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La tentazione di intitolare questo post come il libro di Hoppe è stata troppo forte.
Pur riproponendomi di leggerlo al più presto, mi preme specificare che non l'ho mai letto e che le idee contro la democrazia che esprimerò sono solo farina del mio sacco.
Ormai da 60 anni, gli stati occidentali si sono dati un ordinamento sociale definito democrazia , termine greco che significa governo del popolo. Sulla base di questa definizione, si è incuneata nella mente delle persone l'idea che fosse il cittadino il padrone dello stato e non più un gruppo di "poche" persone che decidono per tutti gli altri. L'invenzione di questo termine, e il populismo associato a questa definizione, ha permesso ai governanti di fare il bello e il cattivo tempo senza passare per dittatori, quindi relativamente senza timore incorrere in rivoluzioni e colpi di stato. Grazie a questo nuovo nome, la classe dirigente ha preso le distanze dalle forme di governo precedenti, dichiarate totalitarie, e si è eretta a paladina delle libertà è del libero arbitrio del cittadino. Non c'è nulla di più falso in questa presa di posizione. Il governo del popolo se esistesse, sarebbe un governo distribuito, in cui ognuno è libero di fare ciò che vuole, nel rispetto del prossimo e della proprietà privata del prossimo. Per arrivare ad un tale governo, non può esistere una sovrastruttura con poteri illimitati che dispone a proprio piacimento della vita, del tempo e della proprietà del cittadino. Se analizziamo le forme antecedenti alla "democrazia" troviamo le seguenti differenze:
Confrontando queste forme di governo con le attuali democrazie si evincono le seguenti somiglianze:
La democrazia è una monarchia costituzionale nella quale la figura del Re non esite più. Il parlamento è eletto dalla totalità del popolo e continua ad avere pieni poteri sui propri sudditi. Le democrazie moderne hanno il potere di mandare a morte i propri cittadini, di espropriare le loro proprietà, di tassare le loro proprietà, di usufruire a piacimento del loro tempo, di privarli del frutto del proprio lavoro, di privarli della libertà in ogni momento, di tassare tutto ciò che vogliono, di stabilire la morale di massa dello stato e di obbligare il cittadino ad aderirvi.
Per tale ragione, al posto del nome democrazia , il termine giusto sarebbe dittatura parlamentare. Il problema infatti, non è come si elegge un monarca o un dittatore, o se questo sia unico o se siano "tanti". Il problema è: che poteri si danno al suddetto gruppo dirigente??
Allo stato attuale, il gruppo dirigente di qualunque stato ha poteri assoluti sui propri sudditi. Per tale motivo non differisce affatto dai regimi totalitari precedenti. L'unica differenza è che ogni N anni, i cittadini scelgono con votazioni più o meno regolari i dittatori per i prossimi N anni. Ebbene, questo ordinamento sociale, non solo non garantisce il cittadino dai soprusi molto più di altri ordinamenti sociali del passato, ma non è neppure dimostrato, anzi è abbastanza vero il contrario, è meno efficiente nella gestione dello stato, in quanto ha più bocche da sfamare. Questo è il motivo per cui sempre più spesso si sentono persone che, schifate dalla democrazia auspicano il ritorno a regimi dittatoriali.
Ovviamente la soluzione non può e non deve essere il ritorno alla monarchia, in quanto concentrare tutto il potere in un'unica persona rende la vita del proprio stato estremamente dipendente dalle qualità singole dell'individuo. La soluzione, per quanto di difficilissima attuazione, è privare il dittatore dei poteri, e limitare lui ad agire sotto il controllo di costrizioni strettissime. Ad esempio una carta costituzionale immodificabile, a meno di plebiscito tra i cittadini, che imponga ai governanti le seguenti regole:
Non pretendo che questi punti siano scritti in maniera chiara, siano completi, o che su di essi, nella attuale forma si possa fondare uno stato liberale. Questi sono solo un esempio di cosa debba essere garantito dal famoso patto sociale stretto tra stato e cittadino (tra l'altro non si sa chi ha firmato 'sto patto).
Questi punti devono essere garantiti sempre e comunque. Non deve essere possibile da parte del parlamento, a maggioranza stretta o larga, neanche all'unanimità di modificarli, perchè qualunque modifica porta necessariamente all'oppressione delle libertà individuali e all'aumento sconsiderato del potere dello Stato.
La differenza tra democrazia nel gergo comune e democrazia applicata allo stato è palese in un esempio che mi diverte molto fare a tavola. Se in una tavolata di un ristorante ci sono 10 persone, di cui 2 astemi e 3 vegetariani, si chiama il menù alla carta ed ognuno sceglie per se. Analogamente, ognuno si paga quello che mangia e che beve. Questo è il concetto di democrazia normalmente percepito nella vita di tutti i giorni dalle persone.
Se in questo caso applicassimo la dittatura della maggioranza, le cose andrebbero diversamente:
Si ordinano per il pasto 10 litri di Chianti e 10 fiorentine con contorno di patate fritte. Si paga dividendo in parti uguali la spesa. Se a qualcuno non piace il Chianti o la Fiorentina, è libero di ordinare qualcos'altro, purchè se lo paghi da solo, e purchè non ordini Coca Cola o Sprite, perchè la maggioranza reputa tali bevande immorali.
