrebbe comunque la possibilità, in base al punto 1, di uscire dalla società e fondarne in libertà una a propria immagine.

Ancora, per un liberale, è perfettamente lecito pubblicizzare la propria morale personale, diversamente è IMPORLA agli altri. Così io posso girare dicendo che è immorale mangiare carne di opossum, ma NON posso impedire a nessuno di mangiarla. Posso anche dire che gli abitanti di Tuvalu (è solo un esempio non me ne vogliano i Tuvalu-esi) sono inferiori agli abitanti italiani, ma non posso costringere nessuno a pensarla come me. Analogamente, qualcuno può pubblicizzare l'uguaglianza interraziale ma, per quanto condivisibile, nessuno ha il diritto di vietare che una famiglia non assuma governanti neri. Per quanto sbagliata io possa trovare questa convinzione, non ho il diritto (sempre in virtù del punto 1), di imporre agli altri questo mio modo di vedere.

 

In sostanza, nel momento in cui affermassi "Per legge i neri sono uguali ai bianchi", starei immediatamente contraddicendo il principio che dice che le idee delle persone hanno pari dignità, e mi starei istantaneamente innalzando moralmente rispetto a coloro che non la pensano così. Tutto ciò in base alla mia morale personale, che non è né giusta né sbagliata, in quanto é completamente soggettiva.

Quello che fa il socialismo, è esattamente questo: prendere alcune idee e renderle di fatto superiori ad altre. Questo implica che il socialismo non rende tutti uguali come diritti. Ma al contrario divide e crea tensioni.

Chi non lavora ha diritto di prendere soldi dallo stato (sussidio di disoccupazione). Chi lavora NO.

Chi non lavora ha diritto alle cure gratis Chi lavora deve finanziare le cure di tutti con le tasse.

Chi si sposa ha diritto a sovvenzioni pagate anche da chi non si sposa.

Chi vende servizi aerei a prezzi svantaggiosi ha diritto ad essere sovvenzionato anche da chi non vola, o che non volerebbe mai a quei prezzi.

Chi è musulmano ha diritto a farsi costruire una moschea da chi è cattolico o ateo.

Chi è cattolico ha diritto a farsi costruire una chiesa da chi è musulmano o ateo.

Chi è povero ha diritto di farsi affittare una casa a prezzi diversi da chi, siccome produce, può pagare una casa di più...

La lista potrebbe proseguire all'infinito, per quante sono le contraddizioni legate all'attuale società. E' solo ed esclusivamente il rispetto che il liberale porta per le idee di tutti, a farlo agire come agisce, non una mancanza di spiritualità o un attaccamento morboso alle  cose terrene.

Postato da: LibertyFighter a 15:27 | link | commenti (34)
politica, libertà, socialismo

mercoledì, 25 ottobre 2006
Può un gioielliere guadagnare meno di un'insegnante?

Prendo spunto da una puntata di "Porta a Porta" di circa una settimana fa, per rispondere a mio modo all'interrogativo che pone il titolo di questo articolo, e che si poneva anche Bruno Vespa. O almeno faceva finta di porsi, benchè la sua risposta fosse no a priori.

La situazione era la seguente. Sulla scorta di statistiche sulla dichiarazione dei redditi, i nostri beneamati dittatorucci avevano scorto che un gioielliere romano in media dichiarava 20000 euro lordi, mentre un' insegnante in media 24000. Accanto a questo esempio, vi erano molte altre categorie di autonomi, che nell'immaginario comune dovevano guadagnare molto di più, ma che dalla dichiarazione dei redditi, invece risultavano moolto più poveri.

Nell'occasione Vespa ha invitato un'insegnante e un gioielliere nel dibattito. Il gioielliere dichiarava che il suo reale reddito era quello dichiarato, e che non c'era da stupirsi perchè la sua azienda era artigianale, soffriva per la concorrenza asiatica, e perchè in un tempo di recessione come quello attuale, la vendita di gioielli è molto calata.

L'insegnante, statale, dipendente, non era ovviamente accusata di evadere ed era li solo per una strana par condicio.

Pur posticipando il discorso sulla possibile evasione fiscale da parte degli autonomi, ma anche dei dipendenti non statali in nero, voglio provare a rispondere in modo politicamente scorretto alla domanda:

Può un gioielliere guadagnare meno di un'insegnante?

SI !!!

Analizziamo infatti il reddito di un gioielliere.

Innanzi tutto trovo valida l'affermazione dell'ospite riguardo alla recessione. L'Italia, come tutto il mondo occidentale, affronta un periodo nero, e molte famiglie arrivano con difficoltà alla fine del mese. Molte altre ci arrivano, ma non detengono il plusvalore necessario per affrontare l'acquisto di gioielli. E' normale quindi che i guadagni in quel campo siano in diminuzione.

Secondo punto. Il gioielliere, come tutti gli autonomi si muove su un mercato. Se il mercato fosse libero, la legge domanda-offerta, produrrebbe un certo guadagno X. Come già affermato questa X iniziale è in netto calo per la diminuzione di domanda.