Beh.. credo che di fronte ad un tale esempio di democrazia, il vegetariano e gli astemi si alzerebbero indignati. Immaginate ora cosa succederebbe se, nel momento in cui si alzano, la maggioranza democratica affermasse:
"Ovviamente siete liberi di andarvene, ma una quota parte del conto dovete pagarla ugualmente, in quanto vi siete seduti a questo tavolo e avete usufruito della nostra compagnia e dei "vantaggi" che da essa derivano. Se vi rifiutate, la maggioranza (cioè noi) siamo autorizzati a prelevare il vostro portafoglio con la forza e prelevare quanto ci è dovuto."
Quest'ultima parte è ad esempio quello che succede in un condominio che abbia il riscaldamento centralizzato, nel momento in cui un condomino decide di passare all'autonomo.
Mi spiegate perchè se io a tavola mi comporto nella suddetta maniera passo per un dittatore, mentre se lo fanno 800 coglioni dal parlamento, costoro passano per la somma espressione della democrazia e della libertà?
La recente dichiarazione del Papa ha suscitato le solite, stantie proteste del "popolo" Islamico. Grazie ad Alef è possibile leggere integralmente il discorso di Ratzinger a Regensburg ( )
Colgo questa occasione per analizzare la situazione internazionale creatasi dopo l'11 settembre tra il cosiddetto "Occidente" e i paesi islamici. Il mondo islamico, il 15 settembre 2001 ha esplicitamente dichiarato guerra ai popoli occidentali, con attacchi devastanti che si sono ripetuti in Spagna ed in Inghilterra e che hanno causato migliaia di vittime. La retorica social -politically correct, dei nostri governanti ha risposto a questi attacchi autoaccusandosi di aver imposto il capitalismo imperialista ai pacifici popoli arabi, e di "meritarsi" più o meno quello che è avvenuto.
Come al solito, la nostra borghesia rossa, si dimotra poco attenta alla storia e dimentica che l'offensiva araba contro i paesi "infedeli" non è un fatto recente, ma radicata dai tempi delle crociate. Dimentica altresì che le crociate sono state tentativi dei popoli occidentali di riprendere quei posti che, dopo la dissoluzione dell'Impero Romano sono caduti nelle mani degli Islamici e non dei deliberati attacchi a quelle popolazioni.
Dimentica inoltre le ripetute guerre delle repubbliche marinare contro le invasioni Turche e le guerre degli spagnoli sempre contro le invasioni Turche, che hanno caratterizzato tutto il MedioEvo dell'Europa.
Il fatto quindi, che l'Islam voglia annientare l'Europa, e più in generale l'occidente, non è cosa nuova, dovuta a errori politici recenti, ma un istinto innato radicato nelle idee di questi popoli, tanto che lo stesso Maometto profetizza la caduta di Roma in mano Araba.
Del resto, essendo liberalismo e libero mercato, le uniche idee sociali che possono garantire la pace, è ragionevole pensare che i principali attacchi alla pace mondiale derivino proprio da quei popoli che meno hanno una idea di libertà. Ed infatti molti paesi arabi sono governati, ufficialmente o ufficiosamente, da Teocrazie. La Teocrazia fa più schifo delle Democrazie Occidentali, in quanto la detenzione abusiva di potere di alcuni individui non viene neppure messa in discussione, in quanto imposta come Dogma di fede. Inoltre, neppure le loro decisioni vengono criticate, perchè fatte passare come volontà di Dio. Ecco quindi che la Teocrazia è quella forma di governo che garantisce il massimo grado di potere da chi governa, con il minimo rischio per la propria incolumità personale.
La cosa che più mi spaventa quindi, al di là dell'atteggiamento Islamico, è la posizione assunta dai gruppi governanti l'Europa, che, sottovalutando in maniera tragica il pericolo di invasione, fanno esattamente il gioco dei Teocrati arabi.
Si badi bene, il motivo religioso è solo un pretesto, ai simpatici teocrati, della religione non gliene frega nulla. E' semplice sete di potere, mascherata ad arte per giustificarla moralmente.
Supponendo che i nostri governanti non siano una massa di idioti completi (ipotesi questa tutta da verificare), forse sperano che l'olocausto al quale vogliono condannarci gli arabi, riservi loro una opportunità per abolire quel poco di stato di diritto che ancora permane e farci convertire ad una Teocrazia nella quale essi sperano di essere i despoti indiscussi, riproponendo, in salsa religiosa, il dispotismo comunista della Ex unione sovietica, o quello più attuale Castrista e Cinese.
Non si spiegano altrimenti le prese di posizione autolesioniste assunte dalle nazioni più socialiste europee (sempre di non accertare l'infondatezza dell'ipotesi di sanità mentale). Del resto quale metodo migliore per spazzare in un sol colpo tutte le conquiste liberali faticosamente accumulate?
La realtà appare evidente guardando le dichiarazioni dell'Olanda, che si è accorta di essere nella possibilità che, causa ius soli e forte immigrazione, di ritrovarsi con la legge islamica, se la percentuale di islamici, cittadini olandesi grazie alla suddetta legge, supera il 75% della popolazione. L'ovvietà di una tale dichiarazione è sconcertante, visto che le Democrazie si basano proprio sui numeri. Ma è proprio l'ovvietà di tale dichiarazione che mi spinge a domandarmi perchè nessuno ci ha pensato quando ha concesso, in un regime di immigrazione priva di freni, lo ius soli. D'altra parte, se invece lo han fatto scientemente, la domanda che viene spontaneo porsi è :
COSA CI GUADAGNA IL GOVERNO ?
Questo post è un pò fuori dal contesto, ma lo scrivo perchè sono incaxxato come una faina.
E' più o meno dall'inizio dell'estate che vengo bersagliato di continuo da multe per divieto di sosta a Roma. A prima vista uno potrebbe dire: se te le meriti che ti infervori a fare?
Il punto è però che queste multe, che mi sono costate la bellezza di 300 euro complessivi e 2 punti per la patente, sono TUTTE e SOLO multe per divieto di sosta. Divieto di sosta che a Roma è pressochè impossibile non commettere. Di queste multe, solo una è stata redatta dai carabinieri, mentre tutte le altre (copiose) sono piovute da quella splendida realtà romana (non so nelle altre città), che sono gli ausiliari del traffico.
La più bastarda è stata quando ho preso 2 multe per essere parcheggiato con 2 ruote sul marciapiede nel giro di 26 ore. Infatti, alle 15 di un giorno la cui data non ricordo, notai che su tale marciapiede erano parcheggiate una fila di vetture e ingenuamente pensai che, a causa dell'endemica carenza di parcheggi, la sosta sul marciapiede (solo due ruote) fosse tollerata. (in effetti le auto erano quasi totalmente fuori della carreggiata e non arrecavano disturbo). Non trovando parcheggio risolsi di parcheggiare anche io in tal modo e andai a casa. L'indomani tornando dal lavoro alle 17 ho avuto la sorpresa di trovare due contravvenzioni degli ausiliari. Una sul tergicristallo anteriore ed una sul posteriore.
Ora, potrei anche capire la prima, ma la seconda??????
Se per caso mi ammalavo e restavo allettato per una settimana, avrei dovuto fare un mutuo????
Pagai le multe e non parcheggiai più con 2 ruote sul marciapiede.
Un mese dopo + o - trovai un'altra multa per divieto di sosta. Questa volta perchè troppo vicino ad un incrocio. Il codice della strada dice infatti che bisogna trovarsi ad 8 metri da un incrocio. Siccome i palazzi cittadini faranno più o meno 20 metri, ecco che non ci sono più parcheggi. Senza contare che il mio non era un "incrocio", ma una svolta a 90° .
In concomitanza a questa mi arriva la multa dei carabinieri perchè avevo parcheggiato su un parcheggio per invalidi (non l'avevo visto) Su questa nulla da dire.
Stremato dalla fatica, sono andato per la 4 volta nell'ufficio che rilascia i permessi per parcheggiare nel proprio quartiere, per cercare di superare tutti gli scogli burocratici che mi separavano dall'ambito permesso. Sprecando un giorno di ferie, sono riuscito ad avere il tagliando. Ed oggi, per l'ennesima volta, pur parcheggiando dove potevo, ho preso un'altra multa perchè il COGLIONE di turno non ha visto il permesso incollato in bella vista sul parabrezza.
Adesso dovrò sprecare un mare di telefonate e altri giorni di ferie per contestare la multa.
Ora mi domando. Ma questa gente si rende conto di che effetto può fare sull'economia di una famiglia tale facilità di multa????
Considerato che a Roma si parcheggia pure sugli alberi, per colpa del Comune di Roma (non ho la soluzione alla crisi dei parcheggi, ma il comune ha in gestione la viabilità), non sarebbe sacrosanto evitare di estorcere quattrini alla gente per finanziare la Notte Bianca, e concentrarsi in maniera maggiore sui pirati della strada? Non so quelli che sterminano motociclisti, pedoni, distruggono auto etc?
MA questo gli ausiliari non possono farlo, il loro compito infatti è SOLO quello di fare multe per divieto di sosta. Se gli sfrecci davanti a 220 Km/h, o fai testacoda per invertire la rotta sulla Tiburtina, loro non hanno l'autorità di fermarti. Possono solo fare quelle CAZZO di contravvenzioni.
Sono ormai mesi che lavoro per la pura sussistenza + la Notte Bianca, e il tempo libero che ho lo uso per fare ricorsi e cazzate varie. NON NE POSSO PIU'!!!
Cittadini Romani:
Fondiamo un comitato ANTI AUSILIARI DEL TRAFFICO e mandamoli a casa|
Un'altra tesi classica dei fautori del socialismo, è quella che riguarda l'istruzione pubblica.
L'ingenuo politico domenicale (che ci fa patire tutti i danni che ci fa patire con il suo voto), afferma che in una società liberale, soltanto i privilegiati potrebbero andare a scuola. Sostiene quindi, che è sacrosanto che dell'istruzione si occupi il Leviatano, affinchè i nostri pargoli possano crescere sapienti e colti.
Vediamo adesso di smontare una volta e per tutte queste amenità.
Come ho già avuto modo di scrivere, (appena capisco come fare i link li inserisco nell'articolo), innanzi tutto la scuola pubblica ha un costo. Non si regge in piedi per grazia ricevuta, ma grazie alle tasse di tutti.
Più precisamente, la scuola pubblica, come tutte le aziende pubbliche, non si regge sulle tasse dei ricchi, ma sulle tasse pagate dal ceto medio. Il ceto medio infatti, è la stragrande maggioranza degli italiani, quindi, utilizzando un lessico matematico, l'integrale dei contributi versati rispetto alle fascie di reddito è notevolmente più alto per il ceto medio rispetto al ceto ricco.