Siccome il mercato non è libero, ammettendo che il gioielliere non abbia agganci politici, o non goda di privilegi da monopolio come notai, tabaccai, farmacisti ..., per effetto delle regolamentazioni, il suo guadagno effettivo sarà sicuramente Y<X.

Dall'altra parte, l'insegnante ha uno stipendio fisso : Z, stipendio che è fuori dal mercato. Non risponde alle sue regole, ma dipende dall'imposizione fiscale, dalle lotte sindacali, e che dal 1945 ad oggi è costantemente aumentato, anno dopo anno, sia in periodi di recessione che di sviluppo. Non è calmierato dalla concorrenza, non è deciso dal numero di alunni che godono dei servigi dell'insegnante, ma solo dal numero e dal potere politico di questi insegnanti. Più insegnanti ci sono, più sono alti gli stipendi, in quanto è più importante il gruppo di potere da loro rappresentato, che il politico deve accontentare per rimanere attaccato alla seggiola. Quindi la retribuzione degli insegnanti, e parallelamente di tutti gli statali, parastatali, dipendenti consociati a sindacati, si muove al contrario della legge normale della domanda e dell'offerta. Senza poi voler discutere sul fatto che, a causa dei clientelismi, tali numeri aumentano sempre.

Se quindi poteva essere vero, in pieno boom economico, che i gioiellieri guadagnavano molto di più di un insegnante, adesso , che la social-democrazia ha mangiato tutto il mangiabile, adesso che i parassitismi alle spalle dei produttori di beni sono aumentati a dismisura, adesso che la redistribuzione forzata dei redditi, ha minato seriamente il progresso culturale , morale e sociale della civiltà, questo può non essere più vero. Inoltre, considerata la lentezza nel rispondere agli stimoli di mercato, propria di qualunque organizzazione centralizzata, la proporzione tra la tassazione del pubblico e del privato è rimasta la stessa dei periodi di boom economico, se non è peggiorata nei confronti del privato.

Tornando al discorso dell'evasione fiscale, della lotta al sommerso, e di altre menate simili, vorrei anche qui esprimermi in politically scorrect. A che livello, una tassazione passa dalla denominazione "contributo allo sviluppo", a quella più cupa di schiavismo?. Perchè per i Romani, era usura, qualunque tassazione che superava il 10% del reddito. In Italia, solo di IRPEF siamo al 45%.

Per quanto mi riguarda, anche il 10% è troppo. Accetto comunque altre ipotesi da voi lettori.

Volevo inoltre pubblicare alcune cifre, lette sul fantastico libro "Democrazia il dio che ha fallito", di Hoppe.

Introduzione delle tasse sul reddito

FRANCIA 1873

ITALIA  1877

NORVEGIA 1892

OLANDA 1894

AUSTRIA 1898

SVEZIA 1903

USA   1913

SVIZZERA 1916

GERMANIA 1924

Non si capisce come facevano i governi a campare prima

spese pubbliche totali in rapporto al PIl (media)

prima del 1914    10%

anni  20-30        25%

anni 70             50%

dipendenti pubblici % media sul totale della forza lavoro

1900            3%

1975            15%

Alla luce di questi dati, qualcuno sa dirmi quando avremo legittimamente il diritto di averne piene le palle delle politiche redistributivo-espropriatrici e dello statalismo dilagante?? Il testo spiegava come l'età monarchica, essendo vista come un governo privato, riusciva a contenere le spese molto meglio di un governo democratico, ossia a un governo pubblico. Ma di questo parlerò al termine del libro.

Lascio a voi ogni ulteriore commento.

 

 

 

Postato da: LibertyFighter a 20:22 | link | commenti (33)
politica, politically correct

giovedì, 19 ottobre 2006
De TFR

La merdosissima finanziaria in odore di fiducia, prevede tra le sue più abiette meschinità, il prelievo forzoso (alias furto) di metà del TFR non destinato ai fondi di pensione integrativi. Con la norma del silenzio assenso, in precedenza, tale quota rimaneva nell'azienda ove si lavorava, fino alla cessazione del rapporto di lavoro. In quel momento, esso si traduceva in denaro sonante per il lavoratore.

Adesso, con il furto FFPS (Fisco Frodi Padul Schiappa) , metà di questi dindi vengono dirottati in un buco nero statale chiamato INPS (del quale mi riprometto di parlare in seguito).

Al lavoratore a questo punto consiglio vivamente di destinare la totalità del TFR a fondi pensionistici integrativi privati. La spiegazione è semplice e lampante:

Un fondo pensionistico privato è un contratto regolare, che impegna il privato a restituirti la somma versata, più un certo guadagno dopo un numero di anni fisso. La somma che viene restituita e il numero di anni sono scritti a caratteri indelebili sul contratto. Quindi è ipotizzabile che per 10 anni versiate 1000 euro l'anno, e dopo 10 anni ve ne tornino indietro 15000. (Sono solo esempi non badate alle cifre).