Ragione per cui, il costo della scuola pubblica, non solo ricade quasi interamente su chi potrebbe permettersi anche quella privata (e tutto ciò è endemico del pubblico), ma impedisce al ceto medio di scegliere una istruzione differente da quella statale per i propri figli, sempre perchè, per ogni figlio si troverebbe a pagare due scuole.
Detto questo, ritengo anche plausibile la scuola statale obbligatoria nella prima parte dell'educazione dei figli. Ma non ritengo ammissibile che questa si protragga oltre l'insegnamento della lettura, della scrittura, della matematica. Andare oltre porta all'indottrinamento del bambino lungo i binari diligentemente preparati dai funzionari di partito, binari che portano alla falsificazione della realtà e alla legittimazione dell'inganno.. (Leggete il primo articolo de "La grande Truffa Socialista".
Basti pensare al silenzio colpevole sulle stragi comuniste e sulle foibe, che a scuola non vengono trattate minimamente, mentre si studiano 2 mesi il ventennio Fascista e il Nazismo.
E' solo grazie alla scuola pubblica che nella mente italiana Fascismo e Socialismo sono differenti, l'uno il male più nero, l'altro la grande PANACEA. Si parla forse delle condizioni della jugoslavia sotto Tito nelle scuole pubbliche? E delle stragi d'Ungheria? E della Primavera di Praga? E dei gulag? Questo solo per rimanere in campo europeo, per non voler citare Cuba e Cina.
La scuola pubblica da questo punto di vista è un'arma di distruzione di massa utilizzata senza scrupoli dal Leviatano Statale. Il sistema poi, si autoalimenta, visto che i professori sono statali, quindi soggetti al controllo del Leviatano, quindi tutti rigidamente schierati. A tale proposito riporto, sempre da "Libero" odierno, la storia della seconda repubblica secondo i libri che sono attualmente adottati nelle scuole pubbliche:
"Il governo dell'Ulivo si impegnò in un'ampia azione volta alla riforma del debito pubblico e a quello del sistema pensionistico, mentre proseguiva la privatizzazione delle imprese pubbliche. L'azione di risanamento del bilancio dello Stato, era infatti necessaria per mantenere il ruolo dell'Italia nell'Unione europea, in vista dell'introduzione della moneta unica,l'euro. Grazie ai nuovi sacrifici e ad alcune imposte straordinarie, l'Italia potè così raggiungere i parametri fissati dall'Unione europea e partecipare all'adozione della moneta unica" Enrico Stampo (Nuova Storia, III volume Ed. LeMonnier)
Questo è ciò che impareranno i nostri figli sul tragico governo di sinistra 1996 - 2001
Ecco invece come si parla dell'altro versante politico:
"A destra emergeva una formazione priva di radici storiche, creata di sana pianta da Silvio Berlusconi, proprietario del monopolio della televisione privata... <taglio di Libero > Berlusconi era stato molto vicino a Craxi, e non era quindi estraneo al vecchio sistema di potere, grazie al quale anzi aveva costruito la propria ascesa... Il suo partito,Forza Italia non era, come i partiti tradizionali, una macchina pesante, finalizzata al consolidamento del consenso e all'inserimento di masse sempre più ampie nella struttura politica: era invece un'organizzazione leggera, interamente fondata sullo strumento pubblicitario" PRosperi-Viola (Corso di Storia -Einaudi)
Ora mi domando. Possibile che se avrò un figlio questo dovrà imparare queste STRONZATE ? Possibile che, anche se lo mandassi in una scuola privata, io dovrò finanziare un apparato propagandistico che dice queste STRONZATE ? Goebbels è nulla al confronto. Quanto può l'educazione di un padre contro una tale campagna? Perchè i nostri figli dovrebbero credere più a noi che ai loro insegnanti???
Lasciando in sospeso questo interrogativo, vengo a descrivere la distorsione nel mercato del lavoro provocata dalla scuola pubblica. Come tutte le aziende pubbliche, il budget della scuola è svincolato dalla qualità del servizio offerto. Per questo motivo, nulla vieta, come infatti accade, agli insegnanti di promuovere cani e porci, vuoi per spinte politiche, vuoi per il buonismo imperante che reputa il giovane a rischio di shock per bocciatura, vuoi per favori personali. Il riscontro che il giovane avrà nella vita dalla sua scarsa preparazione a loro non interessa, perchè non cìè alcuna pubblicità negativa, non c'è potere decisionale da parte del consumatore di non "consumare" più nella scuola pubblica. Poi del resto, anche se non hai capito un cazzo, puoi sempre entrare in un ufficio pubblico grazie ad un calcio in culo, e lì non serve la preparazione: non devi fare niente!
Questo ha fatto sì nel tempo, che le elementari frequentate da mia nonna, superassero come qualità le medie inferiori fatte adesso. Forse non nei programmi di massima, ma sicuramente nella qualità del giovane formato.
Aggiungiamo a questo simpatico quadretto, il secondo passo della mentalità criminale socialista:
l'obbligo di scolarizzazione fino a 18 anni!