Dall'altra parte c'è il fantastico - mitico -mirabolante  -SICURO  (così fico che ha bisogno di essere obbligatorio) fondo pensionistico statale (detto anche INPS). Questo fondo funziona diversamente: Il numero di anni e il conguaglio viene variato a piacimento dall'intellighentia politica. (non) lo firmi oggi, a certe condizioni, e dopodomani qualcuno decide che le condizioni variano.

Altra differenza. Nel primo caso allo scadere del tempo stabilito i tuoi soldi arrivano tutti insieme con un bell'assegnuccio. Nel secondo vengono dilazionati un pò al mese vita natural durante. Certo, SE vai in pensione a 65 anni, e SE campi fino a 120 ci guadagni con il secondo.

E qui viene un'altra bella differenza tra i due: Se disgraziatamente succede che muori, nel primo caso viene restituita la somma versata ai tuoi parenti. Nel secondo ai tuoi parenti arriva una bella fava con gli auguri del governo. Dove finiscono i soldi che hai versato tutti gli anni? Chiaro. Qual'è quella categoria che con 2 anni e 6 mesi di lavoro riceve pensioni principesche dall'INPS??

Anche se hai la sfortuna di crepare dopo due mesi di pensione, ti arriva solo la fava.

Perciò, se passa questa orripilante finanziaria, cari lavoratori dipendenti, non utilizzate il silenzio assenso, ma dirigete il TFR a fondi privati magari tedeschi e inglesi che sono pure gente responsabile. Penso che Bayer e LLoyd non faranno alcun problema nel tener fede ai contratti. E comunque, anche se ci fosse una probabilità del 10% che il fondo privato non paghi, la probabilità che quando voi avrete l'età pensionabile l'INPS esista ancora, è moooolto bassa. Perciò i vostri soldi all'INPS sono comunque a fondo perduto (o babbo morto).

 

Ma stava per passare in secondo piano l'altro problema che questa inopinata legge provocherà: con l'aumento dei lavori a tempo determinato, il TFR ha assunto sempre più per i lavoratori dipendenti, quel qualcosa che permetteva loro di sobbarcarsi una spesa ingente una tantum. Ad esempio il lavoratore poteva comprare una macchina, un computer etc.

Adesso per fare una cosa simile deve accettare il ricatto di regalare allo stato la metà di quello che dovrebbe usare. Questo si traduce nel fatto che il dipendente deve lavorare il doppio del tempo per ottenere i soldi che adesso gli permettono di comprare la suddetta macchina.

Ringraziamo tutti Frodi che, come promesso ha portato a tutta Italia la felicità e l'allegria.

Postato da: LibertyFighter a 12:29 | link | commenti (12)
politica

mercoledì, 18 ottobre 2006
La decadenza della giustizia

Scrivo questo post scoraggiato e incaxxato, dopo aver letto sul il giornale , la seguente notizia . Un'agente della municipale, in quel di Milano, scopre un marocchino a rubare un'auto. Il Marocchino collega i cavi sotto il cruscotto e parte. Il vigile gli intima l'alt, ma il marocchino non si ferma e lo investe. Il "bastardo" vigile, invece di morire si rialza e sparando con una calibro 9 ferisce ad un braccio il ladro. Il ladro viene arrestato e il vigile se la cava con 20 gg di prognosi. Questo accadeva 2 anni fa. In seguito c'è stato un processo, il cui risultato è stato dato oggi. I legali del marocchino chiedevano 3 mesi per il vigile per lesioni personali aggravate. La difesa ovviamente voleva l'assoluzione per l'agente. Il giudice, avendo fatto visita a Montecitorio e conosciuto un noto pusher che vende da quelle parti, decide di scavalcare tutti e commina le seguenti pene:

vigile    2 anni e 5000 euro di multa

ladro    1 anno e 200 euro.

Il ladro tra l'altro non ha preso neppure una denuncia per lesioni in quanto ha dichiarato che pensava che il vigile  (in borghese )  fosse un rapinatore!!!!!!!!!!!

Ora.. Vorrei commentare ferocemente questa notizia, vorrei sputare sul viso al giudice impasticcomane. Vorrei fare tante cose. Ma sono troppo depresso. Commentate voi quest'ennesimo esempio di giustizia al contrario, di decadenza civile, di diritto invertito.