Utilizzando questo splendido espediente, oltre ad inquadrare stabilmente negli schemi socialisti il giovane, grazie alla promozione obbligatoria (o quasi), si crea nel paese un inutile surplus di diplomati. Gente che non aveva voglia di studiare, che non ha imparato nulla, si ritrova a 18 -19 anni con un titolo di studio: geometra, ragioniere, perito di qualcosa, linguista.
A questo punto cerca un lavoro adatto al titolo di studio e, sorpresa, non lo trova, perchè ci sono milioni e milioni di ragionieri in Italia, e almeno parecchie decine di migliaia si sono diplomati assieme a lui. Allora si guarda intorno, vede che un elettricista si fa pagare 100 euro ad intervento, vede che è oberato di lavoro, ma non pensa "cavolo mi metto anche io a fare l'elettricista o l'idraulico, o il meccanico, o il falegname", pensa: IO ho un titolo di studio! HO DIRITTO a lavorare in ciò che ho "studiato" . Analogo discorso si può fare per i laureati. La scuola pubblica ha creato soltanto una marea di offerta per lavori per i quali c'è bisogno di meno persone, privando la nazione dei lavori per i quali c'è più capillarmente bisogno. Questo fa sì che i laureati e i diplomati non trovino lavoro, oppure vengano pagati meno di un operaio, grazie all'enorme quantità di offerta. D'altra parte, la scarsità di offerta per lavori come idraulico imbianchino, elettricista etc, fanno vertiginosamente aumentare le loro tariffe.
Il paradosso è che se studi per 15 anni, non guadagni per 15 anni. Quindi il lavoro che andrai a fare deve essere in grado di risarcirti del tempo perso. Paradossalmente invece, i lavori più remunerativi, sono quelli che fa la gente che ha abbandonato la scuola prima, trovandosi quindi con 15 anni di lavoro in più ed una paga migliore.
Però l'inganno comunista sta facendo passare la teoria che "si lavora per una realizzazione personale, non per i soldi". Voi penserete che è una stupidaggine, ma ho sentito parecchie persone dirla con una parvenza di sincerità.
Sinceramente se non avessi bisogno di soldi, tutto farei meno che lavorare.
Spero con questo articolo di aver contribuito a rompere un matttone del muro che il socialismo sta prepotentemente alzando contro la verità.
Colgo l'occasione del viaggio in Cina del nostro "premier" per pubblicare la lista per i quali il fantastico regime comunista Cinese si permette di mandare a morte i suoi schiav. ehm cittadini.
La lista è stata pubblicata da Libero in data odierna.
Sarebbe da commentare, ma sono senza parole. Resta da dire che sotto la voce sabotaggio controrivoluzionario si possono comodamente uccidere tutti i dissidenti politici. Però c'è da dire che sono buoni perchè da qualche anno usano l'iniezione letale invece che la rivoltellata alla nuca.
A priori io non sono contrario al 100% alla pena di morte, ma questa lista è orripilante. E' scongiurato qualsiasi mio viaggio in Cina. Se fossi fortunato finirei in un laogai o campo di concentramento moralmente giusto perchè rosso. Vi starete chiedendo perchè giustiziare tanta gente?
Ma la risposta è semplice: il partito comunista cinese li vende e fattura 771 milioni di euro l'anno. Ovviamente il mercato è clandestino , se si può definire clandestino un mercato organizzato dal partito unico. I prezzi:
D'altra parte sono coerenti: infatti "traffico di organi" non è tra i reati da pena di morte. Vuoi mettere con l'uccisione di una tigre ??
La qualità è scadente perchè appartenevano a proprietari denutriti e schiavizzati nei laogai. Davanti a tutto questo, il nostro "premier" dal gusto di mortazza è felice e prono dinanzi a Hu Jintao, mentre il pianista di corte gli suona "bella ciao". Lui è li che afferma che la Cina è un graande paese ( geograficamente ha ragione ) pieno di infrastrutture e di capacità produttive! E il mitico presidente della Camera, trova addirittura il tempo, tra una vacanza proletaria con il jet dello stato e l'altra, di affermare che in Cina
"non c'è proprio l'ombra di una dittatura marxista, anzi manca un pò troppo il dibattito sul ruolo del Marxismo". Chissà che non venga loro in mente qualche iniziativa gustosa per privarci anche di quella tenue parvenza di libertà che ancora si trova nel nostro Paese.
L'argomento che tratterò ora riguarda un'altro settore, dove il socialismo, spacciandosi per panacea, compie misfatti e danni pesantissimi sull'economia e sulla morale delle persone: la sanità e la scuola pubblica.
L'idea alla base di una sanità gratuita per tutti , si trova nel cosiddetto diritto alla vita, secondo cui tutti hanno diritto ad essere curati. Il principio di base è condivisibile. Non c'è nulla di peggio che vedere persone indigenti morire perchè non possono permettersi le cure mediche.
Dopo il principio però, vengono i fatti concreti. Concretamente le cure possibili per ogni persona sono diverse, vanno dal semplice antidolorifico fino ad una equipe medica che ti segue costantemente.
Tutte queste cure hanno comunque un costo, per via del tempo speso dai dottori, del costo degli strumenti e dei medicinali. D'altra parte, i rischi associati ad ogni persona sono diversi a seconda del lavoro che svolge, del cibo che mangia, di come impiega il tempo libero. Lo Stato decide di punto in bianco che tutti quanti devono pagare una percentuale per sostenere la sanità pubblica per tutti.