 

 

Postato da: LibertyFighter a 23:57 | link | commenti (4)

martedì, 17 ottobre 2006
La Fattoria Degli Animali

Ho appena finito di leggere l'omonimo libercolo di Orwell. L'ho trovato fantastico. Da leggere alle elementari. La postfazione di Orwell sulla libertà di stampa poi, è uno spaccato della situazione attuale (perdurante da 100 anni ormai). Si deduce facilmente che il 12% almeno della popolazione italiana non l'ha letto (i comunisti). Adesso leggerò pure 1984 perchè Orwell mi è veramente piaciuto. Un'aggiunta. Mi unisco all'applauso a Briatore nel testa  a testa con l' Annunziata (che non è la Madonna, ma solo una che te le fa tirar giù)., fatto da Hermes qui

Postato da: LibertyFighter a 23:12 | link | commenti (12)
libri, socialismo

domenica, 15 ottobre 2006
Droga in Parlamento

Dopo due settimane di break, per curarmi l'ulcera dovuta alla finanziaria Fisco-Frodi-Padul-Schiappa, ho finalmente la necessaria lucidità per postare nuovamente. L'argomento da cui prendo spunto è l'oramai famoso servizio della trasmissione televisiva "Le Iene", che hanno effettuato un test "a tradimento" sui nostri parlamentari, per verificare la presenza o meno di "droghe" nei loro corpi. Il sondaggio come tutti sappiamo, ha svelato che il 30% dei 50 campioni (Campione che più o meno equivale al 8% ) risulta positivo a cannabis o cocaina. D'altra parte, solo un'occhiata di sfuggita alla Finanziaria, o al decreto Bersani-Fisco , rendeva assolutamente inutile il Test. Chi altri se non una massa di drogati psicopatici poteva concepire tali porcate??

Colgo l'occasione, da antiproibizionista libertario quale sono, di spiegare la mia posizione sulle droghe,  ma solo dopo essermi notevolmente indignato per quello che è avvenuto dopo questo test.

Infatti, il garante per la Privacy, non appena saputo che l'oggetto del test era la classe politica, ha fermato il servizio e dichiarato che quei dati non possano essere usati per alcuno scopo. Ci si domanda in coro dove sia il garante della privacy quando carabinieri e polizia effettuano drug e alcool test a normali cittadini che guidano un auto. L'usuale risposta a questa domanda è che costoro sono autorizzati a fare i test, e che inoltre, un individuo drogato o alcolizzato alla guida di un auto è un pericolo per la comunità.

Queste obiezioni, lasciano il tempo che trovano e rendono ancora più evidente il regime liberticida che vige in Italia:  forse un drogato o un alcolizzato in parlamento, emana leggi senza essere un pericolo per la comunità? . Inoltre, visto che solo polizia e carabinieri possono eseguire il test, e visto che i politici hanno l'immunità parlamentare, questo sta a significare che MAI e poi MAI sarà possibile, da parte delle forze dell'ordine accertare il possibile uso di sostanze psicotrope da parte dei nostri dittatori.

Fa abbastanza schifo vedere gran parte della classe politica sviare il discorso dal fatto (la presenza di tossici in parlamento) al metodo (violazione della privacy).  Non è possibile, secondo me lasciare il fatto in secondo piano e concentrarsi solo sul reato compiuto dalle Iene. Tra l'altro, il test effettuato dalle Iene, permette la verifica di un reato. Quindi, volendo estendere il discorso della privacy alle persone comuni, la scientifica non può usare test del DNA per smascherare un omicida, a meno che costui non voglia e vi si sottoponga di sua spontanea volontà. Niente tracce lasciate su mozziconi di sigaretta, su pettini o su bicchieri. Quella è violazione della privacy, non importa se ci sono di mezzo morti, stupri o quant'altro.

Un'altra cosa abbastanza sconvolgente è che mentre in parlamento taluni spippacchiano amorevolmente polverine strane e imitano Bob Marley, un'altra parte (non per forza disgiunta), ha appena inasprito le leggi sul consumo, in maniera da ritirare patenti, inviare coattamente in comunità gente comune che non fa nient'altro che comportarsi come coloro che li rappresentano.VERGOGNA!!!

Come promesso, dopo questo sfogo, analizziamo il problema droga da un punto di vista liberale.

Prima di tutto, la definizione. Usualmente la definizione di "droga" , è Ora in questa definizione rientrano una infinità di sostanze, più o meno dannose, più o meno lecite:

  • sostanze che provocano alterazioni dello stato di coscienza (stupefacenti) e che spesso inducono forme di dipendenza fisica o psicologica;  (Wikipedia)
  •  

    1. oppiacei
    2. marijuana e suoi derivati
    3. cocaina
    4. anfetamine, anabolizzanti, LSD
    5. alcool
    6. caffè
    7. cioccolato
    8. the
    9. mescalina
    10. solventi vari
    11. ......

    La lista potrebbe continuare in eterno. Sempre su Wikipedia ce n'è un elenco più ampio. La domanda che una persona dotata di cognizione deve porsi è: che differenza passa tra caffè, the, alcool e le sostanze stupefacenti proibite?