Non decide di inventare dei criteri di rischio che permettano una distribuzione dei costi a seconda dei rischi presunti, ma decide invece che tutti devono contribuire in base al proprio reddito. Già questo è un grave errore, perchè mette la comunità sulle spalle degli individui più produttivi, i quali quindi si sentono tartassati perchè producono, molto di più di un fancazzista che si limita a sbarcare il lunario. Tutto ciò a prescindere dal rischio corso dagli individui. Perciò un agente di borsa contribuisce molto di più alle spese mediche per la collettività di un tassista che ha molta più percentuale di rischio.
Detto questo, il fatto di IMPORRE la sanità pubblica, così come la scuola pubblica, fa sì che essa esista sia che funzioni bene, sia che non funzioni bene, sia che non funzioni affatto. Perchè è vero che siamo curati con una modica spesa (modica dipendente dal reddito), ma è anche vero che qualora ravvisassimo (come già avviene) che il sistema NON funziona, non abbiamo la libertà di smettere di finanziare il Leviatano per dirottare le nostre spese per la sanità verso cliniche private che NOI liberamente decidiamo essere migliori delle pubbliche.
Questo genera il paradosso che: Il ricco può permettersi contemporaneamente di pagare la sanità pubblica (o la scuola pubblica) con le sue tasse, poi farsi curare in cliniche private con il resto dei soldi che ha. Il poveraccio che non ha un soldo deve accontentarsi della sanità pubblica, gli intermedi, siccome sono privati di una parte dei soldi che guadagnano per finanziare la sanità pubblica, non possono permettersi più di accedere alle strutture private perchè devono sostenere il costo di 2 sanità. Questo spiega perchè i figli di Veltroni Rutelli Annunziata etc vanno comodamente alla Luiss, mentre i figli di Ciro Scapece si devono accontentare della scuola pubblica. Perchè Ciro non ha la libertà di dire:
adesso scuola/sanità pubblica che non funzioni non avrai i miei soldi. Li userò solo con aziende di cui mi fido.
Il paradosso è che si voleva andare a favore degli indigenti PERMETTENDOGLI di accedere alle strutture sanitarie, invece si va a loro discapito OBBLIGANDOLI ad accedere a strutture non adeguate.
La soluzione appare a prima vista semplice, di una semplicità disarmante: I contributi, anzichè essere obbligatori divengono volontari e a seconda di chi si paghi, si ha il diritto di utilizzare quei servizi.
Mi fido della sanità pubblica, pago le tasse e vi accedo. Viceversa non mi fido e se sto male devo pagarmi le cure private.
Stesso discorso si può fare con la scuola pubblica o addirittura con le Pensioni.
La domanda che ci si fa è perchè non si procede così?
Semplice per l'inefficienza congenita del settore pubblico. Non appena la gente è libera di scegliere, si rivolge ai privati e la sanità/scuola/previdenza pubblica chiude per mancanza di finanziatori.
Il pubblico come dimostrato e ridimostrato da Mises non è in grado di competere con un privato in nessun campo. Dunque, a parità di finanziamenti, il privato eliminerebbe il pubblico istantaneamente. Siccome però avere aziende pubbliche permette allo stato di mantenere il controllo sul cittadino, siccome gli statali garantiscono una enorme riserva di voti, lo Stato non ha nessuna intenzione di eliminare il pubblico, anche se è perfettamente conscio che per il cittadino sarebbe meglio il contrario. Di qui le campagne propagandistiche Social-Comun-Nazi-Fasciste che sparlano di diritti e diritti per convincerti a regalare la tua libertà economica allo Stato.
D'altra parte, i difensori strenui della solidarietà di stato , potrebbero obbiettare che in un mondo in cui la sanità è perfettamente privata, il povero morirebbe per mancanza di cure. E qui sorge il solito dilemma Morale. Se lo stato italiano è pieno di persone che reclamano il diritto per la cura dei poveri e degli indigenti, queste persone possono benissimo finanziare volontariamente cliniche private che curino gli indigenti con i loro soldi. Se il 30 % degli italiani trova giusto finanziare tali cliniche, avremmo, con una vera democrazia, il 30% dell'attuale budget sanitario affidato ad una industria privata che curi i poveri. Siccome l'azienda è privata, già questo garantirebbe un livello di servizio nettamente superiore all'attuale pubblico.
Se invece si sostiene che, messi di fronte alla possibilità di scelta, tutti gli italiani scelgano di non finanziare tali cliniche, avremmo i poveri che muoiono di stenti per le strade, ma sarebbe stata la totalità degli italiani a scegliere una società che funziona così. Dunque saremmo ancora in una democrazia perfetta dove il risultato è la somma delle morali delle persone e non la morale predominante. Non sarebbe legittimo da parte di nessun governo forzare la totalità degli Italiani a fare qualcosa contro il loro volere, visto che gli Italiani sono i reali padroni dell'Italia. Il fatto che uno stato usi una dinamica coercitiva per rimediare denaro, è già sufficiente a far capire che sta facendo qualcosa che alla maggioranza delle persone non va bene. La vera solidarietà rimane quella volontaria. Quando è imposta si torna a parlare di PIZZO. Quanti soldi sono piovuti VOLONTARIAMENTE sulle vittime dello tsunami? Quella è solidarietà. La sanità pubblica è solo una truffa che ci permette di essere solidali con la nostra classe politica, l'unica a trarne vantaggio.