    La risposta è solo una . Sono proibite. Non dipende dalla pericolosità della sostanza, non dipende dall'uso o dall'abuso che se ne fa. Dipende dalla simpatia che il legiferatore ha per talune sostanze piuttosto che per altre. Dipende dagli intrecci politici che i produttori di tali sostanze hanno a livello governativo. Il caso più esemplare è quello della marijuana. Il THC presente nella pianta è una sostanza psicotropa che viene comunemente usata da milioni di italiani (anche da parlamentari). La marijuana è una pianta che vive sulla terra dall'inizio dei tempi. Niente di chimico, niente di prodotto in laboratorio. Si pianta un seme, questo cresce, si raccolgono le cime, si fumano, ci si preparano torte, decotti, tante altre amenità. In Svizzera vendono anche la pasta secca alla marijuana.

    I morti accertati per  marijuana sono una cifra tonda: 0. Vogliamo paragonarli ai morti per alcool? Non mi pare il caso. Se la discriminazione fosse stata fatta in base alla pericolosità, prima di proibire la marijuana, si sarebbero dovuti proibire: alcool, tabacco e perfino la playstation. Infatti la playstation può ragionevolmente rientrare nella definizione di droga, in quanto il suo abuso provoca allucinazioni, dipendenza, e ci sono stati casi di morti accertate per collasso cardiocircolatorio a causa di un superabuso della stessa. Io personalmente ne ho letti almeno un paio (l'ultimo un coreano che è morto dopo una seduta di 36 ore). Si potrebbe obiettare (ottusamente):

    Vabbè la marijuana non uccide, ma i danni permanenti che provoca.....

    Ma qui andiamo peggio. Escludendo i danni permanenti da tabacco e alcool, possiamo verificare i danni che provoca l'abuso di caffè al fegato, i danni che provoca l'uso di "popper" (sostanza a base di nitriti utilizzata in ambienti omosex per aumentare il piacere della penetrazione anale, chiaramente legale), al sistema immunitario. (Si veda per questo il libro "AIDS Il virus inventato" di P Duisberg ) Si potrebbe parlare dei danni al sistema cardiocircolatorio dell'abuso di cioccolata,e in generale di zuccheri che , avendo un effetto psicotropo antidepressivo, vengono usati da molti depressi per alleviare le proprie sofferenze. Si potrebbe parlarne. Ma si glissa e si preferisce accanirsi contro la Marijuana. Non è mia intenzione parlare inoltre delle esperienze terapeutiche accertate nelle quali il THC ha avuto un peso notevole, (esempio Parkinson, glaucoma).

    La marijuana è stata dichiarata illegale dal governo degli Stati Uniti, al termine della seconda guerra mondiale, con una campagna propagandistica indecente, allo scopo unico di sradicare l'uso della canapa nel vestiario, a favore della neonata produzione di fibre sintetiche (nylon). C'è inoltre da dire che durante la seconda guerra, lo stesso governo aveva incentivato i produttori di canapa, per aumentare il PIL e far fronte alle spese di guerra.

    Lo scopo di questa disamina è far capire al lettore che una sostanza diventa "droga" per una decisione arbitraria di un gruppo parlamentare. Questa decisione viene supportata da campagne propagandistiche ad hoc, e con il passare del tempo, modifica la morale comune, facendo passare l'utilizzatore della sostanza come un disadattato. Non c'è una morale superiore per la quale la marijuana è droga e l'alcool no, per la quale chi si beve un bicchiere di whiskey è normale e chi si fa uno spinello no. E' il politico che si arroga il diritto di scegliere la morale come meglio lo aggrada. Ad esempio in America se negli anni 20 bevevi dell'alcool eri un drogato. Se lo fai adesso no. Se fumi una canna in Italia sei un drogato se lo fai in Giamaica no!. Chi ha ragione? Chi è così altezzoso da dire che la Nostra (del parlamento) morale è giusta e quella dei giamaicani no? Chi dice che la morale americana adesso è giusta e prima no? C'è poi un secondo, non indifferente problema. Le cosiddette "droghe arrangiate". Possiamo noi ragionevolmente impedire la vendita di solventi, vernici, di Vinavil (la famosa colla), perchè i bambini poveri che non possono comprarsi la droga, se le inalano??? Possiamo noi giudicare diversamente una persona che si sfascia tutto l'organismo con inalazioni di solventi chimici legali, da una che si sfascia il cervello pippando cocaina????

    Perchè se sniffo vernice non compio reato mentre se sniffo coca si????

     Perchè se fumo la buccia delle banane o la paglia delle sedie non sono passibile di reato mentre se fumo marijuana o hascisc si?

    E che cosa succede se mi fanno un drug test ed io ho sniffato vernice?? Siccome questa non è tra le sostanze reagenti, io passo il test e posso continuare a guidare????

    Ancora sul possesso e la coltivazione di piante illegali. Vi risulta che sia proibito coltivare cicuta o cicutastro?  Eppure un decotto di cicuta credo faccia un pò più male di un decotto di marijuana.

    Diffidate della morale "comune", propinata ad arte da politici filibustieri, la morale è una cosa personale, personalissima, e non deve essere assolutamente una morale di "massa".