E' recente la notizia che l' U.E. ha in programma di estendere le avvertenze sul fumo presenti sui pacchetti di sigarette, in scioccanti foto che ritraggono gli effetti del fumo, come già avviene in altri stati, come ad esempio il Canada.
Questa decisione segue il filone del politically correct che domina oramai la politica europea. E' dovere dello stato informare, dissuadere, al limite proibire le sostanze che fanno male. Dunque ben vengano le fotografie scioccanti!.
Una volta informato il cittadino, il dovere dello stato si esaurisce. Tutto ciò mi starebbe anche bene, se non fosse per la malcelata ipocrisia dei governi che, se da un lato non si esimono dal condannare, dissociarsi, applicare leggi restrittive sui fumatori, moralizzare il cittadino, dall'altro non si preoccupano di guadagnarci sopra ingenti quantitativi di tasse.
E allora, come puoi pretendere di fare la morale? Non è forse lo stato il più immorale, che trae sostentamento da una azione dannosa alla salute e che egli stesso condanna?
E' come se un prete si dichiarasse contrario alla prostituzione e poi prendesse il pizzo dalle prostitute.
Allora, benchè non abbia niente in contrario alle campagne propagandistiche contro il fumo (sono un fumatore), grido il mio NO ad uno stato ipocrita. Vuole lo stato dichiararsi contrario al fumo? Bene lo faccia, cominciando ad impegnarsi moralmente a non trarne guadagni, abolendo le tasse sui tabacchi, abolendo i monopoli laddove ancora ci sono, e lasciando la popolazione libera di farsi del male senza che esso ci guadagni nulla. Solo allora, sarò favorevole alle campagne contro il fumo fatte dallo stato.
Solo in quel momento, un'entità che si è palesemente dichiarata contraria al fumo potrà esprimere la sua opinione in tal proposito!.
E' opinione diffusa che i paesi occidentali siano all'avanguardia nel campo delle libertà individuali.
Altrettanto diffusa è l'opinione che il mondo si spinga sempre più verso una direzione di maggiore libertà per tutti i popoli.
Se la prima osservazione, specie se relazionata con le condizioni di vita dei paesi arabi, della Cina e di alcuni paesi sudamericani, può considerarsi esatta, la seconda affermazione è sbagliata, ed è alla base dei problemi socio - politici -economici che ci troviamo ad affrontare.
Il mio autore economico preferito : Ludwig von Mises, discorrendo a proposito della libertà, afferma che nessun governo, se non costretto è favorevole all'aumento delle libertà personali. Un aumento di queste infatti, implica necessariamente una diminuzione di potere politico. La politica infatti è esattamente ciò che si contrappone al libero arbitrio delle persone.
Un'analisi dell'ultimo secolo di storia, può aiutarci a comprendere che, lungi dall'essere indirizzata verso una strada di maggiori libertà individuali, la società umana, ha preso la direzione dello statalismo invasivo, che soffoca le aspirazioni individuali e ricerca il massimo controllo sulla vita del cittadino.
Il secolo più liberale, almeno in Europa, è stato il secolo XIX, dove, a seguito della rivoluzione industriale e della cultura internazionale Inglese, è fiorita la civiltà come la conosciamo oggi. Certamente con le limitazioni imposte dalla tecnologia dell'epoca, ma sicuramente un'era molto meno drammatica di quella odierna.
Difatti dalla caduta di Waterloo, l'Europa ha avuto vari moti rivoluzionari che hanno portato ( secondo il principio di autodeterminazione dei popoli) all'affermazione di vari stati nazionali, tra cui l'Italia e la Germania. Le aspirazioni liberali della prima parte della rivoluzione francese, hanno fatto fiorire nei popoli di allora, il significato di libertà.
Il secolo XX, come giustamente affermò il duce Benito Mussolini, si sarebbe contrapposto al secolo delle libertà, con il secolo dello statalismo.
In effetti, la nascita e la divulgazione delle teorie socialiste di Marx ed Engels, hanno offerto ai fanatici del potere un'arma potentissima contro le libertà dei popoli: il Socialismo.
Voglio intendere con socialismo, la definizione che ne da Mises: non già le "presunte" differenze tra comunismo e socialismo, socialismo è quella dottrina che, facendo leva su idee populiste spinge le persone ad affidare sempre più controllo allo stato, finendo per perdere ogni diritto contro di esso.
Socialismo è uno stato onnipotente, come lo era la Russia della rivoluzione Bolscevica, la Cina di Mao, ma come lo era anche la Germania del Furher e l'Italia di Mussolini. Uno stato onnipotente che può intervenire in ogni branca della vita privata di un cittadino, che può mandarlo in carcere (o a morte) in qualsiasi momento, con mezzi legali o meno legali, uno stato che non è soggetto a regole certe nel contratto sociale, questo è socialismo.
Alla base del socialismo sta, come ben rileva Mises nel suo stupendo libro "Socialismo", la negazione della proprietà privata, o il suo ammorbidimento, che è il metodo che generalmente usa la politica per negare senza rendere troppo evidente la cosa. In uno stato socialista, nulla è del cittadino, non perchè non lo abbia comprato, ma perchè in qualsiasi momento, lo stato ha il diritto di riprenderselo, o perchè il cittadino non è libero di decidere come utilizzare il bene in questione, o perchè lo Stato pretende su tale bene, delle tasse sul possesso. In questa situazione non esiste in realtà la proprietà privata, infatti la tassa sul possesso trasforma la proprietà in un affitto, il fatto di non poter utilizzare il bene come si desidera trasforma il padrone del bene in un gestore, il fatto che esso possa essere sequestrato o espropriato rende il cittadino incerto del valore di questo bene.