    Punto finale: Tutti si drogano.

    La ricerca di uno stato alterato di coscienza è una cosa che ha sempre accompagnato l'uomo dall'inizio dei tempi.E' un modo come un altro per alleviare le sofferenze che la vita quotidianamente ci riserva. Lo facevano gli indiani con il peyote, i romani con il vino, i peruviani con la cocaina, molte popolazioni tramite la marijuana, alcuni tramite l'oppio. Molte religioni ascetiche puntano a produrre stati di alterazione di coscienza. Lo si ricerca ai giorni nostri con "droghe" più moderne: televisione, palystation, cibo, barbiturici, antidepressivi,pornografia. La mente umana ha bisogno alle volte di "staccare". Ne ha sempre avuto il bisogno e sempre lo avrà. Non è diritto di nessuno cercare misure coercitive per impedire ad altri di raggiungere questi stati. Non è inoltre diritto di nessuno scegliere con quali metodi sia lecito raggiungerli e con quali no!. La persona umana è una proprietà individuale ed ognuno ha diritto di usarla come meglio crede, nei limiti delle altrui libertà. Drogarsi non limita le libertà altrui. Una cosa è drogarsi, una cosa è andare in giro a rapinare persone o guidare come pazzi sotto l'effetto di una qualunque droga. Ma la legge deve punire l'atto, non l'uso della droga di per sè. Se ti becco a guidare come un matto, non mi importa se hai o non hai preso sostanze stupefacenti. Il reato è guidare come un matto. Se rapini il reato è rapina  e non ha senso dire che lo hai fatto perchè eri sotto l'effetto di droghe. La società moderna invece, ha trovato la via breve per impedire i reati: restringere le libertà ai potenziali criminali. Ovverosia restringere le libertà a tutti i cittadini. Ma questa non è la via giusta. E' chiaro che se ci lobotomizzano e diventiamo tutti dei robot ai loro ordini, i reati scompaiono. Ma questa è la negazione della libertà, la negazione del libero arbitrio cristiano, la negazione della parola VITA.

     

     

     

    Postato da: LibertyFighter a 14:20 | link | commenti (3)
    politica, libertà

    lunedì, 02 ottobre 2006
    Finanziaria 2007 -La fine dell'Italia è ormai imminente

    Alias  -se non li fermano con le buone, sarà meglio armarci e fare la guerra civile.

    Il soviet al potere dal 10 aprile in Italia ha finalmente partorito il mostro che tutti i fautori dello statalismo (alias fancazzisti senza arte né parte, né futuro) stavano aspettando.

    LA FINANZIARIA 2007

    Appena avrò tempo prometto che leggerò il testo integrale di questa metastasi che affosserà sicuramente la già zoppicante economia italiana.

    Per adesso scrivo in relazione a quello che leggo sui giornali.

    Vorrei soffermarmi in particolare sulla libertà data a comuni e regioni di gestire addizionali irpef, di regolare ici,e di istituire tasse ad hoc per finanziare "opere pubbliche".

    Ben lungi dal liberalizzare qualcosa, questa manovra fa dire addio all'ipotesi ventilata dal buon Berlusconi (che per brevità in seguito chiamerò "lu Santu", di abolire l'indegna, nefasta, abominevole, liberticida, schiavista imposta di proprietà sulla casa. Fornendo sempre maggior aiuto alla scapestrata compagine di neo - com , il governo ha dato la possibilità ai comuni di incrementare (certo entro certi limiti) quest'abominio, trasformando sempre di più la proprietà più importante di una persona, in un contratto di affitto con lo Stato. Un balzello che permette a questi figli di puttana, di riprendersi la casa dopo un certo numero di anni. Aggiunta alla tassa di proprietà sulle automobili, ecco che il "libero governo italiano", affitta ai contribuenti le due merci (di proprietà dei contribuenti) più costose, dopo aver guadagnato illecitamente sulla loro compravendita. Adesso, ben lungi dall'essere eliminata, potrà essere ancor più manipolata dai comuni, che la utilizzeranno per i loro porci comodi. In particolare i comuni potranno introdurre una "tassa di scopo", che graverà direttamente sull'ICI, per un ulteriore 0.5 per mille. L'addizionale IRPEF potrà essere portata allo 0,8% dallo 0.5%  imposto precedentemente.

    Ma il gioiello di questa metastasi è l'idea presa a prestito direttamente dall'IDIOTA sardo , di tassare i TURISTI!!

    Infatti le città potranno far pagare fino a 5 euro al giorno ai turisti come TASSA DI SOGGIORNO!!!!!.

    La bassa (anzi negativa) intelligenza di questi politicanti è stata: Se Tassiamo i Turisti, non perdiamo voti e guadagnamo altri soldi!!!!!!! Geniale! Poetico, spettacolare, abbiamo trovato la gallina dalle uova d'oro!

    Peccato l'esistenza di quella stupida idea capitalistica detta indotto. Consideriamo un turista che vuole andare in vacanza e vuole spendere che so 3000 euro. Gli si prospettano due alternative: BALI o ROMA.

    Premesso che io sceglierei BALI ad occhi chiusi anche senza tassa di soggiorno, sicuramente, l'incremento di spesa di 35 euro a settimana, contribuisce a far pendere la bilancia su BALI. Questo significa un mancato ricavo per gli addetti al turismo Romani di 3000 euro, e di 35 euro per il comune.

    Consideriamo comunque che il turista decida egualmente di venire a Roma. Siccome il budget è fisso, i 35 euro regalati al comune si trasformano in una perdita di 35 euro per le aziende turistiche capitoline. Infatti il turista non dirà:

    "cazzo in Italia c'è la tassa di soggiorno. Mi porto 3035 euro invece di 3000". Deciderà di bere una birra in meno al giorno e andrà a Roma con gli stessi soldi. Quindi, oltre a disincentivare il turismo, questa GRANDE idea, si ripercuote in una tassa NETTA sulle spalle di tutti gli operatori turistici capitolini. Questo oltre all'incoraggiante messaggio:

    "Vieni a spendere soldi in Italia? Hai scelto Roma come meta per le tue ferie??? Bene Sarai Punito dal soviet supremo !"

    Ma che vadano tutti affanculo!

    Propenderei per la rivolta. Scendiamo in piazza e rivoltiamo la classe politica come un calzino! Più tardiamo, meno libertà ci restano.

    A presto

     

     

    Postato da: LibertyFighter a 19:02 | link | commenti (11)
    politica, libertà

    domenica, 01 ottobre 2006
    Redistribuzione del reddito Una scelta antisociale

    Con l'avvento della propaganda socialista, sempre più si è andata affermando l'idea che sia compito dello stato provvedere ad una più equa distribuzione dei redditi.

    Come promesso in questo mio post, spiegherò adesso perchè tale teoria è antisociale, antieconomica e sostanzialmente pericolosissima per il futuro della civiltà. Secondo marxisti, socialisti, nazionalsocialisti, e vari altri sinonimi, il Leviatano statale deve prendersi carico di "correggere" gli errori del libero mercato al fine di raggiungere una distribuzione più "equa". Consideriamo adesso una persona ricca. Rimanendo nell'ambito della legalità, ci sono due modi per diventare ricchi a questo mondo.  Prendendo a prestito la definizione di Thomas DiLorenzo , un modo è essere capitalisti di mercato, l'altro è essere capitalisti di stato. La differenza sostanziale tra le due forme di capitalismo, è che mentre il primo crea la sua fortuna da una offerta competitiva, che va a vantaggio del contribuente, il secondo si basa sulla mancanza di concorrenza garantitagli da appoggi, amicizie, tangenti e intrallazzi statali. In Italia va molto di moda il secondo, mentre il primo è presente solo in aziende medio piccole. Il capitalista di mercato, scommette sulle necessità delle persone, cercando di indovinare i loro bisogni e di portare sul mercato una merce che sia migliore, da un punto di vista utilità/costo, rispetto a precedenti prodotti. Deriva la sua fortuna dalla lungimiranza che ha mostrato nelle sue scelte. Il capitalista di stato, produce oggetti che non sono migliori di altri presenti sul mercato, ma sfrutta gli appoggi politici per rendere le merci che gli fanno concorrenza più costose o meno reperibili, mediante tasse balzelli, importazioni controllate, regolamentazioni varie.

    Soffermiamoci sull'unico capitalista buono (che NON è un capitalista morto, come direbbe un marxista, ma il capitalista di mercato). La sua ricchezza è proporzionale ai benefici che apporta alla popolazione, o ai benefici che la popolazione crede che lui gli apporti, attraverso un meccanismo di mercato, di libera scelta. Il denaro che recepisce è un ringraziamento da parte dei consumatori per aver immesso sul mercato la merce in questione. Se il mondo non reputasse un progresso, una cosa buona, ciò che egli produce e vende, il capitalista sarebbe fallito. Dunque, la sua ricchezza è indice del "benessere" apportato al mondo intero. Per tale ragione un Henry Ford, è straricco perchè il mondo intero ha riconosciuto il suo ruolo nell'aumentare il benessere globale. Per la stessa ragione, io non sono ricco, perchè il mondo non mi ha riconosciuto nulla, il mio operato su questa terra non ha prodotto cambiamenti tali da modificare la vita delle persone in meglio, almeno non quanto il sig. Ford.

    Con la teoria della redistribuzione del reddito, succede questo:

    Considerando per assurdo uno stato che redistribuisca la totalità di ciò che preleva (pura Utopia), al signor Ford, viene prelevato parte del riconoscimento di cui sopra, affinchè ne usufruisca io, che non ho prodotto alcunchè, che non ho migliorato nulla, che sostanzialmente non mi sono ancora reso utile al mondo. Per tale ragione, il signor Ford viene punito , per essere andato incontro ai bisogni dei consumatori, dei cittadini, ed io vengo premiato per non aver fatto una  cipà <---- Termine cinese di cui ometto la traduzione.