A fronte di tutto questo, le dottrine socialiste hanno saputo smuovere le masse di cittadini più poveri, promettendo loro una vita migliore, introducendo nella mentalità delle persone la nefasta idea della redistribuzione dei redditi. Questa teoria parte dall'idea Marxista che l'imprenditore "sfrutti" il lavoratore allo scopo di creare plusvalenze ossia di guadagnare. Per evitare questo sfruttamento, è giusto (dice la teoria), che qualcuno al di sopra delle parti , come un novello Robin Hood, prelevi al più ricco per ridistribuire ai più poveri.
Questa visione della vita, che poteva essere escogitata solo da un pazzo o da un criminale (propenderei per la seconda ipotesi), fa acqua da tutte le parti, come avrò modo di spiegare in seguito.
Ma la genialità criminale di Marx, ha toccato i punti giusti: il lavoratore ha un livello di vita molto inferiore rispetto a quello dell'imprenditore, il lavoratore osserva l'azienda in cui lavora dal suo punto di vista, che non gli permette di afferrare il concetto economico che si trova dietro, al livello dell'imprenditore.
Quando qualcuno gli promette più soldi, togliendone al suo capo, il lavoratore lo appoggia per forza, senza curarsi delle conseguenze a lungo termine, della realtà economica che afferma che anche livellando perfettamente gli stipendi a tutto il mondo, la loro condizione non migliorerebbe affatto ma, prigioniero della sua visuale, si batte per ottenere quei privilegi che Marx gli ha promesso.
Ora, siccome i lavoratori sono e saranno un numero sempre maggiore degli imprenditori, la bugia socialista è in grado di scardinare la società facendo tremare le sue fondamenta. Inoltre, trasferendo i poteri economici allo stato, sostanzialmente lo rende il leviatano onnipotente che caratterizzò pressochè tutti gli stati europei del novecento.
E veniamo ora al novecento:
L'unico progresso avuto dal secolo precedente, si è avuto nel campo tecnologico. Dal punto di vista sociale, si è trattato di un declino unico e senza precedenti che ha portato a:
Paragonati a tutto ciò, l'ottocento è stato un'età dell'oro. Certo, la tecnologia è andata avanti, ma essa non si arresta se non collassa del tutto la civiltà, e questo fortunantamente non è ancora avvenuto.
Quello che è avvenuto è che il Marxismo ha dato un pretesto ai fautori del potere indiscriminato, di reclamare una dittatura, spacciandola per libertà, ed additando il liberalismo, la possibilità di scambiare pacificamente merci, come radice dei problemi che essa stessa stava provocando.
La demagogia, il populismo, e qualche studioso non troppo sveglio, hanno permesso loro di prosperare ed arrivare al livello attuale, prosperando incarnando finti ideali di giustizia e parità. E la cosa più subdola che sono riusciti a fare, è di far dimenticare la diatriba liberalismo - socialismo, spostando il confronto tra due facce della stessa moneta: comunismo e fascismo. Questo ha avuto l'effetto di distogliere l'attenzione del popolo verso il vero pericolo per i nostri aspiranti dittatori: il liberalismo. Adesso il cittadino può scegliere se dichiararsi fascista o comunista! Ovverosia se essere statalista ma con identità nazionale imposta, oppure statalista con identità partitica imposta.
Un capolavoro. In Italia abbiamo avuto un migliaio di morti che si sono ammazzati tra loro, per difendere lo stesso ideale! L'ideale di un'entità superiore che decide per te, ragiona per te, provvede a te (secondo i suoi parametri) , sceglie la tua morale.
Io difendo l'idea di uno stato minimo, che garantisca la proprietà privata e la salvezza personale, e che lasci il cittadino la libertà di gestire la propria vita come meglio crede. Gli stati nazionali ci mostrano chiaramente che non sono in grado di garantirci le prime due, perchè affidare ad esso ulteriori compiti?
Salve a tutti.
La sempre più intricata situazione internazionale in primo luogo, e la tragica situazione italiana, dal punto di vista delle libertà individuali mi ha spinto ad aprire un blog, se non altro per poter sfogare la mia mente, nella speranza che quello che ho da dire venga letto da qualcuno.
E' da un pò di tempo che frequento dei blog liberali e dei blog di destra, scrivendo commenti sotto lo pseudonimo di Sivori. Purtroppo in Splinder un utente con questo nome era già registrato e dunque ho scelto LibertyFighter come nick. Se Sivori è un omaggio ad uno dei più grandi campioni che il calcio abbia mai avuto, LibertyFighter rappresenta il mio stato d'animo attuale: mi sento un combattente per la libertà, ostaggio di tempi in cui questa è sempre più rara e sempre più minacciata dalle dottrine socialiste sospinte ad arte da partiti politici interessati solo ad acquisire più potere.
E' la prima volta che provo ad avere un blog, spero di poterlo mantenere aggiornato nonostante i pressanti impegni lavorativi.
Buona discussione a tutti.