    Quindi il messaggio sociale che il caro Leviatano sta facendo passare è: non ingegnarti e sarai ricompensato. Aiuta il mondo e verrai punito. La redistribuzione dei redditi dunque, sprona il popolo all'ozio e frena gli intraprendenti nelle loro opere. Dal punto di vista della sopravvivenza della civiltà questo modo di operare è nichilista.

    Analizzando la situazione da un punto di vista economico  inoltre, si giunge ad altrettanto allarmanti conclusioni. La privazione di parte del reddito di un imprenditore infatti, aumenta il rischio di impresa a cui costui è soggetto. Non ricevendo più lo stesso reddito da un determinato prodotto, è costretto , per rientrare dei rischi a cui ogni attività di impresa è soggetta, ad aumentare il margine di guadagno su ogni singolo prodotto venduto. Questo porta innanzi tutto ad un aumento dei prezzi, cosa che vanifica la precedente redistribuzione a mio favore, in quanto mi trovo a pagare le merci  di più, inoltre pone in una situazione di svantaggio l'imprenditore rispetto a paesi in cui le aliquote sul reddito sono inferiori, svantaggiando la sua idea e avvantaggiando le imprese di questi paesi. Contro questa "concorrenza sleale" (??), l'imprenditore si difende trasformandosi in capitalista di stato, corrompendo qualche politico, il quale imporrà dazi e tasse sulle merci di importazione, allo scopo di riportare il costo delle merci importate ad un livello superiore rispetto a quello che il nostro amico capitalista è costretto a fare.

    Al termine di questo girotondo, quello che si è creato è il seguente stato di cose:

    1. La merce prodotta costa di più, rispetto alla stessa in assenza di redistribuzione
    2. Il presunto aumento di potere di acquisto dei ceti bassi è inesistente in virtù del punto 1.
    3. Il consumatore vede restringersi il suo mercato alla sola industria nazionale, poichè i prodotti esteri, che potrebbero essere all'avanguardia, sono penalizzati dalle tasse statali.
    4. L'imprenditore si è trasformato in un merdoso capitalista di stato: non punta più a soddisfare il cliente, ma a mantenere gli appoggi politici.
    5. Il politico si arricchisce con le tangenti
    6. Lo stato incassa un bel pò di dazi dalle aziende estere.
    7. Le esportazioni vanno a picco a causa del maggior costo dei prodotti, derivante dalla redistribuzione di cui sopra.

    Tutto questo ipotizzando uno stato utopico. Se ci caliamo nel reale, considerato che di ciò che preleva, forse redistribuisce il 40%, la situazione diventa tragicomica.

    In sostanza la redistribuzione dei redditi:

    1. Incentiva il fancazzista
    2. Penalizza le persone attive
    3. Provoca un aumento dei prezzi che vanifica il motivo per cui è stata inventata
    4. Danneggia le esportazioni
    5. Rende complicati i rapporti internazionali a causa delle tasse di importazione
    6. Riduce la qualità delle merci nel paese, a causa della limitazione del mercato
    7. Trasforma i capitalisti di mercato in capitalisti di stato
    8. Favorisce la corruzione politica
    9. Incrementa le entrate fiscali.

    Gli ultimi due punti possono far capire perchè i politici ne parlano con tanta enfasi. Chiariscono perchè sia un cavallo di battaglia socialista, aprono gli occhi sul reale male della società.

    Per assurdo, sarebbe più opportuno tassare il fancazzista, piuttosto che il capitalista di mercato, in quanto il nullatenente è in una condizione di non "utilità" per i cittadini del mondo, il capitalista invece è da loro riconosciuto importante. Solo che è già il libero mercato che "redistribuisce in maniera equa" i redditi. Infatti il fancazzista non ha soldi, mentre l'imprenditore si. Riuscite ad immaginare una distribuzione più equa???

    Certo con l'aiuto dello stato abbiamo fancazzisti pieni di soldi e imprenditori senza un euro, infatti la stessa definizione di capitalista di stato può essere applicata al fancazzista: fancazzista di mercato :povero in canna , fancazzista di stato (impiegato statale con stipendio rubato).

    Per quanto riguarda altre argomentazioni contro la redistribuzione dei redditi, sono orgoglioso di linkare Libertarian, il cui articolo non ho ancora finito di leggere, ma per la stima che nutro per lui,  lo linko ad occhi chiusi. Sono argomentazioni matematiche, spero che siate in grado di capirle almeno in parte, anche se sono conscio che il livello di istruzione matematica in Italia è sotto zero. Ci sarà in seguito un post che vi spiegherà anche il perchè di tutto ciò.

     

     

    Postato da: LibertyFighter a 14:06 | link | commenti (20)
    libertà, socialismo








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